mercoledì 30 novembre 2011

L'intervento di Domenico Losurdo al convegno su "Politica e religione nella società globale"

FOSSOMBRONE (Pesaro Urbino) - 11 nov 2011 h. 16:00
Formazione della persona. Politica e religione nella società globale
Seminario di studi a margine della presentazione del volume di Vannino Chiti 'Religioni e politica nel mondo globale. Le ragioni di un dialogo'
Introduce e modera: Antonio De Simone, Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino.
Partecipano: Vannino Chiti, vice presidente del Senato; Domenico Losurdo, Riccardo Roni e Massimo Baldacci, Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino. Presso la Chiesa San Filippo, Corso Garibaldi


L'intervento




La replica

Il liberalismo introvabile della classe dirigente italiana

Massimo L. Salvadori: Liberalismo italiano. I dilemmi della libertà, Donzelli, Roma 2011

Evocato con insistenza dalle più diverse e contrapposte parti politiche, il liberalismo italiano non è mai riuscito a trovare una sua coerente e chiara messa in pratica. Sulle ceneri del Ventennio fascista, l'Italia del dopoguerra si era dotata di istituzioni e di una costituzione di ispirazione democratica e liberale, ma la scena politica era stata occupata da democristiani e comunisti. Il crollo della Prima repubblica ha visto poi l'ascesa di due personaggi di orientamento politico opposto: un leader ex comunista come Massimo D'Alema e un imprenditore come Silvio Berlusconi. Ma, trascorsi vari anni, possiamo dire che quella rivoluzione è rimasta nel cassetto. Forte è dunque l'esigenza di domandarsi se esista e dove si fondi la tradizione del liberalismo italiano. Spunti per una risposta si trovano in queste acute pagine di Massimo L. Salvadori, dedicate ad alcune tra le più eminenti figure di politici e intellettuali liberali del nostro paese. Nella loro opera si rispecchiano vicende e caratteristiche di un liberalismo fatto di istituzioni liberali dapprima segnate dall'impossibilità di giungere a maturità, poi soppresse dal fascismo e infine rinate in veste democratica. Un liberalismo mai compiuto, a causa del perpetuarsi di sistemi politici "bloccati", che ne hanno sacrificato l'anima stessa: un confronto dialettico tra forze di governo e forze di opposizione capace di dar vita a "normali" alternative di governo.

PAOLO MIELI, CORRIERE DELLA SERA del 29/11/2011 a pag. 36/37

La morte di Lucio Magri

E' MORTO LUCIO MAGRI, FONDO' IL MANIFESTO
IL MANIFESTO del 29/11/2011 a pag. 1

Lucio in the sky
il manifesto 30 novembre 2011

Addio a Lucio Magri, l'eretico che volle restare comunista
di Bruno Gravagnuolo l'Unità 30 novembre 2011

Ancora su "La svastica e la runa"

STORIA E OCCULTO
I misteri delle SS e la "fonte" ariana
Luca Gallesi Avvenire 30 novembre 2011
L'ESPERTO GIORGIO GALLI: "LA VIA "MAGICA" AL NAZISMO ANCORA TRASCURATA DALLA STORIA"
L.G., AVVENIRE del 30/11/2011  Int. a GIORGIO GALLI a pag. 27
Leggi anche qui

Ancora sull'epistolario di Nietzsche

Nietzsche, viaggio fatale oltre il confine della follia
I giorni più tragici del genio che sfidò il mondo
Pietro Citati Corriere della Sera 30 novembre 2011

ULTIME LETTERE DALLA FOLLIA "UCCIDIAMO IL KAISER"

SIMONE PALIAGA, LIBERO del 29/11/2011 a pag. 31

Ripubblicati i saggi di Asor Rosa del periodo operaista

Come dire: una rassegna archeologica [SGA].

Alberto Asor Rosa: Le armi della critica. Scritti e saggi degli anni ruggenti (1960-1970), Einaudi, Torino 2011

Pensati, scritti e pubblicati da quaranta a cinquant'anni fa, i testi che qui si ripubblicano - saggi, articoli, recensioni, stroncature, interventi politico- sociologici - rappresentano la preziosa testimonianza di un periodo storico (i mitici anni Sessanta) e di un'esperienza politica e culturale (l'operaismo), di cui l'autore, Alberto Asor Rosa, è stato allora un giovane, anzi giovanissimo protagonista.
Una testimonianza cioè di una fase della nostra vita nazionale, in cui il conflitto come base della critica e la critica come base del conflitto non erano considerati, come accade oggi, da evitare e combattere ma il vero sale della terra, il condimento di ogni posizione seriamente innovativa. Al culmine di questo processo di scavo e di ricerca si colloca Thomas Mann o dell'ambiguità borghese: uno di quei rari saggi in cui analisi critica, ricostruzione di una di quelle grandi personalità letterarie che hanno connotato in maniera indelebile la storia del Novecento europeo e interpretazione critica profonda di un momento storico di ciclopica e irrimediabile, irreversibile rottura, raggiungono un'intensità anche emotiva di altissimo livello.

SAGGI
Da Einaudi «Le armi della critica» di Alberto Asor Rosa Sullo sfondo di un decennio per molti versi epico, le tensioni teoretiche di un gruppo intellettuale tra i più significativi nella vita italiana del secondo Novecento
Piero Bevilacqua il manifesto 2011.11.29

La storia che ignoriamo. Kurukan Fuga: una dichiarazione dei diritti umani nell'Africa pre-coloniale del 1222

Serge Bilé: Quando i neri fanno la storia. Fulgore e decadenza del Medioevo africano, EMI

"Le donne, oltre alle occupazioni quotidiane, devono essere associate a tutti i nostri governi". "Non fate mai torto agli stranieri". Sono solo due degli articoli di una dichiarazione dei diritti umani promulgata, nel cuore dell'Africa occidentale, dal fondatore dell'impero del Mali. E il 1222. Tra il VIII e il XVI secolo, in quella vasta porzione di continente nero si sono succeduti tre imperi (Ghana, Mali, Songhai) le cui civiltà nulla hanno da invidiare a quelle che conosciamo dai libri di scuola. L'autore ci fa scoprire, senza pedanterie, gli africani protagonisti della Storia: a pieno titolo e in tutta indipendenza. Personaggi, documenti e modi di vita sono proposti al lettore in chiave divulgativa.
Arriva dalla Francia l’ultimo libro di Serge Bilé, Quando i neri fanno la storia, fulgore e decadenza del Medioevo africano, titolo originale, Quand les noirs avaient des esclaves blancs. Un libro agile che racconta, in chiave divulgativa, la grande Storia africana precoloniale.

Bilè, giornalista, documentarista, scrittore e musicista ivoriano, vive in Francia. I suoi lavori di divulgazione da sempre mettono in luce aspetti inediti o sottaciuti della storia degli africani e della diaspora nera, così come la persistenza dei pregiudizi razzisti. Nel 2005 una rivista parigina aveva dedicato un articolo alla storia delle parole affermando che l’Africa Nera non aveva conosciuto un sistema di scrittura. Alcune settimane dopo, sempre in Francia, un deputato aveva giustificato la Loi de la Honte, del febbraio 2005, che riabilitava la presenza coloniale francese nell’Africa settentrionale spiegando che la colonizzazione aveva svolto un “ruolo positivo”, consentendo ai bambini africani di “avere una scuola”.
Ma non bisogna andare troppo indietro nel tempo per sentire alcuni politici italiani etichettare con il termine dispregiativo “Bingo Bongo” gli immigrati africani arrivati in Italia. Al contrario, nel passato l’Africa ha conosciuto non meno di sette sistemi di scrittura ed esistevano scuole e università fin dal Medioevo.
A dispetto dei luoghi comuni, il continente africano è stato per secoli una fucina di civiltà. È africano infatti il Kurukan Fuga, una vera e propria “dichiarazione dei diritti umani” (ben anteriore a quelle che conosciamo nella storia europea) promulgata nel cuore dell’Africa occidentale, dal fondatore dell’impero del Mali nel 1222.
Tra l’VIII e il XVI secolo, in quella vasta porzione di continente nero si sono succeduti tre imperi: Ghana, Mali, Songhai, situati in quello che un tempo veniva chiamato Sudan Occidentale, talmente ricchi da potersi permettere di avere schiavi bianchi, le cui civiltà nulla hanno da invidiare a quelle che conosciamo dai libri di scuola.
Quando i neri fanno la storia, vuole ricordare, come afferma l’autore: “che ci fu davvero in Africa una specie di età dell’oro. Un’età che spetta proprio agli africani riportare alla luce per inventarsi un grande futuro.”

COME IN EUROPA
Chiara Zappa Avvenire 29 novembre 2011

Svelato il senso dell'operazione-Pareto

Del resto, non ci voleva molto a capire... [SGA].

IL MORALISMO DI STATO CHE NON VEDE I REATI MA SOFFOCA LA LIBERTA'
BERTI GIAMPIETRO, IL GIORNALE del 29/11/2011  a pag. 29
GLI ANTI - BERLUSCONIANI MILITANTI SONO I NUOVI INQUISITORI
FRANCO DEBENEDETTI, IL GIORNALE del 29/11/2011 a pag. 29

Ancora il libro di Salvatore Lupo sull'unificazione italiana

STORIA
L'unificazione riletta nel segno del conflitto
Uno studio di Salvatore Lupo Al termine rassicurante di Risorgimento si accostano quelli, inquietanti ma produttivi, di rivoluzione e di guerra civile
Claudio Vercelli il manifesto 2011.11.27

Guarda anche qui

Editoria

COSTA: LA RIVOLUZIONE DIGITALE? GLI EDITORI RESTANO CENTRALI
CORRIERE DELLA SERA del 29/11/2011 Int. a COSTA MAURIZIO di POLATO RAFFAELLA) a pag. 33

Va riscritta la storia della cultura di massa del Novecento...

Che sorpresa, Topolino all’inizio era un coniglio

di Matteo Sacchi - il Giornale 29 novembre 2011
Lost Disney cartoon shows how Mickey Mouse was originally Oswald the Lucky Rabbit

A long-lost Disney cartoon that features a character who became Mickey Mouse has been discovered in the archives of a British firm.
The Telegraph

Balzac prima di Balzac

Il giovane Balzac censurato e contento
di Daniele Abbiati - il Giornale 30 novembre 2011

Si continua a cercare la Battaglia di Anghiari, ma con qualche danno collaterale...

LA CACCIA A LEONARDO CHE MINACCIA IL VASARI
BOCCI MICHELE, MONTANARI LAURA, LA REPUBBLICA del 29/11/2011  a pag. 39
la battaglia di anghiari
Si «buca» l'affresco di Vasari cercando il Leonardo perduto
La sonda, dotata di micro telecamera, è stata inserita in due delle sette intercapedini nel dipinto del Vasari
Corriere della Sera 29 novembre 2011

lunedì 28 novembre 2011

Il marxismo e le sfide del XXI secolo: un seminario di Domenico Losurdo all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli

La registrazione audio non è eccellente: si consiglia di alzare il volume al massimo [SGA].

Lunedì 27 giugno: Sviluppo delle forze produttive o decrescita?



Martedì 28 giugno: La globalizzazione come fine dello Stato nazionale?



Mercoledì 29 giugno: L'analisi della storia e della società cinese: una sfida per il materialismo storico



Giovedì 30 giugno: Ritorno a Marx o sviluppo del marxismo?



Venerdì 1 Luglio: Per una ricostruzione hegeliana del materialismo storico

Restaurate le pergamene del Trattato sul metodo dei teoremi meccanici di Archimede

Reviel Netz, William Noel: The Archimedes Codex: How a Medieval Prayer Book Is Revealing the True Genius of Antiquity's Greatest Scientist, Da Capo Press

At a Christie’s auction in October 1998, a battered medieval manuscript sold for two million dollars to an anonymous bidder, who then turned it over to the Walters Art Museum in Baltimore for further study. The manuscript was a palimpsest-a book made from an earlier codex whose script had been scraped off and the pages used again. Behind the script of the thirteenth-century monk’s prayer book, the palimpsest revealed the faint writing of a much older, tenth-century manuscript. Part archaeological detective story, part science, and part history, The Archimedes Codex tells the extraordinary story of this lost manuscript, from its tenth-century creation in Constantinople to the auction block at Christie’s, and how a team of scholars used the latest imaging technology to reveal and decipher the original text. What they found was the earliest surviving manuscript by Archimedes (287 b.c.-212 b.c.), the greatest mathematician of antiquity-a manuscript that revealed, for the first time, the full range of his mathematical genius, which was two thousand years ahead of modern science.

SINDICI FABIO, LA STAMPA del 27/11/2011 a pag. 41

In rete il seminario di Storia moderna di mercoledì 23 novembre

Sergio Romano ricorda un avvenimento di oltre un secolo fa





IL LINCIAGGIO DI NEW ORLEANS UNA CRISI ITALOAMERICANA
SERGIO ROMANO, CORRIERE DELLA SERA del 27/11/2011 a pag. 37
Il linciaggio di nove siciliani nella New Orleans del 1891Accusati dell´omicidio di un poliziotto, assolti dai giudicidi Alberto Bonanno Repubblica ed. Palermo 28 novembre 2007

ARCHIVI Affiorano documenti sconvolgenti sugli emigrati di un secolo fa
Italiani d' America, cronaca di un linciaggio annunciato
«Per salvare la supremazia dei bianchi bisogna eliminare quei mezzi neri»Stella Gian Antonio Pagina 37 (14 marzo 2003) - Corriere della Sera

In un documentario la costruzione del consenso durante il regime fascista

QUEL SORRISO DEL CAPO LUNGO PIU' DI VENT'ANNI
DIAMANTI ILVO, LA REPUBBLICA del 27/11/2011 a pag. 1


L'AMARO SORRISO DELLA GIOVENTU' FASCISTA
PAGANI MALCOM, IL FATTO QUOTIDIANO del 27/11/2011 a pag. 12



UN MUSEO PER IL FASCISMO
IL TEMPO del 27/11/2011 Int. a PIZZO MARCO di POGGI NATALIA a pag. 42/43

Un racconto della guerra coloniale italiana in Libia

Libia 1911, breve la guerra  del soldato Puttero
Sullo sfondo dell’avventura coloniale di 100 anni fa la storia dolente di un artigliere partito da Rivoli
MIMMO CÁNDITO La Stampa  28/11/2011

domenica 27 novembre 2011

Comunismo come mito di mobilitazione. Strada rilegge Berdjaev per un omaggio involontario

Il ruolo che la dimensione messianica e utopistica ha avuto nella storia del movimento rivoluzionario di ispirazione marxista è in effetti un problema di grande rilievo per il materialismo storico. E' vero, tuttavia, che non esistevano alternative, in quelle condizioni storiche ed economico-sociali, per mobilitare una equivalente massa di energie politiiche.
L'articolo del Corriere poi, l'ultimo di una lunghissima serie di articoli di analogo argomento, tanto che si potrebbe parlare di un genere letterario a sè - o di una particolare malattia nervosa, la togliattofobia -, è la conferma di una magnifica ossessione [SGA].

VITTORIO STRADA,  LIBERO del 26/11/2011 a pag. 32

Il difficile rapporto dell'artista con l'Einaudi e il Pci. L'ostilità di Vittorini
In un carteggio le confidenze di Pavese: a Milano non ti vogliono
FERTILIO DARIO, CORRIERE DELLA SERA del 26/11/2011 a pag. 57

Un testo di Foucault su Sade

Una lezione del grande filosofo sui meccanismi dell´opera del Marchese
Il suo scopo non è comunicare né convincere nessuno. Bensì superare il confine tra la realtà e l´immaginario
Sade e Justine, se la scrittura diventa desiderio assoluto
MICHEL FOUCAULT La Repubblica, 27.11.2011 - da Segnalazioni

Perché scriveva Sade? Cosa poteva significare, per Sade, l´esercizio della scrittura? Dagli elementi biografici che abbiamo su di lui, sappiamo che ha riempito di inchiostro migliaia di pagine, molte più di quelle che si sono salvate. Una quantità ragguardevole si è persa, ogni qualvolta Sade è stato imprigionato. Sade scriveva, infatti, su pezzetti di carta che gli venivano regolarmente sequestrati. È così che ha redatto Le 120 giornate, alla Bastiglia, terminandole credo nel 1788-89. Quando la Bastiglia venne espugnata dai rivoluzionari, quelle pagine gli furono confiscate. Ecco il lato oscuro della presa della Bastiglia: la sparizione de Le 120 giornate del Marchese. Fortunatamente queste pagine vennero ritrovate, ma solo dopo la sua morte. Al tempo, per quella "perdita", Sade versò, è lui stesso a ricordarcelo, "lacrime di sangue". L´ostinazione che Sade ha posto nella scrittura, le sue lacrime di sangue unitamente al fatto che ogni volta che pubblicava un libro veniva sbattuto in galera – ecco, tutto ciò prova che Sade attribuiva alla scrittura un´importanza ragguardevole. Con il termine "scrittura" non bisogna intendere il mero fatto di scrivere, ma il fatto di pubblicare. Poiché – ricordiamocelo – Sade pubblicava i propri testi. E se la fortuna voleva che, mentre li pubblicava, egli fosse fuori di prigione, ciò non impediva che fosse arrestato non appena quei medesimi testi fossero pubblicati. E il tutto proprio a causa della loro pubblicazione.

Da dove viene dunque la serietà della scrittura in Sade? Io credo che a un primo sguardo sia dovuta a un fatto, a più riprese espresso in Justine e Juliette. Sade si rivolge ai lettori non in ragione del piacere che i suoi racconti possono provocare in loro, ma proprio per ciò che di sgradevole può esservi narrato. Lo dice chiaramente: «Non avrete di che provare piacere, ascoltando il racconto di storie tanto raccapriccianti. La virtù punita, il vizio ricompensato, bambini massacrati, ragazzi e ragazze fatti a pezzi, donne incinte impiccate, interi ospedali dati alle fiamme. La vostra sensibilità sarà rovesciata, il vostro cuore non ne potrà più. Ma che cosa volete che vi dica? Non è alla vostra sensibilità, né al vostro cuore che mi rivolgo. Mi rivolgo alla vostra ragione – ad essa solamente. Voglio dimostrare una verità fondamentale, ossia che il vizio viene sempre ricompensato e la virtù punita». Si pone però un problema. Quando seguiamo un romanzo di Sade, ci accorgiamo che non c´è assolutamente logica nella ricompensa del Vizio e nella punizione della Virtù. In effetti, ogni qualvolta Justine, che è virtuosa, viene punita, la punizione non dipende mai dal fatto che abbia commesso un errore di ragionamento, che non abbia previsto qualcosa o sia stata cieca nei confronti di una talaltra cosa. No, Justine ha calcolato perfettamente tutto, ma le capita sempre una qualche terribile sventura. Sventura che attiene all´ordine del caso e come tale la punisce. Justine salva qualcuno? Bene, quando l´ha tratto in salvo, finisce per massacrarlo. Massacra colui a cui ha appena salvato la vita. Qui è il caso, sempre il caso, che interviene, mai la conseguenza logica dei suoi atti. E questo caso determina la punizione. Quando Sade afferma di indirizzarsi «non al vostro cuore, ma alla vostra ragione» non è dunque in questione la razionalità del Vizio, né della Virtù. Sade non si prende seriamente, qui. Ma allora, che cosa vuole fare quando pretende di indirizzarsi alla nostra ragione, mentre l´ossatura del racconto si rivolge a tutt´altro orizzonte? Credo che per capirlo occorra riprendere un passaggio – il solo, in Justine e Juliette – che si riferisce allo scrivere. Juliette si rivolge a un personaggio, a un´amica già perversa, ma non totalmente perversa. Non ancora almeno. Qui si tratta di fare l´ultimo apprendistato, di salire l´ultimo scalino della perversione. Ecco i consigli di Juliette: «Rimanete quindici giorni senza occuparvi di lussuria. Distraetevi, divertitevi con altre cose, ma fino al compimento del quindicesimo giorno non lasciate il minimo spiraglio alla più piccola idea libertina. Poi coricatevi, da sola, nella calma, nel silenzio e nell´oscurità più profonda. Ricordatevi allora di tutto ciò che avete bandito in quei quindici giorni. Date poi alla vostra immaginazione la libertà di presentare differenti modi di pervertirvi. Percorreteli nel dettaglio. Passateli in rassegna. Persuadetevi che tutta la terra vi appartiene e avete il diritto di cambiare, mutilare, distruggere, rovesciare qualunque essere. […] Il delirio si impossesserà di voi. Accendete allora la candela e trascrivete sui fogli la specie di smarrimento che vi ha infiammato, senza dimenticare alcuna circostanza che aggravi i dettagli. Addormentatevi, dopo averlo fatto. L´indomani, rileggete le note e ricominciate l´operazione». Ecco dunque un testo che chiaramente ci mostra un modo di usare la scrittura. Un uso chiaro delle scrittura. Si parte dalla libertà totale assegnata all´immaginazione, si scrive, ci si addormenta, si rilegge, si procede con un nuovo lavoro dell´immaginazione, si passa a una nuova elaborazione per mezzo della scrittura e infine, come dice Sade, alla maniera di una ricetta culinaria: «Commentate…».

Credo si debba studiare a fondo, in maniera più decisa e precisa, questo testo. Chiediamoci allora come funziona, in esso, la scrittura. Direi che in primo luogo la scrittura vi gioca un ruolo intermediario tra immaginario e reale. Sade, o il personaggio in questione, si dà fin dall´inizio alla totalità del mondo immaginario possibile e deve quindi variare questo mondo, superarne i limiti, spostarne le frontiere. Va oltre, proprio mentre credeva di aver già immaginato tutto, ed è questo che va trascritto più volte e solo quando sarà arrivato a una data realtà, allora potrà accedere al famoso: «Commentez ensuite». Come se fosse facile, commentare quando si è sognato di massacrare migliaia di bambini, di bruciare centinaia di ospedali, di far esplodere un vulcano… La scrittura è dunque questo processo, questo momento che ci porta fino a un reale che, a dirla tutta, spinge il reale fino ai limiti stessi dell´inesistenza. La scrittura è ciò che permette di spingersi sempre oltre le frontiere dell´immaginazione. Il principio di realtà o, piuttosto, la scrittura è ciò che a forza di spinte successive sposta il momento della conoscenza oltre l´immaginazione. La scrittura è ciò che forza a far lavorare l´immaginazione, introducendo un ritardo nel momento in cui il reale finemente si sostituirà al principio di realtà. La scrittura spinge la realtà fino a divenire irreale quanto l´immaginazione. La scrittura – ecco la sua prima funzione – abolisce le frontiere tra realtà e immaginazione. La scrittura esclude la realtà, ecco quindi che cancella tutti i limiti dell´immaginario.

Ci sono però altre funzioni che orientano la scrittura. La scrittura, in particolare, cancella il limite temporale, cancella i limiti dello sfinimento, della fatica, della vecchiaia, della morte. A partire dalla scrittura, tutto può continuamente, indefinitamente ricominciare. Ma mai la fatica, mai lo sfinimento, mai la morte si affacceranno in questo mondo della scrittura, che è precisamente l´elemento che cancella la differenza tra principio di realtà e principio di piacere. La scrittura introduce il desiderio nel mondo della verità, togliendo a esso le briglie e i limiti del lecito e dell´illecito, del permesso e del proibito, del morale e dell´immorale. La scrittura introduce il desiderio nello spazio dove tutto il possibile è indefinitamente possibile e illimitato. La scrittura permette all´immaginazione e al desiderio di non incontrare più altra cosa che non sia la sua individualità. Permette al desiderio di essere sempre, in qualche modo, all´altezza della propria irregolarità. In conseguenza di tutte queste illimitazioni prodotte dalla scrittura, il desiderio diventa legge a sé stesso. Diviene sovrano assoluto che detiene la propria verità, la propria ripetizione, il proprio infinito, la propria istanza di verifica. Niente potrà più dire al desiderio «sei falso», niente può rinfacciargli «non sei totalità», niente «è vero ciò che sogni, ma c´è qualcosa che ti si oppone». Niente può più dire al desiderio «ci sei, ma la realtà dice un´altra cosa». Grazie alla scrittura, il desiderio è entrato nel mondo della verità totale, assoluta, illimitata senza possibile contestazione esterna.

Ecco dunque che, osservata da questa prospettiva, la scrittura sadiana non ha come caratteristica il mettere in comunicazione, l´imporre, il suggerire a qualcuno le idee o i sentimenti di un altro. Non si tratta assolutamente di persuadere qualcuno di una verità esterna. La scrittura sadiana è una scrittura che non si indirizza a nessuno. Non si indirizza a nessuno nella misura in cui non si tratta di persuadere a nessuna verità che avrebbe ipoteticamente nella testa, avrebbe riconosciuto e dovrebbe quindi imporre al lettore. La scrittura di Sade è una scrittura assolutamente totalitaria, tanto che nessuno può esserne persuaso in un senso, e nessuno può comprenderla nell´altro. Ecco dunque che per Sade è assolutamente necessario che tutti i suoi fantasmi passino per la scrittura e attraverso la scrittura, in ciò che ha di materiale, poiché, come ci dice il testo di Juliette, è proprio questa scrittura, quella materiale, fatta di segni posti su una pagina che possiamo leggere, correggere, riprendere e via all´infinito – è questa scrittura che mette il desiderio in uno spazio illimitato, dove ciò che è esteriore, il tempo, i limiti dell´immaginazione, le concessioni e i divieti, sono totalmente e definitivamente aboliti.

La scrittura è dunque il desiderio che ha avuto accesso a una verità che nulla può più contenere. Una verità senza limite. La scrittura è il desiderio divenuto verità. Verità che ha preso forma di desiderio. Del desiderio ripetitivo, del desiderio illimitato, del desiderio senza letto, del desiderio senza esteriorità, dove l´esteriorità è la soppressione dell´esteriorità in rapporto al desiderio. Questo è quanto la scrittura porta a compimento, nell´opera di Sade. Ed è la ragione che lo spinge a scrivere.

Università: Confindustria pretende l'attuazione della propria riforma

Pretende inoltre un ulteriore definanziamento dell'università pubblica: ci penseranno poi le banche a prestare soldi agli studenti, facendoli indebitare ancora prima che comincino a lavorare. I consulenti di Confindustria sono dei veri geni dell'economia. Si capisce perché il paese è arrivato a questo punto [SGA].

NIENTE RETROMARCE SULLA RIFORMA GELMINI
BRAGA DARIO,  IL SOLE 24 ORE del 26/11/2011 a pag. 23
SE L'UNIVERSITA' SI AUTOFINANZIA
ICHINO ANDREA, TERLIZZESE DANIELE, IL SOLE 24 ORE del 26/11/2011 a pag. 23

L'avvento dell'individualismo competitivo in Italia e la neotelevisione

LA SOCIETÀ IN VETRINA

Giovanni Gozzini: La mutazione individualista. Gli italiani e la televisione 1954-2011, Laterza


La televisione cambia la testa degli italiani. Cancella la politica come progetto condiviso di futuro e la sostituisce con un'arena di gladiatori. Cancella la storia e la sostituisce con un presente senza passato. Cancella la realtà e la sostituisce con uno spettacolo continuo che divizza le persone comuni. Cancella la fatica e la sostituisce con il sogno del successo. Ma la televisione non è onnipotente. Se provoca tali effetti è perché – a differenza di chiese, partiti, sindacati – ha saputo raccogliere una mutazione individualista che si sviluppa in modo molecolare e sotterraneo nella società italiana, a partire dagli anni Settanta. Da Dallas al Grande Fratello, molte produzioni televisive hanno contribuito a cancellare l'orizzonte collettivo della storia e della politica e la realtà si è ridotta a un microcosmo di individui.
[...] Spesso l'infotainment contiene una rinuncia implicita ma determinante all'approfondimento, alla fatica della ricerca di fonti e della divulgazione del sapere scientifico, a tutto vantaggio di una spettacolarità emotiva e superficiale. Gli ascolti premiano la tendenza. Tra 1987 e 1992 Rai3 triplica i propri spettatori e raddoppia lo share medio annuo dal 4 al 9%: un incremento che avviene quasi tutto a scapito della prima rete, in calo dal 25 al 19% (Anania 1997, 149-150). L'invenzione della piazza televisiva con Samarcanda (1987) conferma la vocazione populista della rete. Nelle parole del conduttore Michele Santoro e esplicito il venir meno della stessa funzione giornalistica (in termini di controllo e verifica delle fonti), a tutto vantaggio della denuncia scomposta dei cittadini, della contrapposizione accesa tra gli ospiti:
Trattiamo i fatti della cronaca scegliendoli in base a criteri di evidenza giornalistica, e siamo disposti a modificare l'intera impaginazione del programma anche all'ultimo momento, anche poco prima di andare in onda. Questo vuol dire che non usiamo particolari cautele, ma il valore della diretta sta proprio nell'evitare le misure preventive. Quando scegliamo di far raccontare a qualcuno una storia, ci preoccupiamo soprattutto di verificarne la validità, non andiamo a fare ogni volta le indagini per stabilire se chi la racconta e o meno un delinquente. I filtri sono ridotti al minimo necessario, la nostra e la strada della manipolazione debole.
(cit. da Aldo Grasso, Storia della televisione italiana, Garzanti 2004, p. 471).
Piuttosto che confronto democratico regolato dalle leggi per la comune ricerca di soluzioni condivise ai problemi, la politica in Tv diventa cosi teatro e colosseo: clamore, urla, lacrime, chiacchiere, applausi e fischi a scena aperta. Quella che sembra una riscoperta della politica corrisponde in realta a una spoliticizzazione spettacolare, dove lo schieramento prevale sulla discussione, la semplificazione sulla complessità, l'umore sul ragionamento, il sentimentalismo sulla logica, la voce sull'ascolto, l'esperienza diretta del profano sul sapere competente dell'esperto (S. Balassone, Piaceri e poteri della TV, Meltemi 2004, p. 92). Proprio nel tempo della fine delle grandi ideologie del Novecento, paradossalmente in Samarcanda e nelle sue molte riedizioni e imitazioni la politica si trasforma in narrazione con buoni e cattivi, vincitori e vinti: ci si contenta di parteggiare, non di cambiare davvero le cose. Samarcanda sta all'informazione politica come il wrestling sta alla boxe: si perdono il senso delle regole, il fair play, il confine tra vero e verosimile, la differenza tra sport (nel senso di confronto leale) e spettacolo (nel senso di trama e regia). Lo spettatore si limita a fare il tifo e a seguire passivamente un copione scritto da altri. Sono modificazioni sotterranee e molecolari della forma mentale con cui gli italiani guardano alla politica, che sono destinate a mostrare appieno i loro effetti solo nel decennio successivo.

MASSIMILIANO PANARARI il manifesto 2011.11.26 - 10 CULTURA
Più di mezzo secolo nelle case italiane
l manifesto 2011.11.26 - 10 CULTURA

L'arte del governo (e del non governo) nella Cina della dinastia Ming


Il banale paragone che l'articolo vorrebbe implicitamente suggerire è del tutto artificioso e fuori luogo [SGA].

L'IMPERATORE CHE' SENZA UNA RAGIONE' SMISE DI GOVERNARE
SIGMUND  GINZBERG, IL FOGLIO 26 11 2011 a pag. VI/VII

Ateismo e tecnica

LA SFIDA DELL'ATEISMO CONTEMPORANEO
ADRIANO PESSINA, L'OSSERVATORE ROMANO del 26/11/2011 a pag. 1

Freud: narrazione come analisi

Sigmund Freud, Racconti analitici. A cura di Mario Lavagetto. Note a cura di Anna Buia. Illustrazioni di Lorenzo Mattotti. Traduzione di Giovanna Agabio. Einaudi, Torino 2011

Fortemente nutrito di letteratura, con una giovanile vocazione alla scrittura, Freud fa i conti tutta la vita con l'arte della narrazione. La storia dei suoi «casi clinici» è una progressiva messa a punto di tecniche del racconto, dove diario, fiction, resoconto memoriale, racconto realistico e racconto polifonico in senso bachtiniano si alternano fra avanzamenti e ripensamenti continui.
Freud era legato a un'idea classica di narrazione, compiuta, ordinata per successioni temporali. Ma quando arriva ai casi clinici della maturità, come «L'uomo dei lupi», il montaggio del suo racconto analitico risulta qualcosa di molto diverso.
CESARE SEGRE, CORRIERE DELLA SERA del 26/11/2011 a pag. 56

Come scrive Lavagetto nel suo saggio introduttivo, «Freud si trova preterintenzionalmente in sintonia con gli esiti di quella rivoluzione estetica che aveva messo in crisi la possibilità di organizzare le storie in base al sistema della verosimiglianza, al gioco di cause ed effetti, all'alternarsi di aspettative, sorprese, riconoscimenti e scioglimenti. [...] Quella letteratura, quella venuta dopo la rivoluzione estetica e che trova la propria trionfale affermazione nei primi anni del Novecento, può legittimamente vedere nella psicoanalisi un prodotto e un sintomo del declino irreversibile di un mondo. [...] Verranno a galla nuovi personaggi, una nuova figura di narratore e, soprattutto, nuove modalità di narrazione nel progressivo e inesorabile dissolversi delle forme classiche».

Se Freud è uno dei padri del pensiero novecentesco, lo è come teorico e come scrittore

Ancora il libro di De Rita sulla crisi della borghesia italica

IL FOGLIO del 26/11/2011 LIBRI a pag. 3

Ancora il romanzo di Ghosh sulla Guerra dell'oppio

La trilogia Un affresco di amori guerre, lingue e popoli nei mari d’Asia
La nave di Ghosh è un’odissea tra oppio e fiori
ALESSANDRO MONTI

sabato 26 novembre 2011

Una silloge della teoria del totalitarismo

Piffer T.; Zubok V. M.: Società totalitarie e transizione alla democrazia, il Mulino, Bologna 2011

In occasione del secondo anniversario della scomparsa di Victor Zaslavski, il volume affronta con un approccio comparativo e multidisciplinare alcuni dei nodi fondamentali dello studio dei sistemi totalitari. I contributi sono divisi in quattro sezioni: l'emergere della dottrina del totalitarismo e i dibattiti che l'hanno accompagnata, la storia dei sistemi totalitari, le dinamiche interne alle società totalitarie e i travagliati processi di transizione verso la democrazia o i nuovi autoritarismi. Il volume, che raccoglie studi di storici italiani, americani e russi di fama internazionale - A. d'Amelia, P. Baehr, O. Chlevnjuk, M. Flores, E. Gentile, L. Gibiansky, M.T. Giusti, A. Graziosi, L. Gudkov, D. Holloway, M. Kramer, G. Lapidus, G. Orsina, V. Pechatnov, S. Pons, V. Strada, V. Tismaneanu, V. Vujacic, I. Yazhborovskaia - rappresenta un contributo fondamentale sui temi del totalitarismo e un omaggio a uno dei più importanti studiosi del sistema sovietico.

di Giovanni Orsina - il Giornale 26 novembre 201
IL FOGLIO del 25/11/2011 LIBRI a pag. 3
di Mario Cervi - il Giornale 26 novembre 2011

Imperialismo e mobilità sociale nell'Inghilterra vittoriana

Emma Rothschild: The Inner Life of Empires. An Eighteenth-Century History, Princeton U.P.

They were abolitionists, speculators, slave owners, government officials, and occasional politicians. They were observers of the anxieties and dramas of empire. And they were from one family. The Inner Life of Empires tells the intimate history of the Johnstones--four sisters and seven brothers who lived in Scotland and around the globe in the fast-changing eighteenth century. Piecing together their voyages, marriages, debts, and lawsuits, and examining their ideas, sentiments, and values, renowned historian Emma Rothschild illuminates a tumultuous period that created the modern economy, the British Empire, and the philosophical Enlightenment.
One of the sisters joined a rebel army, was imprisoned in Edinburgh Castle, and escaped in disguise in 1746. Her younger brother was a close friend of Adam Smith and David Hume. Another brother was fluent in Persian and Bengali, and married to a celebrated poet. He was the owner of a slave known only as "Bell or Belinda," who journeyed from Calcutta to Virginia, was accused in Scotland of infanticide, and was the last person judged to be a slave by a court in the British isles. In Grenada, India, Jamaica, and Florida, the Johnstones embodied the connections between European, American, and Asian empires. Their family history offers insights into a time when distinctions between the public and private, home and overseas, and slavery and servitude were in constant flux.
Based on multiple archives, documents, and letters, The Inner Life of Empires looks at one family's complex story to describe the origins of the modern political, economic, and intellectual world.

Emma Rothschild is the Jeremy and Jane Knowles Professor of History and director of the Joint Center for History and Economics at Harvard University, and a fellow of Magdalene College, University of Cambridge. She is the author of Economic Sentiments: Adam Smith, Condorcet, and the Enlightenment.
La saga «globale» degli undici fratelli Johnstone, scozzesi sparsi ai quattro angoli della terra nel settecentesco impero britannico: una magistrale ricostruzione storica di Emma Rothschild
di Donald Sassoon il sole 24 ore 16/10/2011
The Inner Life of Empires, By Emma Rothschild

Reviewed by Piers Brendon The Independent Friday 02 September 2011

Balibar sulla crisi europea

PERIFERIA EUROPEA
Una sovranità chiamata debito
Etienne Balibar il manifesto 2011.11.25
Europa/ UN CONTINENTE IN BILICO TRA RIGORE E NUOVA SPINTA ALLA DEREGULATION
Gli ospiti inattesi all'austero gran galà imbandito per la risposta neoliberale alla crisiBenedetto Vecchi il manifesto 2011.11.25

Università: scienze umane e valutazione

La citazione è uguale per tutti Il coordinatore del gruppo dei valutatori dell'Anvur (area 11) spiega i meccanismi che verranno adottati per assegnare i punteggi in una prospettiva internazionale
di Andrea Graziosi il sole 24 ore 16/10/2011
Ripensare l'umanesimo. È giusto che legioni di studenti si iscrivano a Lettere?

di Claudio Giunta il sole 24 ore 16/10/2011
L'IMPORTANZA DI ESSERE CLASSICO UMBERTO ECO, L'ESPRESSO del 25/11/2011  a pag. 202

Suicidio assistito

La caduta di Bersani
Così il segretario del Pd si è ritrovato ostaggio della signorina SpreadClaudio Cerasa il Foglio 26 novembre 2011 - ore 06:59

Apparentemente la situazione sembrerebbe perfetta per Pier Luigi Bersani: con Silvio Berlusconi che va fuori da Palazzo Chigi, i berlusconiani che vanno fuori dal governo, gli amici bocconiani che danno vita a un nuovo esecutivo e con il suo partito che tre anni e mezzo dopo aver perso le elezioni si ritrova magicamente a dare la sua più completa fiducia a una nuova squadra di governo: e il tutto senza il minimo sforzo, senza aver avuto bisogno di perdere tempo con delle nuove e inutili e noiosissime elezioni ma impegnandosi semplicemente a farsi portare sotto braccio per un po’ di tempo dalla diabolica Signorina spread...

Intellettuali e politica in Italia, ieri e oggi

SATURNO - CAMALEONTI DEL REGIME
RAFFAELE LIUCCI, IL FATTO QUOTIDIANO del 25/11/2011 a pag. 1
SATURNO - PENTITI E FEDELISSIMI, DA GUERRA A BUTTAFUOCO
MARCO FILONI, IL FATTO QUOTIDIANO del 25/11/2011 a pag. 1

L'ipotesi della preparazione di un attentato contro Mussolini nel 1924

Roberto Festorazzi: Uccidete il duce, Hobby & Work Publishing 

I COMPLOTTI FRANCO - BRITANNICI CONTRO IL DUCE
SIMONE PALIAGA, LIBERO del 25/11/2011  a pag. 33

Ancora sui libri di Barcellona e Volpi

RIFONDIAMO LA POLITICA PER USCIRE DALLA FICTION
CARMINE CASTORO, IL FUTURISTA del 25/11/2011 a pag. 18/20

Una biografia dell'imperatore Adriano

YVES ROMAN: Adriano, Salerno Editrice

Personalità esuberante e poliedrica, l'imperatore Adriano (76-138 d.C.) ha sempre intimidito gli storici al punto che pochi hanno avuto il coraggio di cimentarsi con la sua vicenda biografica. Yves Roman, storico francese, si confronta con questa sfida, ambiziosa e impegnativa, e offre alla nostra lettura un Adriano che è il contraltare storico delle Memorie, brillantemente inventate da Marguerite Yourcenar.


Yves Roman, professore di Storia antica presso l’Università di “Lumière-Lyon II”, è autore di diversi libri sull’Alto Impero Romano

IL VERO ADRIANO PUBBLICO E PRIVATO
LUCIANO CANFORA, CORRIERE DELLA SERA del 25/11/2011 a pag. 55

Escono anche in Italia le memorie di Tony Judt

Tony Judt: Lo chalet della memoria. Tessere di un Novecento privato, Laterza, Roma-Bari 2011

Gli aspiranti custodi di memorie non costruiscono semplici case o alberghi in cui ospitare le loro conoscenze: costruiscono palazzi. Io però non ho alcun desiderio di edificare palazzi nella mia mente. Quelli veri mi sono sempre sembrati troppo pretenziosi. Ma se non un palazzo, perché non uno chalet della memoria?
«Tutti questi scritti si basano quasi esclusivamente sulle visite notturne al mio chalet della memoria e sul lavoro di recupero del contenuto di tali visite. Alcune sono introspettive, e cominciano da una casa, da un autobus o da un uomo; altre sono rivolte all'esterno, e abbracciano decenni di osservazione e impegno politici e continenti in cui ho viaggiato, insegnato, scritto.» Questa è un'autobiografia insolita che racconta scorci di mondo appena passato. L'amore giovanile per Londra è lo spunto per Judt per parlare di educazione civica e urbanistica, a cavallo delle due guerre; i ricordi sulle rivolte dei giovani parigini nel 1968 divagano sulle differenti politiche sessuali in Europa per arrivare a concludere che quella fu una generazione di rivoluzionari che dimenticò la rivoluzione; i lunghi viaggi attraverso l'America sono un modo per acquisire piena cittadinanza di quel paese; cibi, treni, profumi conservano l'aroma nel tempo: tutto è degno di attenzione per Tony Judt. Tutto, soprattutto, è così semplicemente e meravigliosamente scritto che seguirlo nelle sue memorie diventa, per ogni lettore, un'occasione per conoscersi.
L'IDENTITA' E' UN MITO
TONY JUDT, LA REPUBBLICA del 25/11/2011 a pag. 54/55

Tony Judt never thought his dying memoir would be published. In fact it is a book to treasure
Peter Preston The Observer, Sunday 21 November 2010
Jane Shilling on an elegiac memoir by historian Tony Judt, The Memory Chalet.
By Jane Shilling The Telegraph 02 Dec 2010
By GEOFF DYER Published: Sunday Book Review December 29, 2010
February 10, 2011 Thomas Nagel The New York Review of Books

Ancora sul libro di Harold Bloom

Quando la critica fa onore alla letteratura
di Giuseppe Conte - il Giornale 26 novembre 2011

Controcorrente Le pagelle del critico americano
che difende la letteratura come stile di vita
“Le Clézio, illeggibile, Dario Fo ridicolo”: Bloom stronca i Nobel
GIUSEPPE MARCENARO Tuttolibri 26 novembre 2011

Una curiosa mostra fotografica a Roma


Italia a colori 1861 - 1935
 
140 immagini - molte delle quali inedite nel nostro Paese - scattate dall’Unificazione agli anni Trenta del Novecento, quando comincia a diffondersi l’uso della pellicola fotografica, raccontano luoghi, persone, paesaggi e la vita quotidiana degli italiani di questo periodo, dal 1861 al 1935.
E’ un viaggio nella nostra storia; una storia nella quale l’evoluzione e la sperimentazione delle tecniche fotografiche si incrociano e si sovrappongono con i cambiamenti rapidi e tumultuosi che una giovane nazione, l’Italia, conosce nel volgere di pochi decenni.
La mostra Italia a colori 1861-1935 è curata da Reinhard Schultz e dal Progetto Storia e memoria della Provincia di Roma; inserita nell’ambito del Progetto ABC ed organizzata da Civita.
L’esposizione raccoglie una prima parte di immagini ad albume o in fotocromia (in cui la colorazione avveniva successivamente allo scatto), mentre, per il periodo successivo al 1907, sono presentate le fotografie scattate direttamente a colori attraverso la tecnica tricromica o autocromica. La maggior parte dei fotografi presentati hanno pubblicato le loro fotografie sull’Italia nella rivista National Geographics (tra questi Luigi Pellerano, Secondo Pia e Ferdinando Fino, ma anche Hans Hildenbrand di cui alcune immagini scattate durante la prima guerra mondiale sono state già presentante dalla Provincia di Roma nel 2009, in occasione della mostra “La guerra a colori. 1914-1918”).
“Italia a colori 1861 – 1935” si rivolge a un pubblico di tutte le età, per offrire al visitatore un approccio per molti aspetti inedito. Spesso, infatti, le immagini o i ricordi del nostro passato - più o meno recente - si associano al bianco e nero che meglio riflette la distanza dagli eventi e la complessità delle memorie. Le foto a colori presentate in questa mostra permettono non solo di osservare frammenti di una Roma e di un’Italia passata, ma anche di sentire più vive e reali quelle stesse immagini che, tramite l’utilizzo del colore, sembrano assumere una nuova forma.
Inaugurazione ed anteprima stampa: 18 novembre 2011 ore 12.00

GENTILONI UMBERTO, LA STAMPA del 25/11/2011 a pag. 29
Una mostra di fotografie scattate tra la fine dell'800 e l'inizio del 900. Molte immagini inedite colorate a mano
Corriere della Sera 23 novembre 2011

venerdì 25 novembre 2011

Divisione dei saperi ed egemonia delle tecno-scienze nella transizione capitalistica

Piero Bevilacqua (a cura di): A che serve la storia? I saperi umanistici alla prova della modernità, Donzelli, Roma 2011

L’insieme dei saggi che compongono il volume sorge da un’esplicita volontà di rivolta culturale: una critica radicale alle strutture ufficiali delle discipline scientifiche della nostra epoca, diventate ormai istituzioni, pratiche di dominio, soffocante senso comune. I saperi umanistici subiscono oggi un’emarginazione sempre più deliberata e vengono apertamente privati di valore e di significato sociale, a favore delle conoscenze tecnico- scientifiche, portatrici di un’ovvia e immediata utilità economica. L’umana conoscenza, la riflessione intellettuale, ogni forma di attività culturale deve disporsi in funzione del supremo fine di rendere competitive le varie economie nazionali nel grande agone globale. In questa visione ormai quasi bellica dello sviluppo economico – ma che in realtà esprime un passaggio epocale del capitalismo, impegnato a piegare ogni elemento della realtà, dalla natura alla mente umana –, i saperi umanistici e quelli popolari e tramandati, la letteratura, la filosofia, l’arte, la storia, il vasto ambito di ricerca spirituale è stato chiamato a compiti marginali e ancillari. Ma oggi questo scenario specialistico e utilitario è in scacco. Esso esprime una conoscenza sempre più approfondita ed esatta, che si esercita su ambiti delimitati, distaccati dai loro contesti più generali, perdendo così di vista il sistema delle connessioni che tiene unita la realtà in reti complesse. Uno dei compiti fondamentali delle culture umanistiche è quello di risvegliare l’umanità dal sonno dogmatico dell’economicismo in cui essa è sprofondata. I saperi liberi del nostro tempo devono farsi portatori di una cultura cosmopolita, che torni a guardare alla stella polare della giustizia sociale, della solidarietà fra i popoli e fra gli uomini, del dialogo tra le culture, di un rapporto nuovo di cura e di rispetto per tutto il mondo vivente di cui costituiamo una parte, diventata ormai distruttivamente dominante.

Piero Bevilacqua è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma «La Sapienza». Nel 1986 ha fondato con altri studiosi l’Istituto meridionale di storia e scienze sociali (Imes), di cui è attualmente presidente. Tra le sue molte pubblicazioni, si ricordano: Breve storia dell’Italia meridionale (Donzelli, 1993, 2005), Miseria dello sviluppo (Laterza, 2008), Il grande saccheggio. L’età del capitalismo distruttivo (Laterza, 2011).

INTERVENTI
Giuseppe Cantarano il manifesto 2011.11.24

Moderno e postmoderno: la polemica tra Abruzzese e Formenti

Il moderno non è mai finito
Carlo Formenti, su Alfabeta2, ripreso da sinistrainrete.info

Il governatore dell'Italia. Dove si parla di Tripoli ma si intende Roma

Un'analisi che non fa una piega:
"La Libia è stata sottratta alla sfera d’influenza dell’Italia. Per la prima volta nella storia di questo paese, un partito , il PD, non sposa la causa di una frazione della borghesia nazionale, ma quella delle multinazionali anglo-americane, trasformandosi in un’organizzazione politica ad uso degli interessi di queste ultime e dei circoli atlantici. Da questo scontro in atto uscirà rafforzato il duopolio statunitense-inglese e l’Italia, da paese a sovranità limitata diventerà governatorato anglo- americano.
Il primo governatore che ci hanno mandato si chiama Mario Monti.
Questo è il senso della guerra che è in atto fra gli Stati e le multinazionali per la ridefinizione dei rapporti di forza. Non ci sono effetti collaterali sgraditi o non messi in preventivo, non ci troviamo di fronte ad una crisi del capitale, ma alla manifestazione della sua forma compiuta attuale"

Elisabetta Teghil, da sinistrainrete.info

Bo Xilai: "bisogna puntare sulla redistribuzione dei traguardi economici raggiunti"

I conflitti sono assolutamente fisiologici, così come è normale che i think tank occidentali puntino sullo sfaldamento del gruppo dirigente cinese; ciò che conta è però che la leadership di quinta generazione che uscirà dal XVIII congresso del PCC sembra avere le idee molto chiare su come procedere [SGA].

La lotta delle torte
Risse per i posti al vertice del Partito comunista cinese. E siamo solo all'inizio
il Foglio 24 novembre 2011

Flores ricorda suo malgrado il I Congresso internazionale degli scrittori in difesa della libertà della cultura

Cultura
Marcello Flores Avvenire 25 novembre 2011

Continuità nella storia italiana dal Rinascimento ad oggi nel libro di Ugo Dotti

Ugo Dotti: La rivoluzione incompiuta, Aragno 2011

Storia della civiltà letteraria e della vita intellettuale, delle idee e delle mentalità che ebbero a segnare le vicende italiane tra Due e Cinquecento, quest’opera si presenta come un’occasione, in un paese in cui continuano a dominare concezioni invecchiate o solo epidermicamente nuove, per riflettere sull’opera letteraria e poetica partendo per così dire dal basso, ossia dalla società e dalla sua concreta dialettica. Quello che il lettore scoprirà forse con sorpresa è che più di uno dei temi sopra i quali oggi si fa tanto chiasso – il contrasto tra economia pubblica e economia privata, il problema della burocrazia amministrativa come costituita da un personale di “fannulloni”, il ruolo degli stessi intellettuali presto passati da umanisti autonomi e indipendenti a cortigiani del potere – viene affrontato, discusso e svolto da questi nostri “antenati” con una serietà, un vigore di riflessione e una pensosità assolutamente incomparabili col livello intellettuale della nostra attuale classe dirigente.

Ugo Dotti professore emerito di letteratura italiana, ha particolarmente dedicato i suoi studi a Petrarca e a Machiavelli. Di quest’ultimo ha scritto una biografia critica (Machiavelli rivoluzionario) presto tradotta in francese e ha curato un’importante edizione del Principe; del primo, oltre a una Vita di Petrarca tradotta in Francia e in Brasile, ha curato e annotato per le nostre edizioni la traduzione italiana dell’immenso epistolario del poeta: i cinque volumi delle Familiari e i tre delle Senili.
LUCIO VILLARI, LA REPUBBLICA del 24/11/2011 a pag. 54
Ugo Dotti e la cultura dell' Umanesimo

L' ITALIA INCOMPIUTA: UN PAESE DI OPPOSTI
Vita letteraria e civile da Dante a Machiavelli
Nuccio Ordine Pagina 39 (21 aprile 2011) - Corriere della Sera

«Populismi in Europa». Un convegno a Roma

POPULISMI IN EUROPA

Giovedì, 24 Novembre 2011 - 9:30
Roma, stituto della Enciclopedia Italiana - Palazzo Mattei di Paganica, Sala Igea, Piazza della Enciclopedia Italiana, 4
Forum annuale della Rivista delle Politiche Sociali organizzato in collaborazione con ESPAnet-Italia.
24 e 25 novembre. La scheda del convegno

POPULISMI
Il codice del capo
Michele Prospero il manifesto 2011.11.24
INCONTRI
Le coordinate del forum romano
il manifesto 2011.11.24

Ancora il libro di Tommaso Di Carpegna

Medioevo, il passato che non passa di moda
Dai videogiochi alla politica, dalla letteratura alla musica quel periodo non smette di affascinare l’età post-moderna. Un saggio analizza il fenomeno
Massimiliano Panarari La Stampa 25/11/2011
TRA BARBARI E CROCIATI: IL MEDIOEVO CONTESO DA DESTRA E SINISTRA
TERRANOVA ANNALISA, SECOLO D'ITALIA del 27/11/2011 a pag. 3/4

Ulteriori motivi per non leggere nemmeno questo libro di Gianni Riotta

E le navi? Eh le navi, quelle, «scivolano lontano»
Le pietre di Riotta, oltre che gialle sono, minchia, pure ubique
di Ishmael, Italia Oggi 24/11/2011

«Come Pirandello e Vittorini», ma anche un po' (volendo) come Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, e un po' persino come i tre briganti e i tre somari di Rinaldo in campo sulla strada longa longa di Girgenti, «Gianni Riotta parte un giorno dalla natia Sicilia, perché «per vivere occorreva andare via», sì, andare, andare, andare, come qualcuno scrive nel risvolto di copertina dell'autobiografia (anzi del «romanzo degli affetti», qualunque cosa voglia dire) dell'ex direttore del Sole-24 ore. Titolo Le cose che ho imparato, Mondadori, pp. 306, pp. 306, 18,00. Immagino che Riotta, nella vita, ne abbia imparate tante. Ma io, prima d'addentrarmi nelle «tappe coraggiose» di questa «avventura personale e professionale ricchissima» che porterà Riotta a «incrociare i protagonisti del Novecento», ho una curiosità: chi ha scritto il risvolto di copertina? Un amico? Un fratello? Un semblable? Un redattore della Mondadori che poi gli ha chiesto 200 euro in prestito fino a mercoledì? O l'avrà scritto, come insinua qualcuno, lui stesso, Riotta Gianni, amico e fratello e semblable com'è di se medesimo, non un uomo ma un esercito, una folla, o meglio un'intera opera dei pupi? Chiunque sia stato, chiunque abbia scritto che «Riotta, tessendo i ricordi, conduce il lettore» attraverso «una cronaca familiare e politica dove il cibo di strada siciliano e il tè dei mujaheddin afghani a Kabul finiscono per insegnare una comune morale di compassione e tolleranza», ebbene, chiunque abbia scritto questa grandissima e sublime fesseria, lo stesso fine letterato che qualche riga più sopra era stato così originale da affermare che il presente libro è «un originale viaggio nella memoria», be', che penna, ragazzi! Non dico, naturalmente, che sia meglio il risvolto del libro, questo no, non mi permetterei, però regge benissimo il confronto; e questo, perdonatemi, lo devo dire. Se non è Riotta, allora è un suo fan, un ammiratore che scrive à la manière de Riottà, come Proust nei suoi Pastiches imitava alla perfezione, omaggiandoli, Gustave Flaubert e Honoré de Balzac. S'avverte infatti, nel risvolto, una cert'aria di famiglia, diciamo così: la stessa prosa ricca, sapiente e innovativa del libro, dove la «luce di settembre», per capirci, è sempre mite, ça va sans dire, e dove «le pietre», sì, «le pietre» oltre che «gialle», minchia, sono «ubique», mentre le navi, ah, le navi «scivolano lontano» e la tecnologia è «un Pegaso volante». (Stavolta abbiamo recensito il risvolto; la prossima volta recensiremo la foto in quarta di copertina: Gianni Riotta bambino in giacchetta e calzoncini corti).

La Scala apre con il Don Giovanni di Mozart

LIRICA

«Don Giovanni», il seduttore drammatico e metafisico
Andrà in scena al Teatro alla Scala il 7 dicembre. A lungo creduta comica, l'opera di Mozart apre alla modernità
Paolo Isotta Corriere della Sera 24 novembre 2011

giovedì 24 novembre 2011

Ancora il libro di Kissinger sulla Cina

L'articolo del Foglio mostra quanta cura metta il PCC nel controllo di quelle quote di ricchezza delle quali consente l'espansione [SGA].

Le carezze di Kissinger al dragone cinese (comunista e capitalista)

In un libro l’ex segretario di Stato di Nixon ricorda le sue numerose missioni diplomatiche in Asia. E ammonisce l’Occidente: no al muro contro muro
di Lodovico Festa - il Giornale 24 novembre 2011

Anche i ricchi (cinesi) piangono
Come avere un patrimonio milionario a Pechino e non farselo espropriare
Maurizio Stefanini 24 novembre 2011 il Foglio

In rete la lezione di Storia della filosofia di mercoledì 23 novembre: Weltpolitik e Rivoluzione conservatrice; Moeller e il deficit ideologico della mobilitazione totale tedesca

Parte 1



Parte 2

In rete la lezione di Storia della filosofia di martedì 22 novembre: avvento della società di massa, rivoluzione dall'alto, rivoluzione conservatrice

Parte 1



Parte 2