mercoledì 5 ottobre 2016

Surrealismo e politica: una mostra al Beaubourg


André Breton, surréalisme et politique
28 septembre 2016 - 2 janvier 2017 à 11h00 (10h00)
Musée - Niveau 5 - Centre Pompidou, Paris

De la protestation contre l’engagement de la France en 1925 dans la guerre du Rif à la Déclaration sur le droit à l’insoumission dans la guerre d’Algérie dite Manifeste des 121 en 1960, les surréalistes participèrent à tous les combats du 20e siècle pour la défense des libertés. André Breton, auquel le musée rend hommage à l’occasion du 50e anniversaire de sa disparition, a été l’un des premiers à dénoncer les procès de Moscou (1936-1938), tout en luttant contre la montée du fascisme. Dans son discours pour le Congrès international des écrivains en 1935, sa célèbre formule résume bien le projet surréaliste : « ‹ Transformer le monde ›, a dit Marx ; ‹ Changer la vie ›, a dit Rimbaud : ces deux mots d’ordre pour nous n’en font qu’un. »

André e Simone, ascesa e declino d’un amore ai tempi del surrealismo 
Il Beaubourg celebra il cinquantenario della morte di Breton e Gallimard pubblica la corrispondenza con la prima moglie 

Busiarda 5 10 2016
«Lei non lo avrebbe mai lasciato, e non avrebbe divorziato se lui, pur amandola, non l’avesse costretta». A farmi questa confidenza è Sylvie Sator Collinet, figlia di «lei», Simone Kahn, mentre al Museo nazionale d’arte moderna, il Beaubourg, visitiamo l’atelier di «lui», André Breton (di cui Simone fu la prima moglie), dove in mostra permanente c’è la parete del suo studio fitta di quadri, maschere, sculture, e centinaia di oggetti di arte primitiva, oceanica e precolombiana. 
Oggi, a cinquant’anni dalla morte, per celebrare il poeta di Piuttosto la vita e l’autore di Nadja, il teorico del Surrealismo «storico», dell’amour fou e della filosofia della vita, insomma la figura più significativa dell’avanguardia del Novecento, Aube Elleouët Breton ha donato anche la scrivania del padre per completare l’atelier. Beaubourg gli dedica invece André Breton, surréalisme et politique, una sala della mostra Politiques de l’art, e un interessante catalogo-dossier. Il titolo, Du temps que le surréalistes avaient raison. rimanda a un documento politico del 1935 in cui Breton dopo la condanna del realismo socialista e i vani tentativi di accordo con il Pcf stalinista, rispondeva all’interrogativo sul che fare? Con la parola d’ordine «Trasformare il mondo secondo Marx cambiare la vita secondo Rimbaud». Ovvero contro Hitler e contro Stalin. 
Nell’odierna celebrazione, ad aggiungere un tassello inedito sono però le Lettres à Simone Kahn che dopo le Lettres à Aube, sempre curate e magnificamente introdotte da Jean-Michel Goutier per Gallimard, rivelano un Breton più intimo, nel momento di passaggio dalla provocazione distruttiva di Dada alla elaborazione del progetto surrealista, cioè dal nichilismo alla speranza costruttiva. Per merito, anche, di Simone. 
Quando la incontra nei giardini del Luxembourg, a metà luglio del 1920, per lui, è il colpo di fulmine. Tutta l’estate la sommerge di lettere. Di famiglia ebrea altoborghese, è intelligente, coltissima e sportiva, suona il pianoforte, frequenta teatri, sale di concerto e sa anche cucirsi i vestiti. Breton lo conosce di fama e dopo le presentazioni, le viene spontaneo dire: «Sa, io non sono dadaista». Lui, cresciuto nella periferia operaia di Pantin, già introdotto negli ambienti letterari e incerto tra la medicina e la poesia, le appare «un giovanotto un po’ smunto e magro che nonostante la povertà conservava una certa eleganza...». Conquistata dalla sua spontaneità e dal suo ardore, dopo un anno lo sposa gettandosi a capofitto in un rapporto fusionale di condivisione e dedizione totale. «Sono così debole, in fondo, che attribuisco un’importanza smisurata al minimo particolare gradevole… Lei ha ragione di parlare di entusiasmi idealisti a proposito di certe amicizie. Ho l’impressione che mi apra gli occhi. Io sono per il grande choc emotivo… ma certamente non ho mai creduto di essere amato allo stesso modo», le ha scritto in una delle prime lettere. 
Preda di grandi entusiasmi e depressioni esistenziali, alla continua ricerca di rapporti umani e vittima di cocenti delusioni amicali, fragile, contraddittorio, ingenuo e generoso, innamorato dell’amore e spaventato dalla solitudine, in Simone trova l’ancora di salvezza, la confidente su cui riversare problemi e amarezze. «Tutto il tempo che passiamo a spiegarci (e si arriva sempre a questo) è proprio tempo perduto per quel che faremo in seguito», le scrive nel 1923, mentre il loro atelier di rue Fontaine diventa sempre più «una stazione», luogo di nuovi incontri e riunioni fiume. 
Provata da tanto attivismo cui partecipa con passione ma non senza qualche critica, e soprattutto senza il rapporto paritario che vorrebbe, il ruolo di musa e ancella, in cui si sente sempre più coinvolta, ma esclusa dalle discussioni sull’erotismo e la sessualità o da quelle politiche, la spinge ad allontanarsi sempre più spesso. La sua femminilità e civetteria cercano un appagamento, e finisce per cedere a un flirt che non intaccando «l’amore profondo ed essenziale per André», tiene segreto. 
Lui invece alla sua, «amatissima piccina, tesoro adorato, angioletto, piccolo loulou, piccolo youyou, e anche fratellino mio e figlietta mia», oltre al diario quotidiano, e alle descrizioni di nuovi amici come De Chirico «un uomo meraviglioso, piacevole, e così semplice, vero», confessa anche l’innamoramento per Lise Déharme e la relazione tormentata con Suzanne Musard, senza voler rompere il loro matrimonio. Ma nel 1928, quando Simone stremata gli confessa la sua relazione, Breton furibondo per il tradimento del tacito patto di dirsi tutto, è irremovibile, e brucia tutte le sue lettere. Disperato, neanche cederà dopo la rottura con Suzanne. Pronunciato il divorzio nel 1931, lui avrà altri due amour fou, lei sposerà Michel Collinet, e i loro rapporti riprenderanno amicalmente. Dopo la morte di Collinet, Simone metterà sulla sua scrivania una delle prime foto con André mentre a testa china guardano nell’erba di un fossato.
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