lunedì 6 giugno 2016

Tradotta la biografia di Bruno Pontecorvo scrita dal fisico Frank Close


Frank Close: Una vita divisa in due. La storia di Bruno Pontecorvo, fisico o spia, Einaudi.

Risvolto

Il professore di fisica a Oxford insegue il destino di Bruno Pontecorvo e, descrivendone le vicende biografiche, racconta il clima di spionaggio e paranoia della guerra fredda e lo straordinario apporto che il fisico italiano diede alla ricerca scientifica.
Nel 1950, Bruno Pontecorvo, un fisico di Harwell, il laboratorio di fisica nucleare del Regno Unito, sparí senza lasciare traccia all'età di 37 anni. Quando ricomparve, cinque anni piú tardi, si trovava dall'altra parte della Cortina di Ferro. Pontecorvo, uno dei piú geniali scienziati della sua generazione, era al corrente di molti segreti: aveva lavorato al Manhattan Project anglo-canadese e aveva dato un contributo fondamentale alle ricerche sulla fissione nucleare.
Quando sparí, il controspionaggio del Regno Unito sostenne che non era una persona pericolosa. Oggi, grazie alla possibilità di accedere a nuovi archivi e carteggi e dopo aver consultato membri della famiglia e i colleghi scienziati, Frank Close si chiede se la fuga di Pontecorvo fu l'atto finale di una vita da spia, cercando di far luce sulla storia di un uomo segnato dall'avvento dell'era atomica e della guerra fredda.

Leggi anche qui



LUCA FRAIOLI Restampa 25 agosto 2013


Grande fisico o spia il mistero della vita di Bruno Pontecorvo 

SIMONETTA FIORI Restampa 5 6 2016
Ci sono biografie che non si risolvono mai del tutto. Troppo complesse, ricche di zone d’ombra, misteriose per destino o vocazione. Storie enigmatiche che non hanno mai fine. Una di queste appartiene a Bruno Pontecorvo, uno dei più geniali scienziati italiani la cui esistenza fu spezzata in due: la prima parte vissuta negli avamposti della fisica nucleare, con ricerche in America e Gran Bretagna; la seconda più oscura ed enigmatica, trascorsa in Unione Sovietica nel segno della devozione comunista. Un prima e un dopo separati da una data — 1950 — con la scomparsa improvvisa del trentasettenne Pontecorvo durante un campeggio in Italia. Di lui il mondo avrebbe avuto notizia solo sei anni più tardi: da Mosca, con la nuova identità di Bruno Maksimovic Pontekorvo. Un’intricata vicenda degna di Graham Green anche perché tutta interna alla guerra fredda e agli intrighi spionistici degli anni Cinquanta.
Tuttora i documenti dell’Fbi che lo riguardano sono in gran parte cancellati con l’inchiostro nero. Questo spiega anche l’instancabile ricerca intorno alla sua persona, con la nuova uscita di una biografia anglosassone che di fatto riapre il caso Pontecorvo, senza però approdare a conclusioni certe. Dopo il bel ritratto di Miriam Mafai e il documentato saggio di Simone Turchetti, l’inedita ricerca di Frank Close si annuncia interessante anche perché l’autore è un fisico, un professore di Oxford, che ha cominciato a occuparsi dello studioso italiano sotto il profilo scientifico. Ed è lo stesso Close a chiarire fin da principio che, rispetto agli altri protagonisti della saga spionistica, Pontecorvo era l’unico che aveva i requisiti per diventare famoso, a prescindere dal sospetto di essere un agente di Stalin. E se non si fosse ritirato in Urss, il suo lavoro sarebbe stato premiato con il Nobel. Ma certo l’accusa di essere «la seconda spia più letale della storia» — avanzata dal congresso americano — rende la sua vicenda più romanzesca.
Contro Pontecorvo non è stata mai prodotta nessuna prova: niente e nessuno, né l’Fbi né l’MI5, hanno mai documentato il passaggio di segreti atomici ai sovietici. Ma Close non esclude che lo scienziato possa essere stato ingaggiato dal Kgb. E successivamente sia stato proprio il regime sovietico a sottoporlo a ricatto e poi a una prolungata prigionia. Quanto alla rocambolesca fuga, varie testimonianze conducono al ruolo chiave di Emilio Sereni. «Ed è difficile sostenere che Bruno abbia agito così precipitosamente pur essendo del tutto innocente », chiosa il biografo. Ma l’aspetto che sembra prevalere nel libro è la tragedia umana dello scienziato comunista, ricostruita anche grazie alla testimonianza del figlio Gil e della sorella Anna e grazie ai diari di Marianne, la moglie svedese che più di tutti patì il trasferimento a Mosca. «Voglio morire da grande scienziato, non come una vostra fottuta spia», furono le ultime parole dette da Pontecorvo a un funzionario russo poco prima di morire, nel 1993. L’Unione Sovietica non c’era più, ma la sua vita ormai definitivamente segnata.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento: