domenica 29 luglio 2012
La tentazione del bonapartismo soft nella sinistra liberal
Più che una tentazione, visto che proprio il PCI-PDS-DS-PD, già ai tempi della scelta uninominale e dunque prima di Berlusconi, è stata la forza politica maggiormente responsabile dei processi di personalizzazione della politica in Italia [SGA].
Svelato il mistero della sinistra italiana
IL LATO OSCURO DELLA MATERIA
Tutti gli studi più recenti lo confermano: e ancora inspiegabile Un mistero e una nuova sfida per la scienza l’universo è fatto in gran parte da qualcosa di sconosciuto
Tutti gli studi più recenti lo confermano: e ancora inspiegabile Un mistero e una nuova sfida per la scienza l’universo è fatto in gran parte da qualcosa di sconosciuto
CARLO ROVELLI - la Repubblica | 29 Luglio 2012
Giganti del XX secolo
SUSANNA NIRENSTEIN - la Repubblica | 29 Luglio 2012
Curiose bibliomanie
Il Cacciatore di manoscritti
“C’è vita su quelle carte”
“C’è vita su quelle carte”
FABIO GAMBARO - la Repubblica | 29 Luglio 2012
Alberto Burgio sull'egemonia neoliberale
Il nostro appello e l'ordine del discorso
Immaginiamo che al tempo della disputa tra geocentrici ed eliocentrici esistesse già un sistema dell'informazione simile all'attuale (televisioni, quotidiani e rotocalchi). E supponiamo che dalla vittoria degli uni o degli altri dipendessero le... Leggi tutto
La democrazia delle parole nel gioco politico
Non più riformismo contro rivoluzione. Nei momenti di crisi, acuta e strutturale, c'è bisogno di un «riformismo radicale». È l'unica opzione realistica di cambiamento. Ma sempre di più, come ci insegna Italo Calvino, il discorso pubblico e il linguaggio politico riempiono le parole di retorica fino al loro svuotamento, all'elusione delle cose reali
PAOLO FAVILLI - il Manifesto | 28 Luglio 2012
Ritratto di Leni Riefenstahl

La Riefenstahl, una vita da star e d'avventura tra protagonisti di nazismo e fascismo
lorenzo cairoli La Stampa 27/07/2012
Università
GERINA MARIAGRAZIA, L'UNITA' del 28/7/2012 a pag. 12
CIFONI LUCA, IL MESSAGGERO del 28/7/2012 a pag. 11
DI BRANCO MICHELE, IL MESSAGGERO del 28/7/2012 a pag. 11
SEGANTINI EDOARDO, CORRIERE DELLA SERA del 28/7/2012 a pag. 54
sabato 28 luglio 2012
La bibliografia internazionale su Edith Stein
F. Alfieri, Die Rezeption Edith Steins. Internationale Edith-Stein-Bibliographie 1942 – 2012. Festgabe für M. Amata Neyer OCD,
Vorwort von U. Dobhan OCD, Geleitwort von H.-B. Gerl-Falkovitz – A.
Ales Bello, Einführung von F. Alfieri OFM, Echter Verlag GmbH,
Würzburg 2012, pp. 516. [ISBN 978-3-429-03519-8]
RICCI SINDONI PAOLA, AVVENIRE del 27/7/2012 a pag. 24
E' difficile per tutti capire la crisi

Sylvia Nasar: L’immaginazione economica. I geni che hanno
creato l’economia moderna e hanno cambiato la storia del mondo, Garzanti,
traduzione di Stefania Cherchi, pagg. 613, euro 30
Risvolto
All'inizio dell'Ottocento, Thomas Malthus prevedeva che l'incremento
demografico incontrollato avrebbe portato l'umanità al disastro.
Romanzieri come Charles Dickens descrivevano le terribili condizioni di
vita delle classi lavoratrici, donne e bambini compresi. Le leggi
dell'economia e del capitalismo, si diceva, portavano inevitabilmente
ingiustizia, miseria, malattie.
Da allora, i grandi geni dell'economia – come Amartya Sen, Milton
Friedman, Paul Samuelson, Friedrich Hayek, Joseph Schumpeter, John
Maynard Keynes, Alfred Marshall, Karl Marx – si sono impegnati a salvare
l'umanità da questo terribile destino.
Sylvia Nasar descrive la loro straordinaria avventura intellettuale,
ricordando che il loro lavoro ha cambiato la vita di gran parte
dell'umanità.
L'immaginazione economica racconta l'epopea dei paladini della
«scienza triste», che sono riusciti a immaginare un mondo migliore: più
prospero e più giusto per molti, se non (ancora) per tutti.
Un libro di Sylvia Nasar sulle origini della crisi
LUCIO VILLARI - la Repubblica | 28 Luglio 2012
La democrazia delle parole nel gioco politico
Non più riformismo contro rivoluzione. Nei momenti di crisi, acuta e strutturale, c'è bisogno di un «riformismo radicale». È l'unica opzione realistica di cambiamento. Ma sempre di più, come ci insegna Italo Calvino, il discorso pubblico e il linguaggio politico riempiono le parole di retorica fino al loro svuotamento, all'elusione delle cose reali
Non più riformismo contro rivoluzione. Nei momenti di crisi, acuta e strutturale, c'è bisogno di un «riformismo radicale». È l'unica opzione realistica di cambiamento. Ma sempre di più, come ci insegna Italo Calvino, il discorso pubblico e il linguaggio politico riempiono le parole di retorica fino al loro svuotamento, all'elusione delle cose reali
PAOLO FAVILLI - il Manifesto | 28 Luglio 2012
Cristianesimo e Islam nella storia

Chiara Frugoni: Francesco e le terre dei non cristiani (Edizioni Biblioteca Francescana 2012, pp. 206, euro 27
Risvolto
Francesco non andò in Oriente per sete di martirio, non partì per andare
dal sultano e non ci fu mai la prova del fuoco davanti a Malik-al
Kamil. Chiara Frugoni smonta questi luoghi comuni spiegando i meccanismi
che li costruirono. Sottolinea il profondo messaggio, rivoluzionario,
ma sempre nel solco del Vangelo, portato da Francesco ai musulmani, ai
quali chiese di fare penitenza, una frase che ha un suo speciale
significato. Il viaggio di Francesco non approdò allo spettacolare
confronto dei due esponenti di due fedi contrapposte, ma dispiegò la
volontà di Francesco di vivere con mitezza il messaggio di pace e di
amore di Cristo, fra cristiani e non cristiani, e dunque anche fra i
musulmani, mentre la Chiesa del tempo parlava con il linguaggio delle
armi e dello scontro verbale.
Simon Sebag Montefiore: Jerusalem. The Biography (Weidenfeld & Nicolson, London, pp. 638, £ 25)
Risvolto
Jerusalem is the universal city, the capital of two
peoples, the shrine of three faiths; it is the prize of empires, the
site of Judgement Day and the battlefield of today’s clash of
civilizations. From King David to Barack Obama, from the birth of
Judaism, Christianity and Islam to the Israel-Palestine conflict, this
is the epic history of three thousand years of faith, slaughter,
fanaticism and coexistence.
How did this small, remote town
become the Holy City, the “center of the world” and now the key to peace
in the Middle East? In a gripping narrative, Simon Sebag Montefiore
reveals this ever-changing city in its many incarnations, bringing every
epoch and character blazingly to life. Jerusalem’s biography is told
through the wars, love affairs and revelations of the men and
women—kings, empresses, prophets, poets, saints, conquerors and
whores—who created, destroyed, chronicled and believed in Jerusalem. As
well as the many ordinary Jerusalemites who have left their mark on the
city, its cast varies from Solomon, Saladin and Suleiman the Magnificent
to Cleopatra, Caligula and Churchill; from Abraham to Jesus and
Muhammad; from the ancient world of Jezebel, Nebuchadnezzar, Herod and
Nero to the modern times of the Kaiser, Disraeli, Mark Twain, Lincoln,
Rasputin, Lawrence of Arabia and Moshe Dayan.
Drawing on new
archives, current scholarship, his own family papers and a lifetime’s
study, Montefiore illuminates the essence of sanctity and mysticism,
identity and empire in a unique chronicle of the city that many believe
will be the setting for the Apocalypse. This is how Jerusalem became
Jerusalem, and the only city that exists twice—in heaven and on earth.
STORIA
Linguaggi differenti all'epoca delle crociate «Francesco e le terre dei non cristiani» di Chiara Frugoni e «Jerusalem» di Simon Sebag Montefiore
APERTURA - Marina Montesano il manifesto 2012.07.28 - 11
Ancora sulla nuova traduzione dei Saggi di Montaigne
Una nuova traduzione dei “Saggi” opera capitale del filosofo che per
la prima volta mette l’io al centro della riflessione Nasce un genere
letterario prima inesistente, dove è lecito parlare di amori, odi,
viaggi, lotte abitudini igieniche e difetti fisici
VALERIO MAGRELLI - la Repubblica | 28 Luglio 2012
Il gossip finto-impegnato che piace a Repubblica
Il partito predicava il decoro familiare ma i vertici non davano il buon esempio La vita sentimentale nel Pci raccontata dalla fondatrice del “Manifesto” La povera Nilde Jotti scontò l’aver distolto Togliatti dai suoi compiti Enrico Berlinguer indicò Maria Goretti ai giovani come modello di purezza ANTONIO GNOLI - la Repubblica | 28 Luglio 2012
venerdì 27 luglio 2012
In memoria dell'area dell'Ernesto
Il sen. Fosco Giannini è notoriamente uno dei massimi campioni nazionali della frase scarlatta. Ed è anche uno dei più cinici, in quanto egli stesso non crede ormai ad una sola parola di ciò che dice, avendo sostenuto ripetutamente, nel corso della sua carriera politica, tutto e il contrario di tutto e avendolo fatto sempre con la stessa enfasi.
Bene, quando il sen. Giannini esordisce dicendo di voler evitare ogni retorica, si salvi chi può: si può star certi che sta per spanderne a piene mani...
E in effetti non difetta di retorica l'ultimo suo intervento diffuso in rete. Le rituali circonlocuzioni verbali, tipiche del codice minore del gergo piccista, e il consueto crescendo rossiniano sulle sofferenze del proletariato, per andare poi al sodo della questione politica. E da qualche anno a questa parte il sodo è sempre quello: "è evidente" - come ama dire lui stesso - che il sen. Giannini ha tanta voglia di rientrare in Parlamento alleandosi con il PD per poi votare nuove missioni militari e nuovi tagli al Welfare, come già fece (ma "con la morte nel cuore", sia chiaro...) negli anni ruggenti 2006-08. Non si spiega diversamente una supercazzola così gigantesca come questo discorso, ad un tempo prolisso e demenziale, nel quale si implora il PD affinché si ponga alla testa della rivoluzione antiliberista. O quantomeno affinché guidi un'alternativa... a se stesso.
Che il sen. Giannini, come detto, non creda affatto alle sue stesse parole, è certo. Che egli pensi in tal modo di "fare egemonia" e che qualcuno possa convincersi a votare il suo partito grazie ai formidabili "cunei" da lui inseriti nelle "contraddizioni" del PD, dimostra che un'esperienza è giunta al capolinea.
Se ne valesse la pena, bisognerebbe raccogliere le migliori frasi del sen. Giannini 1, quando era all'opposizione contro Bertinotti all'interno del PRC e cercava di occupare l'ala sinistra di questo partito guidando l'area dell'Ernesto su posizioni antigoverniste e antimoderate. E bisognerebbe metterle a confronto con le migliori frasi del sen. Giannini 2, il quale, entrato nel PdCI, riesce a farsi scavalcare a sinistra persino da Nichi Vendola, da Di Pietro e forse anche da qualche nipote dell'on. Cariglia. Putroppo non ne vale la pena.
L'unica considerazione che viene da fare è questa: venti anni ci sono voluti per costruire un'area politico-culturale con un minimo di serietà; pochi mesi sono bastati per distruggere quest'area e dare una mano a chiudere la questione comunista in Italia. Non c'è che dire: dopo aver allegramente scherzato con decine di compagni, promettendo loro che avrebbero rifondato il PCI e imbarcandoli in un'inutile scissione, il sen. Giannini è riuscito nel vero capolavoro politico della sua vita: da quando sono entrati quelli dell'Ernesto, il PdCI si è spostato ancora più a destra di quanto già non fosse. E non era un obiettivo facile da raggiungere [SGA].
"... unirci, unire la sinistra, chiedendo al PD di non farsi irretire nella trappola del montismo, ma di assumere la responsabilità che gli compete nel delineare e costruire un progetto alternativo al liberismo dell’Ue e alle politiche antioperaie del governo Monti... unire – partendo dalle piazze e dalle lotte, – la FIOM, l’intera CGIL, SEL, l’IDV, i movimenti di lotta, impegnandoci allo spasimo, lottando, affinché il PD non venga sussunto nella nefasta mitologia della Grossa Coalizione, non venga fatto prigioniero da Passera o da Casini, dal montismo o dal berlusconismo “unitario” di ritorno; ma, ricordandogli da dove proviene, quali attese ancora suscita nei suoi iscritti e nel suo elettorato, dia il suo contributo essenziale per voltare pagina... chiamiamo a discutere i dirigenti stessi della FIOM e della CGIL, gli operai, i lavoratori, gli esponenti nazionali, i quadri territoriali e i militanti di SEL, dell’IDV, del PD, dei movimenti di lotta, delle associazioni. Costruendo così, sul campo, dalla base territoriale, quell’unità e quella partecipazione di sinistra e democratica che oggi serve come il pane...".
Marx e il capitalismo contemporaneo
Da tempo Il Manifesto è diventato l'ufficio stampa dei negriani di Ombre Corte [SGA].
Risvolto
Nonostante negli anni immediatamente successivi il crollo del Muro di Berlino il pensiero di Karl Marx sia stato considerato da molti come inattuale e spesso relegato alla pura indagine storiografica o alle riflessioni di pochi addetti ai lavori, la sua opera ha continuato a offrire importanti spunti per l'analisi e la comprensione delle società contemporanee. D'altra parte, è significativo che di fronte all'attuale crisi economica vi sia stata una nuova riscoperta del suo pensiero, anche se non necessariamente conseguente dal punto di vista politico. Segno evidente che in quella "cassetta degli attrezzi" non si nasconde del ferro vecchio, come il pensiero dominante vorrebbe far credere.
A partire da una rilettura delle categorie e delle analisi sviluppate da Marx, i contributi qui raccolti intendono dunque offrire una rassegna delle più recenti tendenze che caratterizzano il capitalismo contemporaneo: dall'avvento delle reti digitali alle trasformazioni del lavoro e del consumo, dal ruolo degli intellettuali al modo di produrre e comunicare. Fenomeni recentissimi, che necessitano di un approccio realmente critico, in grado di mostrare i diversi collegamenti tra politica, economia e comunicazione: oltre l'immagine di un mondo e di una scienza sociale "neutra", che mette tra parentesi il tema delle disuguaglianze di classe e i meccanismi di funzionamento del capitalismo, quasi fossero il puro prodotto di una retorica vuota e non il fondamento stesso delle nostre vite.
Contributi di: Francesco Antonelli, Robert Castrucci, Vanni Codeluppi, Nick Dyer-Witheford, Carlo Formenti, Maria Luisa Maniscalco, Enrica Tedeschi, Benedetto Vecchi.
i curatori
Francesco Antonelli è ricercatore presso la Facoltà di Scienze Politiche, "Roma Tre", dove insegna anche Sociologia generale. Tra le sue ultime pubblicazioni: La modernità in transito (FrancoAngeli, 2007), Il duro lavoro (Edisess, 2010).
Benedetto Vecchi è giornalista, redattore delle pagine culturali de "il manifesto". Ha curato Zygmunt Bauman, Intervista sull'identità (Laterza, 2009) e Dmytri Kleiner, Manifesto telecomunista (ombre corte, 2011).
Nonostante negli anni immediatamente successivi il crollo del Muro di Berlino il pensiero di Karl Marx sia stato considerato da molti come inattuale e spesso relegato alla pura indagine storiografica o alle riflessioni di pochi addetti ai lavori, la sua opera ha continuato a offrire importanti spunti per l'analisi e la comprensione delle società contemporanee. D'altra parte, è significativo che di fronte all'attuale crisi economica vi sia stata una nuova riscoperta del suo pensiero, anche se non necessariamente conseguente dal punto di vista politico. Segno evidente che in quella "cassetta degli attrezzi" non si nasconde del ferro vecchio, come il pensiero dominante vorrebbe far credere.
A partire da una rilettura delle categorie e delle analisi sviluppate da Marx, i contributi qui raccolti intendono dunque offrire una rassegna delle più recenti tendenze che caratterizzano il capitalismo contemporaneo: dall'avvento delle reti digitali alle trasformazioni del lavoro e del consumo, dal ruolo degli intellettuali al modo di produrre e comunicare. Fenomeni recentissimi, che necessitano di un approccio realmente critico, in grado di mostrare i diversi collegamenti tra politica, economia e comunicazione: oltre l'immagine di un mondo e di una scienza sociale "neutra", che mette tra parentesi il tema delle disuguaglianze di classe e i meccanismi di funzionamento del capitalismo, quasi fossero il puro prodotto di una retorica vuota e non il fondamento stesso delle nostre vite.
Contributi di: Francesco Antonelli, Robert Castrucci, Vanni Codeluppi, Nick Dyer-Witheford, Carlo Formenti, Maria Luisa Maniscalco, Enrica Tedeschi, Benedetto Vecchi.
i curatori
Francesco Antonelli è ricercatore presso la Facoltà di Scienze Politiche, "Roma Tre", dove insegna anche Sociologia generale. Tra le sue ultime pubblicazioni: La modernità in transito (FrancoAngeli, 2007), Il duro lavoro (Edisess, 2010).
Benedetto Vecchi è giornalista, redattore delle pagine culturali de "il manifesto". Ha curato Zygmunt Bauman, Intervista sull'identità (Laterza, 2009) e Dmytri Kleiner, Manifesto telecomunista (ombre corte, 2011).
Il filosofo di Treviri nell'era del capitalismo globale in un libro edito da ombre corte I lavoratori della conoscenza e i «prosumer», analisi di figure in via di trasformazione I problemi provocati dallo sviluppo dei nuovi modi di produzione, indagati in un'ottica marxiana
MAURO TROTTA - il Manifesto. Venerdì 27 Luglio 2012
Il filosofo cattolico Charles Taylor parla de L'età secolare
(traduzione di Anna Maria Brogi; su gentile concessione del quotidano «la Croix») Élodie Maurot Avvenire 26 luglio 2012
Gli accordi tra Chiesa cattolica e nazifascismo nel saggio di Giorgio Fabre
Per difendere l'Azione Cattolica Pio XI subì la svolta razzista
(MARGIOTTA BROGLIO FRANCESCO) a pag. 37 CORRIERE DELLA SERA del 26/7/2012
giovedì 26 luglio 2012
Ripubblicato da Marsilio "I letterati e lo sciamano" di Elemire Zolla
Risvolto
Una morfologia delle civiltà indiane d'America è assai più di una mera
registrazione storica della conquista coloniale di quel continente
negli ultimi cinque secoli, del tentativo sistematico da parte bianca
di ripulsa e oblio dei forzieri di una sapienza atavica, che nessuna
indagine etnologica aveva mai colto nel profondo né voluto immettere
nei repertori della cultura dominante. Nel lontano 1969 Elémire Zolla
ricostruiva ne I letterati e lo sciamano la tregenda subìta
dagli Indiani ma anche la sfaccettata ricchezza simbolica e metafisica
di una vita tradizionale inscritta sciamanicamente tra la terra e il
cielo. Lo fece esumando per la prima volta testimonianze e scritti,
talvolta eccelsi, degli stessi Indiani, che negli ultimi cento anni si
sono conquistati un posto di assoluta eminenza nella letteratura
americana. Questa ristampa dell'opera, salutata al tempo in
Nord-America come una rivelazione, è arricchita da una congerie di
scritti zolliani del ventennio 1968-1988 dove spicca la trascinante
vicenda del narratore antropologo Carlos Castaneda alle prese con il
maestro yaqui che lo inizia al potere magico nei deserti del Nuovo
Messico.
CORRIERE DELLA SERA del 25/7/2012
La narrazione della crisi. Liberali e keynesiani si beccano ma sono entrambi travolti da qualcosa più grande di loro
Ma peggio di tutti fa la tradizione comunista. Ridotta a folclore, è incapace di difendersi dagli sbeffeggiamenti [SGA].
OPINIONI - Alfonso Gianni il manifesto 2012.07.27 - 01 PRIMA PAGINA
Pensiero Unico sotto Accusa se Sfidarlo fa Bene
L'ultima degli statalisti: l'Italia è troppo liberista
Appello di Guido Rossi e altri: l'informazione (e non solo) sarebbe dominata dal pensiero unico anti-keynesiano. Strano, nel Paese del debito pubblico record
Carlo Lottieri - il Giornale Gio, 26/07/2012
Non pervenuti Mises, Hayek, Leoni e Rothbard Dominano invece le teorie della scuola interventista
Luigi Mascheroni - il Giornale Gio, 26/07/2012
IL FOGLIO del 25/7/2012
COME SI POTEVA ESSERE COMUNISTI? (BERARDINELLI ALFONSO) a pag. 1
IL FOGLIO del 25/7/2012
MARX E LENIN ATTRAVERSO IL TIGGI' a pag. 1
L'APPELLO DEGLI ECONOMISTI
Pensiero Unico sotto Accusa se Sfidarlo fa Bene
La polemica neokeynesiana sulle ricette anticrisi «liberiste»
DARIO DI VICO - Corriere della Sera | 26 Luglio 2012
Danilo Taino - Corriere della Sera | 26 Luglio 2012
Appello di Guido Rossi e altri: l'informazione (e non solo) sarebbe dominata dal pensiero unico anti-keynesiano. Strano, nel Paese del debito pubblico record
Carlo Lottieri - il Giornale Gio, 26/07/2012
Non pervenuti Mises, Hayek, Leoni e Rothbard Dominano invece le teorie della scuola interventista
Luigi Mascheroni - il Giornale Gio, 26/07/2012
IL FOGLIO del 25/7/2012
COME SI POTEVA ESSERE COMUNISTI? (BERARDINELLI ALFONSO) a pag. 1IL FOGLIO del 25/7/2012
MARX E LENIN ATTRAVERSO IL TIGGI' a pag. 1L'accesso delle donne alla lettura. Una storia
Xenia von Tippelskirch: Sotto controllo. Letture femminili in Italia nella prima età moderna (Viella, euro 28)
Risvolto
Quanto leggevano, e che cosa leggevano, le donne nella prima età
moderna? Chi erano, a quali classi sociali appartenevano, quali le loro
abitudini e pratiche di lettura?
Incrociando storia culturale e indagine sulla vita quotidiana,
analisi istituzionale e approccio microstorico, Xenia von Tippelskirch
si mette sulle tracce di queste donne lettrici, le scova, le scruta, le
analizza e, nella polifonia di voci e testimonianze raccolte, ci
restituisce un quadro variegato e per niente scontato del nuovo pubblico
femminile che si viene delineando in alcune grandi realtà urbane
italiane tra Cinque e Seicento. Ricostruisce altresì il ruolo delle
autorità ecclesiastiche, gli interventi di disciplinamento e le
strategie di controllo dei contenuti e delle coscienze che, nel
tentativo di «proteggere» le donne dai pericoli della lettura, miravano
alla salvaguardia dell’ordine sociale. All’interno di questo schema,
restavano tuttavia dei margini per l’appropriazione individuale: non di
una opposizione netta o di sfida aperta pare trattarsi, ma di attitudini
più discrete e silenziose nei confronti delle autorità da parte di un
pubblico femminile soggetto ad una rigida tutela.
Oggi il fenomeno è riconosciuto Una serie di studi lo approfondiscono anche per le epoche più antiche Grazie ai documenti del Sant’Uffizio ora disponibili viene ricostruita una trama molto complessa, ma fitta
AGOSTINO PARAVICINI BAGLIANI - la Repubblica | 26 Luglio 2012
Un'occasione perduta per riflettere sulla crisi del modello umanistico dell'Università europea

L'autore di ciò che è una mera antologia (dalla quale manca incredibilmente il discorso del Rettorato di Heidegger, così come mancano importanti brani dallo Husserl della Krisis) è professore ordinario. E risulta essere autore di importanti libri quali La Filosofia del Signore degli Anelli (a cura di), 2008 e La filosofia di Indiana Jones (a cura di), 2011 [SGA].
Claudio Bonvecchio: Il mito dell'università, Mimesis edizioni, pagg. 188, euro 16
Risvolto
L’università è un mito, la sua madre spirituale è la borghesia. Per
lunghi secoli i templi del sapere hanno avuto un ruolo di opposizione
alla cultura aristocratica. Ma se l’Università moderna aveva avuto lo
scopo di celebrare – nel culto di un sapere polivalente e cosmopolita –
il volano di una nuova “aristocrazia” dello spirito e della cultura,
questa spinta si è da tempo fermata per ridursi alla burocratizzazione
del sapere. Questo libro raccoglie grande voci del passato che hanno
incarnato il mito moderno dell’Università, per aprire una riflessione
sulla sua situazione attuale. Dopo le contestazioni e i sessantotto di
tutto il mondo, dopo le mille riforme annunciate e fallite, il declino
si è trasformato in débacle. Sino a fare – nell’epoca post-moderna o
post-borghese – dell’Università, nel migliore dei casi un “rande liceo”,
nel peggiore e più comune dei casi una modesta e populistica
alternativa al bar, all’Oratorio, a un’inesistente famiglia o, peggio
ancora, alla disoccupazione. Riascoltare le voci autorevoli del passato
rende più lucida la consapevolezza del presente.
M.Me De Staèl,
w. von Humboldt, G. W. F. Hegel, h. Heine, v. Cousin, a. Schopenhauer,
f. Nietzsche, c. Cantoni , s. f. De Dominicis, a. Labriola, m. Adler, u.
von Wilamowitz-Moellendorff, m. Weber, j. Ortega Y Gasset, th. Mann
Giovanni Sallusti
Visualizza Ingrandimento- il Giornale Gio, 26/07/2012
Il sacrificio. L'eroica Avallone rinuncia ad insegnare alle superiori. Per farsi missionaria? No, per scrivere per Rizzoli e il Corriere...
Che tra l'altro è il giornale che più di ogni altro si è battuto per quello smantellamento della scuola e dell'università pubblica che alla Avallone spezza tanto il cuore [SGA].
SILVIA AVALLONE - corriere della sera | 25 Luglio 2012
mercoledì 25 luglio 2012
Ineffettualità della filiosofia: una polemica
CULTURA
La disciplina vive una stagione di successo popolare, perfino i segretari di partito indicono riunioni per chiedere un orientamento. Torna il richiamo a un pensiero in grado di cambiare il mondo e non solo descriverlo. Oltre agli entusiasmi, però, non si scorgono effetti concreti di queste discussioni di ROBERTO ESPOSITO Repubblica 23 luglio 2012
Cultura
Non c'è contrapposizione ma continuità tra filosofia come sapere logico-deduttivo e filosofia come pratica di vita
FRANCA D'AGOSTINI La Stampa 25/07/2012
Nell'anti-hegelismo di Dostoevskij una radice della Rivoluzione conservatrice
Lo scrittore dei “Demoni” rifiutò con orrore la concezione della Storia formulata dal padre dell’idealismo: l’idea che passi inosservata l’esistenza dei singoli Il principio perseguito dall’autore russo, secondo l’ungherese László Földényi, è che nessuno può essere estromesso dal corso delle vicende umane
ALBERTO MANGUEL - la Repubblica Mercoledì 25 Luglio 2012
Pierre Bourdieu sui meccanismi di dominazione nei rapporti di genere
Oriente e Occidente nella vita di Matteo Ricci
R. Po- chia Hsia: Un gesuita nella città proibita. Matteo Ricci, 1552-1610, Il Mulino
Risvolto
Il gesuita Matteo Ricci è a tutt'oggi uno
degli occidentali più noti in Cina. Arrivato nel 1582, vi rimase per
quasi trent'anni giocando un ruolo decisivo nella diffusione non solo
del cristianesimo ma anche della cultura e della scienza occidentale in
Cina, e nella conoscenza della cultura cinese in Europa. Il volume di
Po-Chia Hsia, racconta l'intera vita di questo leggendario gesuita,
seguendolo dai primi anni nella nativa Macerata e a Roma, al Portogallo,
alla missione a Goa, infine all'approdo in Cina dove grazie alle sue
conoscenze e al prestigio acquistato divenne consigliere della corte
imperiale e fu il primo occidentale a poter entrare nella città
proibita. Ricci va considerato il maggiore mediatore fra la Cina e
l'Occidente. Nel 2010, quarto centenario della morte, è stata avviata la
causa di beatificazione.
CORRIERE DELLA SERA del 24/7/2012
Architettura e beni culturali: crisi del modello neoliberale?
Gli stessi giornali che per due decenni hanno esaltato il rapporto tra arte e mercato adesso fanno le verginelle [SGA].
Archistar addio: l' «effetto Bilbao» è più mediatico che economico Un libro fa i conti in tasca ai grandi musei «di puro consumo»
Pierluigi Panza Corriere 24 luglio 2012
Keynes sull'Unione Sovietica del 1925
Stupisce leggere parole così appassionate verso il comunismo su un giornale come il Manifesto... [SGA].
IL MANIFESTO del 24/7/2012
Ancora il libro di Anna Tonelli sulle Feste de l'Unità
Urbino modello immaginario di Università aziendalista
In questo fantasioso articolo viene descritta con toni apologetici l'entusiastica applicazione all'università di Urbino della controriforma PD-Confindustria-Gelmini: un esempio di servitù volontaria molto diffuso nel mondo accademico nazionale.
Lasciamo perdere la scelta di mettere in Cda due miliardari che nell'università non investono praticamente una lira. Ciò che nel testo viene presentato come un processo di razionalizzazione virtuosa, nella realtà è stagnazione, carriere bloccate, frustrazione di docenti e tecnici, concentrazione del potere nelle mani di pochi ordinari, probabile chiusura di diversi corsi di laurea [SGA].
LA REPUBBLICA del 23/7/2012
CARA UNIVERSITA', ECCO IL PRIMO ESAME I CONTI IN TASCA A CHI DEVE SCEGLIERE (INTRAVAIA SALVO) a pag. 23LA REPUBBLICA del 23/7/2012
Int. a LAGALLA ROBERTO "SI', STUDIARE NEI NOSTRI ATENEI COSTERA' DI PIU' MA SIAMO PRONTI AD AIUTARE CHI SI ISCRIVE" (S.I.) a pag. 23lunedì 23 luglio 2012
Santiago Zabala sul processo di radicalizzazione dei ceti intellettuali

| Why so many communist philosophers? |
The destructive nature of
neoliberalism has prompted many philosophers to reconsider communist
ideas.
Santiago Zabala, aljazeera 23 Jul 2012
|
Le radici giudaico-cristiane del capitalismo
Gary A. Anderson: Il peccato, edizioni liberilibri, pagg. 372, euro 19
Risvolto
Che cosa è il peccato nella tradizione giudaico-cristiana? In che modo i suoi effetti perdurano e possono estinguersi attraverso il tempo? Come è possibile espiare le azioni peccaminose? In questa acutissima e brillante analisi storico-filologica dei testi biblici l’Autore documenta il processo attraverso cui il peccato, concepito negli strati più antichi della Bibbia come un fardello caricato sulle spalle di chi ha commesso una colpa, o una macchia sulle sue mani, si modifica significativamente a partire dal periodo del Secondo Tempio e via via fino al II secolo a.C. Il peccato assumerà nel Nuovo Testamento, in tutta la letteratura rabbinica e nella cristianità aramaica, la metafora commerciale-finanziaria del debito che deve essere ripagato. L’idea della macchia resterà, ma a quella del fardello si sostituirà l’idea che nel gran libro contabile di Dio, nella banca celeste, verrà registrato un debito: il peccatore diviene il debitore che potrà estinguere il suo debito con la pratica costante dell’elemosina. L’uomo virtuoso e caritatevole diventa invece un creditore il quale accumula un tesoro in cielo che frutterà interessi. Una nuova concezione che subì un tormentato ripensamento all’insorgere della Riforma protestante. |
| Gary A. Anderson
(St.Paul, MN, 1955)
Insegna Teologia cattolica alla University of
Notre Dame, Indiana. I suoi studi si incentrano su religione e
letteratura dell’Antico Testamento e Bibbia ebraica, con un’attenzione particolare sulla ricezione della Bibbia ai primordi del giudaismo e del cristianesimo. Più di recente il suo interesse si è focalizzato sul Libro della Genesi
e sulla letteratura sacerdotale. Numerosi i riconoscimenti ottenuti: da
quello dell’American Philosophical Society fondata da Benjamin Franklin
a quello dell’Institute for Advanced Studies dell’Hebrew University di
Gerusalemme.
Fra le sue opere ricordiamo The Genesis of Perfection: Adam and Eve in Jewish and Christian Imagination (2001). |
Non basta il senso di "colpa": nel libro contabile di Dio chi sbaglia deve pagare cara l’espiazione Stefano Zecchi - il Giornale Lun, 23/07/2012
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