lunedì 31 ottobre 2011
Il libro di Losano sulla geopolitica del Novecento
Mario G. Losano: La geopolitica del Novecento. Dai Grandi Spazi delle dittature alla decolonizzazione, Bruno Mondadori, Milano 2011
La geopolitica, che si occupa del rapporto tra spazio geografico e potere politico, esiste di fatto da quando esistono gli Stati. Ma fiorì come scienza nella prima metà del XX secolo e divenne uno strumento delle dittature di quegli anni; per questa ragione, dopo la seconda guerra mondiale, su di essa cadde il silenzio. Oggi la geopolitica ha riacquistato uno status scientifico e questo libro le restituisce il suo retroterra storico, analizzandone la genesi prima e dopo la Grande guerra, l'ascesa e la caduta nelle dittature di Germania. Italia. Giappone, Spagna e Portogallo e, infine, la rinascita odierna. Fondato su documenti in otto lingue, il saggio si sofferma anche sulle vicende e sulle figure dei protagonisti della geopolitica: il coinvolgimento nazionalsocialista del generale e professore tedesco Karl Haushofer; la tragedia di suo figlio Albrecht, funzionario nazista e resistente; l'aviatore italiano Giulio Douhet, teorico dei bombardamenti a tappeto; lo storico spagnolo Jaime Vicens Vives, geopolitico nella tenaglia fra Repubblica e franchismo; il teorico brasiliano del meticciato Gilberto Freyre, ultimo cantore del "'colonialismo dolce" del Portogallo salazarista. Un affresco sinora senza eguali nella letteratura geopolitica mondiale.
Mario G. Losano: LA GEOPOLITICA DEL NOVECENTO, Bruno Mondadori, pp. 322,e25
I mari sono più forti dei dittatoriGeopolitica Rinascita di una disciplina strumentalizzata a lungo dai regimi totalitari
Il filosofo Mario Losano esplora le relazioni tra potere, diritto e spazio nelle dittature del Novecento
VITTORIO EMANUELE PARSI La Stampa 29 ottobre 2011
Capitalismo e consumo immediato
Elettra Stimilli: Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo, Quodlibet, Macerata 2011
Questo libro si propone di indagare le radici di un fenomeno che investe l’esistenza di ciascuno tanto dal punto di vista individuale che da quello collettivo: l’essere in difetto, in colpa, in debito senza che dipenda da noi, quasi si trattasse di uno stato preliminare che nessun tipo di scelta consapevole è in grado di emendare. Si ha l’impressione che ogni forma di vita si configuri come una risposta a tale condizione, sia quella che si dedica incondizionatamente al godimento e al consumo, sia quella che sceglie i percorsi del rigore ascetico.
Che l’economia (mercati, investitori, forze produttive ecc.) sottragga ai singoli e alle comunità il controllo del proprio destino, deriva probabilmente da una malattia radicale dell’umano le cui origini di ordine materiale non possono che essere al tempo stesso declinate sul piano culturale, ovvero filosofico e religioso. Riconoscere queste origini sotto le varie maschere che hanno indossato nel corso della storia occidentale è la sfida che qui si tenta di affrontare, con la speranza di individuare almeno qualche spunto di guarigione.
SCAFFALE
«Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo», un saggio di Elettra Stimilli per Quodlibet L'indebitamento e il consumo sono le basi di una società che ha come chiesa suprema la finanza
di Marco Gatto il manifesto 29 ottobre 2011
Antichi default
COST' IL DEBITO PUBBLICO INGHIOTTI' L'IMPERO OTTOMANO
FUSINA SANDRO, IL FOGLIO del 29/10/2011 a pag. VI/VII
FUSINA SANDRO, IL FOGLIO del 29/10/2011 a pag. VI/VII
Un libro su Hölderlin e l'idea di rivoluzione
Claudio Bazzocchi: Hölderlin e la rivoluzione. Il socialismo oggi tra libertà e destino, ETS, Pisa 2011
Come fare perché la rivoluzione non si tramuti in oppressione? Perché con la Rivoluzione francese trionfa la frammentazione borghese e il nuovo ordine capitalistico della divisione del lavoro?
Per Hölderlin, la rivoluzione non deve essere solo abbattimento della tradizione, ma equilibrio tra innovazione e tradizione: elaborazione dello scarto tra libertà e destino e allo stesso tempo consapevolezza di quello scarto - che nessuna autonomia illuministica potrà rimuovere - per il quale ci sarà sempre bisogno di una risposta simbolica. Destino mortale e grande politica si tengono, oltre ogni vuoto moralismo repubblicano e titanismo violento. La grande politica non può che avere allora carattere mitico, poiché in essa è coinvolto un intero popolo che elabora collettivamente l'attraversamento del destino, senza rassegnarsi a esso e senza tentare scorciatoie violente. E non a caso il libro si conclude con una suggestione gramsciana. Per il pensatore sardo, si acquista coscienza della propria subalternità nel piano della sovrastruttura e, tramite l'ideologia, si costruiscono gli strumenti per conquistare l'autonomia dai dominanti.
Alla fine del suo percorso da Hölderlin a Gramsci, per l'autore il socialismo si configura non solo come una teoria economica o politica per la giustizia sociale, ma anche e soprattutto come quell'ethos che tiene nella sfera pubblica la questione dell'essere, ampliando la comprensione dell'umano, anche nella dimensione privata del rapporto con se stessi. Tale rapporto virtuoso tra sfera pubblica e sfera privata è ciò che veramente può consentire una vera liberazione dei subalterni, affinché diventino autonomi creatori di storia.
Claudio Bazzocchi è dottore di ricerca in Filosofie e teorie sociali contemporanee. Si occupa di filosofia politica e storia delle idee. Ha pubblicato nel 2009 presso Diabasis Il fondamento tragico della politica. Per una nuova antropologia socialista. Per Aracne ha scritto Libertà e destino (2009) e La notte della conservazione. Antropologia hegeliana e riconoscimento (2010). Per anni si è occupato di cooperazione internazionale e ha studiato il rapporto perverso tra nuove guerre e aiuto umanitario. Ricordiamo il suo La balcanizzazione dello sviluppo. Nuove guerre, società civile e retorica umanitaria nei Balcani (2003) per i tipi della casa editrice il Ponte.
Università
Pierre Macherey: La parole universitaire, La Fabrique, pp. 343, euro 18
ALMA MATER
L'aura perduta degli atenei
La difesa dell'attuale università pubblica o le proposte di gestirla come una impresa lasciano inalterato il potere dei «baroni». Mentre la trasmissione del sapere è regolata secondo menù che hanno come unici piatti precarietà e dequalificazione. Una riflessione a partire da un volume del filosofo francese Pierre Macherey
di Roberto Ciccarelli il manifesto 29 ottobre 2011
RICERCA
I numeri tossici che minacciano la scienza
Le insidie della valutazione dietro gli indici bibliometrici In Cina, l'inflazione di articoli alimenta una «bolla scientifica». Un esempio di un metodo di valutazione che vogliono importare in Italia
di Giuseppe De Nicolao il manifesto 29 ottobre 2011
Paradossi della valutazione - Una valanga di numeri
di Roberto Casati domenicale 30 ottobre 2011
GELMINI NO A TASSE UNIVERSITARIE PIU' ALTE
EU.B., IL SOLE 24 ORE del 30/10/2011 a pag. 8
ALMA MATER
L'aura perduta degli atenei
La difesa dell'attuale università pubblica o le proposte di gestirla come una impresa lasciano inalterato il potere dei «baroni». Mentre la trasmissione del sapere è regolata secondo menù che hanno come unici piatti precarietà e dequalificazione. Una riflessione a partire da un volume del filosofo francese Pierre Macherey
di Roberto Ciccarelli il manifesto 29 ottobre 2011
RICERCA
I numeri tossici che minacciano la scienza
Le insidie della valutazione dietro gli indici bibliometrici In Cina, l'inflazione di articoli alimenta una «bolla scientifica». Un esempio di un metodo di valutazione che vogliono importare in Italia
di Giuseppe De Nicolao il manifesto 29 ottobre 2011
Paradossi della valutazione - Una valanga di numeri
di Roberto Casati domenicale 30 ottobre 2011
GELMINI NO A TASSE UNIVERSITARIE PIU' ALTE
EU.B., IL SOLE 24 ORE del 30/10/2011 a pag. 8
Il nuovo libro di Roger Scruton
LIBERTE', EGALITE', FRATERNITE'. E DISPOTISMO
La rivoluzione francese e il multiculturalismo sono due esempi di come un malinteso (e mal gestito) senso di «giustizia sociale» rischia di sfociare in tirannide o intolleranza
La rivoluzione francese e il multiculturalismo sono due esempi di come un malinteso (e mal gestito) senso di «giustizia sociale» rischia di sfociare in tirannide o intolleranza
SCRUTON ROGER, IL GIORNALE del 30/10/2011 a pag. 27
NEGRI LUCA, IL GIORNALE del 30/10/2011 a pag. 27
Angelo d'Orsi racconta la mostra su Mezzogiorno e Risorgimento
SU AL SUD, DOVE L'ITALIA SI FECE PATRIA
ANGELO D'ORSI, IL FATTO QUOTIDIANO del 29/10/2011 a pag. 15
ANGELO D'ORSI, IL FATTO QUOTIDIANO del 29/10/2011 a pag. 15
Ancora sul libro di Umberto Eco
Umberto Eco, «Costruire il nemico e altri scritti occasionali», Bompiani, Milano, pagg. 334, € 18,50
Il lungo addio di Eco alla semiotica
Nella recente raccolta di saggi il celebre saggista, almeno riguardo alle idee su romanzo e letteratura, sembra mettere la retromarcia. E abbandonare le sue teorie - Lo sperimentalismo narrativo e le acrobazie avanguardistiche lasciano spazio a un lettore che vagamente rimpiange il feuilleton ottocentescodi Bruno Pischedda Domenicale 29 ottobre 2011
Il lungo addio di Eco alla semiotica
Nella recente raccolta di saggi il celebre saggista, almeno riguardo alle idee su romanzo e letteratura, sembra mettere la retromarcia. E abbandonare le sue teorie - Lo sperimentalismo narrativo e le acrobazie avanguardistiche lasciano spazio a un lettore che vagamente rimpiange il feuilleton ottocentescodi Bruno Pischedda Domenicale 29 ottobre 2011
Realismo e nominalismo
Siamo realisti: cosa esiste?
Mario De Caro Domenicale 30 ottobre 2011
Il realismo ha molte facce
Dalla metafisica al «senso comune»: la testimonianza di uno dei massimi epistemologi contemporanei - Cinquant'anni, molte idee guidate da una convinzione: «Le filosofie antirealistiche rendono il successo scientifico un miracolo inesplicabile»
di Hilary Putnam Sole 24 Ore 29 ottobre 2011
Il pensiero fa progressi?
di Armando Massarenti Sole 24 Ore 28 ottobre 2011
Mario De Caro Domenicale 30 ottobre 2011
Il realismo ha molte facce
Dalla metafisica al «senso comune»: la testimonianza di uno dei massimi epistemologi contemporanei - Cinquant'anni, molte idee guidate da una convinzione: «Le filosofie antirealistiche rendono il successo scientifico un miracolo inesplicabile»
di Hilary Putnam Sole 24 Ore 29 ottobre 2011
Il pensiero fa progressi?
di Armando Massarenti Sole 24 Ore 28 ottobre 2011
Aancora su "Il Noto servizio"
ANTELOPE COBBLER? POTREBBE ESSERE UN BOIARDO DI STATO
ALESSANDRO CALVI, IL RIFORMISTA del 30/10/2011 a pag. 11
ALESSANDRO CALVI, IL RIFORMISTA del 30/10/2011 a pag. 11
La rete, la scuola, l'editoria
SE UN VIDEOGIOCO AIUTA A CAPIRE KANT
SMARGIASSI MICHELE, LA REPUBBLICA del 29/10/2011 a pag. 1
INFO 2.0
LUNA RICCARDO, LA REPUBBLICA del 30/10/2011 a pag. 34/35
SMARGIASSI MICHELE, LA REPUBBLICA del 29/10/2011 a pag. 1
INFO 2.0
LUNA RICCARDO, LA REPUBBLICA del 30/10/2011 a pag. 34/35
Ancora De Rita-Galdo
Èscomparsa la borghesia, e così va in fumo l’Italia
De Rita e Galdo La fine della società aperta che «non protegge soltanto i privilegi di pochi»
LELIO DEMICHELIS La Stampa 29 ottobre 2011
De Rita e Galdo La fine della società aperta che «non protegge soltanto i privilegi di pochi»
LELIO DEMICHELIS La Stampa 29 ottobre 2011
Le ipotesi cosmologiche di Penrose
Roger Penrose: DAL BIG BANG ALL'ETERNITÀ, trad. D. Didero, Rizzoli, pp. 357,e22
Roger Penrose: LA STRADA CHE PORTA ALLA REALTA’, Trad. E. Diana, BUR, pp. 1206,e14,90
Penrose Il teorico americano della Cosmologia Ciclica Conforme: non esiste un Inizio, l’Universo è una serie di inizi ricorrentiSono infiniti i Big Bang che hanno fatto il mondo
PIERO BIANUCCI La Stampa 29 ottobre 2011
Roger Penrose: LA STRADA CHE PORTA ALLA REALTA’, Trad. E. Diana, BUR, pp. 1206,e14,90
Penrose Il teorico americano della Cosmologia Ciclica Conforme: non esiste un Inizio, l’Universo è una serie di inizi ricorrentiSono infiniti i Big Bang che hanno fatto il mondo
PIERO BIANUCCI La Stampa 29 ottobre 2011
sabato 29 ottobre 2011
Ripubblicata la Storia dei marxismi in Italia di Cristina Corradi
Cristina Corradi: Storia dei marxismi in Italia, manifestolibri, Roma 2011 (2005)
La recensione di Oscar Oddi 16 ottobre 2011 su consecutiotemporum
La recensione di Costanzo Preve all'edizione 2005 su Comunismo e Comunità
La recensione di Oscar Oddi 16 ottobre 2011 su consecutiotemporum
La recensione di Costanzo Preve all'edizione 2005 su Comunismo e Comunità
Togliatti, Croce e una lettura improbabile
Come è noto, Togliatti promosse la pubblicazione dei Quaderni di Gramsci, uno dei quali si intitolava, nell'edizione tematica, "Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce". Non c'è male quanto a "oscuramento"... [SGA].
L'ANATEMA DI TOGLIATTI CONTRO CROCE
SEGNERI PIER PAOLO, SECOLO D'ITALIA del 27/10/2011 a pag. 13
L'ANATEMA DI TOGLIATTI CONTRO CROCE
SEGNERI PIER PAOLO, SECOLO D'ITALIA del 27/10/2011 a pag. 13
Un libro sull'estrema destra eversiva in Italia
Saverio FERRARI: FASCISTI A MILANO. da Ordine nuovo a Cuore nero, BFS
Il libro, di taglio giornalistico, prende le mosse dall’assassinio, rimasto ancora oscuro, del giovane neofascista Alessandro Alvarez, nei pressi di Milano, nel marzo 2000. In quella vicenda, a cavallo tra estremismo e malavita, furono indagati una serie di personaggi del terrorismo nero. Da qui l’avvio, grazie al supporto di una ricca documentazione giudiziaria, di un viaggio nell’estrema destra milanese, riannodando storie e figure del passato, dalla “banda Cavallini” dei primi anni Ottanta al reclutamento di mercenari per le guerre d’Africa, all’accoltellamento di un consigliere comunale nel 1997, fino agli anni più recenti, segnati dall’espandersi del fenomeno naziskin, dall’infiltrazione nelle curve, ma anche da episodi inquietanti quali l’organizzazione di un attentato a un magistrato antimafia. In questo percorso, fino al neofascismo milanese odierno, si evidenziano i legami politici e personali che continuano a collegare il mondo dell’estrema destra con la Destra istituzionale.
BIANCA BRACCI TORSI, LIBERAZIONE del 28/10/2011 a pag. 8
Liberali immaginari in cerca di ispirazione
Un liberale perfetto fra etica e mercato
di Carlo Lottieri il Giornale sabato 29 ottobre 2011
Tasse, lavoro, monopoli Le battaglie economiche di un meritocratico
di Francesco Forte il Giornale sabato 29 ottobre 2011
EINAUDI COLTO, UMILE, PRATICO LO STATISTA RIGOROSO DAL VOLTO UMANISTA
PERFETTI FRANCESCO, IL GIORNALE del 29/10/2011 a pag. 28/29
di Carlo Lottieri il Giornale sabato 29 ottobre 2011
Tasse, lavoro, monopoli Le battaglie economiche di un meritocratico
di Francesco Forte il Giornale sabato 29 ottobre 2011
EINAUDI COLTO, UMILE, PRATICO LO STATISTA RIGOROSO DAL VOLTO UMANISTA
PERFETTI FRANCESCO, IL GIORNALE del 29/10/2011 a pag. 28/29
Una nuova narrazione utopica nel segno della famosa biopolitica
Felice Cimatti: La vita che verrà. Biopolitica per Homo sapiens, Ombre Corte, Verona 2011
La vita che verrà è quella che, finalmente, di nuovo possiamo immaginare oltre quella che stiamo vivendo. Una vita che in molti hanno provato a farci credere fosse non solo l'unica possibile ma anche la migliore. Ma oggi sappiamo che questo non è vero, che altre vite sono possibili, che così come - ad esempio non moriamo più per il virus del vaiolo (che sopravvive ibernato solo nei frigoriferi di due laboratori scientifici), possiamo anche vivere senza e oltre il capitalismo. Non è certo la prima volta che una vita diversa viene immaginata, e non sarà certamente nemmeno l'ultima. L'idea di questo libro è che per provare a immaginare la vita che verrà sia necessario partire dalla natura umana. Siamo animali fatti di immaginazione, e quindi di desiderio, quello stesso desiderio di cui il filosofo Gilles Deleuze diceva che "non ce n'è mai abbastanza". E siamo questa capacità di immaginare perché la nostra natura biologica coincide, di fatto, con la facoltà di linguaggio. Forse allora è la biolinguistica, la scienza che studia il linguaggio come fenomeno biologico, che ci serve per capire come può essere una vita umana adatta alla nostra natura.
SCAFFALE 1 - Dall'economia politica alla psicoanalisi. «La vita che verrà», nuovo saggio di Felice Cimatti
Animali politici in cerca di autore
Il fondamento biologico del carattere politico della vita umana svela l'innaturalità di un capitalismo che limita le potenzialità e apre le possibilità di desiderare un altro mondo possibile
di Marco Mazzeo il manifesto 26 ottobre 2011
Commercio internazionale e flussi migratori
"OCCIDENTE, NESSUN MURO PUO' FERMARE GLI IMMIGRATI"
Int. a JAGDISH BHAGWATI di MARIO BAUDINO, LA STAMPA del 28/10/2011 a pag. 45
Int. a JAGDISH BHAGWATI di MARIO BAUDINO, LA STAMPA del 28/10/2011 a pag. 45
Il nuovo numero di "Aspenia" su nuovi media e potere
Aspenia: Media 2.0 Potere e Libertà
Rivista n. 54 - ottobre 2011
COMUNICAZIONE AI TEMPI DEL WEB STRETTA FRA POTERI E LIBERTA'
MELE MARCO, IL SOLE 24 ORE del 27/10/2011 a pag. 18
Cyberwar. La Cina sperimenta il soft power ma per il manifesto sono fighi solo i blogger anticinesi
L'INVASIONE CULTURALE CINESE
VISETTI GIAMPAOLO, LA REPUBBLICA del 27/10/2011 a pag. 39/41
NEL REGNO DI MEZZO
Le storie sfuggite al grande firewall
Giovanilismo, epidemia della Sars, Aids e il disperato ed effimero appello al senso dell'onore per fermare la corruzione. La scoperta, attraverso la Rete, di tensioni e contraddizioni della Cina. Un percorso di lettura a partire da alcuni romanzi da poco tradotti
di Silvia Calamandrei il manifesto 28 ottobre 2011
INTERNET
Quei blogger allineati e coperti
VISETTI GIAMPAOLO, LA REPUBBLICA del 27/10/2011 a pag. 39/41
NEL REGNO DI MEZZO
Le storie sfuggite al grande firewall
Giovanilismo, epidemia della Sars, Aids e il disperato ed effimero appello al senso dell'onore per fermare la corruzione. La scoperta, attraverso la Rete, di tensioni e contraddizioni della Cina. Un percorso di lettura a partire da alcuni romanzi da poco tradotti
di Silvia Calamandrei il manifesto 28 ottobre 2011
INTERNET
Quei blogger allineati e coperti
Turbocapitalismo, sinistra liberal e altre amenità
L’Occidente a rischio default? Colpa dei Beatles..,
di Redazione il Giornale venerdì 28 ottobre 2011
OLTRE LA CRISI
Nei cerchi del potere
La finanza sta lentamente distruggendo la società, cancellando al tempo stesso il problema più drammatico, quel riscaldamento climatico che potrebbe determinare la cancellazione stessa della civiltà umana. Per questo occorre individuare delle strategie che fermino questa macchina di guerra. Un'intervento della studiosa statunitense, ospite all'incontro annuale dell'editoria sociale, che inizierà domani a Roma i suoi lavori
di Susan George il manifesto 26 ottobre 2011
di Redazione il Giornale venerdì 28 ottobre 2011
OLTRE LA CRISI
Nei cerchi del potere
La finanza sta lentamente distruggendo la società, cancellando al tempo stesso il problema più drammatico, quel riscaldamento climatico che potrebbe determinare la cancellazione stessa della civiltà umana. Per questo occorre individuare delle strategie che fermino questa macchina di guerra. Un'intervento della studiosa statunitense, ospite all'incontro annuale dell'editoria sociale, che inizierà domani a Roma i suoi lavori
di Susan George il manifesto 26 ottobre 2011
I liberal americani e la presidenza Obama
NON CI SONO PIU' I COLUMNIST DEL NEW YORK TIMES DI UNA VOLTA
IL FOGLIO del 27/10/2011 a pag. 3
IL FOGLIO del 27/10/2011 a pag. 3
Architettura e città
LA CITTA' SENZA CUORE
Noia, acciaio e cemento. L'effetto Babele ha vinto
Int. a JOSEPH RYKWERT di MARINO NIOLA, LA REPUBBLICA del 27/10/2011 a pag. 50/51
Noia, acciaio e cemento. L'effetto Babele ha vinto
Int. a JOSEPH RYKWERT di MARINO NIOLA, LA REPUBBLICA del 27/10/2011 a pag. 50/51
Julia Kristeva ad Assisi
UN NUOVO UMANESIMO IN DIECI PRINCIPI
JULIA KRISTEVA, CORRIERE DELLA SERA del 27/10/2011 a pag. 1
KRISTEVA: "LA SFIDA? CONIUGARE SAN FRANCESCO E DIDEROT"
FAZZINI LORENZO, AVVENIRE del 27/10/2011 a pag. 30
"TUTTI IMPEGNATI ALLA RICERCA DI SENSO"
Int. a JULIA KRISTEVA di LORENZO FAZZINI, AVVENIRE del 28/10/2011 a pag. 5
Ironia di una santa che volle dare scacco matto al Signore
di Julia Kristeva il manifesto 28 ottobre 2011
JULIA KRISTEVA, CORRIERE DELLA SERA del 27/10/2011 a pag. 1
KRISTEVA: "LA SFIDA? CONIUGARE SAN FRANCESCO E DIDEROT"
FAZZINI LORENZO, AVVENIRE del 27/10/2011 a pag. 30
"TUTTI IMPEGNATI ALLA RICERCA DI SENSO"
Int. a JULIA KRISTEVA di LORENZO FAZZINI, AVVENIRE del 28/10/2011 a pag. 5
Ironia di una santa che volle dare scacco matto al Signore
di Julia Kristeva il manifesto 28 ottobre 2011
E' morto James Hillman
Addio a Hillman così si muore da filosofo antico Lo psicanalista e filosofo americano James Hillman era nato nel 1926. Allievo di Carl Gustav Jung, è stato il fondatore della psicologia archetipica. È autore di oltre venti libri tradotti in 25 lingue
SILVIA RONCHEY La Stampa 28/10/2011
James Hillman lo psichiatra dal fascino pop
di Stefano Zecchi il Giornale sabato 29 ottobre 2011
James Hillman, poeta dell'anima ma non filosofo
Mario Iannaccone Avvenire 29 ottobre 2011
IL RITORNO AGLI DEI DI JAMES HILLMAN
SCIANCA ADRIANO, SECOLO D'ITALIA del 29/10/2011 a pag. 1
James Hillman, il primato dell'immaginazione
di Paolo Mottana il manifesto 29 ottobre 2011
SILVIA RONCHEY La Stampa 28/10/2011
James Hillman lo psichiatra dal fascino pop
di Stefano Zecchi il Giornale sabato 29 ottobre 2011
James Hillman, poeta dell'anima ma non filosofo
Mario Iannaccone Avvenire 29 ottobre 2011
IL RITORNO AGLI DEI DI JAMES HILLMAN
SCIANCA ADRIANO, SECOLO D'ITALIA del 29/10/2011 a pag. 1
James Hillman, il primato dell'immaginazione
di Paolo Mottana il manifesto 29 ottobre 2011
giovedì 27 ottobre 2011
L'intervento di Domenico Losurdo al seminario di Urbino sulla crisi globale
Crisi globale, declino europeo e rivolte mediterranee
Interpretazioni e prospettive
Mercoledì, 26 ottobre 2011, Urbino, Facoltà di Economia, Palazzo Battiferri
Aula Rossa, Via Saffi, n. 42
ore 18.00 Tavola rotonda: Il mare nostrum tra Europa, America e Cina
Presiede e coordina: Giampaolo Giannotti (Università di Urbino)
Partecipano: Antonio Cantaro (Università di Urbino), Domenico Losurdo (Università di Urbino),
Leopoldo Nuti (Università di Roma Tre), Luciano Violante (Presidente Ass. italiadecide)
Aula Rossa, Via Saffi, n. 42
ore 18.00 Tavola rotonda: Il mare nostrum tra Europa, America e Cina
Presiede e coordina: Giampaolo Giannotti (Università di Urbino)
Partecipano: Antonio Cantaro (Università di Urbino), Domenico Losurdo (Università di Urbino),
Leopoldo Nuti (Università di Roma Tre), Luciano Violante (Presidente Ass. italiadecide)
La storiografia sul periodo fascista dal paradigma resistenziale al revisionismo nel libro di Gustavo Corni
GUSTAVO CORNI: Fascismo, condanne e revisioni, Salerno Editrice
Gustavo Corni ricostruisce le diverse fasi della storiografia contemporanea dal 1945 fino a oggi: dal predominio del “paradigma antifascista”, all’interpretazione del fascismo proposta da Renzo De Felice. La riflessione si ferma sui temi della Resistenza, del consenso verso il regime fascista, dei rapporti fra regime e poteri forti dell’economia. Dopo la fine della cosiddetta “prima repubblica” il paradigma antifascista ha subìto colpi ancora più duri, in un clima politico e culturale radicalmente cambiato. Le posizioni di De Felice, protagonista della stagione revisionistica, sono state a loro volta radicalizzate.
Gustavo Corni insegna storia contemporanea all’Università di Trento. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo I ghetti di Hitler. Voci di una società sotto assedio 1939-1944, Bologna (2001).
GIOVANNI BELARDELLI, CORRIERE DELLA SERA del 26/10/2011 a pag. 41
Il secondo volume del Corpus Hermeticum nella collana della Fondazione Valla
P. Scarpi (a cura di), La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto, vol. II. Milano: Fondazione L. Valla - Mondadori, 2011
Quando Poimandres, il Nous del dominio assoluto, appare in forma di essere gigantesco a un uomo tutto teso col pensiero verso l'essere e gli domanda cosa voglia "udire e vedere e poi apprendere e conoscere grazie alla contemplazione", il suo interlocutore gli risponde: "Voglio essere istruito intorno agli esseri, comprenderne la natura e conoscere dio". E così che inizia il primo Trattato, il Poimandres, del Corpus Hermeticum: e subito a quell'uomo si svela tutto, trasformandosi in luce serena e gioiosa della quale egli si innamora. La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto - il "Corpus Hermeticum" - è una delle raccolte di testi più fortunate e influenti che la tarda antichità ci abbia lasciato. Ed è certo difficile resistere al fascino che viene dalla sua singolare miscela di teologia e cosmologia, di studio dell'uomo e dottrina dell'anima, demonologia e astrologia. È un libro, questo, che parla del Principio e della Fine, e adombra una via di Salvezza. Ha, inoltre, una storia del tutto romanzesca. Già attribuito al "tre volte grande" ("trismegistos", appunto) Ermes - il dio della scrittura, dell'astrologia e dell'alchimia che risulta dall'associazione della divinità greca con l'egizio Thoth - esso è ritenuto antico quanto se non più di Mosè, e interpretato come prefigurazione del Cristianesimo. Redatto, in realtà, tra il I e il IV secolo della nostra èra, nel 1460 l'originale greco giunge nelle mani di Cosimo de' Medici, che ordina subito a Marsilio Ficino di dimenticare Platone...
PIETRO CITATI, CORRIERE DELLA SERA del 26/10/2011 a pag. 38/39
Il solito Rifkin sull'economia della conoscenza
IL FUTURO? UNA RETE PIENA DI ENERGIA
Int. a JEREMY RIFKIN di LUCA LANDO', L'UNITA' del 26/10/2011 a pag. 38/39
"LA PROSSIMA RIVOLUZIONE SARA' QUELLA AMBIENTALE"
Int. a JEREMY RIFKIN di CIANCIULLO ANTONIO, LA REPUBBLICA del 26/10/2011 a pag. 61
L'ECONOMIA VERDE DI OBAMA E' UN GRAN CAOS SENZA VISIONE
RIFKIN JEREMY, LIBERO del 28/10/2011 a pag. 33
IL MONDO A DIECI ZERI NON SAREBBE SOSTENIBILE INIZIAMO ORA A CAMBIARE
SACHS JEFFREY D., LA STAMPA del 26/10/2011 a pag. 14
Int. a JEREMY RIFKIN di LUCA LANDO', L'UNITA' del 26/10/2011 a pag. 38/39
"LA PROSSIMA RIVOLUZIONE SARA' QUELLA AMBIENTALE"
Int. a JEREMY RIFKIN di CIANCIULLO ANTONIO, LA REPUBBLICA del 26/10/2011 a pag. 61
L'ECONOMIA VERDE DI OBAMA E' UN GRAN CAOS SENZA VISIONE
RIFKIN JEREMY, LIBERO del 28/10/2011 a pag. 33
IL MONDO A DIECI ZERI NON SAREBBE SOSTENIBILE INIZIAMO ORA A CAMBIARE
SACHS JEFFREY D., LA STAMPA del 26/10/2011 a pag. 14
Editoria
IL MONOPOLIO DELL'EDITORIA SCIENTIFICA
LONGO GIUSEPPE O., AVVENIRE del 26/10/2011 a pag. 25
LONGO GIUSEPPE O., AVVENIRE del 26/10/2011 a pag. 25
Salvati sostituisce Ignazi al Mulino
Si parla di "svolta moderata", ma non è che sinora avessimo visto tutta questa radicalità... [SGA].
IL MULINO TORNA ALL'ANTICO
SMARGIASSI MICHELE, LA REPUBBLICA del 26/10/2011 a pag. 60/61
"GIUSTO INDIGNARSI, MA PRIMA RIFLETTERE"
Int. a MICHELE SALVATI di CUMANI CLAUDIO, GIORNO/RESTO/NAZIONE del 26/10/2011 a pag. 36
UN "MULINO" MENO POLEMICO
CARIOTI ANTONIO, CORRIERE DELLA SERA del 26/10/2011 a pag. 38
IL MULINO TORNA ALL'ANTICO
SMARGIASSI MICHELE, LA REPUBBLICA del 26/10/2011 a pag. 60/61
"GIUSTO INDIGNARSI, MA PRIMA RIFLETTERE"
Int. a MICHELE SALVATI di CUMANI CLAUDIO, GIORNO/RESTO/NAZIONE del 26/10/2011 a pag. 36
UN "MULINO" MENO POLEMICO
CARIOTI ANTONIO, CORRIERE DELLA SERA del 26/10/2011 a pag. 38
Un libro su Foucault
Gianvito Brindisi: Potere e giudizio. Giurisdizione e veridizione nella genealogia di Michel Foucault, Editoriale Scientifica
OLTRE FOUCAULT
Il corpo vivo della verità
«Potere e giudizio», un saggio sulla giustiza di Gianvito Brindisidi Massimo Stella il manifesto 26 ottobre 2011
OLTRE FOUCAULT
Il corpo vivo della verità
«Potere e giudizio», un saggio sulla giustiza di Gianvito Brindisidi Massimo Stella il manifesto 26 ottobre 2011
Merci e modernità
Giorgio Nebbia: Dizionario tecnico-ecologico delle merci (Jaca Book, pp. 336, euro 25).
All’inizio del secondo decennio del XXI secolo la terra si presenta abitata da circa 7.000 milioni di persone, che si possono considerare divise in circa 2.000 milioni nei paesi industrializzati (Nord America, Europa, Russia, Giappone, Australia), in circa 3.000 milioni nei paesi in via di industrializzazione (Cina, india, Brasile, Sudest asiatico, eccetera) e in circa 2.000 milioni nei paesi poveri e poverissimi, per lo più in Asia, Africa, America latina.
Si usa caratterizzare i diversi paesi e il loro sviluppo economico con l’indicatore PIL, prodotto interno lordo, un numero che indica la quantità di denaro che scorre attraverso ciascun paese in un anno. Le singole persone tuttavia non mangiano, non si muovono, non abitano, non comunicano con i soldi, ma con delle cose materiali, tratte dalla natura e trasformate in prodotti commerciali, utili: grano e benzina, cemento e acqua, eccetera. Anche i beni apparentemente immateriali, come il parlare, la stessa felicità e dignità umana non sarebbero accessibili se non ci fossero fili elettrici, telefoni, abitazioni decenti, letti di ospedale, banchi di scuola, tutti «beni» fatti di metalli, legno, plastica, eccetera.
«Dentro» ciascun oggetto, ciascun prodotto fabbricato, ciascuna merce, ci sono materie fisiche, ma anche storie di personaggi, di inventori, di lavoro, di fatica umana.
Questo libro vuole raccontare alcune di queste storie di sostanze chimiche e di persone. È intitolato «dizionario» perché gli argomenti sono predisposti in ordine alfabetico, ma naturalmente si tratta di pochi argomenti rispetto all’universo quasi infinito di merci e oggetti che ci circondano.
I filosofi del Settecento scrissero un dizionario delle cose tecniche, intitolato Enciclopedia ragionata delle arti e mestieri. I chimici dell’Ottocento scrissero vari dizionari ed enciclopedie merceologiche, con un numero sempre più grande di «voci» a mano a mano che arrivavano altre innovazioni tecniche. Oggi sarebbe praticamente impossibile scrivere un dizionario universale delle merci e delle cose materiali.
Il lettore dovrà accontentarsi di queste poche schede che riguardano una minima frazione dei circa 60 miliardi di tonnellate di materiali che circolano intorno a lui, fra alimenti, fonti di energia, macchinari e manufatti industriali. Acqua esclusa, perché quella entra ed esce dalle case, dai campi e dalle fabbriche di tutto il mondo in ragione di circa 4.000 miliardi di tonnellate all’anno.
Se il lettore sarà incuriosito e indotto a guardarsi intorno con un po’ di curiosità e meraviglia per il mondo delle cose che gli permettono di vivere e lavorare, l’autore si sentirà soddisfatto.
I SEGNI DELLA CIVILTÀ
La roba pesante della modernità
Il «dizionario tecnico-ecologigo delle merci» di Giorgio Nebbia è un piacevole e dotto esempio di una storia del presente scandita dai materiali che l'hanno contrassegnato
di Marco d'Eramo il manifesto 26 ottobre 2011
SCAFFALE
Innovazione a colpi di alcol, patate e caffè
di m. d'e.
All’inizio del secondo decennio del XXI secolo la terra si presenta abitata da circa 7.000 milioni di persone, che si possono considerare divise in circa 2.000 milioni nei paesi industrializzati (Nord America, Europa, Russia, Giappone, Australia), in circa 3.000 milioni nei paesi in via di industrializzazione (Cina, india, Brasile, Sudest asiatico, eccetera) e in circa 2.000 milioni nei paesi poveri e poverissimi, per lo più in Asia, Africa, America latina.
Si usa caratterizzare i diversi paesi e il loro sviluppo economico con l’indicatore PIL, prodotto interno lordo, un numero che indica la quantità di denaro che scorre attraverso ciascun paese in un anno. Le singole persone tuttavia non mangiano, non si muovono, non abitano, non comunicano con i soldi, ma con delle cose materiali, tratte dalla natura e trasformate in prodotti commerciali, utili: grano e benzina, cemento e acqua, eccetera. Anche i beni apparentemente immateriali, come il parlare, la stessa felicità e dignità umana non sarebbero accessibili se non ci fossero fili elettrici, telefoni, abitazioni decenti, letti di ospedale, banchi di scuola, tutti «beni» fatti di metalli, legno, plastica, eccetera.
«Dentro» ciascun oggetto, ciascun prodotto fabbricato, ciascuna merce, ci sono materie fisiche, ma anche storie di personaggi, di inventori, di lavoro, di fatica umana.
Questo libro vuole raccontare alcune di queste storie di sostanze chimiche e di persone. È intitolato «dizionario» perché gli argomenti sono predisposti in ordine alfabetico, ma naturalmente si tratta di pochi argomenti rispetto all’universo quasi infinito di merci e oggetti che ci circondano.
I filosofi del Settecento scrissero un dizionario delle cose tecniche, intitolato Enciclopedia ragionata delle arti e mestieri. I chimici dell’Ottocento scrissero vari dizionari ed enciclopedie merceologiche, con un numero sempre più grande di «voci» a mano a mano che arrivavano altre innovazioni tecniche. Oggi sarebbe praticamente impossibile scrivere un dizionario universale delle merci e delle cose materiali.
Il lettore dovrà accontentarsi di queste poche schede che riguardano una minima frazione dei circa 60 miliardi di tonnellate di materiali che circolano intorno a lui, fra alimenti, fonti di energia, macchinari e manufatti industriali. Acqua esclusa, perché quella entra ed esce dalle case, dai campi e dalle fabbriche di tutto il mondo in ragione di circa 4.000 miliardi di tonnellate all’anno.
Se il lettore sarà incuriosito e indotto a guardarsi intorno con un po’ di curiosità e meraviglia per il mondo delle cose che gli permettono di vivere e lavorare, l’autore si sentirà soddisfatto.
I SEGNI DELLA CIVILTÀ
La roba pesante della modernità
Il «dizionario tecnico-ecologigo delle merci» di Giorgio Nebbia è un piacevole e dotto esempio di una storia del presente scandita dai materiali che l'hanno contrassegnato
di Marco d'Eramo il manifesto 26 ottobre 2011
SCAFFALE
Innovazione a colpi di alcol, patate e caffè
di m. d'e.
mercoledì 26 ottobre 2011
Una raccolta di saggi su Valentino Gerratana
Guido Liguori e Eleonora Forenza (a cura di): Valentino Gerratana, "filosofo democratico", Carocci, pp. 165, euro 17,50
Valentino Gerratana è stato uomo di cultura rigoroso e cittadino appassionato, testimone di impegno civile e passione politica. A dieci anni dalla morte, i saggi qui raccolti, ricordano i molteplici aspetti della vita e dell'opera di uno studioso noto in tutto il mondo: dalle giovanili polemiche con Croce all'impegno nella Resistenza, dal lavoro giornalistico e culturale svolto nel PCI all'amicizia con Italo Calvino, dalla ricerca filosofica alla imponente opera di edizione critica dei "Quaderni del carcere gramsciani", recentemente ricordata e apprezzata da Giorgio Napolitano.
L'opera di Valentino Gerratana in un saggio per Carocci
Studioso di Rousseau e di Marx, ha curato per Einuadi l'accurata edizione dei «Quaderni dal carcere» di Antonio Gramsci
di Roberto Ciccarelli il manifesto 25 ottobre 2011
Università
Se Angelo d'Orsi vuole giustamente abolire il 3 + 2, c'è chi vuole abolire di fatto il dottorato e cioè riservarlo a pochissimi... [SGA].
ATENEI SENZA MERCATO
ANGELO D'ORSI, IL MANIFESTO del 25/10/2011 a pag. 10/11
RIFORMA DEL DOTTORATO, PUNTARE SU POCHE SCUOLE MA D'ECCELLENZA
MARINO REGINI, CORRIERE DELLA SERA del 25/10/2011 a pag. 29
IL PROBLEMA NON SONO GLI STUDENTI
GENTILI SONIA, IL MANIFESTO del 26/10/2011 a pag. 15
ATENEI SENZA MERCATO
ANGELO D'ORSI, IL MANIFESTO del 25/10/2011 a pag. 10/11
RIFORMA DEL DOTTORATO, PUNTARE SU POCHE SCUOLE MA D'ECCELLENZA
MARINO REGINI, CORRIERE DELLA SERA del 25/10/2011 a pag. 29
IL PROBLEMA NON SONO GLI STUDENTI
GENTILI SONIA, IL MANIFESTO del 26/10/2011 a pag. 15
Ridurre le tasse ai ricchi e bastonare il mondo del lavoro o farle pagare a chi non le paga e risolvere i problemi del paese senza tagliare le pensioni?
Luca Ricolfi: La Repubblica delle tasse. Perché l'Italia non cresce più, RIZZOLI
UNA REPUBBLICA (AF)FONDATA SULLE TASSE
LUCA RICOLFI, LA STAMPA del 25/10/2011 a pag. 36
Se i produttori di ricchezza muoiono per (troppe) tasse
La crisi letta da Luca Ricolfi
Piero Ostellino Corriere della Sera 25 ottobre 2011
UNA REPUBBLICA (AF)FONDATA SULLE TASSE
LUCA RICOLFI, LA STAMPA del 25/10/2011 a pag. 36
Se i produttori di ricchezza muoiono per (troppe) tasse
La crisi letta da Luca Ricolfi
Piero Ostellino Corriere della Sera 25 ottobre 2011
Luigi Einaudi tra liberalismo e cristianesimo
E IL CATTOLICO EINAUDI SOGNO' LA CITTA' DI DIO
TOMATIS FRANCESCO, AVVENIRE del 25/10/2011 a pag. 27
LA FEDE E IL RISORGIMENTO, "CAPOLAVORO" DELL'800
MUOLO MIMMO, AVVENIRE del 25/10/2011 a pag. 27
TOMATIS FRANCESCO, AVVENIRE del 25/10/2011 a pag. 27
LA FEDE E IL RISORGIMENTO, "CAPOLAVORO" DELL'800
MUOLO MIMMO, AVVENIRE del 25/10/2011 a pag. 27
Archeologia e idiozia
"RICOSTRUIAMO A SELINUNTE IL TEMPIO DEDICATO A ZEUS" STUDIOSI IN RIVOLTA: UNA FOLLIA
PAOLA NICITA, LA REPUBBLICA del 25/10/2011 a pag. 21
LA RICOSTRUZIONE DEL TEMPIO DI SELINUNTE - LETTERA CESARE DE SETA, LA REPUBBLICA del 26/10/2011 a pag. 32
PAOLA NICITA, LA REPUBBLICA del 25/10/2011 a pag. 21
LA RICOSTRUZIONE DEL TEMPIO DI SELINUNTE - LETTERA CESARE DE SETA, LA REPUBBLICA del 26/10/2011 a pag. 32
L'autobiografia letteraria di Harold Bloom
Harold Bloom: ANATOMIA DELL’INFLUENZA. LA LETTERATURA COME STILE DI VITA, traduzione di Roberta Zuppet, Rizzoli
Grandi scrittori sulle spalle di giganti
Un’autobiografia del critico attraverso gli autori amati e studiati. Ne anticipiamo un brano
Harold Bloom Corriere della Sera 25 ottobre 2011
Grandi scrittori sulle spalle di giganti
Un’autobiografia del critico attraverso gli autori amati e studiati. Ne anticipiamo un brano
Harold Bloom Corriere della Sera 25 ottobre 2011
Continua il revisionismo sul Sud e il Risorgimento
Le regine del bosco ovvero l’epica lotta delle brigantesse
di Giordano Bruno Guerri il Giornale mercoledì 26 ottobre 2011
di Giordano Bruno Guerri il Giornale mercoledì 26 ottobre 2011
Il libro di Goldhagen messo in romanzo
Baram Nir: Brave persone, Ponte alle Grazie
I SILENZIOSI COMPLICI DEL MALE
Int. a BARAM NIR di SUSANNA NIRENSTEIN, LA REPUBBLICA del 25/10/2011 a pag. 58/59
I SILENZIOSI COMPLICI DEL MALE
Int. a BARAM NIR di SUSANNA NIRENSTEIN, LA REPUBBLICA del 25/10/2011 a pag. 58/59
martedì 25 ottobre 2011
Un libro su nazionalbolscevismo e Rivoluzione conservatrice
Franco Milanesi: Ribelli e borghesi. Nazionalbolscevismo e rivoluzione conservatrice 1914-1933, prefazione di Pier Paolo Portinaro, Aracne Editrice 2011
La prima guerra mondiale segna la crisi dei fondamenti della modernità europea e apre una fase di sperimentazione sociale, politica e culturale. Nel campo di forze indirizzato al superamento della forma borghese, il nazionalbolscevismo e la rivoluzione conservatrice rappresentano espressioni significative, estranee sia alla democrazia liberale e socialista, sia al fascismo e al comunismo sovietico. Al loro interno emergono figure di militanti e intellettuali come Jünger, Niekisch e von Salomon. A partire dagli anni Trenta la repressione e il conformismo contribuiscono all’esaurimento delle innovazioni emerse da questi movimenti antisistema.
Franco Milanesi (Torino, 1956) è laureato in Filosofia ed è dottore di ricerca in Studi Politici. Ha collaborato a riviste storiche e filosofiche con scritti sulla storia del PCd’I, sul dissenso comunista e sulla politica militante. Ha pubblicato Dietro la lavagna (Giraldi, Bologna 2008) e Militanti. Un’antropologia politica del Novecento (Punto Rosso, Milano 2010).
Ancora il libro di Rapone su Gramsci. Una polemica
Il libro di Rapone, che pure fa i conti con la complessità delle forme ideologiche al di là degli schematismi, è qui piegato a confermare una tesi che si rifà ad una ben precisa interpretazione revisionistica della storia politica e culturale italiana. La replica di Gravagnuolo [SGA].
Gramsci? Mussoliniano Il leader dei comunisti era vicino al fascismo
Un saggio di Leonardo Rapone, membro del comitato dei garanti della Fondazione Gramsci, ammette le affinità fra il leader comunista e il fascismo
di Marcello Veneziani il Giornale lunedì 24 ottobre 2011, 08:00
Le interpretazioni pericolose. Un saggio di Rapone sugli anni giovanili gramsciani trasformato in rivelazione strumentale da «il Giornale»
Il Gramsci di destra? Mai esistito
Perché l’iniziale radicalismo del pensatore non ha nulla a che fare con Mussolini
di Bruno Gravagnuolo l’Unità 25.10.11
Il titolo è sconcio. Il sommario insinuante. La tesi, semplicemente bugiarda. Ecco il titolo, tanto per capirci: «Gramsci? Un mussoliniano. Parola di Fondazione Gramsci». Parole e musica sono de il Giornale berlusconiano, che premette al tutto una goliardica testatina («falce e moschetto»). E l’articolo è di Marcello Veneziani noto saggista di destra meno rozzo delle premesse slogan. Ma pieno di inesattezze e confusioni tali da «autorizzare» l’operazione in gioco: la parentela tra Gramsci e il fascismo. Il tutto travisando e strumentalizzando un serio lavoro di Leonardo Rapone, storico e membro del Comitato dei garanti della Fondazione Gramsci, il quale ammetterebbe secondo il sommario del quotidiano «le affinità tra il leader comunista e il fascismo». Di che si tratta? Del giovane Gramsci, a cui Rapone ha dedicato un volume per Carocci: Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo.
Qual è la tesi di Rapone? È l’idea di un Gramsci avversario di democrazia parlamentare e giolittismo. Nemico del riformismo socialista e ammiratore di un liberalismo forte autoritario (e conflittuale). E di un Gramsci avverso al pacifismo umanitario, e certo molto diverso dal pensatore carcerario che rovescia le illusioni giovanili in un pensiero ben altrimenti complesso. Ricerca utilissima quella di Rapone, che mette a fuoco alcuni passaggi chiave gramsciani, ma che diventa in Veneziani la caricatura di un Gramsci quasi in camicia nera e compagno di strada del Duce, almeno fino allo scoppio della Rivoluzione di Ottobre. Vediamo uno dei tratti chiave di questa caricatura: l’interventismo bellico di Gramsci nel 1915. Che non vi fu affatto! Laddove vi fu solo uno scritto del 31 ottobre 1914, sul Grido del Popolo nel quale il giovane Gramsci criticava (contro Tasca) attendismo e staticità socialista di allora, auspicando a suo modo una «neutralità attiva ed operante», come quella di cui parlava il Mussolini ancora socialista. Ma declinandola in modo opposto. Come? Come capacità di stare in mezzo agli eventi, per condizionarne il corso senza farsi scippare la scena da un avversario magari vittorioso in guerra, oppure sconfitto, ma pur sempre «dirigente» e al comando delle «cose pubbliche». Tanto è vero che lo stesso Gramsci, che sa di interpretare Mussolini in quel momento, precisa nell’articolo in questione: «...Se almeno io ho interpretato bene le sue (di Mussolini) un po’ disorganiche dichiarazioni e le ho sviluppate secondo quella stessa linea che egli avrebbe fatto».
Gramsci «occasionalista» dunque. Leninista della prima ora. O al più Gramsci anti-Imperi centrali, e non mero pacifista. Ma agli antipodi da Mussolini, anche allora. Talché, né «acerba esercitazione giovanile» o «incidente di percorso», come scrive Rapone. Né cripto interventismo o filomussolinismo, come pare suggerire a riguardo Paolo Mieli, che ha recensito in anteprima, con maggior serietà di Veneziani, il libro di Rapone e che si interroga su quell’articolo.
Altro artificio deformante della tesi di Veneziani sul «Gramsci mussoliniano»: il «filo» con D’Annunzio, Papini, Prezzolini, il futurismo, etc. Quanto al primo, nel 1919 Gramsci cerca politicamente di staccarlo dal fascismo. Ma non se ne nasconde fin da subito la natura piccolo borghese (di massa) e superomistica di provincia (in seguito approfondita nei Quaderni).
Ma più in generale Gramsci, in quegli anni, è attento a tutti i fermenti estetici e culturali di una società nazionale in rivolta contro l’Italia giolittiana: in nome della modernità industriale. Di qui l’interesse per le avanguardie, e per una intellettualità di massa inquieta e sradicata, che non sta dentro i limiti dell’Italia liberale di allora. Gramsci che discutendo con Trotzky difende il futurismo (e in seguito Pirandello) è ben in grado fin da subito di distinguere il segno politico che la cultura assume, nel fuoco degli eventi. Ed è per così dire, già «gramsciano», anche se è ancora estremista. Certo Gramsci legge Croce, Gentile, Sorel e ne rimane influenzato. Ma erano quelli i tramiti del marxismo, in anni di crisi e revisione del marxismo. Ed erano quelli i massimi intellettuali europei in Italia. Gli unici, all’inizio, attraverso i quali egli può «recuperare» un marxismo depurato dal fatalismo positivista, anche se ridotto a idealismo speculativo (Gentile) o a mero «canone di ricerca empirico» (Croce). E Sorel? Gramsci ne apprezzava lo «spirito di scissione», il conflittualismo anti-utopistico, ma non lo declinerà mai in termini di realismo conservatore e cinico (alla Pareto) e nemmeno ne farà mai un idolo (anzi, nei Quaderni viene iscritto nell’anarco-sindacalismo). Certo, il Gramsci giovane è (a modo suo), massimalista, consiliarista. Ostile alla possibilità di una evoluzione democratica dei ceti subalterni, attraverso parlamento e diritti. E su questo si ritrova su un terreno comune con tutti gli antigiolittiani: Salvemini, Gobetti, Prezzolini, e tutto il massimalismo socialista a sinistra di Turati. E però da un lato i confini con la destra sono chiarissimi fin dall’inizio: quella di Gramsci è una democrazia radicale e di classe non rappresentativa. Dall’altro, come riconosce lo stesso Mieli, egli rivedrà quasi tutte le idee che avevano caratterizzato la sua formazione. Incluso quel certo volontarismo giacobino e non giacobino che avrebbe dovuto creare le condizioni di una democrazia integrale dei lavoratori. Sicché non solo Gramsci teorizzerà gradualismo, libertà e fase democratica. Ma arriverà nei Quaderni persino a rovesciare l’accusa di parlamentarismo a Giolitti nel suo contrario. Così: «È la lotta contro il parlamentarismo da parte di Giolitti e non l’essere egli parlamentarista che ha screditato il parlamentarismo». E poco prima: «Cercò di evitare che il governo diventasse di fatto e di diritto un’espressione dell’assemblea nazionale». Niente male per un vecchio antigiolittiano non democratico...
Gramsci? Mussoliniano Il leader dei comunisti era vicino al fascismo
Un saggio di Leonardo Rapone, membro del comitato dei garanti della Fondazione Gramsci, ammette le affinità fra il leader comunista e il fascismo
di Marcello Veneziani il Giornale lunedì 24 ottobre 2011, 08:00
Le interpretazioni pericolose. Un saggio di Rapone sugli anni giovanili gramsciani trasformato in rivelazione strumentale da «il Giornale»
Il Gramsci di destra? Mai esistito
Perché l’iniziale radicalismo del pensatore non ha nulla a che fare con Mussolini
di Bruno Gravagnuolo l’Unità 25.10.11
Il titolo è sconcio. Il sommario insinuante. La tesi, semplicemente bugiarda. Ecco il titolo, tanto per capirci: «Gramsci? Un mussoliniano. Parola di Fondazione Gramsci». Parole e musica sono de il Giornale berlusconiano, che premette al tutto una goliardica testatina («falce e moschetto»). E l’articolo è di Marcello Veneziani noto saggista di destra meno rozzo delle premesse slogan. Ma pieno di inesattezze e confusioni tali da «autorizzare» l’operazione in gioco: la parentela tra Gramsci e il fascismo. Il tutto travisando e strumentalizzando un serio lavoro di Leonardo Rapone, storico e membro del Comitato dei garanti della Fondazione Gramsci, il quale ammetterebbe secondo il sommario del quotidiano «le affinità tra il leader comunista e il fascismo». Di che si tratta? Del giovane Gramsci, a cui Rapone ha dedicato un volume per Carocci: Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo.
Qual è la tesi di Rapone? È l’idea di un Gramsci avversario di democrazia parlamentare e giolittismo. Nemico del riformismo socialista e ammiratore di un liberalismo forte autoritario (e conflittuale). E di un Gramsci avverso al pacifismo umanitario, e certo molto diverso dal pensatore carcerario che rovescia le illusioni giovanili in un pensiero ben altrimenti complesso. Ricerca utilissima quella di Rapone, che mette a fuoco alcuni passaggi chiave gramsciani, ma che diventa in Veneziani la caricatura di un Gramsci quasi in camicia nera e compagno di strada del Duce, almeno fino allo scoppio della Rivoluzione di Ottobre. Vediamo uno dei tratti chiave di questa caricatura: l’interventismo bellico di Gramsci nel 1915. Che non vi fu affatto! Laddove vi fu solo uno scritto del 31 ottobre 1914, sul Grido del Popolo nel quale il giovane Gramsci criticava (contro Tasca) attendismo e staticità socialista di allora, auspicando a suo modo una «neutralità attiva ed operante», come quella di cui parlava il Mussolini ancora socialista. Ma declinandola in modo opposto. Come? Come capacità di stare in mezzo agli eventi, per condizionarne il corso senza farsi scippare la scena da un avversario magari vittorioso in guerra, oppure sconfitto, ma pur sempre «dirigente» e al comando delle «cose pubbliche». Tanto è vero che lo stesso Gramsci, che sa di interpretare Mussolini in quel momento, precisa nell’articolo in questione: «...Se almeno io ho interpretato bene le sue (di Mussolini) un po’ disorganiche dichiarazioni e le ho sviluppate secondo quella stessa linea che egli avrebbe fatto».
Gramsci «occasionalista» dunque. Leninista della prima ora. O al più Gramsci anti-Imperi centrali, e non mero pacifista. Ma agli antipodi da Mussolini, anche allora. Talché, né «acerba esercitazione giovanile» o «incidente di percorso», come scrive Rapone. Né cripto interventismo o filomussolinismo, come pare suggerire a riguardo Paolo Mieli, che ha recensito in anteprima, con maggior serietà di Veneziani, il libro di Rapone e che si interroga su quell’articolo.
Altro artificio deformante della tesi di Veneziani sul «Gramsci mussoliniano»: il «filo» con D’Annunzio, Papini, Prezzolini, il futurismo, etc. Quanto al primo, nel 1919 Gramsci cerca politicamente di staccarlo dal fascismo. Ma non se ne nasconde fin da subito la natura piccolo borghese (di massa) e superomistica di provincia (in seguito approfondita nei Quaderni).
Ma più in generale Gramsci, in quegli anni, è attento a tutti i fermenti estetici e culturali di una società nazionale in rivolta contro l’Italia giolittiana: in nome della modernità industriale. Di qui l’interesse per le avanguardie, e per una intellettualità di massa inquieta e sradicata, che non sta dentro i limiti dell’Italia liberale di allora. Gramsci che discutendo con Trotzky difende il futurismo (e in seguito Pirandello) è ben in grado fin da subito di distinguere il segno politico che la cultura assume, nel fuoco degli eventi. Ed è per così dire, già «gramsciano», anche se è ancora estremista. Certo Gramsci legge Croce, Gentile, Sorel e ne rimane influenzato. Ma erano quelli i tramiti del marxismo, in anni di crisi e revisione del marxismo. Ed erano quelli i massimi intellettuali europei in Italia. Gli unici, all’inizio, attraverso i quali egli può «recuperare» un marxismo depurato dal fatalismo positivista, anche se ridotto a idealismo speculativo (Gentile) o a mero «canone di ricerca empirico» (Croce). E Sorel? Gramsci ne apprezzava lo «spirito di scissione», il conflittualismo anti-utopistico, ma non lo declinerà mai in termini di realismo conservatore e cinico (alla Pareto) e nemmeno ne farà mai un idolo (anzi, nei Quaderni viene iscritto nell’anarco-sindacalismo). Certo, il Gramsci giovane è (a modo suo), massimalista, consiliarista. Ostile alla possibilità di una evoluzione democratica dei ceti subalterni, attraverso parlamento e diritti. E su questo si ritrova su un terreno comune con tutti gli antigiolittiani: Salvemini, Gobetti, Prezzolini, e tutto il massimalismo socialista a sinistra di Turati. E però da un lato i confini con la destra sono chiarissimi fin dall’inizio: quella di Gramsci è una democrazia radicale e di classe non rappresentativa. Dall’altro, come riconosce lo stesso Mieli, egli rivedrà quasi tutte le idee che avevano caratterizzato la sua formazione. Incluso quel certo volontarismo giacobino e non giacobino che avrebbe dovuto creare le condizioni di una democrazia integrale dei lavoratori. Sicché non solo Gramsci teorizzerà gradualismo, libertà e fase democratica. Ma arriverà nei Quaderni persino a rovesciare l’accusa di parlamentarismo a Giolitti nel suo contrario. Così: «È la lotta contro il parlamentarismo da parte di Giolitti e non l’essere egli parlamentarista che ha screditato il parlamentarismo». E poco prima: «Cercò di evitare che il governo diventasse di fatto e di diritto un’espressione dell’assemblea nazionale». Niente male per un vecchio antigiolittiano non democratico...
Robert Spemann su Nietzsche, verità e fede
INTERVISTA
Parla il filosofo Robert Spaemann, compagno di ricerche di Ratzinger, che domani terrà una lectio a Torino
La prova dell'esistenza di Dio? Viene da Nietzsche
Robert Spaemann, nato a Berlino 84 anni fa, è a Torino fino a venerdì, ospite della Scuola di Alta Formazione Filosofica diretta da Ugo Perone. Domani alle 18, al Circolo dei Lettori, terrà una lectio sul tema "Che cosa rende persone le persone?"
LETIZIA TORTELLO la Stampa 25/10/2011
LA CROCE E IL MISTERO DELLA DIGNITA' UMANA
ROBERT SPAEMANN, AVVENIRE del 26/10/2011 a pag. 26
Parla il filosofo Robert Spaemann, compagno di ricerche di Ratzinger, che domani terrà una lectio a Torino
La prova dell'esistenza di Dio? Viene da Nietzsche
Robert Spaemann, nato a Berlino 84 anni fa, è a Torino fino a venerdì, ospite della Scuola di Alta Formazione Filosofica diretta da Ugo Perone. Domani alle 18, al Circolo dei Lettori, terrà una lectio sul tema "Che cosa rende persone le persone?"
LETIZIA TORTELLO la Stampa 25/10/2011
LA CROCE E IL MISTERO DELLA DIGNITA' UMANA
ROBERT SPAEMANN, AVVENIRE del 26/10/2011 a pag. 26
L'epoca delle formazioni economico-sociali miste secondo Sergio Romano
QUANTE SONO LE TERZE VIE TRA CAPITALISMO E COMUNISMO
SERGIO ROMANO, CORRIERE DELLA SERA del 24/10/2011 a pag. 39
SERGIO ROMANO, CORRIERE DELLA SERA del 24/10/2011 a pag. 39
Un servizio segreto clandestino nella storia della Repubblica
Aldo Giannuli: Il Noto servizio, Giulio Andreotti e il caso Moro, Marco Tropea Editore
Questo libro è il risultato di un lavoro di ricerca durato quasi 15 anni che l’autore ha svolto – per conto dell’autorità giudiziaria di Brescia, di Milano e di Palermo – presso gli archivi della presidenza del consiglio, del ministero dell’interno, della guardia di finanza, del Sismi, del Sisde, dell’ufficio storico dello stato maggiore dell’esercito, dei tribunali e delle questure di Roma e Milano e molti altri. Ne è scaturita la storia, completamente sconosciuta, di un servizio segreto clandestino, nato negli ultimi anni della guerra e poi sopravvissuto, con molte trasformazioni, sino agli anni ottanta.
Questo servizio ebbe come suo referente politico il senatore Giulio Andreotti, con la cui parabola politica si intreccia strettamente, e al quale è riservata una parte ragguardevole del testo. Una vicenda fra politica, finanza, spionaggio che permette di rileggere in una luce completamente nuova molte pagine della storia più recente d’Italia: dal colpo di stato di Junio Valerio Borghese alle principali vicende della strategia della tensione, per culminare nel caso Moro di cui si offre una lettura originale, distante da tutte le ricostruzioni fatte sinora.
STAJANO CORRADO, CORRIERE DELLA SERA del 24/10/2011 a pag. 35
Feticismo tecno-libertario
Prove tecniche di una società di liberi e uguali. Il laboratorio scelto è quello della Rete, o meglio del variegato mondo del peer-to-peer, della produzione di software libero e dei conflitti contro il regime della proprietà intellettuale. Ma l'obiettivo è quello di cominciare a pensare come queste esperienze possono uscire dallo schermo e svilupparsi anche nella produzione hard. Dmytri Kleiner è un mediattivista consapevole dei limiti della cultura della Rete. Questo suo manifesto è un atto pienamente politico, perché punta decisamente a superare gli angusti steccati tra produzione materiale e produzione immateriale, invitandoci a guardare senza remore il volto di Medusa del capitalismo cognitivo. E per sfuggire alla possibilità di restarne pietrificati, l'autore fa leva sulle riflessioni provenienti dalla componente sovversiva della cosiddetta Italian theory, mettendola in relazione con il meglio della cultura della rete. Il Manifesto parte così dall'analisi di alcune caratteristiche fondamentali del capitalismo cognitivo - la finanza in quanto strumento di governance del regime di accumulazione, una composizione eterogenea del lavoro vivo, in bilico tra rivolta e su-balternità - con l'obiettivo di dimostrare che è possibile sviluppare esperienze che consentano di prendere congedo dal regime del lavoro salariato. Per farlo, cambiando radicalmente di segno alla diffusa finanziarizzazione della realtà sociale, ritiene che l'accesso al credito, così come a forme di finanziamento autorganizzate, sia uno strumento fondamentale per costruire una società di liberi e uguali. Come un virus, la cooperazione produttiva può dunque diffondersi, mettendo così a nudo il carattere residuale e parassitario dei rapporti sociali di produzione capitalistici. Saggio introduttivo di Benedetto Vecchi.
DENTRO E FUORI LA RETE - «Manifesto Telecomunista» di Dmytri Kleiner
Un provocatorio saggio di un attivista che vede nel «peer to peer» un modello alternativo al neoliberismo
di Francesco Antonelli il manifesto 23 ottobre 2011
Liberisti indecisi piangono la morte dell'arte
Business e disgusto Tutti in coda per la dollar-art
di Stenio Solinas il Giornale martedì 25 ottobre 2011
NON BASTA IL NOME CEZANNE PER CREARE L'EVENTO CONTRO LA MODA DELLE "MOSTRE DI CONSUMO"
CECCHETTI MAURIZIO, AVVENIRE del 25/10/2011 a pag. 26
di Stenio Solinas il Giornale martedì 25 ottobre 2011
NON BASTA IL NOME CEZANNE PER CREARE L'EVENTO CONTRO LA MODA DELLE "MOSTRE DI CONSUMO"
CECCHETTI MAURIZIO, AVVENIRE del 25/10/2011 a pag. 26
L'incontro tra Jung e Pauli nel libro di Tagliagambe e Malinconico
Silvano Tagliagambe; Angelo Malinconico: Pauli e Jung. Un confronto su materia e psiche, Raffaello Cortina
Dai mille sogni che Wolfgang Pauli, uno dei fisici più creativi del Novecento, portò in dote a Carl Gustav Jung, lo psicologo che, insieme a Freud, avviò l'esplorazione dell'inconscio, scaturì una straordinaria avventura intellettuale e umana. L'incontro portò alla riscoperta della nozione di sincronicità e alla reinterpretazione di quelle coincidenze, prive di connessioni causali ma dense di significato, che ricorrono di continuo nella nostra esperienza quotidiana. Fece maturare la consapevolezza che la storia dell'umanità è profondamente plasmata da archetipi, strutture fondanti alle quali il pensiero deve la propria capacità creativa, dato che costituiscono una riserva psichica pressoché inesauribile da cui trarre alimento. Ma soprattutto fu all'origine di una fruttuosa alleanza tra fisica e psicologia, tra materia e psiche. Questo libro racconta il sodalizio tra due personalità eccezionali e gli straordinari effetti che esso ebbe sulla cultura del secolo scorso, aprendo prospettive di cui solo oggi iniziamo a comprendere le potenzialità.
EDOARDO BONCINELLI, CORRIERE DELLA SERA del 24/10/2011 a pag. 35
lunedì 24 ottobre 2011
M. KUEHN: Kant. Una biografia, il Mulino, Bologna 2011
La ricca aneddotica fiorita sulla figura di Immanuel Kant (1724-1804) trasmette l'immagine caricaturale di un uomo interamente votato alla monotona esistenza di studioso e professore, abitudinario sino all'ossessione, isolato anche sul piano personale. Nel proporre questo nuovo libro sulla vita, le opere e il pensiero del filosofo di Königsberg, Kuehn sgombra il campo da tutti i facili cliché e restituisce il ritratto di un gentiluomo elegante e ricco di spirito, che svolse un ruolo importante nella vita sociale della sua città natale. E fu anche un uomo del suo tempo, capace di recepire e trarre ispirazione dagli avvenimenti intellettuali, culturali e politici dell'epoca, dal culto del genio dello Sturm und Drang agli scritti di Hume e Rousseau e alle idee della Rivoluzione francese.
PROFESSOR IMMANUEL E MISTER KANT: LA DOPPIA VITA DEL FILOSOFO
GIOVANNI SALLUSTI, IL GIORNALE del 23/10/2011 a pag. 32
La ricca aneddotica fiorita sulla figura di Immanuel Kant (1724-1804) trasmette l'immagine caricaturale di un uomo interamente votato alla monotona esistenza di studioso e professore, abitudinario sino all'ossessione, isolato anche sul piano personale. Nel proporre questo nuovo libro sulla vita, le opere e il pensiero del filosofo di Königsberg, Kuehn sgombra il campo da tutti i facili cliché e restituisce il ritratto di un gentiluomo elegante e ricco di spirito, che svolse un ruolo importante nella vita sociale della sua città natale. E fu anche un uomo del suo tempo, capace di recepire e trarre ispirazione dagli avvenimenti intellettuali, culturali e politici dell'epoca, dal culto del genio dello Sturm und Drang agli scritti di Hume e Rousseau e alle idee della Rivoluzione francese.
PROFESSOR IMMANUEL E MISTER KANT: LA DOPPIA VITA DEL FILOSOFO
GIOVANNI SALLUSTI, IL GIORNALE del 23/10/2011 a pag. 32
Valentino Parlato su Gheddafi
Erano lustri - o forse decenni - che sul manifesto non veniva pubblicato un articolo di politica estera condivisibile e di buon senso [SGA].
IN MORTEM
Il Gheddafi che io ho conosciuto
di Valentino Parlato il manifesto 2011.10.21
Sono molto legato alla Libia (e un po' lo ero anche a Gheddafi) perché ci sono nato, lì c'è stata la mia prima formazione politica e diventai comunista (clandestino, governava l'amministrazione militare britannica).
E fu in Libia che entrai nell'Associazione per il Progresso della Libia di cui facevano parte compagni più anziani, come Cibelli, Prestipino, Caruso, Manzani, i fratelli Russo e altri ancora. Il combinato disposto dell'associazione per l'indipendenza della Libia e la clandestinità comunista, nel dicembre del 1951 determinarono l'arresto e l'espulsione dalla Libia mia e di un po' di altri compagni.
Questo passato provocò, nel 1998, l'invito da parte del governo libico a un soggiorno in Libia per me e mia moglie. Rivedere la Libia, Tripoli, la mia casa, la mia scuola, i bar fu per me straordinario, ma lavorando al manifesto chiesi, e ottenni abbastanza rapidamente, un'intervista a Muammar Gheddafi. Per l'intervista (il 5 dicembre 1998) dovetti fare un lungo viaggio a Sirte, l'ultimo caposaldo della resistenza dove Gheddafi è stato ucciso.
Altri tempi. L'incontro e l'intervista furono molto interessanti. Mi colpì innanzitutto la sua passione per Rousseau, dal quale derivava la sua posizione per la democrazia diretta e i comitati del popolo, che però (povero Rousseau) produsse un po' di confusione, una inconsistenza delle strutture statali e un Gheddafi (sono le sue parole) che era un po' come la regina d'Inghilterra, però comandava. Ed è mia impressione che questo comando nel corso del tempo si sia deteriorato. In quell'intervista Gheddafi sottolineò l'importanza di aprire buoni rapporti con l'Italia e con l'Unione europea, anche per contenere il potere degli Usa. Si parlò anche di un suo scritto «Il comunismo è veramente morto?», dove dubitava di questo decesso.
In quell'occasione girai per Tripoli e mi parve di registrare una sorta di welfare petrolifero: non c'erano bidonville, non eri assalito dai mendicanti, anzi non c'erano. Apprendevi dell'esistenza di una efficace assistenza sanitaria e di un buon sistema scolastico, a giudicare almeno dal numero di laureati che incontravi. I buoni rapporti con la Libia di Gheddafi sono continuati e ho fatto anche la prefazione al volumetto «Fuga all'inferno», dove scrive che, in questo mondo, per trovare un po' di pace bisogna fuggire all'inferno. Invero non troppo ottimistico sullo stato delle cose esistenti.
Oggi siamo all'epilogo. Nella sua Sirte, Gheddafi è stato catturato e ucciso. Lasciarlo vivere, ancorché prigioniero, sarebbe stato evidentemente un problema. Che dire, ora, a caldo, di questo esito?
La prima considerazione è che ci sono voluti otto mesi di guerra e bombardamenti Nato a catena per abbattere il tiranno, che evidentemente aveva più di un sostegno nella popolazione libica. In secondo luogo, viene da ripetere che lo stile è l'uomo. Gheddafi, come tanti altri capi arabi, poteva fuggire in qualche paese africano e starsene tranquillo e benestante. Invece è rimasto e ha accettato di morire sul campo, di restare testimone della sua linea e della sua lotta. E qui mi viene da aggiungere, sorprendentemente d'accordo con Berlusconi, «sic transit gloria mundi». Gheddafi fino a otto mesi fa era accolto e onorato in tante capitali, ricordo soprattutto l'accoglienza di Sarkozy a Parigi e quella straordinaria a Roma, con la manifestazione di cavalleria e anche (visto in tv) il bacio di Berlusconi.
Pur considerando tutti i limiti e gli errori di Gheddafi, la sua caduta - sempre a mio parere - segnala la sepoltura delle primavere arabe e un nuovo inizio di un intervento coloniale delle potenze occidentali in Africa, e non credo si possano riporre molte speranze negli ex gheddafiani che dovrebbero costituire il nuovo governo della Libia.
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