giovedì 31 maggio 2018

Il nemico principale





























L'Unione Europea può e deve essere criticata in maniera impietosa. Essendo nata in una fase in cui i rapporti di forza erano squilibrati, incarna inevitabilmente un carattere di classe e perciò è doveroso proporsi di mettere in discussione i Trattati (che i comunisti non votarono, a differenza della Lega) ed è persino legittimo volerla smontare e rimontare.
Tenete conto però che le tendenze non solo geo-economiche ma soprattutto storico-politiche verso la convergenza europea datano almeno alla fine del XVIII secolo e che, oltre ad essere progressive, sono talmente fondate nell'oggettività dei processi materiali (e culturali) che è letteralmente ridicolo pensare di fermarle. Esse hanno assunto forme diverse nella storia moderna e contemporanea, sono riemerse nonostante due guerre mondiali e riemergeranno sempre e comunque.
Tenete conto inoltre che i rapporti di forza - e cioè gli elementi fondamentali della lotta di classe - nel frattempo non sono migliorati ma peggiorati ulteriormente e che peggioreranno ancora di più domani. Peché non siamo affatto in una fase rivoluzionaria - come sembra dal grottesco entusiasmo generale per questa crisi organica - ma in una fase di ritirata nella quale semmai dovremmo costruire un fronte difensivo.
Ogni progetto di fuoriuscita si svolgerà dunque in un contesto sociale e politico ancor più nettamente sbilanciato a destra e sarà egemonizzato dalle tendenze più reazionarie, come già si vede nel nostro Paese come in altri. Nessuno pensi che uscendo ci sarà un terreno più avanzato per il Welfare o addirittura per il socialismo, tanto più che proprio le destre dovranno gestire l'inevitabile contraccolpo finanziario e economico che ne deriverebbe.
In quel caso su chi cadrebbe il peso della svalutazione, sulle classi dominanti oppure su quelle subalterne? Saranno i comunisti o i leghisti - maestri di neoliberalismo, evasione fiscale e Stato gendarme - a gestire la crisi? Provate solo a immaginare una manifestazione di disoccupati in un contesto del genere...
Nel criticare quotidianamente l'Unione Europea, non dimenticate mai infine che il primo paese che ha interesse a una sua frantumazione sono gli Stati Uniti. Proprio alle destre - che a differenza nostra hanno un progetto - Washington affiderebbe in seguito l'inevitabile ricostruzione di un'area europea comune.
Tra l'altro, abbiamo in casa decine di testate nucleare americane, non tedesche. E lo stesso vale per la Germania oggi demonizzata [SGA].


«Sovranità» da Bruxelles, non da Washington 
L’arte della guerra. La rubrica settimanale a cura di Manlio Dinucci 
Manlio Dinucci Manifesto 28.5.2018, 23:59 
Steve Bannon – ex stratega di Donald Trump, teorico del nazional-populismo – ha espresso il suo entusiastico sostegno all’alleanza Lega-Movimento 5 Stelle per «il governo del cambiamento». 
In una intervista (Sky TG24, 26 maggio) ha dichiarato: «La questione fondamentale, in Italia a marzo, è stata la questione della sovranità. Il risultato delle elezioni è stato quello di vedere questi italiani che volevano riprendersi la sovranità, il controllo sul loro paese. Basta con queste regole che arrivano da Bruxelles». 
Non dice però significativamente «basta con queste regole che arrivano da Washington». 
Ad esercitare pressione sull’Italia per orientarne le scelte politiche non è infatti solo l’Unione europea, dominata dai potenti circoli economici e finanziari soprattutto tedeschi e francesi, che temono una rottura delle «regole» funzionali ai loro interessi. 
Forte pressione viene esercitata sull’Italia, in modo meno evidente ma non meno invadente, dagli Stati uniti, che temono una rottura delle «regole» che subordinano l’Italia ai loro interessi economici e strategici. 
Ciò rientra nelle politiche che Washington adotta verso l’Europa, attraverso diverse amministrazioni e con metodi diversi, perseguendo lo stesso obiettivo: mantenere l’Europa sotto l’influenza statunitense. Strumento fondamentale di tale strategia è la Nato. 
Il Trattato di Maastricht stabilisce, all’Art. 42, che «l’Unione rispetta gli obblighi di alcuni Stati membri, i quali ritengono che la loro difesa comune si realizzi tramite la Nato». 
E il protocollo n. 10 sulla cooperazione stabilisce che la Nato «resta il fondamento della difesa» dell’Unione europea. 
Oggi 21 dei 27 paesi della Ue, con circa il 90% della popolazione dell’Unione, fanno parte della Nato, le cui «regole» permettono agli Stati uniti di mantenere, sin dal 1949, la carica di Comandante supremo alleato in Europa e tutti gli altri comandi chiave; permettono agli Stati uniti di determinare le scelte politiche e strategiche dell’Alleanza, concordandole sottobanco soprattutto con Germania, Francia e Gran Bretagna, facendole quindi approvare dal Consiglio Nord Atlantico, in cui secondo le «regole» Nato non vi è votazione né decisione a maggioranza, ma le decisioni vengono prese sempre all’unanimità. 
L’ingresso nella Nato dei paesi dell’Est – un tempo membri del Patto di Varsavia, della Federazione Jugoslava e anche dell’Urss – ha permesso agli Stati uniti di legare questi paesi, cui si aggiungono Ucraina e Georgia di fatto già nell’Alleanza atlantica, più a Washington che a Bruxelles. 
Washington ha potuto così spingere l’Europa in una nuova guerra fredda, facendone la prima linea di un sempre più pericoloso confronto con la Russia, funzionale agli interessi politici, economici e strategici degli Stati uniti. 
Emblematico il fatto che, proprio nella settimana in cui in Europa si dibatteva aspramente sulla «questione italiana», è sbarcata ad Anversa (Belgio), senza provocare alcuna significativa reazione, la 1a Brigata corazzata della 1a Divisione statunitense di cavalleria, proveniente da Fort Hood in Texas. 
Sono sbarcati 3.000 soldati, con 87 carri armati Abrams M-1, 125 veicoli da combattimento Bradley, 18 cannoni semoventi Paladin, 976 veicoli militari e altri equipaggiamenti, che saranno dislocati in cinque basi in Polonia e da qui inviati a ridosso del territorio russo. 
Si continua in tal modo a «migliorare la prontezza e letalità delle forze Usa in Europa», stanziando dal 2015 16,5 miliardi di dollari. 
Proprio mentre sbarcavano in Europa i carri armati inviati da Washington, Steve Bannon incitava gli italiani e gli europei a «riprendersi la sovranità» da Bruxelles.

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