mercoledì 22 giugno 2016

Il piccolo Viscinski riforma la Costituzione italiana



Violante: rinnovare la Costituzione per avere più stabilità e diritti 
Bisogna velocizzare il processo decisionale e mettere ordine tra le competenze regionali e statali 

Luciano Violante Busiarda 22 6 2016
La riforma costituzionale ha l’obiettivo di guarire l’Italia dai suoi tre mali più profondi: instabilità politica, lentezza decisionale, incertezza dei diritti.
Negli ultimi venti anni abbiamo avuto dodici governi, a fronte dei sei di Germania e Spagna. La mancanza di uno stabile indirizzo politico impedisce scelte strategiche.
Procedure parlamentari e amministrative che risalgono al secolo scorso rendono le decisioni lente, confuse e, non raramente, arbitrarie. Una disordinata ripartizione di competenze tra Stato e Regioni favorisce una sorta di localismo regolatorio che rende incerti i diritti dei cittadini e delle imprese. Nei rating internazionali non siamo indietro perché siamo incapaci; siamo indietro perché il nostro sistema costituzionale non è stabile, non è rapido, non rispetta i diritti dei cittadini. Le nostre capacità o vanno all’estero o si spengono. È difficile contestare queste finalità; ma occorre accertare se i mezzi predisposti sono adeguati.
1. La fiducia al governo sarà conferita o revocata non più da entrambe le Camere ma solo dalla Camera dei deputati, eletta con il premio di maggioranza previsto dall’Italicum. La doppia fiducia, di Camera e Senato, un unicum nel panorama europeo, è stata una mina vagante per molti governi, compreso il governo Renzi che al Senato si sostiene con il voto del gruppo che fa capo al senatore Verdini. Con la fiducia da parte della sola Camera il terreno è sminato.
2. Si teme che l’Italicum possa attribuire al presidente del Consiglio, chiunque esso sia, un eccesso di potere. L’unico modo per verificarne la correttezza costituzionale è sollecitare l’intervento della Consulta. Questo intervento è previsto dalla stessa riforma che attribuisce a un quarto dei deputati o a un terzo dei senatori il potere di chiedere alla Corte Costituzionale la verifica delle leggi elettorali subito dopo la loro approvazione. Il vantaggio di questa soluzione è di avere il giudizio della Corte prima dell’applicazione della legge ed evitare quindi, in caso di incostituzionalità, totale o parziale, le polemiche sulla legittimazione del Parlamento. Chi ha timore dell’Italicum dovrebbe votare Sì al referendum per poter consentire l’esame immediato di quella legge elettorale. Chi vota No perché non condivide quella legge elettorale, paradossalmente la consolida perché impedisce la pronuncia preventiva della Consulta.
3. I procedimenti legislativi sono due. Quello bicamerale, che riguarda un ristretto numero di leggi, per esempio quelle costituzionali, e quello monocamerale, che riguarda tutte le altre che vengono approvate definitivamente dalla sola Camera dei deputati. Il Senato, se lo ritiene, può richiamare la legge approvata a Montecitorio entro dieci giorni e ha ancora trenta giorni per apportare modifiche. La Camera decide poi in via definitiva. I termini di dieci e trenta giorni sono ridotti per alcuni tipi di leggi, che richiedono una particolare celerità, come le leggi di bilancio o quelle che intervengono nelle competenze regionali al fine di tutelare l’interesse nazionale. Le leggi approvate dalla Camera e non richiamate dal Senato entro dieci giorni diventano definitive.
4. Il governo può chiedere alla Camera il voto a data fissa, entro 70 giorni, per provvedimenti essenziali all’attuazione del programma di governo. La Camera, se vota la proposta, si vincola all’approvazione entro il termine che lei stessa ha precedentemente votato. Si tratta di una misura che bilancia la riduzione della possibilità di ricorrere ai decreti legge e che dà al governo la certezza sui tempi di approvazione di provvedimenti ritenuti necessari, anche sul piani dei rapporti con la comunità internazionale.
5. I cittadini possono approvare direttamente leggi di iniziativa popolare attraverso il referendum propositivo. 
6. Il Senato ha 95 componenti elettivi e 5 nominati dal Presidente della Repubblica tra le personalità eminenti del Paese per sette anni e non rinominabili. I senatori sono quindi cento (i senatori tedeschi sono 69) più gli ex Presidenti della Repubblica che restano senatori a vita. I 95 sono eletti per ciascuna regione dal Consiglio regionale tra i consiglieri regionali e i sindaci. I senatori che provengono dai consigli regionali sono eletti «in conformità alla scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi», secondo le modalità stabilite da una legge bicamerale. Pertanto gli elettori dovranno scegliere, oltre al proprio candidato che, se eletto, resterà in consiglio regionale, il proprio candidato al consiglio regionale che, se eletto, sarà candidato al Senato. 
7. I senatori conservano le funzioni di consigliere regionale o di sindaco, come fanno già oggi i loro colleghi tedeschi, spagnoli o francesi. Occorrerà una efficiente organizzazione del lavoro del Senato e dei Consigli regionali per consentire un adeguato svolgimento delle due funzioni.
8. Il Senato non è una Camera morta. Ha compiti sia legislativi sia di controllo. I primi sono ridotti rispetto a oggi. Quelli più rilevanti e più nuovi sono i compiti di controllo che riguardano questioni cruciali come la valutazione delle politiche pubbliche, l’attività delle pubbliche amministrazioni, l’attuazione delle leggi dello Stato, l’impatto sui territori delle politiche dell’Ue. Svolge inoltre funzioni di raccordo tra Stato, Regioni, Comuni e Ue. Si tratta quindi di una Camera che funge da garanzia per i cittadini e da utile contrappeso nei confronti della Camera e del Governo. 
9. Sono previsti limiti ai decreti legge. Il governo non potrà più ricorrervi con la disinvoltura attuale e non potranno più essere presentati al Parlamento decreti omnibus dove sono ammassate norme disparate, non omogenee e di difficile reperibilità non solo per i comuni cittadini ma anche per i tecnici. I decreti devono recare misure di immediata applicazione, e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo. Il Parlamento non può approvare disposizioni estranee all’oggetto.
10. Le decisioni sulle grandi infrastrutture strategiche (autostrade, reti energetiche, banda larga) sono sottratte alle Regioni e attribuite allo Stato. In compenso le Regioni, attraverso i loro senatori, partecipano alla legislazione nazionale e al controllo sull’azione del governo. Il governo può intervenire anche su competenze regionali quando è in pericolo l’unità giuridica o economica della Repubblica. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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