martedì 2 maggio 2017

Mal francese o Mal italiano? Il frontismo centrosinistro coatto



Di fronte alla pur remota possibilità che a causa del protezionismo lo shopping sulla Rive gauche possa diventare più caro, l'inviata del Manifesto a Parigi detta la linea alla sinistra francese, bacchettando Melenchon e proponendo di appecorarsi a Macron secondo il tradizionale frontismo centrosinistro all'italiana che sì caro è alla sua testata, che tanto al PD deve [SGA].

«Né Marine né Macron», l’abisso a sinistra 

Francia/presidenziali. Manifestazioni di liceali, «Né patria né padrone». Spaccature sindacali. Mélenchon chiuso nel silenzio. L'Europarlamento reclama 5 milioni al Fronte nazionale 

Anna Maria Merlo PARIGI Manifesto 28.4.2017, 23:24 
Manifestazioni di liceali, ieri, in varie città francesi, da Parigi, a Rennes, Nantes, Tolosa. Nella capitale, una ventina di licei sono stati bloccati o ci sono stati tentativi di blocco per alcune ore, con momenti di tensione vicino alla Gare de Lyon tra polizia e Mili, gruppo radicale con il volto coperto da passamontagna neri. Queste manifestazioni non sono però esclusivamente contro la presenza dell’estrema destra al ballottaggio, la protesta è contro tutto e tutti: «Ni Marine ni Macron, ni patrie ni patron», «le loro elezioni, il nostro avvenire». Di fronte al liceo Louis Le Grand sono invece comparsi dei militanti dell’Action française (estrema destra). 
A POCO PIÙ di una settimana dal voto, è sempre più centrale la questione delle difficoltà che incontra la costituzione di un «fronte repubblicano» in grado di contrastare la resistibile ascesa di Marine Le Pen, a differenza del 2002 qunado ci fu una reazione immediata e forte. Gli sguardi sono tutti rivolti verso Jean-Luc Mélenchon, che si è chiuso in un silenzio più che imbarazzante. Il Pcf, suo alleato, lo inviata a prendere posizione: «Il rischio è serio e bisogna mobilitare nella chiarezza», afferma il segretario comunista Pierre Laurent. La guardia ravvicinata di Mélenchon è nervosa, risponde in modo aggressivo alle accuse di mettere i due candidati sullo stesso piano: «Non un voto al Fronte nazionale – spiega il portavoce della France Insoumise, Alexis Corbière – votare Fn non è un’opzione». Ma nel questionario diffuso per chiedere ai militanti di definire una posizione per il secondo turno, i due candidati del ballottaggio sono messi sullo stesso piano: Marine Le Pen, «estrema destra», Emmanuel Macron, «estrema finanza». Corbière mette i parametri di Maastricht sullo stesso piano dell’estrema destra: «Né regola d’oro (3% di deficit), né peste bruna». 
MARINE LE PEN fa di tutto per sfruttare questa avversione a Macron nell’elettorato di Mélenchon. Ha cambiato i termini del suo discorso, sostituendo il rifiuto del «sistema» con l’accusa all’«oligarchia», termine usato dal leader della France Insoumise. Bertrand Dutheil de la Rochère, ex comunista passato al fianco di Marine Le Pen, spiega: «Jean-Luc Mélenchon tiene conto del fatto che per gran parte del suo elettorato non è possibile votare per Macron, perché rappresenta l’oligarchia, il capitalismo selvaggio». Marine Le Pen ha giocato questa carta ad Amien, davanti alla fabbrica Whirlpool, mercoledì. Ma i sondaggi smentiscono questa analisi: buona parte dell’elettorato Mélenchon dovrebbe alla fine votare Macron per opporsi all’estrema destra. 
QUESTA AMBIGUITÀ riguarda anche i sindacati. Non ci sarà una grande manifestazione unitaria il 1° maggio, per protestare contro la presenza dell’estrema destra al ballottaggio. Non solo i sindacati sfileranno in ordine sparso (mentre Jean-Marie Le Pen farà il suo discorso tradizionale sotto la statua di Jeanne d’Arc), ma le posizioni restano molto distanti. Solo la Cfdt, con l’Unsa, organizza una manifestazione per «respingere la visione reazionaria e identitaria del Fronte nazionale», invitando chiaramente a «votare per il candidato repubblicano». La Cgt chiama a manifestare, in un altro luogo di Parigi, contro il Fronte nazionale e «per il progresso sociale», ma senza dare sostegno a Macron, simbolo delle «politiche di austerità». Force ouvrière rifiuta ogni indicazione di voto. La spaccatura del mondo sindacale si è manifestata nel voto del primo turno: gli iscritti alla Cfdt, il sindacato riformista, hanno scelto Macron al 48% (14% Mélenchon e 7% Le Pen), mentre i simpatizzanti della Cgt hanno votato al 51% per Mélenchon (12% Macron e 15% Le Pen), a Fo il 25% ha scelto Le Pen.
Marine Le Pen, iper-attiva, ieri ha proseguito la campagna: qualche ora su un battello di pesca e poi comizio a Nizza. Resta indifferente all’avanzamento della procedura che le toglierà l’immunità all’europarlamento, che ieri ha reclamato 5 milioni di euro per gli impieghi fittizi, intascati indebitamente dal Fronte nazionale. Macron avanza lento, con un incontro a Sarcelles sull’integrazione attraverso lo sport e presenza in tv la sera.

L’introvabile Fronte repubblicano contro Le Pen
Francia/presidenziali. Mélenchon rifiuta di dare indicazioni di voto, ma assicura: vado a votare (e non sarà un voto per il Fronte nazionale). Appello di Marine Le Pen agli elettori della France Insoumise per "sbarrare la strada" a Macron. La seconda guerra mondiale nella campagna Anna Maria Merlo Manifesto PARIGI 28.4.2017, 23:08
Non c’è «nessuna indicazione di voto inesplicabile» per il secondo turno da parte di Jean-Luc Mélenchon. Il candidato della France Insoumise, in un lungo intervento sulla sua rete YouTube, dopo aver rimpianto la sconfitta «per soli 620mila voti», ha giocato su due piani: qualcuno può dubitare del fatto che mi opporrò all’estrema destra? ha detto, ma ha subito aggiunto che è inutile «prenderci alla gola», «intimarci» di scegliere, «tra estrema finanza e estrema destra».
Mélanchon andrà «a votare» a titolo personale, non dice per chi, «non sono un guru», indica sulla giacca il simbolo dei deportati politici, ma incita soprattutto i suoi elettori a «restare uniti» per le legislative di giugno, qualunque sia la scelta per il ballottaggio. France Insoumise presenterà un candidato in 451 circoscrizioni su 577. I Verdi, che al primo turno delle presidenziali hanno sostenuto il socialista Benoît Hamon, hanno proposto candidature comuni a Mélenchon, per costituire un «polo progressista e ecologico all’Assemblée nationale».
In mattinata, Marine Le Pen con un video su twitter ha lanciato un chiaro appello all’elettorato di Mélenchon, dopo averne lodato la campagna e «la presenza di bandiere bianco rosso blu al posto delle bandiere rosse»: «Mettiamo dispute e divergenze da parte, non è possibile lasciare i comandi a Emmanuel Macron», ha detto la candidata di estrema destra, invitando gli elettori della sinistra radicale a «sbarrare la strada a Macron» assieme. Persino Marion Maréchal-Le Pen, la nipote vicina al nonno Jean-Marie e paladina del liberismo, ha parlato ieri di «aspirazioni comuni» con France Insoumise.
Imbarazzo e risposta stizzita del portavoce di Mélenchon, Alexis Corbière, alle avances di Marine Le Pen: «È una manovrina senza grande dignità». La non indicazione di voto da parte di Mélenchon, secondo un sondaggio Odoxa, farebbe perdere 13 punti a Macron tra i votanti France Insoumise (dove il 10% voterebbe Marine Le Pen), ma questo caso sta facendo perdere consensi anche a Mélenchon (6 punti).
La polemica sulle indicazioni di voto, che sta frammentando il tradizionale «fronte repubblicano», ha messo ieri con le spalle al muro la sindaca di Lille, la socialista Martine Aubry. «Martine Aubry ha difficoltà a votare qualcuno che era ministro di Hollande, che è progressista? – ha chiesto ieri l’ex sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë – il voto per Macron non puzza». Aubry è stata costretta a rispondere: «Certo, voterò Macron». Philippe Martinez, segretario della Cgt, non darà «nessun voto a Marine Le Pen», però non ha pronunciato il nome di Macron e gli ha ingiunto di «smetterla di colpevolizzare gli elettori». Force ouvrière non dà indicazioni di voto, Solidaires, come la Cgt, non digerisce il programma economico di Macron. Per Macron, oltre a Zidane e Lilian Thuram, si è pronunciato ieri il sindacalista della Confédération paysanne, José Bové, come già aveva fatto la Cfdt. Benoît Hamon, che voterà Macron, prefigura una «battaglia culturale e politica immensa, la sinistra ha territori interi da riconquistare e milioni di francesi da convincere». A destra, continuano a manifestarsi varie reticenze a scegliere Macron e molti opteranno per Le Pen, anche se pesa la minaccia di esclusione dai républicains.
La guerra si è spostata nella campagna. Macron è andato a Ouradour-sur-Glane, comune dove il 10 giugno ’44 furono massacrate 682 persone da un’unità delle Waffen SS, come rappresaglia.
Il lepenista storico, Jean-François Jalkh, è stato rimosso in tutta fretta da Marine Le Pen dalla presidenza ad interim del Front National per aver preso posizioni negazioniste. In mattinata, Delanoë ha ricordato la Germania degli anni ’30, quando l’estrema sinistra non aveva scelto tra social-democratici e nazional-socialisti, con il tragico seguito che tutti conoscono.
Un ritorno alle posizioni tradizionali del Fronte nazionale è arrivato da Jean-Marie Le Pen, che ieri ha insultato l’omaggio del compagno del poliziotto ucciso sui Champs Elysées, alla cerimonia ufficiale: «Più omosessuale che poliziotto», «ha reso omaggio al matrimonio gay».
Macron cerca di tenere assieme da destra e da sinistra, contro la minaccia «dell’astensione e della dispersione», che «aiutano Marine Le Pen».

1 commento:

Blogger ha detto...

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