lunedì 25 giugno 2018

La cravatta di Tachipirinas

Ho criticato Tachipirinas a suo tempo perché aveva fatto un referendum per usarlo come bluff contro la Germania. La quale, naturalmente, è andata a vedere le carte e al posto dell’altra Europa gli ha dato il due di picche, obbligandolo a distribuire supposte alle classi subalterne greche.

Tuttavia quelle supposte dolorosissime non sono niente rispetto alla catastrofe che avrebbe investito la Grecia se fosse uscita in mancanza di un’alternativa (che non c’era e non c’è e nessuno sta nemmeno costruendo). A quest’ora parleremmo del respingimento dei migranti greci.

C’è poco da festeggiare perciò ma non c’è nemmeno nessuna ragione per infierire, perché la vicenda greca non fa che confermare la natura tragica della situazione: restando in Europa si rimane a destra (tecnocratica) ma dall’Europa si esce altrettanto a destra (particolaristica e populista).

In realtà ai “sovranisti” va detto che abbiamo ancora enormi margini di sovranità nazionale: usiamoli per par pagare le tasse agli evasori e per far pagare ai ricchi il costo della crisi reintroducendo la progressività più rigorosa.

Questa sovranità però ai populisti non piace, perché il sovranismo amato dal popolo è in realtà un’arma ideologica dei ricchi ed è al modello ultraliberista delle zone franche - Flat fax - che questi squali guardano.

In realtà sarebbe perfettamente possibile fare pagare le tasse ai ricchi anche rimanendo nell’euro e scaricare sui ricchi i costi della convergenza europea. È questione di volontà politica e cioè di rapporti di forza tra le classi. Ma se i rapporti di forza oggi non consentono una patrimoniale, figuriamoci se consentirebbero una exit a sinistra [SGA].

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