mercoledì 22 febbraio 2017

Una nuova rivoluzione di portata storica nell'industria dell'agricoltura e non solo


E il trattore va (da solo) L’industria si prepara alla sfida dell’agricoltura 4.0 
Cnh Industrial lancia il primo modello al mondo a guida autonoma 

Leonardo Martinelli Stampa 21 2 2017
Un trattore che si sposta da solo, senza operatore a bordo. Non c’è proprio la cabina: è il primo e unico al mondo. Ma non solo, una macchina intelligente, che ragiona. Riceve i dati metereologici satellitari e può prendere una decisione. «Se il temporale sta arrivando e il trattore sta seminando, può decidere di fermarsi e aspettare che passi. O accelererà per portare avanti il lavoro prima che sia obbligato a cessarlo, a causa del maltempo – sottolinea Antonio Marzia, ingegnere, responsabile dell’automazione del nuovo trattore intelligente del marchio Case Ih, gruppo Cnh Industrial - Prenderà la sua decisione in funzione della migliore produttività possibile». 
Benvenuti nell’agricoltura 4.0. Ieri, vicino a Monthyon, in una di quelle classiche distese cerealicole, che si estendono a Nord di Parigi, è stato presentato questo trattore, per il momento un concept, «ma che dall’anno prossimo sarà utilizzato a livello sperimentale da alcuni agricoltori», sottolinea Matthew Foster, vicepresidente di Case Ih. «E potrebbe essere commercializzato a partire dal 2020», precisa Marzia. Eccola la «bestia», nel senso che è proprio grosso, un modello già esistente, il Magnum, da 370 cavalli, che è stato riadattato per diventare il primo trattore completamente autonomo. 
Anche con una nuova estetica. «Volevo che fosse bello e funzionale come una Maserati», dice David Wilkie, direttore del design di Cnh Industrial, gruppo italo-americano, controllato al 26,9% da Exor, la holding della famiglia Agnelli. «Abbiamo immaginato linee fluide, rotonde, ma con una certa tensione», aggiunge Wilkie, che per anni ha disegnato auto. E si vede.
Di trattori con l’autoguida ce ne sono già in commercio. Ma qui si va decisamente oltre. Con una serie di sensori, radar e telecamere il mezzo riesce a individuare ogni ostacolo che all’improvviso si materializzi sul suo cammino, procedendo in sicurezza. I sensori sono gli stessi utilizzati da Tesla, Google o varie case automobilistiche che stanno lavorando sull’automobile senza conducente. L’operatore imposta il lavoro da effettuare a distanza sul suo tablet, dal quale potrà gestire più trattori allo stesso tempo. 
Dire che questo autonomo ragioni, significa che, ad esempio, traccia i percorsi più efficienti in base al terreno (con risparmio di carburante e di pesticidi). Oppure, come visto, si adatta alle condizioni del tempo, con il vantaggio di poter essere utilizzato sette giorni su sette e 24 ore su 24, se necessario. «È una risposta alla variabilità meteorologica – aggiunge Marzia – e anche alla scarsità di manodopera qualificata, soprattutto in Paesi come gli Usa e l’Australia».
D’altra parte, viste le dimensioni, questa trattrice è destinata in primis a quei due Paesi e alle loro grandi coltivazioni cerealicole. Oppure al Sudafrica e a certe aree della Francia e della Germania. Il concept, comunque, rappresenterà il primo modello di una nuova generazione che, con il tempo, potrà proporre mezzi più piccoli, adatti a un vigneto italiano. La produzione di dati è di dieci giga al giorno, che potranno essere rielaborati da agronomi o inviati a banche e assicurazioni, per il calcolo della quotazione di un future sulle derrate agricole.
Ritornando al design, inizialmente doveva essere opaco, senza l’utilizzo di vernice metallizzata, per non fare da schermo all’automazione. «Ma non era possibile, non andava bene - conclude Wilkie - Poi abbiamo trovato una soluzione. Solo alcune parti sono nere, per il resto abbiamo potuto utilizzare il metallizzato e colori vivaci». Perché il trattore intelligente, doveva dare fiducia. Ed essere di bella presenza. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

il nuovo mondo dei robot Maurizio Molinari Stampa 26 2 2017
Un film sull’Amazzonia che viene dalla Virginia, un drone-motocicletta russo ed un singolare maestro di tennis del Sol Levante consentono di affacciarci sull’accelerazione in corso nello sviluppo di realtà virtuale, robotica e intelligenza artificiale che promette di trasformare la vita degli abitanti del Pianeta entro la metà del secolo. 
«Under the Canopy» è il film realizzato da «Conservation International», con sede ad Arlington in Virginia, che inizia dalla cima di un albero Ceiba di 60 metri e consente di esplorare l’Amazzonia immergendosi nella sua realtà virtuale grazie alla tecnologia dei video che permettono una visione a 360 gradi, accompagnati dalla guida Kamanja Panashekung, appartenente ad una delle 350 comunità indigene della foresta. 
L’apposito visore per la realtà virtuale o i video «a tutto tondo» offrono un modo di conoscere la realtà avvicinandosi all’effetto della realtà aumentata che grazie ai «Pokémon Go» ha fatto generare all’omonima app il record di un miliardo di dollari di entrate nei sette mesi trascorsi dal suo debutto, lo scorso luglio. 
È interessante notare che nonostante il travolgente successo di «Pokémon Go», secondo il sondaggio «ReportLinker», ben il 58 per cento degli americani «non sa bene cosa sia la realtà aumentata». Ciò significa che si tratta di un’innovazione capace di attirare attenzione e consumi anche da parte di chi non la conosce. 
Una delle spiegazioni, secondo Blair MacIntyre della «School of Interactive Computing» di Georgia Tech, è che «manca ancora qualche anno allo sviluppo di prodotti di massa della realtà aumentata» per il semplice motivo che quelli al momento disponibili sono pochi e ancora troppo cari. Proprio per accelerare tale processo MacIntyre sta lavorando alla realizzazione di un browser per Mozilla immaginato per consentire di navigare nella realtà aumentata immergendosi dentro immagini e notizie, e non più guardandole «dal di fuori» come adesso.

L’intelligenza artificiale corre a pari velocità ed a dimostrarlo è un robot giapponese di nome «Forpheus» dotato di visori e sensori che gli consentono di seguire una pallina da tennis 80 volte al secondo. Il risultato è il «primo robot maestro di tennis da tavolo del mondo» come certificato questo mese dal Guinness World Record che gli riconosce «intelligenza tecnologica e capacità di educazione uniche». Algoritmi e intelligenza artificiale permettono a «Forpheus» di sapere dove sta una pallina per poter guidare uno studente ma anche di valutare le caratteristiche tecniche dei giocatori al fine di poterli addestrare nella maniera più efficace. Taku Oya, che ha realizzato il robot-tennista per Omron Corporation, assicura che «l’intento non è solo insegnare tennis da tavolo ma aiutare ad armonizzare il rapporto fra robot ed esseri umani» per il semplice motivo che «nei prossimi 20 anni potrebbe diventare possibile che sia un robot ad insegnare ad un robot o a sviluppare un robot». Ovvero, tagliare il traguardo della «singolarità tecnologica» ipotizzata negli Anni Cinquanta del secolo scorso dallo scienziato John von Neumann e teorizzata da Cray Kurzweil come «forma di super-intelligenza artificiale capace di generale altra intelligenza» eguagliando gli umani. 
Colpisce che l’orizzonte di tempo di Taku Oya coincida con l’obiettivo dei ricercatori della RoboCup - che quest’anno si terrà a Nagoya, in Giappone - di arrivare entro metà secolo alla creazione di una squadra di robot calciatori «capaci di vincere contro qualsiasi squadra di umani del mondo», inclusi Brasile o Germania. In attesa di sapere se i robot calciatori riusciranno a disporre di sensori capaci di farli «pensare con i piedi» dalla Russia arriva - o meglio, decolla - «Scorpion-3», il prototipo di una motocicletta capace di levarsi in cielo come un drone portando sopra di sé un guidatore. L’«Hoversurf» - questo il nome della moto volante - possiede sistemi di tecnologia e sicurezza tali da poter diventare un «mezzo di trasporto di massa». Un taxi-drone sopra Dubai e Manhattan oppure un avveniristico mezzo di trasporto dei soldati del Pentagono sul campo di battaglia, per piombare sul nemico dall’alto. Ma in California c’è una compagnia - l’Aero-X - convinta di poter battere sul tempo i rivali russi, realizzando un velivolo-motocicletta capace di volare a 2 metri di altezza a 72 km orari. Insomma, il conto alla rovescia verso la «singolarità tecnologica» è già iniziato.
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