mercoledì 1 febbraio 2017

La crisi neopositivistica delle scienze umane esige un rinnovato orgoglio storicista

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David Armitage e Jo Guldi: Manifesto per la storia. Il ruolo del passato nel mondo di oggi, Donzelli editore, pp. 262, euro 22

Risvolto

«Ci troviamo nel pieno di una crisi della governante globale; siamo in balìa di mercati finanziari completamente deregolati; il cambiamento climatico minaccia la sopravvivenza della nostra stessa specie. Mai prima d’ora la necessità di guardare alla longue durée è stata così vitale. Per collocare in prospettiva tutte queste sfide, e combattere il dominio del “breve periodo” che contraddistingue la nostra epoca, abbiamo urgente bisogno di quello sguardo lungo che solo gli storici possono offrire». 

Qual è oggi il compito civile della storia? È ancora utile la riflessione sul passato per coloro che hanno la responsabilità di decidere il presente? E quale storia gli storici devono e possono raccontare? Perché è importante che lo facciano? Il libro prende le mosse da una dichiarazione di crisi delle discipline storiche nel mondo d’oggi. La verità è che l’orizzonte temporale che sostiene la nostra percezione del presente si è, negli ultimi decenni, inaridito e contratto. Gli stessi storici di mestiere hanno progressivamente ridotto l’arco di tempo da prendere in considerazione per le loro ricerche, appiattendolo sempre più sul «breve periodo». Ma il breve periodo finisce con l’essere l’anticamera del dimenticatoio della storia: una dimensione che lascia sempre più spazio all’egemonia – non sempre virtuosa – di altri punti di vista disciplinari, primi fra tutti quelli degli economisti e di altri scienziati sociali. Il fatto è che i grandi problemi del presente – la questione ambientale, il governo delle società complesse, la diseguaglianza dei redditi e delle opportunità su scala planetaria – non possono essere neanche pensati senza tener conto della profondità del passato. Lo studio della «lunga durata» non è dunque un lusso per intellettuali alla ricerca di gratificazioni. È una necessità, per chi voglia capire l’incrocio dei tanti passati che hanno dato vita al complesso mondo in cui viviamo. Scritto a quattro mani da una storica e uno storico tra i più prestigiosi e autorevoli discesa in campo a favore di una ripresa della «storia civile», una chiamata alle armi, rivolta non solo agli storici, ma a tutti quelli che sono interessati a una consapevole riflessione sul ruolo della storia – e delle scienze umane in generale – nell’era digitale. Non a caso, fin dalla sua prima uscita nell’edizione inglese, il Manifesto per la storia ha suscitato un ampio dibattito tra studiosi, lettori, studenti e insegnanti. E la discussione si va allargando fino a comprendere in modo diretto anche il mondo della politica.


David Armitage è Lloyd Blankfein Professor di Storia alla Harvard University di Cambridge (Massachusetts). Tra le sue opere ricordiamo La Dichiarazione d’indipendenza. Una storia globale (Utet, 2008).

Jo Guldi è Hans Rothfels Assistant Professor di Storia alla Brown University di Providence (Rhode Island).

Il nostro rapporto col passato e il futuro non sarà mai scienza esatta

Avvenire Berardinelli martedì 31 gennaio 2017

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