lunedì 30 novembre 2009
Che cos'è la destra, cos'è la sinistra
da: domenicolosurdo.it
Qualche settimana fa Domenico Losurdo ha incontrato alcuni studenti di filosofia dell'Università di Pisa per una discussione informale. I materiali di questo incontro sono molto interessanti perché chiariscono alcuni aspetti delle tesi di Losurdo e le collocano in maniera più diretta - e anche polemica - nel panorama del marxismo contemporaneo e delle sue espressioni italiane. Pubblichiamo perciò volentieri questo testo, per il quale ringraziamo gli studenti che hanno dimostrato un notevole fervore intellettuale e che con le loro domande tempestive e pertinenti hanno individuato i nodi più importanti del lavoro di Losurdo mettendoli in relazione con il clima politico e culturale del nostro tempo.
Il colloquio verrà pubblicato sulla rivista "l'Ernesto". Ne do notizia anche sul mio blog perché questa intervista è il controcanto al libro di Augusto Illuminati e alla recensione di Toni Negri che avevo anticipato qualche giorno fa [SGA].
Guglielmo Califano – Guido Frilli – Bruno Settis
Colloquio con Domenico Losurdo
Firenze, 31 ottobre 2009
A cura di Stefano G. Azzarà
Bruno - Rispetto alla concezione dominante della democrazia come pluralismo debole e “pensiero zero” e all’aridità dell’elaborazione filosofica contemporanea, le sue opere si pongono come “pensiero forte”, anzi (giustamente) orgoglioso e aggressivo. Quindi: in che modo i grandi classici sono utili o necessari a questo atteggiamento di pensiero forte verso il presente? Perché la Rivoluzione Francese, Hegel, Marx ed il marxismo piuttosto che Nietzsche, Heidegger, Habermas o Negri?
D.L.- Credo che si debba partire dalla Rivoluzione francese perché, non c’è dubbio, è stata la prima grande rivoluzione a porre il problema della democrazia. E’ noto come ci siano oggi alcuni storici statunitensi di orientamento liberal che contestano persino il carattere “rivoluzionario” della Guerra d’Indipendenza che sfocia nella fondazione degli Stati Uniti...
Galasso e il patto Ribbentrop-Molotov
Pur muovendo da posizioni liberali e da intenzioni nettamente anticomuniste e individuando proprio nell'anticomunismo una delle radici dell'Europa, in questo articolo sul Corriere Giuseppe Galasso finisce per riconoscere le responsabilità occidentali nell'ascesa del nazismo. Tra le righe, Galasso ammette che proprio l'accondiscendenza europea verso Hitler rese in qualche modo inevitabile il patto Ribbentrop-Molotov. E' importante che ciò sia avvenuto proprio sul Corriere, un giornale che da sempre, invece, utilizza quell'episodio a sostegno della sua opera di divulgazione della teoria del totalitarismo [SGA].
Confini russo-polacchi nel 1920; linea verde: massima avanzata polacca (1919-20) - linea rossa: massima avanzata russa (1920). Da: Wikipedia.
Elzeviro La battaglia decisiva dell' agosto 1920
LA NOSTRA EUROPA INIZIÒ A VARSAVIA
Adam Zamoysky: la vittoria sancì la rinascita polacca
di Giuseppe Galasso, Corriere della Sera, 28 novembre 2009, p. 49
La battaglia di Varsavia: quale? Al 99 per cento, la risposta sarà: quella dell' agosto-ottobre 1944, quando i russi, giunti nei pressi della città, si fermarono, dando modo così ai tedeschi di annientare in un lago di sangue (220.000 vittime) l' insurrezione della capitale polacca. Ma di battaglie di Varsavia ce ne sono state anche altre; e, in una eventuale graduatoria, la palma andrebbe di certo a quella dell' agosto 1920, in cui la neonata Repubblica polacca vinse la - pur essa da poco nata - Russia comunista...
E' morto Victor Zaslavsky, uno dei protagonisti del revisionismo storico all'italiana
Il Corriere della Sera ricorda Victor Zaslavsky, morto da pochi giorni. Alla costante ricerca di legittimazioni e ispirazioni intellettuali per la loro linea politico-culturale e nell'ossessivo sforzo di distruggere i residui del gramscismo, Paolo Mieli e il Corriere hanno sempre sostenuto in questi anni le ricerche dello storico russo e della moglie, Elena Aga Rossi. Ricerche sempre tese a denunciare il socialismo reale alla luce della categoria di totalitarismo e particolarmente interessate ad affermare il vincolo di subordinazione del gruppo dirigente del PCI nei confronti di Stalin. In realtà, mi sembra che a proposito della "svolta di Salerno" decisa da Togliatti o di altri importanti episodi, Zaslavsky non faccia che confermare - pur dandone un giudizio di valore negativo - la lungimiranza e la solida autonomia politica e intellettuale dei dirigenti comunisti italiani [SGA].
Personaggi Lo storico russo denunciò i crimini del comunismo
Addio a Zaslavsky, svelò l' asse Pci-Urss
di Antonio Carioti, Corriere della Sera, 27 novembre 2009 - Pagina 47
Non finiva di stupirsi, Victor Zaslavsky, per il pregiudizio favorevole di cui il comunismo godeva (e in parte ancora gode) nel nostro Paese. Lo studioso di origine russa, scomparso improvvisamente ieri a Roma, era nato a Leningrado (oggi San Pietroburgo) nel 1937 e aveva conosciuto da ragazzo l' atmosfera asfissiante del regime di Stalin; poi da adulto, prima di emigrare in Occidente, era vissuto sotto la plumbea stagnazione brezneviana. Gli era difficile comprendere l' indulgenza di troppi intellettuali italiani verso un sistema dalle evidenti caratteristiche totalitarie. Altrettanto sconcertante gli appariva il tentativo pervicace di negare l' appartenenza organica del comunismo italiano, ben oltre il 1945, alla stessa famiglia politica che aveva prodotto ovunque dispotismo e miseria...
sabato 28 novembre 2009
Arte, tecnica e architettura a Weimar. Pubblicato in Italia un libro di Adolf Platz del 1927
E' stato da poco tradotto e pubblicato in Italia Die Baukunst der neuesten Zeit, un libro di Gustav Adolf Platz uscito in Germania nel 1927, contemporaneamente cioè allo sviluppo del Bauhaus. Data la centralità dell'architettura come arte "pubblica", particolarmente in quegli anni di passaggio, si tratta di un'opera importantissima, di una vera e propria fonte di prima mano per chi voglia conoscere il dibattito weimariano - e in generale europeo - su arte e tecnica, Kultur e Zivilisation nella prima parte del XX secolo. Anche in questo modo, con uno sguardo comparatistico, si comprende la portata della svolta postmodernista degli ultimi trent'anni. Riportiamo qui la scheda del libro e la recensione di Vittorio Gregotti [SGA].
Gustav Adolf Platz, L'architettura della nuova epoca
Edizione italiana a cura di Michele Stavagna
Editrice Compositori 2009 - Pagine 296; 38,00 Euro
UNA QUESTIONE DI MODERNITÀ
Il punto centrale è quello della relazione tra arte e tecnica in architettura
di Vittorio Gregotti
"Corriere della Sera", 26 novembre 2009 Pagina 47
Anzitutto è bene chiarire che Die Baukunst der neuesten Zeit è un libro di storia dell' architettura moderna o meglio della sua formazione, soprattutto in Germania negli anni tra il 1895 ed il 1927, anno della prima edizione del libro di Gustav Adolf Platz. Non vi è dubbio che la Germania di Weimar debba essere considerata il punto centrale a cui fa riferimento la storia del movimento moderno in architettura. Un movimento che aveva ovviamente ereditato la spinta al cambiamento maturata in tutta l' Europa in modo evidente almeno, a partire dall' inizio del XX secolo (e in modi diversi erede di molti movimenti che avevano attraversato diagonalmente tutto il secolo precedente) ma che la Germania di Weimar seppe collocare in una prospettiva di internazionalismo critico...
venerdì 27 novembre 2009
Augusto Illuminati contro l'idea di "sinistra". La recensione di Toni Negri sul "manifesto"
Per farla finita con l'idea di sinistra è il nuovo libro di Augusto Illuminati, che ha chiuso la scorsa estate la sua lunga carriera accademica qui ad Urbino, che ancora torna spesso in questa città per i seminari del Dipartimento di Filosofia e con il quale io ed altri continuiamo ad avere frequenti conversazioni.
Non condivido le tesi di Augusto e nei prossimi giorni cercherò di mostrare anche posizioni diverse. Quello che lui pone è comunque un tema di grande rilievo e persino decisivo, sia nella sfera della politica che in quella della cultura. Segnalo qua un'anticipazione del libro di Illuminati e la recensione - molto solidale, visto che si tratta della stessa scuola - di Toni Negri [SGA].
Non condivido le tesi di Augusto e nei prossimi giorni cercherò di mostrare anche posizioni diverse. Quello che lui pone è comunque un tema di grande rilievo e persino decisivo, sia nella sfera della politica che in quella della cultura. Segnalo qua un'anticipazione del libro di Illuminati e la recensione - molto solidale, visto che si tratta della stessa scuola - di Toni Negri [SGA].
Augusto Illuminati
Per farla finita con l'idea di sinistra, DeriveApprodi, Roma 2009, pp. 132, euro 12.
Il confine divide e unisce due entità, con intreccio pseudo-dialettico, che instaura una propria temporalità e una peculiare dinamica del riconoscimento. La soglia indica un trapasso di stato, allude a un’iniziazione, fissa un tempo ascendente. Entrambi stanno a fondamento di ogni geopolitica o raffigurazione della vita urbana o della dinamica generazionale. Un’ingente letteratura ha disquisito sui pregi dell’interfaccia che funziona da scambio, sull’inerenza della classificazione alla natura umana che deve ridurre la complessità, ecc. Il turista si eccita a varcare le frontiere – geografiche e dell’esperienza. Esotico, notte, sobborghi: un vero sballo.
Nell’universo diasporico ed esodante il confine fa da filtro selettivo e distributivo...
SAGGI - L'eclissi della sinistra dopo la grande trasformazione
Movimenti sovversivi nel ritorno al comune
di Toni Negri, "il manifesto", 24 novembre 2009
Impossibile riassumere questo libro. Guardate il rovescio di copertina: c'è tutto quel che contiene, ma non assai, perché dovrebbe dare il succo di un libro che è uno scoppio di intelligenza e, insieme, un'esperienza di buonsenso - allo scopo di farla finita con l'idea di sinistra.
Potreste infatti sostenere che non si tratta di semplice buonsenso quando si dice «basta con la sinistra»? Dov'è più la sinistra, chi la trova più? Nel secolo scorso Norberto Bobbio vendeva cento e più mila copie del suo Destra e Sinistra, identificate come prevalente esercizio di libertà o di eguaglianza. C'è da dire che già allora ci voleva un certo fegato ad opporre - anche solo in una prospettiva «idealtipica» - libertà ed eguaglianza, neppure il candido Isaiah Berlin osava più farlo...
Gian Antonio Stella continua a demolire con efficacia il razzismo leghista (e non solo)
Gian Antonio Stella, giornalista del "Corriere della Sera", si è distinto in passato per una campagna piuttosto strumentale contro la "Casta" della politica che, pur individuando un problema reale, ha catalizzato un atteggiamento antipolitico e qualunquista di massa che non può essere condiviso. Ben più importante e apprezzabile è il suo lavoro minuzioso di divulgazione storica, con il quale Stella smonta i pregiudizi razzisti che circolano sempre più nel nostro Paese mostrando, ancora una volta, che de te fabula narratur [SGA].Piccoli Razzisti Crescono (Purtroppo)
Dal libro di Gian Antonio Stella Negri froci giudei & Co. L' eterna guerra contro l' altro, Rizzoli, Milano 2009; anticipazione pubblicata sul "Corriere della Sera" del 25 novembre 2009
«Al centro del mondo», dicono certi vecchi di Rialto, «ghe semo noialtri: i venessiani de Venessia. Al de là del ponte de la Libertà, che porta in terraferma, ghe xè i campagnoli, che i dise de esser venessiani e de parlar venessian, ma no i xè venessiani: i xè campagnoli». «Al de là dei campagnoli ghe xè i foresti: comaschi, bergamaschi, canadesi, parigini, polacchi, inglesi, valdostani... Tuti foresti. Al de là dell' Adriatico, sotto Trieste, ghe xè i sciavi: gli slavi. E i xingani: gli zingari. Sotto el Po ghe xè i napo' etani. Più sotto ancora dei napo' etani ghe xè i mori: neri, arabi, meticci... Tutti mori» [...] Questa idea di essere al centro del mondo, in realtà, l' abbiamo dentro tutti. Da sempre. Ed è in qualche modo alla base, quando viene stravolta e forzata, di ogni teoria xenofoba. Tutti hanno teorizzato la loro centralità...
mercoledì 25 novembre 2009
Democrazia o bonapartismo? Un intervento (un po' ipocrita) di Stefano Rodotà
Qualche giorno fa è uscito su "Repubblica" questo intervento del giurista Stefano Rodotà, le cui analisi sono sempre approfondite e condivisibili. Sarebbero però ancor più condivisibili se Rodotà non guardasse soltanto alle responsabilità dei suoi avversari politici (suoi e del partito di "Repubblica") ma anche a quelle, non meno gravi, della propria parte.
Un'analisi obiettiva e non pregiudiziale dimostrerebbe, infatti, che la crisi bonapartistica della democrazia italiana, a partire dalla cancellazione della legge elettorale proporzionale e dalla progressiva concentrazione del potere nelle mani degli esecutivi (nazionali e locali) chiama in causa in primo luogo quel partito che oggi si chiama PD [SGA].
"Repubblica" di venerdì 20 novembre 2009, pagina 44
L'Estinzione dello Stato
di Stefano Rodota
Possono le istituzioni sopravvivere in un ambiente in cui la loro delegittimazione diviene una deliberata strategia politica? Che cosa accade quando il rispetto dellaCostituzioneè costretto a rifugiarsi in luoghi sempre più ristretti? Stiamo percorrendo una anomala e inquietante via italiana all'estinzione dello Stato?
L'Italia sta diventando un perverso laboratorio dove elementi altrove controllabili si combinano informe tali dainfettare l'intero sistema. E il contagio si diffonde dalla politica all'intera società, dove ogni giorno vengono messi in scena il degrado del linguaggio, il disprezzo delle regole, l'esercizio brutale del potere...
Rosario Priore: il sequestro Orlandi, il Vaticano e Solidarnosc. Un'intervista passata ingiustamente inosservata
In questa intervista a Repubblica on line, il giudice Rosario Priore illumina alcuni scenari della Guerra Fredda di casa nostra. L'articolo è passato ingiustamente inosservato, data la rilevanza delle affermazioni di Priore. Mi sembrava giusto segnalarlo [SGA].
Parla il giudice che ha indagato sull'attentato a Wojtyla e sulla ragazza scomparsa. I nuovi sviluppi, il riciclaggio anche Oltretevere, il ruolo dei Servizi internazionali
"Emanuela, fu un ricatto al Vaticano". Priore accusa la Banda della Magliana
di MARCO ANSALDO, "Repubblica" on line, 23 novembre 2009
"Sul caso di Emanuela Orlandi la responsabilità della Banda della Magliana appare chiara e si può dire che la pista dei Lupi grigi stia venendo meno. I nazionalisti turchi sono stati usati dalla Stasi in diversi comunicati con un intento di depistaggio. Ma il loro coinvolgimento nell'attentato a Wojtyla resta, e bisogna ancora indagare, e forse a lungo, per arrivare finalmente a scoprire i mandanti".
Per molti anni il giudice Rosario Priore si è occupato dell'attentato a Giovanni Paolo II, così come ha sempre seguito da vicino il caso di Emanuela Orlandi. Dopo le recenti novità emerse nell'inchiesta sulla ragazzina scomparsa a Roma 26 anni fa, il magistrato di tante indagini scottanti sembra essersi fatto un'idea precisa dei contorni della vicenda...
martedì 24 novembre 2009
On line le lezioni di Sociologia dei processi culturali di martedì 24 novembre
Proseguono le lezioni di Sociologia dei processi culturali per il corso di laurea in "Pedagogia e progettazione educativa".
Da Sergio Luzzatto una risposta alla vulgata revisionistica
Segnaliamo questo importante articolo dello storico Sergio Luzzatto, uscito sul Domenicale del "Sole 24 ore". Con poche frasi, Luzzatto decifra il significato e il ruolo della tendenza revisionistica in Italia e offre così un controcanto al cinismo di Battista [SGA].
Rifondatori, non revisionisti
di Sergio Luzzatto, Domenicale del "Sole 24 Ore" del 22 novembre 2009
I mitici anni Ottanta. Apologia del riflusso e del disimpegno sul "Corriere della Sera"
Pierluigi Battista non si smentisce mai con il suo martellante revisionismo. Questo articolo è però particolarmente interessante perché fornisce una sintetica fenomenologia del postmoderno e ci aiuta a capire dove siamo arrivati [SGA].
LA CULTURA Protagonisti, libri, arte, dibattiti, racconti Passaggi la Fine di un' Epoca: dalle Ideologie ai Sentimenti
1980 L' anno del Riflusso ci ha reso moderni
Il caso ha voluto che allora si materializzassero fatti e situazioni destinati a racchiudere il senso di marcia di un decennio troppo vituperato, quello dell' edonismo e dell' individualismo, del culto del corpo e dell' apparire Ronald Reagan, profeta di una rivoluzione liberista, sgretola i pilastri dell' invasione statale, del dirigismo, del Welfare State Raggiunge l' apice del successo un cantante de-ideologizzato come Julio Iglesias, che gorgheggia «sono un pirata e un signore»Al mercato toccò una funzione che fece diventare conservatori gli ex progressisti
di Pierluigi Battista, Corriere della Sera, sabato 21 novembre 2009
L' anno 1980 cominciò con un funerale: quello di Pietro Nenni. Un segno del destino. Perché mai, come in quei 365 giorni di transizione da un decennio all' altro, si concentrarono tanti fatti che erano altrettanti presagi di una nuova epoca che avrebbe cambiato il volto dell' Italia. E avrebbe seppellito il «mondo di ieri» con spavalderia spietata, con giovanile brutalità, con scostumata intemperanza. Con Nenni finiva la storia di un socialismo all' antica, il socialismo con il basco sul capo, dell' oratoria irruente, del sol dell' avvenire e di Pellizza da Volpedo. Il nuovo mondo faceva irruzione così: senza riguardi, senza rispetto, senza gradualità...
Un libro di Gianni Fresu e Aldo Accardo sulla lettura gramsciana del fascismo e contro il revisionismo storico
Aldo Accardo, Gianni Fresu, Oltre la parentesi. Fascismo e storia d'Italia nell'interpretazione gramsciana, Carocci, Roma 2009
Dalla quarta di copertina:
Il fascismo è il tema politico della storia d’Italia che ha dato luogo alla quantità maggiore di studi che hanno posto la propria attenzione ora su questo ora su quell’aspetto – storico, economico, sociale o morale – costitutivo o predominante del fenomeno. Oltre la parentesi, in polemica con le tesi crociane ripercorre i temi della costituzione e dello sviluppo del fascismo in Gramsci, in rapporto al tema delle classi dirigenti nella Storia d’Italia. Una debolezza che affonda le sue radici nell’arresto dello sviluppo capitalistico della civiltà comunale, nella natura cosmopolita dei ceti intellettuali, nella mancata formazione di uno Stato unitario moderno, prima che una serie di concomitanze di carattere internazionale consentissero tale processo. Come rileva Nicola Tranfaglia nella sua prefazione, «il saggio ha il merito di fornire elementi storici e concettuali di grande interesse per analizzare nel lungo periodo gli esiti recenti della difficile crisi che sta attraversando la democrazia repubblicana»
Il fascismo è il tema politico della storia d’Italia che ha dato luogo alla quantità maggiore di studi che hanno posto la propria attenzione ora su questo ora su quell’aspetto – storico, economico, sociale o morale – costitutivo o predominante del fenomeno. Oltre la parentesi, in polemica con le tesi crociane ripercorre i temi della costituzione e dello sviluppo del fascismo in Gramsci, in rapporto al tema delle classi dirigenti nella Storia d’Italia. Una debolezza che affonda le sue radici nell’arresto dello sviluppo capitalistico della civiltà comunale, nella natura cosmopolita dei ceti intellettuali, nella mancata formazione di uno Stato unitario moderno, prima che una serie di concomitanze di carattere internazionale consentissero tale processo. Come rileva Nicola Tranfaglia nella sua prefazione, «il saggio ha il merito di fornire elementi storici e concettuali di grande interesse per analizzare nel lungo periodo gli esiti recenti della difficile crisi che sta attraversando la democrazia repubblicana»
sabato 21 novembre 2009
16 miliardi per finanziare università e ricerca. In Francia.
In Italia invece si socializzano le perdite delle banche, si finanziano le industrie automobilistiche
Un colloquio con Gianni Vattimo su filosofia e teologia
Segnaliamo questo libro, che dimostra ancora una volta la multiformità e la complessità degli interessi di Vattimo! [SGA]
Gianni Vattimo, Carmelo Dotolo
Dio: la possibilità buona. Un colloquio sulla soglia tra filosofia e teologia
a cura di Giovanni Giorgio; Rubbettino, Soveria Mannelli 2009
Le posizioni del filosofo Gianni Vattimo e del teologo laico Carmelo Dotolo partono dal comune denominatore della comprensione del fenomeno della secolarizzazione moderna e contemporanea, quale traduzione immanente dei valori religioso-sacrali del cristianesimo. Se così è, allora la secolarizzazione deve comprendersi come figlia del cristianesimo, e non come sua liquidazione. Nelle figure della creazione e, soprattutto, dell’incarnazione ci sono infatti le premesse...
Battista intona il de profundis sull'Onda e sui movimenti
Con un editoriale in prima pagina sul "Corriere della Sera", Pierluigi Battista infila il dito nella piaga: l'inconsistenza dei movimenti di opposizione sociale oggi in campo e la loro estrema fragilità culturale. Battista è uomo di destra e muove ovviamente da un punto di vista non condivisibile. Non è piacevole ammettere, perciò, che non tutto quello che dice è senza fondamento. Tuttavia, dopo aver constatato l'estrema difficoltà di mettere in piedi un minimo di resistenza contro il DDL Gelmini e l'assuefazione generalizzata che oggi circola, alcune riflessioni si impongono [SGA].
IL RITO STANCO DELL' ONDA
di Pierluigi Battista, "Corriere della Sera", venerdì 20 novembre 2009
Forse qualcosa sta cambiando, nella liturgia d' autunno che ogni anno si inscena nelle scuole italiane. Gli studenti sembrano disamorati (al momento) di cortei e «okkupazioni». Un gruppo di professori si barrica in un liceo romano dopo aver appreso da un tam tam di Facebook che un gruppo di studenti si stava preparando a occupare l' istituto. Si profila persino la minaccia del 5 in condotta: arma spuntata se ad esserne colpiti fossero i grandi numeri; un deterrente minaccioso se il movimento dovesse trascinare solo gruppi sparuti. Qualcuno sostiene che l' Onda è rifluita. Si avverte una stanchezza, una saturazione per forme di mobilitazione sempre uguali, sempre scritte sullo stesso copione, sempre più rituali, stucchevoli, ripetitive...
mercoledì 18 novembre 2009
I tortuosi sentieri del capitale. Giovanni Arrighi intervistato da David Harvey sulla "New Left Review"
Riprendiamo dal sito Nazione Indiana 2.0 questa importante intervista allo studioso italiano morto di recente [SGA].
[Presentiamo alcuni brani dall’ultima intervista di Arrighi, rilasciata a David Harvey e apparsa sul numero 56 (mar.-apr. 2009) della New Left Review. Ringrazio David Harvey, Beverly Silver, Kheya Bag per la disponibilità, Nicola Montagna per i pareri sulla traduzione e la Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna per le indicazione bibliografiche. Gh. B.]
Traduzione di Gherardo Bortolotti
[…] Come mai nel 1963 sei andato in Africa, per lavorare al University College of Rhodesia and Nyasaland?
Il perché ci sono andato è molto semplice. Venni a sapere che le università inglesi stavano pagando davvero delle persone per insegnare e fare ricerca – diversamente dal mio posto in Italia, dove si doveva prestare servizio per quattro o cinque anni come assistente volontario prima che ci fosse qualche speranza di avere un lavoro pagato. Nei primi anni ‘60, gli inglesi stavano fondando delle università in tutto il loro ex-impero coloniale, come college di quelle britanniche. Il UCRN era un college della University of London. Mi sono presentato per due posti, uno in Rhodesia e uno a Singapore. Mi chiamarono per un colloquio a Londra e, dato che l’UCRN era interessato, mi offrirono un impiego come Lecturer in Economics. E così sono andato...
Alberto Scarponi recensisce il libro di Rehmann su "Critica Marxista"
Alberto Scarponi è uno dei più importanti studiosi e traduttori italiani di Lukács: a lui si deve, ad esempio, l'edizione italiana di un'opera fondamentale come l'Ontologia dell'essere sociale. Pubblichiamo qui il suo intervento polemico appena uscito su "Critica Marxista", che sviluppa alcune argomentazioni già espresse su Reti di Dedalo [SGA].
UN POSTMODERNISMO DI SINISTRA
di Alberto Scarponi, "Critica Marxista", n° 5/2009
Perché il «presente» e l’«attualità» non sono la stessa cosa. Letture di Nietzsche, da Lukács a Deleuze e Foucault. I limiti del marxismo ideologico e filologico degli anni ’70. Lotta contro la società o contro la società borghese? Sul libro di Jan Rehmann I nietzscheani di sinistra.
Foucault fonde il presente con l’attualità. Sembra una frase sofistica, da maîtres à penser, o da persone che se ne danno l’aria a fin d’épater la bourgeoisie, ma per gli altri, che hanno da fare qualcosa, magari politica, sono parole che lasciano il tempo che trovano. Infatti, oltretutto, alla gente normale la cosa sembra intuitiva: presente e attuale sono sinonimi. Che più? Parole, parole.
Purtroppo c’è sempre qualcuno che ha voglia di perdere tempo, – dicono le persone che hanno da fare, magari politica, – primi di tutti gli intellettuali...
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UN POSTMODERNISMO DI SINISTRA
di Alberto Scarponi, "Critica Marxista", n° 5/2009
Perché il «presente» e l’«attualità» non sono la stessa cosa. Letture di Nietzsche, da Lukács a Deleuze e Foucault. I limiti del marxismo ideologico e filologico degli anni ’70. Lotta contro la società o contro la società borghese? Sul libro di Jan Rehmann I nietzscheani di sinistra.
Foucault fonde il presente con l’attualità. Sembra una frase sofistica, da maîtres à penser, o da persone che se ne danno l’aria a fin d’épater la bourgeoisie, ma per gli altri, che hanno da fare qualcosa, magari politica, sono parole che lasciano il tempo che trovano. Infatti, oltretutto, alla gente normale la cosa sembra intuitiva: presente e attuale sono sinonimi. Che più? Parole, parole.
Purtroppo c’è sempre qualcuno che ha voglia di perdere tempo, – dicono le persone che hanno da fare, magari politica, – primi di tutti gli intellettuali...
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Nascita e identità delle nazioni e affermazione del nazionalismo. Un commento di Paolo Mieli ad alcuni studi recenti
Sul "Corriere della Sera" di martedì 17 novembre, Paolo Mieli recensisce alcuni studi apparsi di recente, che si interrogano sulle origini delle identità nazionali moderne e sulle loro presunte radici alla fine dell'età antica.
Il commento di Mieli è molto interessante ed è soprattutto utile per mettere in discussione alcune certezze dogmatiche e fondamentalistiche oggi di gran voga. Tuttavia, Mieli - come gran parte della storiografia liberale postbellica - usa in maniera disinvolta il concetto di "nazionalismo". Il nazionalismo che nel XIX secolo nasce dalle lotte di liberazione nazionale dei popoli europei e che si ripresenta nella lotta anticoloniale dei "popoli di colore" sottomessi dalle grandi potenze è cosa ben diversa da quel nazionalismo aggressivo e volto alla conquista territoriale o all'egemonia che si afferma nell'epoca dell'imperialismo. Se questi due momenti vengono identificati, il concetto di nazionalismo assume lo stesso valore ideologico della categoria di "totalitarismo" e perde valore conoscitivo. La storia della Francia tra il 1789 e il napoleonismo, con il passaggio dalla guerra nazionale di difesa della rivoluzione all'aggressione nei confronti di altri popoli (e con il conseguente risveglio del nazionalismo tedesco) dovrebbe indurre a maggiore cautela. Anche la nota sul Domenicale del Sole del 20 dicembre 2009 [SGA].
Prospettive Dalla fine dell' impero romano ai rischi del XXI secolo Il saggio Lo storico Patrick J. Geary e l' origine di un continente
La nazione etnica: se ritorna la minaccia di un mito violento
Nascita dell' Europa e rivendicazione di sovranità: così da Est a Ovest l' identità si impose come ideologia
di Paolo Mieli, "Corriere della Sera", martedì 17 novembre 2009
È vero che l'origine delle nostre identità nazionali risale a mille e cinquecento o duemila anni fa? L' editore Carocci si accinge a tradurre Il mito delle nazioni - Le origini medievali dell' Europa, un importante libro dello storico statunitense Patrick J. Geary che fa a pezzi questa radicata convinzione. Nella prefazione all' edizione italiana di questo testo, un grande medievista, Giuseppe Sergi, ricorda il dibattito che nel Novecento ha diviso i cultori della materia in «primordialisti», «perennisti» e «modernisti» («cioè tra coloro che ritengono le identità nazionali, nell' ordine, senza tempo e "naturali", oppure di radici antiche e di lunghissima durata, o in gran parte costruite e inventate in età moderna») e fissa un punto di svolta per questo genere di studi nell' anno 1979 quando fu pubblicato il monumentale libro di Herwig Wolfram che distruggeva, fino a negarla, l' identità dei Goti. E il discorso non vale solo per i Goti. In sostanza tutti quei popoli a cui in Europa ci richiamiamo per dare lustro alla nostra identità di oggi, in quanto tali non sono mai esistiti...
On line le lezioni di Sociologia dei processi culturali di martedì 17 novembre
Proseguono le lezioni di Sociologia dei processi culturali per il corso di laurea in "Pedagogia e progettazione educativa".
I video delle lezioni sono disponibili on line a questo link.
I video delle lezioni sono disponibili on line a questo link.
domenica 15 novembre 2009
Due interventi sull'Università sotto attacco
Marco Bascetta: La conoscenza non è mercato, "il manifesto", 7 novembre 2009
DDL: piace solo ai rettori, di Alberto Burgio, "Corriere della Sera", 14 novembre 2009
venerdì 13 novembre 2009
1989-2009: vent'anni dopo
da millepiani.net
La tessitura della parola politica di cui si nutriva venti anni fa il mio sguardo e quello di quei pochi che da allora e sino ad oggi hanno traversato questo radicale trapasso di secolo, quella tessitura è rimasta impigliata in gangli di tempo la cui profondità e fecondità non possiamo essere noi a giudicare. Con gentilezza, quella che attiene agli sconfitti, in questi venti anni abbiamo provato a farla passare in una sintassi volgare – perchè per noi è volgare. Con un'intensità fuori dal comune, tutta la mia generazione, le punte migliori, ha lavorato, ognuno secondo la propria vocazione, ad una ritessitura prima del vocabolario, poi di una coniugazione comune di una tradizione che non vuole passare e che avevamo pensato di potere fare 'passare con noi', portare con noi per innovarla. Le punte migliori della mia generazione, chi in solitudine chi in pubblico, chi in politica chi nel lavorio silente della scrittura o dell'interrogazione, è diventata 'grande' con la speranza di potere dire, di nuovo, cose grandi...
Il Corriere recensisce in maniera un po' imbarazzata il libro di Giacchè
Sul "Corriere della Sera" di ieri Massimo Mucchetti ha recensito il libro curato da Vladimiro Giacchè che avevamo segnalato alcuni giorni fa. La recensione è interessante per quel che dice ma soprattutto per quel che - manifestando un certo imbarazzo - non dice [SGA].
Elzeviro Quante analogie con il XIX secolo
LA CRISI DEI MUTUI AI TEMPI DI MARX
I guai della finanza vengono dal calo della produttività
di Massimo Mucchetti, "Corriere della Sera", 12 novembre 2009
E se la storia della recessione non si risolvesse nella sequenza crisi finanziaria-crisi economica, ma nel suo contrario mascherato? Il dubbio che la narrazione prevalente della crisi sia falsa viene dalla lettura combinata degli scritti marxiani sui tracolli del secolo XIX e delle note sul presente di chi ne ha curato la raccolta: un dirigente di banca che lavora con Matteo Arpe alla Sator e che, ieri, ne coordinava lo staff in Capitalia (Karl Marx, Il capitalismo e la crisi, DeriveApprodi, pp. 176, Euro 15). Vecchi di un secolo e mezzo, ma alcuni inediti in Italia, i brani scelti da Vladimiro Giacché sembrano scritti oggi. Nel novembre 1852, in un articolo per il «New York Daily Tribune», Marx irride gli economisti...
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Elzeviro Quante analogie con il XIX secolo
LA CRISI DEI MUTUI AI TEMPI DI MARX
I guai della finanza vengono dal calo della produttività
di Massimo Mucchetti, "Corriere della Sera", 12 novembre 2009
E se la storia della recessione non si risolvesse nella sequenza crisi finanziaria-crisi economica, ma nel suo contrario mascherato? Il dubbio che la narrazione prevalente della crisi sia falsa viene dalla lettura combinata degli scritti marxiani sui tracolli del secolo XIX e delle note sul presente di chi ne ha curato la raccolta: un dirigente di banca che lavora con Matteo Arpe alla Sator e che, ieri, ne coordinava lo staff in Capitalia (Karl Marx, Il capitalismo e la crisi, DeriveApprodi, pp. 176, Euro 15). Vecchi di un secolo e mezzo, ma alcuni inediti in Italia, i brani scelti da Vladimiro Giacché sembrano scritti oggi. Nel novembre 1852, in un articolo per il «New York Daily Tribune», Marx irride gli economisti...
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giovedì 12 novembre 2009
Guido Liguori: La morte del PCI, manifestolibri, Roma 2009, pp. 192, euro 20
Segnalo questo libro di Guido Liguori. Qui sotto la recensione uscita oggi su "il manifesto" SGA :
LA SVOLTA VENT'ANNI DOPO
Per morte ricevuta: l'Ottantanove del PCI
di Ida Dominijanni, "il manifesto", 12 novembre 2009
"Viviamo in tempi di grande dinamismo. Gorbacev prima di dare avvio ai cambiamenti in Urss incontro i veterani e disse loro...
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LA SVOLTA VENT'ANNI DOPO
Per morte ricevuta: l'Ottantanove del PCI
di Ida Dominijanni, "il manifesto", 12 novembre 2009
"Viviamo in tempi di grande dinamismo. Gorbacev prima di dare avvio ai cambiamenti in Urss incontro i veterani e disse loro...
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E' la Cina il vincitore della Guerra Fredda
Segnalo questa interessante discussione di Andrea Romano con Lucio Caracciolo, uscita qualche giorno fa [SGA].
È la Cina il vincitore della Guerra Fredda
di Andrea Romano, "Il Sole 24 Ore", 8 novembre 2009
Domani il mondo finalmente riunificato dalla fine della guerra fredda compie vent'anni. Ma cos'ha rappresentato il lungo quarantennio del conflitto bipolare per l'Europa e per l'Italia? Ne discutiamo con Lucio Caracciolo, direttore di «Limes» e analista di politica internazionale, chiedendogli prima di tutto se la guerra fredda fosse davvero inevitabile per un sistema internazionale appena uscito dal lungo conflitto mondiale.
Un conflitto inevitabile
«Se nella storia niente è davvero inevitabile – risponde Caracciolo – è pur vero che l'avvio della guerra fredda è stato uno degli avvenimenti storici a più alto tasso di probabilità...
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È la Cina il vincitore della Guerra Fredda
di Andrea Romano, "Il Sole 24 Ore", 8 novembre 2009
Domani il mondo finalmente riunificato dalla fine della guerra fredda compie vent'anni. Ma cos'ha rappresentato il lungo quarantennio del conflitto bipolare per l'Europa e per l'Italia? Ne discutiamo con Lucio Caracciolo, direttore di «Limes» e analista di politica internazionale, chiedendogli prima di tutto se la guerra fredda fosse davvero inevitabile per un sistema internazionale appena uscito dal lungo conflitto mondiale.
Un conflitto inevitabile
«Se nella storia niente è davvero inevitabile – risponde Caracciolo – è pur vero che l'avvio della guerra fredda è stato uno degli avvenimenti storici a più alto tasso di probabilità...
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martedì 10 novembre 2009
On line le prime lezioni di Sociologia dei processi culturali
Sono cominciate oggi le lezioni di Sociologia dei processi culturali per il corso di laurea in "Pedagogia e progettazione educativa".
Il video delle lezioni è già disponibile on line.
Il video delle lezioni è già disponibile on line.
Necessità e possibilità storica. Uno scambio di idee
Antonio Allegra 08 novembre
Ciao Stefano, scusa se ti mando questo messaggio un po' inusuale, ma volevo rivolgermi a te per chiarirmi un dubbio politico e filosofico. Ho letto il tuo lungo e chiaro saggio su Losurdo pubblicato sul suo blog. Mi rivolgo a te come - se non ho capito male - allievo di Losurdo e, in quanto tale, come esperto conoscitore di Hegel. Il mio problema con Hegel riguarda la categoria di necessità storica. A me sembra chiaro che con questa categoria e con la famosa formulazione sul reale e razionale, Hegel cercasse di legittimare filosoficamente la Rivoluzione francese e il nuovo ordine boghese da essa originato. Ma al di là di questo contesto...
Stefano G. Azzarà 08 novembre
Caro Antonio, il discorso sarebbe lungo e complicato. Come sai, Hegel dice anche che la nottola di Minerva spicca il suo volo sul far della sera, e cioè che il pensiero ricostruisce e comprende le cose quando queste sono già avvenute. E in questa ricostruzione, il pensiero cerca di cogliere i semi di una razionalità - e cioè di un senso più o meno compiuto - che serve sia a comprendere il passato, sia soprattutto a rendere possibile...
domenica 8 novembre 2009
Anniversari
Si incrociano in questi giorni, per una beffa della storia, l'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre del 1917 e quello della caduta del Muro di Berlino del 1989. Poiché lo sviluppo dei movimenti della storia avviene sempre fuori sincrono e in maniera differenziata, inoltre, solo adesso in Italia divengono pienamente evidenti le conseguenze di quelle trasformazioni. Solo ora che il nemico è penetrato in profondità fin dentro le retrovie e ha spazzato via quelle poche linee difensive che in questi 20 anni avevano consentito una minima resistenza.Ci sarebbero molte cose da dire, ma forse non abbiamo capito ancora bene. Di capire, però, non possiamo fare a meno.
Difendendomi dall’accusa manifestamente infondata di omicidio non intendo certo attribuire a questo Tribunale e a questo procedimento penale l’apparenza della legalita’. La difesa del resto non servirebbe a niente, anche perche’ non vivro’ abbastanza per ascoltare la vostra sentenza. La condanna che evidentemente mi volete infliggere non mi potra’ piu’ raggiungere. Ora tutti lo sanno. Basterebbe questo a dimostrare che il processo e’ una farsa. E’ una messa in scena politica.
Nessuno nelle regioni occidentali della Germania, compresa la citta’ di prima linea di Berlino Ovest, ha il diritto di portare sul banco degli accusati o addirittura condannare i miei compagni coimputati, me o qualsiasi altro cittadino della RDT, per azioni compiute nell’adempimento dei doveri emananti dallo Stato RDT.
Se parlo in questa sede, lo faccio solo per rendere testimonianza alle idee del socialismo e per un giudizio moralmente e politicamente corretto di quella Repubblica Democratica Tedesca che piu’ di cento stati avevano riconosciuto in termini di diritto internazionale...
venerdì 6 novembre 2009
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