giovedì 30 giugno 2011

La storiografia progressista nell'Italia contemporanea

Paolo Mieli si produce nel consueto esercizio di anticomunismo defeliciano. Come se gli storici liberali non fossero anch'essi impegnati in una guerra fredda culturale. Come se la storia non fosse di per sé luogo di egemonia, da una parte o dall'altra [SGA]. 

Gilda Zazzara: La storia a sinistra. Ricerca e impegno politico dopo il fascismo, Laterza, Roma-Bari 2011

Gilda Zazzara ricostruisce il profilo di una leva di studiosi di storia che, nel secondo dopoguerra, ha introdotto in ambito universitario nuovi settori di ricerca di argomento otto-novecentesco, in particolare la storia del movimento operaio e della Resistenza. Lavorando tra università, mercato culturale e centri di ricerca 'militanti' (sostenuti da partiti e circuiti politici socialisti, comunisti e azionisti) questa generazione di storici è stata mossa da una parte dallo sforzo di legittimare la storia contemporanea come disciplina scientifica a pieno titolo e dall'altra dalla convinzione che la conoscenza del passato prossimo fosse un elemento imprescindibile della rialfabetizzazione democratica degli italiani. Il libro presenta gli storici di quella generazione - giovani intellettuali cresciuti sotto il Regime, spesso allievi prediletti dei più prestigiosi accademici degli anni Trenta per poi passare a esaminare alcuni centri di ricerca (Biblioteca Feltrinelli e Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione di Milano; Fondazione Granisci di Roma) dove era possibile avere un costante confronto con dirigenti politici e testimoni degli eventi recenti e soprattutto era possibile accedere alle prime raccolte documentarie. Dopo l'analisi di decenni importanti per la ricerca e il consolidamento istituzionale e di rinnovamento metodologico della disciplina, si arriva agli anni Settanta quando gli intellettuali italiani devono confrontarsi con la contestazione giovanile.

PAOLO MIELI, CORRIERE DELLA SERA del 28/6/2011 a pag. 36/37
FINITA LA STAGIONE POLITICA DEGLI STORICI FORMIAMO DOCENTI PER I NOSTRI FIGLI
DAVID BIDUSSA, CORRIERE DELLA SERA del 30/6/2011 a pag. 38

Università

LA RIFORMA UNIVERSITARIA ARRANCA
BENEDETTA PACELLI, ITALIA OGGI del 28/6/2011 a pag. 29

UNIVERSITA', COAGULO DEL DISAGIO SOCIALE
GUIDO FABIANI, IL RIFORMISTA del 29/6/2011 a pag. 6

Verso il cyborg. Dopo gli entusiasti, gli apocalittici

Più Rete e sempre meno umanità. Ecco il nostro destino

di Giovanni Sallusti, il Giornale, mercoledì 29 giugno 2011

Cyberwar

LE GUERRE SENZA UOMINI SOTTO GLI OCCHI DI BORGES
BARBARA SPINELLI, LA REPUBBLICA del 29/6/2011 a pag. 1

Un premio meritato

LA GERMANIA PREMIA L' "ANTI - INGLESE" LE CARRE'
MATTEO PERSIVALE, CORRIERE DELLA SERA del 28/6/2011 a pag. 17

Il libro di Yona Friedman sulla nuova architettura

Yona Friedman: L'ordine complicato. Come costruire un'immagine. Traduzione di Paolo Tramannoni. Con una nota di Manuel Orazi, Quodlibet, Macerata 2011

«Noi pensiamo allo stesso tempo per parole e per immagini. Ma le regolarità esprimibili a parole e quelle contenute nelle immagini non sono le stesse. Con le parole, presentiamo una accumulazione; con le immagini, una totalità. Una "cosa" (e quindi l’universo) appare diversa a seconda che la si presenti a parole o con le immagini. Le parole sono perfette per analizzare un’esperienza; per esprimere le totalità, abbiamo bisogno delle immagini.
Costruire un’immagine – è questa, dunque, la contraddizione di fondo. Costruire: cioè mettere insieme delle cose elementari, e formare a partire da esse una cosa unitaria. L’immagine è invece fin dal principio una cosa unitaria, che perde qualsiasi valore se la si scompone. Io non conosco la realtà, ma mi sembra che la si possa affrontare solo con l’immagine. È ciò che fanno i cani, ma che può capitare di fare anche a noi. L’intera storia dell’umanità può essere rappresentata da una sequenza di immagini.
Architettura: saper costruire. Non solo degli edifici: il campo d’azione è più vasto. Si parla di architettura di un romanzo, di una sinfonia, ma anche del corpo umano o del diritto romano […] “Architettura” significa anche assenza di regole prestabilite: è essa stessa a condurre alla creazione di regole. “Architettura” implica una costruzione articolata, una costruzione bastante a se stessa». L’ordine complicato si propone dunque come una nuova monadologia che mette in relazione discipline tradizionalmente separate come mondi chiusi (l’architettura, la fisica, la matematica), illustrata da disegni al tratto e accompagnata da una versione a fumetti realizzata dallo stesso autore. Un agile pamphlet che è anche un viatico verso i misteriosi meccanismi della creatività.


FRANCESCO ERBANI, LA REPUBBLICA del 29/6/2011 a pag. 58/59

Ancora su Isnenghi

L'ITALIA DI ISNENGHI DOPPIA E DIMEZZATA
GIANPASQUALE SANTOMASSIMO, IL MANIFESTO del 28/6/2011 a pag. 10

Tendenze della letteratura italiana contemporanea

L'ESTREMISMO LETTERARIO
VALERIO MAGRELLI, LA REPUBBLICA del 28/6/2011 a pag. 58/59
I fatti separati dai romanzi

Giorgio Ficara, Sole 24 Ore Domenica, 26 giugno 2011
Ma la nera come va esposta?

Christian Raimo, Sole 24 Ore Domenica, 26 giugno 2011
Come aderire all'irrealtà

Gabriele Pedullà, Sole 24 Ore Domenica, 26 giugno 2011

Tradotta la storia semiseria di Ney York di Washington Irving

Washington Irving: C'era una volta New York, Donzelli, Roma 2011
 
«Chi l’ha visto?» Così recitava l’annuncio apparso il 26 ottobre del 1809 sull’«Evening Post» di New York, in cui il proprietario del Columbus Hotel, denunciava la scomparsa di un suo pensionante, svanito nel nulla senza pagare il conto. Lo scomparso si chiamava Knickerbocker, «un signore attempato con un cappotto nero e un cappello a tricorno.., non del tutto sano di mente». Un secondo annuncio, qualche giorno dopo, riportava la scoperta di «un manoscritto alquanto bizzarro» sul quale lo scomparso Knickerbocker aveva lasciato un appunto per il proprietario della locanda: «Se dovesse accadermi qual cosa, disponga pure del mio libro, per ripagarsi del mio debito per il vitto e l’alloggio». Meno di due mesi più tardi, vedeva la luce Una storia di New York. L’autore, Diedrich Knickerbocker, si dichiarava «storico e discendente della Stirpe Olandese», e proclamava «la missione di sottrarre all’oblio le origini di questa antica e veneranda città».
 
«Il nome originale di questa bella isola è oggetto di varie dispute. Il più diffuso è Manhattan, che si dice derivi da un’usanza delle squaw o dal grande spirito indiano Manitù, il quale avrebbe eletto l’isola a sua dimora preferita per via delle tante e rare delizie. Ma l’autorità più venerabile, che ci offre un nome melodioso, poetico e ricco di significato, è il diario di bordo del grande Hudson, il quale la chiama MANNA-HATA, l’isola della Manna; o, in altre parole, “il paese della cuccagna”».

C’era una volta Cristovallo Colon, «volgarmente detto Colombo». C’era una volta una meravigliosa arca che dall’Olanda approdò in una baia incontaminata oltreoceano per fondare Nuova Amsterdam. C’erano una volta gli Indiani, «molto propensi ai lunghi discorsi, e gli olandesi ai lunghi silenzi; dunque perfetti gli uni per gli altri». E poi Walter il Dubbioso, William il Bizzoso, Peter Testadura, i primi tre gloriosi governatori della provincia. Erano tempi in cui imperversavano le faide, come quella scoppiata tra i Dieci Brache e i Braca Tosta, novelli Montecchi e Capuleti, per decidere l’assetto urbanistico della futura New York: una città di canali, come Amsterdam e Venezia, o un insediamento su palafitte? Tempi in cui le donne più ambite erano quelle più in carne, e con un bel numero di sottane addosso, purché corte; e gli uomini non facevano altro che fumare pipe e ingozzarsi di ciambelle fritte. È la vera storia della New York delle origini, quella narrata in queste pagine, o una bella favola? O forse una gigantesca burla, in cui un giovanissimo Washington Irving sotto mentite spoglie, attraverso le strambe abitudini dei progenitori olandesi, intende colpire i vizi dei newyorchesi a lui contemporanei? Dietro la maschera di Diedrich Knickerbocker – sedicente storico di origini olandesi misteriosamente scomparso e di cui rimane solo un manoscritto –, Irving offre un resoconto semiserio delle vicende della leggendaria Nuova Amsterdam. In una girandola di citazioni vere e di altre inventate di sana pianta, in un vortice di personaggi del tutto verosimili e di altri assolutamente improbabili, in un guazzabuglio di fatti realmente accaduti e pure creazioni della fantasia, uno dei più grandi scrittori americani ci conduce in un viaggio nel tempo alle origini mitiche della città. Il libro riscuote subito uno strepitoso successo, su entrambe le sponde dell’Atlantico, al punto che, nato per scherzo, Knickerbocker si trasforma presto in un simbolo inossidabile: dalla birra alle compagnie di trasporti, il nome del saccente narratore è diventato l’etichetta di un’infinita gamma di prodotti autenticamente newyorchesi. Fino a incarnare lo stesso newyorchese DOC, che nella storia raccontata da Irving – talmente falsa da risultare vera – riconosce il luogo fondativo dell’identità americana.

Washington Irving nasce a New York nel 1783. Figlio di un ricco commerciante, intraprende gli studi giuridici, ma ben presto si dedica all’attività letteraria. Autore di racconti, saggista, poeta e giornalista, nel 1818 si trasferisce in Europa, dove resterà per diciassette anni, vivendo tra Dresda, Londra e Parigi. Amico di Wordsworth, intrattiene a lungo una relazione con Mary Shelley. Rientrato in America nel 1832, viene definitivamente riconosciuto come il primo scrittore americano di fama internazionale. Muore a New York nel 1859. Di Irving la Donzelli editore ha pubblicato Racconti fantastici (2003) e Il mistero del Cavaliere senza testa (2010, con le illustrazioni di Arthur Rackham).

CLAUDIO GORLIER, LA STAMPA del 28/6/2011 a pag. 34




Un inedito di Scerbanenco

Giorgio Scerbanenco: Lo scandalo dell'osservatorio astronomico, Sellerio, Palermo 2011

Il manoscritto ritrovato, il «sesto Jelling», pubblicato oggi per la prima volta. In una ambientazione del tutto originale, un osservatorio astronomico, Arthur Jelling indaga tra asteroidi e pianeti, psichiatri e scienziati. E con il consueto rigore e la solita capacità riflessiva riesce a sciogliere il groviglio di simboli e significati riposti nel delirio di un pazzo.
A cura di Cecilia Scerbanenco

Arthur Jelling è un investigatore abbastanza speciale. Anzitutto, non si sente un poliziotto: il suo ruolo nella polizia di Boston è soltanto quello di archivista; lui stesso si definisce un consulente di giustizia. In secondo luogo, le sue inchieste virano volentieri verso scelte umane impreviste, quasi mirasse, lui che, timidissimo, preferirebbe sempre la pace a ogni vittoria, a risanare il disordine del delitto oltre che trovare semplicemente il colpevole. La sua azione sembra una terapia più che un’indagine. Lo inviano all’osservatorio astronomico di Candan perché lì la situazione è davvero aggrovigliata. L’équipe di ricercatori ha appena individuato un pianetino, scoperta che coronerebbe la carriera prestigiosa del direttore Federico Travel, il quale vorrebbe chiamare il corpo celeste «Veronica 1983», con il nome dell’assistente che si è prodigata. Lei viene avvertita della scelta generosa dal suo fidanzato, Tomaso Sharp che lavora nello stesso istituto. Dall’accademia giunge però la notizia di un errore di calcolo. Il pianetino è solo un vecchio asteroide da tempo conosciuto. E tutto precipita. Veronica Fanee è vittima di un tentativo concitato di strangolamento, il professor Travel resta colpito da un grave malore. Autore del tentato omicidio è riconosciuto un giovane da poco assunto come segretario: si chiama Fronder Hass e di lui si viene a sapere che soffre di disturbi mentali ed è già stato protagonista di un tentativo di strangolamento in tutto e per tutto uguale. Sembra lui il colpevole da assicurare alla giustizia. Ma Jelling avverte troppe stranezze e capisce che stavolta non si tratterà di seguire piste e di sorvegliare sospetti: il problema è di sciogliere il groviglio di simboli e significati riposti nel delirio di un pazzo, e per scoprire, non un tentato omicida, ma il regista di una messa in scena. Giorgio Scerbanenco è autore di due serie poliziesche con le quali ha indirizzato la storia del «giallo» in Italia. La serie di Duca Lamberti, «la Milano nera», con cui nasce il noir italiano. E la serie di Arthur Jelling, che ripercorre nel modo più originale, con quel misto di realismo fiaba e pietà che è la fascinazione di Scerbanenco, la via del giallo investigativo. Di Arthur Jelling erano noti finora cinque romanzi. Lo scandalo dell’osservatorio astronomico è il «sesto Jelling», recentemente ritrovato e pubblicato oggi per la prima volta.

Giorgio Scerbanenco (1911-1969), nato a Kiev, vissuto in Italia, scrisse un numero immenso di romanzi di tutti i generi fantastici, tutti con una personale inimitabile cifra narrativa. Questa casa editrice ha pubblicato: Uccidere per amore (2002), La mia ragazza di Magdalena (2004), Rossa (2004), Uomini ragno (2006), Annalisa e il passaggio a livello (2007), Sei giorni di preavviso (2008), La bambola cieca (2008), Nessuno è colpevole (2009), L’antro dei filosofi (2010), Il cane che parla (2011) e Lo scandalo dell’osservatorio astronomico (2011).

di Luca Crovi, il Giornale, mercoledì 29 giugno 2011
IL DETECTIVE SCERBANENCO SBARCA SUL PIANETA VERONICA
GIORGIO SCERBANENCO, CR.T., CORRIERE DELLA SERA del 29/6/2011 a pag. 35

Genius is one percent inspiration, ninety-nine percent inhalation...

Shakespeare fumava marijuana

E' la tesi dell'università di Johannesburg: «Era anche cocainomane»
di F. Tortora, Corriere della Sera

martedì 28 giugno 2011

La storia non è finita ma il neoconservatorismo è ancora vivo

PERCHE' ALLA FINE LA DEMOCRAZIA VINCE
FRANCIS FUKUYAMA, CORRIERE DELLA SERA del 26/6/2011 a pag. 28/29

Università

"DIFFICILE LEGGERE LE MAIL" E I PROF INGOLFANO LE POSTE
LORENZO SALVIA, CORRIERE DELLA SERA del 27/6/2011 a pag. 21


INCENTIVI AL MERITO IN UNIVERSITA'
ANDREA ICHINO, IL SOLE 24 ORE del 27/6/2011 a pag. 12

Confindustria durante il fascismo. Assoluzioni

ELEONORA BELLONI: La Confindustria e lo sviluppo economico italiano. Gino Olivetti tra Giolitti e Mussolini, il Mulino, Bologna 2011

Gino Olivetti (1880-1942), segretario generale di Confindustria dalla fondazione fino al 1934, ha rappresentato una delle più importanti figure di riferimento per l'industria italiana del Novecento. Laureato alla facoltà di Giurisprudenza di Torino, promotore prima della Lega industriale di Torino, nel 1906, e poi della Confederazione italiana dell'industria, nel 1910, Olivetti non fece mai mancare all'associazionismo padronale il suo contributo, insieme di azione pratica e di elaborazione ideologica, indirizzando il cammino della giovane industria nazionale attraverso le controverse vicende di una guerra mondiale, della crisi dello stato liberale e, infine, della drammatica esperienza del regime totalitario. Di origini ebree, fu costretto a lasciare l'Italia per sfuggire alle leggi razziali e visse gli ultimi anni della sua vita in esilio in Argentina. A fronte di una presenza, importante e prolungata, sullo scenario della vita economica italiana, si registra tuttavia un sorprendente silenzio della storiografia su una figura, non priva di ambiguità, ma che senza dubbio merita un'attenzione particolare per il contributo che può fornire nel far luce su di una pagina importante dell'industrialismo italiano. Il volume cerca dunque di ricostruire la vicenda personale, ma soprattutto pubblica, di un personaggio la cui biografia ha finito per attraversare momenti e problemi di una delle fasi più complesse e controverse della storia italiana post-unitaria.

Eleonora Belloni, dottore di ricerca in Teoria e storia della modernizzazione e del cambiamento sociale in età contemporanea, è attualmente assegnista presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università degli Studi di Siena. Ha pubblicato "Ideologia dell'industrializzazione e borghesia imprenditoriale dal nazionalismo al fascismo (1907-1925)" (Lacaita, 2008).

VALERIO CASTRONOVO, IL SOLE 24 ORE del 26/6/2011 a pag. 32


Nuovi documenti sul piano Gronchi-Tamboni

LA POLIZIA SEGRETA DI TAMBRONI
ANDREA ROMANO, IL SOLE 24 ORE del 26/6/2011 a pag. 31

Tarquini parla del suo libro sulla cultura fascista e diffonde nostalgie

IL FASCISMO? LA RIVOLUZIONE PERENNE FATTA DAI GIOVANI
Int. a ALESSANDRA TARQUINI di ADRIANO SCIANCA, SECOLO D'ITALIA del 26/6/2011 a pag. 2

L'Osservatore Romano recensisce il libro di Germinario

ARGOMENTI PER LO STERMINIO LUNGHI UN SECOLO
GAETANO VALLINI, L'OSSERVATORE ROMANO del 26/6/2011 a pag. 5

Al liberale Pera piace il De Mattei anticonciliare

IL SESSANTOTTO DELLA CHIESA PRONA DAVANTI ALLA MODERNITA'
MARCELLO PERA, LIBERO del 26/6/2011 a pag. 31

Il carteggio Pajetta-Nenni degli anni Sessanta

PAJETTA E NENNI UNA RUDE AMICIZIA
NELLO AJELLO, LA REPUBBLICA del 27/6/2011 a pag. 34

Tiziano Terzani al tempo dei Khmer rossi di Pol Pot

IL PECCATO IDEOLOGICO DI TERZANI IN CAMBOGIA
STENIO SOLINAS, IL GIORNALE del 27/6/2011 a pag. 22

70 anni dall'assedio nazista a Leningrado

S.PIETROBURGO IL RICORDO DELL'ASSEDIO
ANDREA DI CONSOLI, IL MESSAGGERO del 27/6/2011 a pag. 17

domenica 26 giugno 2011

Lyotard, Deleuze, Derrida e altri: la crisi del decostruzionismo postmoderno

ADIEU FRENCH THEORY
ALFONSO BERARDINELLI, IL FOGLIO del 25/6/2011 a pag. 1

Ripubblicata la "Lettera sulla libertà di stampa" di Diderot

DENIS DIDEROT: SULLA LIBERTA' DI STAMPA, LiberiLibri

"Quanto allo scritto Sulla libertà della stampa, alla Lettera, oltre alla testimonianza storica, oltre alla possibilità che offre di esaminare le fondamenta di problemi ancora attuali, rimangono in più innumerevoli, affascinanti osservazioni che permettono di studiare l'autore in profondità. La forma epistolare, sia pure in una lettera che Diderot ritiene destinata a essere resa pubblica, gli consente notazioni libere, divertenti o amare. C'è all'inizio la garbata presa in giro della propria bibliofilia o forse bibliomania, ci sono le considerazioni sugli uomini di governo pronti a disfare quanto è stato fatto da loro stessi poco prima prendendosi gioco "in modo indegno e stupido del benessere dei cittadini", l'invito ai politici a non accanirsi sui predecessori senza averne esaminato le motivazioni che li hanno spinti ad agire, considerazioni storiche, politiche, morali. E alla fine resta pur sempre l'orgogliosa rivendicazione della centralità dell'autore che nell'opera riversa "i suoi pensieri, i sentimenti del suo cuore, la parte di lui più preziosa, quella che non perisce, quella che lo rende immortale"" (dall'introduzione di Pino di Branco).

RAFFAELE IANNUZZI, IL TEMPO del 25/6/2011 a pag. 23


Forma partito, movimenti e nuovi media

IL SOFT POWER DELLA POLITICA
RAFFAELE SIMONE, LA REPUBBLICA del 25/6/2011 a pag. 33/35

LA BUFALA DEL "POPOLO DELLA RETE"
Int. a ANTONIO PALMIERI di DESIREE RAGAZZI, SECOLO D'ITALIA del 25/6/2011 a pag. 10

L'estrema destra sta nel PD

"LIBERISTI PER DISPERAZIONE" NELLO STATO CHE NON FUNZIONA
MICHELE SALVATI, CORRIERE DELLA SERA del 25/6/2011 a pag. 56

Ancora sul libro di Carioti

LA DESTRA CHE NON E' MAI CRESCIUTA
PAOLO SODDU, EUROPA del 25/6/2011 a pag. 11

Una lettera di Hitler del 1919

IL GIOVANE HITLER PENSAVA GIA' ALLA SOLUZIONE FINALE
MARCO RONCALLI, AVVENIRE del 25/6/2011 a pag. 27

L'arte della parodia letteraria

IL NOSCHESE LETTERARIO
MATTEO MARCHESINI, IL FOGLIO del 25/6/2011 a pag. IV

Pedretti su un quadro misterioso

QUELL'ANNUNCIAZIONE DA RITROVARE
CARLO PEDRETTI, L'OSSERVATORE ROMANO del 25/6/2011 a pag. 4

sabato 25 giugno 2011

Bodei sull'identità individuale e collettiva

IL PARADOSSO DELL'IDENTITA'
REMO BODEI, LA REPUBBLICA del 22/6/2011 a pag. 57

L'indagine sulla condizione operaia della SWG

La «macchina per la lotta di classe» non esiste più Il 67% è soddisfatto del proprio lavoro Mirafiori tra ricatto e necessità Nessuna tutela Il 33% giudica l' accordo su Mirafiori «un ricatto», il 30% «una necessità», un altro 13% più drasticamente «un abbandono delle conquiste del ' 900» Il 42% degli intervistati risponde di non sentirsi tutelato da alcuna area politica, contro il 31% che sceglie la sinistra e il 18% la destra
Dario Di Vico, Corriere della Sera 22 giugno 2011

Il filosofo conservatore Roger Scruton sul concetto di bellezza

Non c’è ragione senza bellezza

Roger Scruton, il Giornale, sabato 25 giugno 2011

E' meglio che i giovani evitino di iscriversi a Filosofia

FILOSOFI AL TOP, E' SOLO UNA MODA?
ENRICO BERTI, AVVENIRE del 22/6/2011 a pag. 27

Cosa si muove al Corriere

CHI SCALPITA E CHI MODERA NEL LABIRINTO DEL CLUB RCS
IL FOGLIO del 24/6/2011 a pag. 1

Il partito di Repubblica

Libro sbugiarda "Repubblica": Noi siamo un contropotere
Miguel Gotor, firma del quotidiano di Mauro, spiega in una pubblicazione il ruolo politico del foglio
di De Benedetti. Non un giornale, ma un blocco di potere politico che si pone come alternativa ai partiti, punto di riferimento di un elettorato di centrosinistra il quale si percepisce come faro della moralità e della democrazia nel Paese

Stefano Borgonovo, Libero, 24 giugno 2011

Torna "Baroni e contadini" di Russo

QUEI CONTADINI CHE HANNO FATTO LA MODERNITA'
FILIPPO LA PORTA, IL RIFORMISTA del 22/6/2011 a pag. 13

LA SICILIA DEI VICERE', L'ITALIA DI OGGI
VITO CATALANO, IL RIFORMISTA del 22/6/2011 a pag. 1

Declassificate le carte dei Servizi segreti su Aldo Moro

MORO - LE CARTE SEGRETE DEI SERVIZI
MIGUEL GOTOR, LA REPUBBLICA del 23/6/2011 a pag. 33

MORO - LE CARTE SEGRETE DEI SERVIZI
ALBERTO CUSTODERO, CONCETTO VECCHIO, LA REPUBBLICA del 23/6/2011 a pag. 33/35

Dubbi anche sui diari della Petacci

IL FOGLIO del 24/6/2011 LIBRI a pag. 3

Senza parole

Questo articolo, uscito sul Corriere non nell'Italia contadina degli anni Cinquanta ma il 22 giugno del 2011, ci aiuta a capire la natura della nostra borghesia nazionale [SGA].

QUEI DIALOGHI CON LA MADONNA IL DILEMMA DI MEDJUGORJE
VITTORIO MESSORI, CORRIERE DELLA SERA del 22/6/2011 a pag. 27

mercoledì 22 giugno 2011

Heidegger, pensatore "cattolico" o nazista?

Heinrich Heidegger: Martin Heidegger. Mio zio, Morcelliana, Brescia 2011

IL FILOSOFO DEL REICH, UN CATTOLICO NASCOSTO
ARMANDO TORNO, CORRIERE DELLA SERA del 20/6/2011 a pag. 29

Le riflessioni di Ivo Andric sul fascismo

IL GIOVANE IVO ANDRIC CHE INTUI' L'ESSENZA (E LA FINE) DEL FASCISMO
FRANCESCO PERFETTI, IL GIORNALE del 21/6/2011 a pag. 27

Una minimizzazione del collaborazionismo ucraino con il nazismo

L'UCRAINA NEGLI ANNI TRENTA
LUCIANO GARIBALDI, SECOLO D'ITALIA del 21/6/2011 a pag. 13

Una discutibile lettura dell'aggressione italiana alla Francia

L'ATTACCO DEL DUCE ALLA FRANCIA NON FU TRADIMENTO
EUGENIO DI RIENZO, IL GIORNALE del 20/6/2011 a pag. 25

Ancora le Memorie di Talleyrand

IL FASCINO DEL FUNZIONARIO
DARIA GALATERIA, LA REPUBBLICA del 21/6/2011 a pag. 62/63

Ancora la biografia di Montaigne

Ecco Montaigne, il blogger della serenità
PAOLA DÈCINA LOMBARDI, Tuttolibri, 19 giugno 2011
parte 2

L'accordo tra google e la British Library

GOOGLE - BRITISH LIBRARY: ONLINE 250 MILA LIBRI
CRISTINA TAGLIETTI, CORRIERE DELLA SERA del 21/6/2011 a pag. 43

lunedì 20 giugno 2011

Marxismo e studi postcoloniali

Kanyal Sanyal: Ripensare lo sviluppo capitalistico. Accumulazione originaria, governamentalità e capitalismo postcoloniale: il caso indiano, La Casa Usher 2011

"Ripensare lo sviluppo capitalistico" si propone un obiettivo straordinariamente ambizioso: attualizzare la critica dell'economia politica dentro le trasformazioni del presente globale, analizzato attraverso la categoria di "capitale postcoloniale". Esaminando il caso paradigmatico dell'India, Kalyan Sanyal mette radicalmente in discussione il discorso dello sviluppo, al centro della narrazione occidentale della modernità. Nonostante elevatissimi tassi di crescita economica, infatti, nel capitalismo postcoloniale vive una contraddizione: la contemporanea presenza della crescita del PIL e dell'allargamento della povertà. È lo stesso sviluppo capitalistico a creare, attraverso l'ininterrotto ripetersi dell'accumulazione originaria, le sterminate bidonville relegate ai margini delle metropoli e le terre distrutte dagli scarichi delle fabbriche, abitate da una forza lavoro in eccesso. Il capitale postcoloniale allora, per affermare la propria legittimità ed egemonia, non può lasciare a se stessi gli spossessati, ma deve farsi carico della riproduzione delle basi materiali della loro sussistenza, gestendo la povertà su un terreno "governamentale". Completando il proprio percorso di analisi, Sanyal individua con chiarezza il nodo gordiano con cui si deve confrontare una nuova politica radicale, ovvero la combinazione di lotta di classe e movimenti dei poveri. 

Int. a KENYAL SANYAL di MAURA BRIGHENTI, GIGI ROGGIERO, IL MANIFESTO del 19/6/2011 a pag. 10/11


Esce anche in Italia il manuale delle rivoluzioni colorate su commissione

Gene Sharp: Liberatevi! Azioni e strategie per sconfiggere le dittature, Add editore 2011

Le rivolte che stanno cambiando l’immagine e il futuro del nord Africa, le lotte pacifiche per la democrazia in Ucraina, Lituania, Slovenia, Cecoslovacchia, ma anche in Bolivia, Mali, Madagascar, Nigeria sono pagine di storia che hanno segnato e stanno segnando il nostro pianeta.Dietro questi movimenti ci sono idee, voglia di libertà, passione civile e, in parecchi casi, c’è la figura di un uomo che con i suoi scritti ha voluto educare e insegnare i modi e i metodi di una rivoluzione pacifica.Quest’uomo è Gene Sharp, i suoi libri hanno fatto il giro del mondo, sono stati tradotti e diffusi via internet, in copie clandestine, in fotocopie, raggiungendo spesso i luoghi in cui si stava formando la coscienza civile e libera di popoli oppressi. Sharp, filosofo politico di ottantatré anni, è il maggior esperto mondiale di nonviolenza e disobbedienza civile. Nel 1983 ha fondato l’Albert Einstein Institute per “lo studio e l’utilizzo della nonviolenza dei conflitti di tutto il mondo”.Liberatevi! (Self-Liberation) arriva ora in Italia ed è il testo pensato da Sharp per accompagnare l’organizzazione e la lotta di chi vuole sconfiggere le dittature.Liberatevi! è il libro negli occhi, nel cuore e nelle mani dei popoli in rivolta.

MASSIMILIANO PANARARI, LA STAMPA del 19/6/2011 a pag. 37

Remo Bodei cede al populismo del gergo heideggeriano

Lo zen oltre la metafisica

Remo Bodei, Sole 24 Ore, 19 giugno 2011

Università: il PD conferma la propria complicità con la Gelmini

PER IL PD E' IL MOMENTO DI SCEGLIERE
FRANCESCA COIN, ALESSANDRO FERRETTI, IL MANIFESTO del 19/6/2011 a pag. 15

Il campo di concentramento fascista di Visco

Non si può capire l'andamento della lotta di liberazione partigiana della Jugoslavia senza ricondurla alla precedente pulizia etnica e alla guerra di sterminio condotta dai fascisti in quelle zone [SGA].

IN ONORE DI UMILIATI E OFFESI
BORIS PAHOR, IL SOLE 24 ORE del 19/6/2011 a pag. 31

sabato 18 giugno 2011

Il postmodernismo e la crisi della letteratura italiana contemporanea secondo Giulio Ferroni

DIALOGHI
Le nuove Liala uccidono il romanzo
L'incontro fra lo scrittore e il critico l'allarme sul presente letterario, dove il consumo prevale sulla ricerca della totalità
Claudio Magris, Giulio Ferroni, Corriere della Sera, 17 giugno 2011

I 90 anni di Livio Garzanti
"LA CRISI ITALIANA E' CULTURALE"
ARMANDO TORNO, CORRIERE DELLA SERA del 18/6/2011 a pag. 54

Una proposta di fuoriuscita dall'Unione Europea

Scritto da M. Badiale, F. Tringali, megachip.info, Venerdì 17 Giugno 2011

Il tema dell'Europa diventerà uno dei punti cruciali della discussione politica in Italia nei prossimi mesi, perché le nuove regole europee in tema di finanza pubblica hanno conseguenze durissime per l'Italia. La discussione sul “che fare” di fronte a tali norme diventerà estremamente accesa quando il governo italiano comincerà ad agire secondo il loro dettato. Chi voglia combattere il degrado che attanaglia il nostro paese, e opporsi alla rovina cui ci porta l'attuale organizzazione economica e sociale, deve aver ben chiaro lo scenario che ci troveremo di fronte nel breve e medio periodo...

Competizione e cooperazione nella teoria evoluzionista

QUANDO VINCONO I BUONI
DAVID BROOKS, LA REPUBBLICA del 17/6/2011 a pag. 43

Pubblicati a Cuba i diari inediti di Che Guevara

I diari inediti di Che Guevara presentati a L'Avana: oggi avrebbe compiuto 83 anni

(An. Man.), Sole 24 Ore, 14 giugno 2011Commenti (27)
Parla il biografo ufficiale di Ernesto Guevara, Jon Lee Anderson: «Il Che sognava una Cuba diversa»

di Cristina Battocletti, Sole 24 Ore, 15 giugno 2011

Douglas Coupland ha scritto la biografia di McLuhan

Douglas Coupland: MARSHALL MCLUHAN. La biografia pop dell'uomo che aveva previsto il futuro, ISBN

Douglas Coupland e Marshall McLuhan a confronto. L’autore che ha dato un nome e un volto alla Generazione X e poi alla Generazione A racconta uno dei maggiori sociologi del Novecento. E lo fa con il suo stile inconfondibile: mescolando linguaggio pop e riferimenti colti, aforismi e curiosità, citazioni originali e personali. In occasione dei cento anni dalla nascita di Marshall McLuhan, Coupland riflette sulla vita e sull’opera di un intellettuale che ha rivoluzionato il modo di interpretare la realtà in cui siamo immersi oggi, lasciato espressioni ormai entrate nell’immaginario collettivo («il medium è il messaggio e «il villaggio globale» sono solo due tra le più note) e previsto, con i suoi studi, l’impatto della tecnologia sulla nostra società. Coupland rompe le regole della biografia per creare un ritratto a tutto tondo di McLuhan, la nitida fotografia di un genio indiscusso del secolo scorso: ricca di aneddoti, avvincente come un romanzo.

DOUGLAS COUPLAND, LA REPUBBLICA del 16/6/2011 a pag. 58/59
SE L'AMERICA SI DIVIDE SUL PROFETA DEL WEB
ANGELO AQUARO, LA REPUBBLICA del 16/6/2011 a pag. 59
Quel McLuhan antimoderno
Douglas Coupland reinterpreta il teorico del villaggio globale. La storia di un mistico impaurito e attratto dalla tecnologia. A un secolo dalla nascita
Carlo Formenti, Corriere della Sera, 06 giugno 2011

Zagrebelsky sulla "libertà dei servi"

ANTROPOLOGIA DEL CONFORMISTA CHE FUGGE DALLA LIBERTA'
GUSTAVO ZAGREBELSKY, LA REPUBBLICA del 16/6/2011 a pag. 1

La mostra "Avanti Popolo" arriva a Milano

C'ERANO UNA VOLTA I COMUNISTI A MILANO
FILIPPO AZIMONTI, LA REPUBBLICA ED. MILANO del 17/6/2011 a pag. 1

giovedì 16 giugno 2011

Cristianesimo e sviluppo della modernità in Occidente

Rodney Stark: A gloria di Dio, Lindau

Molti oggi imputano alla religione certi tragici passaggi della storia, e in ogni caso le negano qualunque ruolo positivo nelle vicende dell’umanità. Per esempio, affermano che il cristianesimo ha ostacolato il progresso scientifico e offerto giustificazioni alla schiavitù. In realtà, al contrario, la scienza moderna è un prodotto della concezione cristiana del Dio unico, che attribuisce alla ragione un valore essenziale. La Chiesa cattolica ha poi avuto una parte rilevante nella diffusione dell’idea che la schiavitù fosse un abominio agli occhi di Dio e nella soppressione di questa pratica disumana in Occidente.
In questo libro provocatorio, lucido e ben argomentato Rodney Stark si prefigge lo scopo di denunciare e smascherare gli errori e i pregiudizi degli storici, e di dimostrare come le idee su Dio abbiano plasmato la storia e la cultura moderna dell’Occidente, costituendo l’indispensabile premessa di molte delle sue più importanti conquiste.
Anche fenomeni complessi e contraddittori, come la caccia alle streghe e le eresie, sono in queste pagine oggetto di un’analisi nuova, ricca di stimolanti e inattese considerazioni, in grado di cambiare radicalmente il nostro modo di giudicarli.
Come ha scritto Jeffrey Burton Russell, «ciò che comunemente sappiamo su scienza, religione, stregoneria, schiavitù e sette religiose, purtroppo, è falso». Questo libro di Rodney Stark «chiarirà le cose a chiunque abbia una mente abbastanza aperta per trarre degli insegnamenti dalla sua lettura».

Rodney Stark è sociologo della religione e docente di Scienze sociali presso la Baylor University, in Texas. Tra le sue numerose pubblicazioni, ricordiamo: La vittoria della Ragione, Ascesa e affermazione del cristianesimo, La scoperta di Dio, Un unico vero Dio, Gli eserciti di Dio e Le città di Dio tutte edite dalla nostra casa editrice.

ALESSANDRO GIORGIUTTI, LIBERO del 15/6/2011 a pag. 33


La politica culturale del fascismo in un nuovo libro della scuola di De Felice

A. TARQUINI: Storia della cultura fascista, il Mulino, Bologna 2011

Nel tratteggiare l'universo culturale fascista questo libro segue tre direttrici: la politica culturale del regime, la condizione delle diverse arti e discipline, l'ideologia che contrassegnò lo stato totalitario. Guardando alla politica culturale messa in atto dal partito e dal governo fascista l'autrice individua le scelte della classe dirigente al potere in Italia dal 1922 al 1943; concentrandosi sugli intellettuali e sugli artisti chiarisce la portata del contributo da essi fornito al fascismo. Viene così delineata l'ideologia fascista come un sistema di visioni, di ideali e soprattutto di miti, capace di orientare l'azione politica e di promuovere una precisa concezione del mondo.

Alessandra Tarquini ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia politica all'Università di Pisa. E' stata assegnista presso l'Università di Firenze. Ha curato l'edizione del carteggio Croce-Tilgher (Il Mulino, 2004) e del carteggio Gentile-Prezzolini (Edizioni di Storia e Letteratura, 2006). Per il Mulino ha pubblicato "Il Gentile dei fascisti. Gentiliani e antigentiliani nel regime fascista" (2009).

ARTURO COLOMBO, CORRIERE DELLA SERA del 15/6/2011 a pag. 44






Quando si tratta di difendere il colonialismo, i "liberali" ripudiano anche Vargas Llosa

Per capire l’Africa non serve Vargas Llosa

di Massimiliano Parente, il Giornale, 16 giugno 2011

Torna il "Discorso sulla servitù volontaria" di La Boétie

PERCHE' I POPOLI SCELGONO I TIRANNI
ADRIANO PROSPERI, LA REPUBBLICA del 15/6/2011 a pag. 64