lunedì 23 marzo 2020

Una nuova biografia di Machiavelli

Jean-Louis Fournel, Jean-Claude Zancarini: Machiavel. une vie en guerre, Passés Composés, Paris, pagg. 615, € 27


L’opera-vita di Machiavelli
Biografie/1. Il lavoro di Fournel e Zancarini unisce con efficacia quattro assi: la centralità della lingua, il più vasto laboratorio fiorentino, l’importanza della guerra, gli scritti minori
Gabriele Pedullà Domenicale 22 03 2020
A giudicare dal profluvio di volumi pubblicati, si direbbe che i lettori di tutto il mondo proprio non possano fare a meno di sempre nuove biografie di Machiavelli. Dall’inizio del secolo se ne conta una dozzina abbondante in inglese, e non molte meno devono essere quelle apparse in Francia. In Italia i numeri appaiono più contenuti, ma solo per la persistente autorevolezza del profilo composto da Roberto Ridolfi nel 1954 e poi ripetutamente aggiornato fino al 1978.
Indipendentemente dalla lingua in cui sono composti, simili libri presentano almeno un tratto in comune: la loro copiosità è inversamente proporzionale alla loro rilevanza. In quasi tutti i casi, gli autori si limitano infatti a offrire una personale interpretazione psicologica dell’uomo Machiavelli, valorizzando arbitrariamente alcuni aspetti in modo da fornire al lettore un ritratto aproblematico, che corrisponda ai preconcetti di colui che scrive. Quasi sempre senza un briciolo di ricerca originale.
Ciò appare tanto più deprecabile se consideriamo che negli ultimissimi anni diversi studiosi di valore hanno rinnovato le nostre conoscenze sulla vita di Machiavelli passando al setaccio gli archivi. Basterà menzionare qualche esempio recente. Gaetano Lettieri ha ricostruito i rapporti di Machiavelli con l’ambiente dei fiorentini a Roma negli anni Venti, attorno a Clemente VII. Andrea Guidi e Marcello Simonetta hanno scoperto che, già tre anni dopo la stesura del Principe e il fallimentare tentativo di stabilire un rapporto Medici, Machiavelli aveva trovato un impiego nella lotta contro i pirati turchi, e dunque aveva finito di scontare l’embargo imposto da Leone X contro di lui. Pasquale Stoppelli ha riattribuito a Machiavelli una novella e una commedia negatagli dai filologi ottocenteschi. Jérémie Barthas ha offerto una soluzione originale, che potrebbe essere definitiva, a un annoso quesito: perché il Principe è dedicato a Lorenzo di Piero de’ Medici, quando nella lettera a Francesco Vettori che ne annuncia la composizione Machiavelli dichiara piuttosto di volerlo inviare a suo zio Giuliano? In un momento di straordinaria vitalità degli studi sul pensatore fiorentino, solo le biografie sembrano non recepire il fervore che si registra in tutti gli altri campi.
Ci sono per fortuna delle eccezioni. Nel 2013, per esempio, Robert Black ha dato alle stampe da Routledge una vita di Machiavelli per certi versi rivoluzionaria (ora in traduzione presso Viella), soprattutto perché lo studioso inglese è riuscito a fare luce come mai prima sugli anni giovanili e sulla formazione umanistica. L’altra eccezione positiva è sicuramente la biografia appena pubblicata da Jean-Louis Fournel e Jean-Claude Zancarini: di gran lunga la migliore mai composta in francese, oltre che il coronamento di una familiarità più che trentennale con la Firenze del tempo di Machiavelli, anche in veste di traduttori di Girolamo Savonarola e Francesco Guicciardini.
Rispetto agli studi menzionati in precedenza e alla biografia di Black, il volume di Fournel e Zancarini si distingue per un tratto decisivo. La novità della loro ricerca non si fonda infatti su particolari scoperte archivistiche, ma dipende da un’idea molto chiara di quello che è necessario sapere dell’«opera-vita» di Machiavelli per accostarsi con cognizione di causa ai suoi capolavori. Sin qui, in numerosissimi saggi preparatori, le ricerche di Fournel e di Zancarini si sono mosse lungo quattro assi fondamentali: la centralità della lingua di Machiavelli come via d’accesso al suo pensiero; l’esistenza attorno a lui di un più vasto «laboratorio fiorentino», dove un nuovo modo di ragionare della politica ha preso forma a contatto con particolari pratiche e istituzioni (dunque come processo di gruppo); l’importanza della guerra (e della riflessione tecnica sull’arte bellica) per qualsiasi italiano del primo Cinquecento, quando le armate francesi e spagnole mettevano a ferro e fuoco la penisola; la necessità di leggere con particolare attenzione gli scritti così detti “minori” per chiunque voglia seguire la lenta maturazione del pensiero di Machiavelli. Anche la biografia di Fournel e Zancarini procede dunque su queste stesse linee, ma il profilo monografico ha il vantaggio di legare questi filoni di indagine, nel segno di una costante messa «in situazione» delle parole di Machiavelli e del riconoscimento preventivo che esse sono state spesso condizionate dall’«urgenza»: prima per salvare il più grande esperimento di partecipazione popolare dell’Europa del tempo dalle molteplici sfide, interne ed esterne, che ne minacciavano la sopravvivenza, e poi, dopo il ritorno dei Medici, per persuadere i nuovi signori di Firenze che senza il consenso dei cittadini non c’era avvenire per loro. Viceversa, e contro Black, i due studiosi francesi si rivelano assai scettici rispetto ai tentativi di precisare meglio gli eventi della giovinezza di Machiavelli prima della sua entrata in cancelleria, a ventinove anni.
La forma biografica funge dunque soprattutto da grande connettivo, che permette di riunire le diverse acquisizioni in una interpretazione unitaria. Il destinatario principale di questo libro rigoroso ma scevro di ogni inutile tecnicismo rimane anzitutto il lettore curioso di scoprire ciò che è diventato Machiavelli per effetto dell’intensa opera di ricerca degli ultimi quindici anni; tuttavia Fournel e Zancarini non si tirano indietro davanti alle questioni più complesse, soprattutto quando si tratta di affrontare le insidie della prosa machiavelliana, come nel caso delle pagine davvero esemplari sul procedimento della «congettura» o sul significato che hanno i «modelli» per il fiorentino. Come ha scritto alcuni anni fa proprio Fournel in un suo saggio-manifesto, quella della lingua della politica è tutt’al più una «instabile stabilità» che spesso ci confonde perché, da lettori moderni, siamo spontaneamente portati a proiettare sulle parole di Machiavelli significati che esse hanno assunto solo parecchio più tardi. Ed è unicamente studiando gli usi dei contemporanei e immergendosi nel contesto storico che possiamo ricostruire sfumature decisive e cogliere gli scarti, decisivi ma a volte appena percettibili, che caratterizzano sempre la prosa dei grandi autori.
Sembrano dettagli. Eppure, a saperli interpretare, è spesso proprio qui che va cercata la novità dirompente del Principe e dei Discorsi. E la biografia di Fournel e Zancarini permette anche ai lettori non specialisti di prenderne finalmente consapevolezza.
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