Karl Löwith, Leo Strauss: Oltre Itaca. La filosofia come emigrazione. Carteggio (1932-1971), Carocci
Questo volume raccoglie per la prima volta in lingua italiana l'intero carteggio tra due grande filosofi politici del Novecento, Leo Strauss e Karl Löwith. Attraverso i loro scambi epistolari emerge una "diagnosi" della crisi politica, sociale e culturale che precede e segue il nazismo e la Seconda guerra mondiale, ovvero della frattura epocale che si consumò in quegli anni in Occidente. Una frattura che viene colta nella sua essenza proprio grazie alla condizione "privilegiata" dell'esilio, che diventa così un (amaro) filtro ermeneutico per la comprensione dell'Occidente. Introduzione di Carlo Altini.
Leo Strauss e Karl Löwith
L’Itaca dei filosofidi Marco Filoni
il Fatto Saturno 24.2.12 da segnalazioni
FIGURE IMPONENTI. Karl Löwith e Leo Strauss sono due pensatori che hanno segnato il Novecento filosofico. Un secolo che però non ha ricambiato la cortesia. O, almeno, non è stato benevolo con i loro destini. Ombre tetre di decenni bui, che i due filosofi hanno tentato di fuggire. Inutilmente. Quelle ombre li hanno inseguiti, determinandone le vite e il pensiero. Per avere un’idea di quanto sia sottile quella linea che divide l’uomo e l’evento, ora si può leggere l’illuminante carteggio fra i due. Bello il titolo, Oltre Itaca; godibile la traduzione di Manuel Rossini, al quale si deve anche l’apparato di note; gradevolissima e documentata l’introduzione di Carlo Altini, acuto studioso a cui riesce di valorizzare i grandi temi che emergono dalle lettere. Come nota lo stesso Altini, gli scambi epistolari fra filosofi sono spesso un po’ pettegoli, legati più a questioni pratiche. Non è questo il caso di Löwith e Strauss, che invece affrontano nelle loro lettere le grandi questioni. Ci sono tutti i temi più importanti: la crisi del moderno, quindi la concezione stessa della filosofia. E poi: l’interpretazione heideggeriana e quella di Nietzsche; il rapporto fra storia, natura e modernità; la differente concezione della relazione fra uomo e mondo – ovvero la declinazione, in un linguaggio post-heideggeriano, del rapporto fra storia e natura. Ma ciò che più emerge con forza è la condizione vissuta e pensata dai due, quella espressa nella tensione fra il cosmopolitismo (ai quali i due sono costretti dagli eventi storici: entrambi ebrei, entrambi costretti a fuggire dalla Germania nazista) e il radicamento. Come scrive Altini, «la parola chiave è qui “emigrazione”, intesa però non solo nel senso immediato e comune del termine, ma anche nel suo significato metaforico: si tratta, infatti, di un’emigrazione che non consiste esclusivamente in una condizione concreta di vita, ma in una categoria dello spirito e dell’esistenza morale». Qui perciò non c’è soltanto il vissuto umano, quanto la ricerca di una risposta al disorientamento culturale causato da ciò che accadeva, dalle radicali trasformazioni politiche e sociali. Per questo motivo “emigrazione” equivale, nei due filosofi, a “esilio”, «un esilio cui non corrisponderà mai alcuna Itaca e i cui peripli saranno sempre infiniti, senza una casa cui far ritorno definitivo» (ancora Altini). Risulta chiaro allora il titolo, felice, di questo carteggio: Itaca è un luogo dello spirito, il pensiero di un’origine che i due non riescono a rintracciare: né nella patria tedesca, né nella fragilissima modernità infranta dalla storia, né nella filosofia, fosse anche quella di Atene o di Gerusalemme (l’ebraismo). In queste lettere vi sono alcuni dei momenti più alti, e insieme tormentati, della filosofia novecentesca. Per scoprire, con Löwith e Strauss, che «Itaca, la mèta cui anelare, sarà sempre spostata di lato rispetto al luogo in cui vive il presente, mèta vicina e visibile, desiderata e temuta, ma comunque irraggiungibile».
PALIAGA SIMONE, LIBERO del 23/2/2012 pag. 29




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