lunedì 29 maggio 2017
sabato 27 maggio 2017
Un ritorno - speriamo episodico - di Luhmann: "Protesta"
Risvolto
Tra i maggiori esponenti della sociologia tedesca del XX secolo, Niklas Luhmann ha rivoluzionato la visione della società, applicando al suo studio la teoria dei sistemi. Negli ultimi anni il suo pensiero è tornato in primo piano perché capace di fare luce sui limiti e le possibilità dei movimenti di protesta sociale. I saggi raccolti in questo libro costituiscono il meglio della sua produzione dedicata al tema dei movimenti di antagonismo critico. Dalle battaglie femministe a quelle ecologiste, dagli scioperi sindacali alle proteste studentesche, Luhmann traccia un originale e sorprendente bilancio dei movimenti sociali che occupano la scena pubblica dalla fine del Ventesimo secolo e che, in molti casi, rappresentano un'esperienza politica e sociale ancora in corso.
La sinistra imperiale "internazionalista" in guerra contro l'islamismo militare ma soprattutto contro lo Stato nazionale: una lettura "foucaultiana"
Marina Calculli e Francesco Strazzari: Terrore sovrano. Stato e jihad nell'era postliberale, Il Mulino
Risvolto
Gli attacchi
jihadisti di oggi si caratterizzano perché riescono a intrecciare la
pianificazione dell’attacco di guerra su grande scala con l’atto
emulativo e impulsivo del singolo, l’effetto hollywoodiano iperrealista
conferito da sofisticate postproduzioni con oscuri videoclip circolati
viralmente sugli smartphone di simpatizzanti e non.
La war on terror avanza e gli spazi di terrore
sono ovunque: a guerra succede guerra senza che si delinei una fine. Il
libro ricostruisce l’emergere di reti jihadiste in Medio Oriente e in
Europa, gettando luce sui nessi intimi che sostengono le narrazioni di
sovranità e terrorismo proprie della contemporaneità. Plasmato fra
guerre e regimi repressivi, e amplificato da media e social media, il
terrore controlla territori e al tempo stesso si propaga molecolarmente
attraverso l’emulazione. Nel contempo, sfidata dalla violenza jihadista e
da altri fenomeni transnazionali, la sovranità nazionale adotta
risposte autoritarie, in Medio Oriente come in Europa. Ne emerge un
paradosso: le premesse liberali dell’ordine internazionale si
scardinano, prefigurando l’avvento di una fase postliberale a discapito
di multilateralismo e global governance.
Marina Calculli si occupa di
relazioni internazionali del Medio Oriente. È assegnista di ricerca
presso l’Università L’Orientale di Napoli, ed è affiliata presso il St
Antony’s College (Middle East Centre) dell’Università di Oxford. Francesco Strazzari
si occupa di sicurezza europea e relazioni internazionali. È professore
associato di Scienza politica presso la Scuola Superiore di Studi
Universitari Sant’Anna di Pisa, ed è affiliato al Norwegian Institute of
International Affairs (NUPI) e all’European Union Institute for
Security Studies (EUISS).
Soldati italiani - sbandati e infami come per lo più - contro l'Armata Rossa e al servizio dei Bianchi nella Russia dopo la Seconda guerra mondiale
Le incredibili peripezie dei nostri militari che passarono dal fronte russo alla Manciuria prima di tornare a casa Matteo Sacchi Giornale - Sab, 27/05/2017
giovedì 25 maggio 2017
Salvatore Settis: Architettura e democrazia
Risvolto
Il discorso sul paesaggio, nei suoi diversi aspetti non può che partire
da due domande preliminari. Prima domanda: possiamo distinguere il
“paesaggio” da altre nozioni onnicomprensive come “territorio” o
“ambiente”? In altre parole: la definizione di “paesaggio” è
essenzialmente estetica (il paesaggio da vedere), oppure va intesa come
fondamentalmente etica/ etologica (il paesaggio in cui vivere)? Seconda
domanda: di chi è il paesaggio di una città, di una valle, di un Paese,
ecc.? Appartiene ai singoli o abbraccia valori più generali di
pertinenza delle comunità regionali, nazionali, statali? Definendo il
paesaggio come teatro della democrazia, Settis sin dall’inizio pronuncia
un’opzione forte per il “secondo corno” di questi due dilemmi: il
paesaggio è da vivere e non solo da vedere; inoltre, esso incarna valori
collettivi, e non può esser svilito a mero mosaico di interessi
individuali l’un dall’altro slegati e l’un con l’altro in conflitto.
Nuove barzellette senza speranza da Zizek
Slavoj Žižek: The Courage of hopelessness. Chronicles of a Year of Acting Dangerously
Risvolto
In these troubled times, even the most
pessimistic diagnosis of our future ends with an uplifting hint that
things might not be as bad as all that, that there is light at the end
of the tunnel.
Yet, argues Slavoj Žižek, it is only when we have
admit to ourselves that our situation is completely hopeless - that
the light at the end of the tunnel is in fact the headlight of a train
approaching us from the opposite direction - that fundamental change
can be brought about.
Surveying the various challenges in the
world today, from mass migration and geopolitical tensions to
terrorism, the explosion of rightist populism and the emergence of new
radical politics - all of which, in their own way, express the impasses
of global capitalism - Žižek explores whether there still remains the
possibility for genuine change. Today, he proposes, the only true
question is, or should be, this: do we endorse the predominant
acceptance of capitalism as a fact of human nature, or does today's
capitalism contain strong enough antagonisms to prevent its infinite
reproduction? Can we, he asks, move beyond the failure of socialism,
and beyond the current wave of populist rage, and initiate radical
change before the train hits?
Read more at https://www.penguin.co.uk/books/305447/the-courage-of-hopelessness/#FbsDcmBle5K52dRj.99
Francesco Rosi a Cuba e un film su Guevara
Ostaggio del mafioso fascista stalinista Fidel che vuole occultare la memoria del Che e impedire la rivoluzione mondiale. La sinistra italiana non si smentisce mai [SGA].
Casa Michelstaedter
CARLO MICHELSTAEDTER. Piccola cronaca di una visita in anteprima su un luogo da preservare
Fabio Vander Manifesto 25.5.2017, 18:29
Ricorre quest’anno il 130° anniversario della nascita di Carlo Michelstaedter, tra i più promettenti filosofi e poeti dell’Italia del primo Novecento, anche se pose fine alla sua giovane vita il 17 ottobre 1910, suicidandosi nella soffitta di casa propria, in piazza della Vittoria a Gorizia.
SABATO PROSSIMO il XIII Festival internazionale della Storia, che si svolge ogni anno nella città isontina, dedicherà a Michelstaedter un appuntamento di commemorazione, mentre il giorno prima ci sarà una visita guidata alla palazzina che ospitò la famiglia del filosofo. L’iniziativa è stata resa possibile dalla disponibilità della famiglia Munich, antica proprietaria dello stabile e già affittuaria di Alberto Michelstaedter, padre di Carlo. L’appuntamento è davanti l’entrata principale, al numero 8 di piazza della Vittoria in pieno centro città. La casa fu gravemente danneggiata da un ordigno durante la prima guerra mondiale, ma l’insieme è ancora ben leggibile. Quanto alla cantina e fino al primo piano le strutture sono ancora quelle originarie, con i pavimenti in ardesia nera, le scale in pietra d’Istria e le balaustre e i mancorrenti in ferro battuto d’epoca.
Solo dalla fine delle scale del secondo piano si nota una soluzione di continuità, la pietra è di diversa qualità e la balaustra diviene di legno. È qui che le distruzioni della guerra hanno lasciato il segno. L’appartamento di famiglia fu distrutto, come anche la soffitta, che risultano oggi dalla ricostruzione degli anni ‘20.
NELLA SOFFITTA la suggestione è forte, le finestre rettangolari danno direttamente sulla grande piazza oggi della Vittoria, con vista sul castello di città, che Carlo riprese nei suoi disegni e che lamentava in mano ai «barbari», visto che la città ai suoi tempi faceva ancora parte dell’Impero austro-ungarico.
Il sito merita di essere preservato e messo in valore culturale. Può essere il baricentro di una rete di luoghi michelstaedteriani a Gorizia, dalla scuola, ai punti d’incontro con amici e intellettuali, alla sua tomba oggi in territorio sloveno. La proposta è di acquisirlo all’uso e alla fruizione pubblica, magari come luogo di raccolta delle carte e dei materiali del Fondo Michelstaedter oggi presso la Biblioteca Nazionale Isontina.
È IMPORTANTE INSISTERE sulla centralità della casa dei Michelstaedter entro l’opera di recupero della memoria dell’intellettuale goriziano, perché invece ci sono state negli ultimi mesi una serie di tentativi improvvisati se non strumentali di deviare l’attenzione (e anche le risorse pubbliche) a favore di Casa Paternolli, nella cui soffitta pure Carlo incontrava i suoi amici e sodali.
Si è proposto di fare di questa prima una Casa dello Studente (ipotesi respinta dallo stesso Consorzio universitario del polo goriziano), per passare poi repentinamente ad un generico «centro culturale».
Bene ha scritto Marco Chiozza sul «Piccolo» del 23 maggio: giusta ogni iniziativa seria di tutela, ma «se invece si vuole tutelare il Palazzo Paternolli per altri interessi, facendosi scudo della figura di Carlo Michelstaedter, questo deve essere valutato in coscienza da ciascuno di noi».
SEMMAI DOVREBBERO essere i privati a intervenire per «strappare al degrado il Palazzo Paternolli-Bombi» e, considerato che a giugno a Gorizia si vota per il Comune, giusto l’invito ai candidati ad astenersi dallo strumentalizzare Michelstaedter «per darsi visibilità in questo periodo elettorale». L’opera maggiore di Carlo fu La Persuasione e la Rettorica, la speranza è che la «rettorica» delle improvvisazioni e dei protagonismi non abbia la meglio sulla «persuasione» come moralità e responsabilità.
Il saccheggio delle opere d'arte italiane: una storia
Alessandro Marzo Magno: Missione grande bellezza. Gli eroi e le eroine che
salvarono i capolavori italiani saccheggiati da Napoleone e da Hitler, Garzanti, pagine 320, euro 20,00
Risvolto
L’Italia è un enorme museo a cielo aperto: nelle sue città, fra le sue
colline, lungo le sue spettacolari coste sono nati alcuni dei più grandi
capolavori artistici della nostra civiltà. Ma sono tante le opere
create in Italia che hanno vissuto destini travagliati: rubate in
guerra, a volte restituite a volte no, spesso perdute. Non c'è da
stupirsi quindi che i più temuti personaggi della storia, da Napoleone
fino a Hitler, abbiano preso di mira lo stivale d’Europa e i suoi
tesori. Ma in loro difesa si sono battuti eroi, spesso sconosciuti, che
hanno rischiato la vita per riportare in patria parte del bottino, e di
cui oggi Alessandro Marzo Magno ricostruisce le gesta: Antonio Canova in
missione a Parigi per conto del papa, l’ambiguo Rodolfo Siviero, agente
segreto dall’oscuro passato, che ha dedicato tutta la vita al recupero
delle opera trafugate dai nazisti. E poi ancora le Monuments Women
italiane: Palma Bucarelli a Roma, Noemi Gabrielli a Torino e Genova,
Fernanda Wittgens a Milano. Quasi come in un thriller, grazie alla
capacità dell’autore di farci leggere il passato come una straordinaria
avventura del presente, rivivono le storie coraggiose di quelle donne e
di quegli uomini che hanno recuperato e messo in salvo la bellezza del
nostro paese.
Squali di Norvegia
Intervista. Morten Strøksnes, scrittore norvegese, pescatore e fotograto ha pubblicato con Iperborea «Il libro del mare», un reportage letterario che lo conduce sulle tracce del più grande vertebrato del pianeta
«La vita sul fondo del mare è molto più ricca ed entusiasmante di quella sulla terraferma», dichiara, e per dimostrarcelo si imbarca – letteralmente – con l’amico Hugo, un artista originario di Engeløya nel Nordland, in un’impresa a dir poco straordinaria: pescare il grande squalo della Groenlandia, håkjerring in lingua norvegese, eqalussuaq in quella degli Inuit, che lo credono un animale magico capace di aiutare gli sciamani.
Ma l’impresa dei due amici è anche occasione per riflettere sul rapporto viscerale che lega l’uomo al mare e per perdersi in una miriade di aneddoti che spaziano dalla storia naturale alla storia dell’umanità, dalla mitologia alla letteratura per arrivare addirittura alla teologia, allorché scopriamo che perfino Sant’Ambrogio, Isidoro di Siviglia e Alberto Magno nei loro dotti scritti si cimentarono in descrizioni dell’ambiente marino e dei suoi mostri, nonché nel confronto tra pesci e umani. E benché Hegel abbia sentenziato che anche un cielo stellato non è che un nugolo di mosche in confronto a qualsiasi opera prodotta dallo spirito umano, il dotto ma mai pedante racconto di Strøksnes ci mostra attraverso lo specchio della natura di «quali reali inverosimiglianze sia capace la vita», come avrebbe detto Pirandello.
In realtà l’oceano mi ha sempre affascinato, ma finora non avevo mai realmente trovato l’angolatura giusta o la giusta scusa per occuparmene. Ho provato a fare anche qualche spedizione per mare con pescherecci che usavano reti a strascico sui fondali, ma non mi piaceva, è una pratica distruttiva. Allora ho abbandonato l’idea del mare e ho pensato: prima o poi verrà fuori l’occasione giusta. Cinque anni fa, infatti, il mio amico artista Hugo mi ha chiamato per spiegarmi la sua idea. Si trattava di un’impresa di cui avevamo già parlato diverse volte, ma quel giorno lui mi ha detto: «Ho deciso, io vado a cercare lo squalo groenlandese, vuoi seguirmi? Certo che vengo», ho risposto immediatamente. Così poi avrei raccontato questa avventura.
Ingrid Basso Manifesto 24.5.2017, 18:03
Se il pittore romantico-naturalista danese Christian Krogh, che in una giornata d’inverno del 1895 raggiunse il Vestfjord e rimase letteralmente folgorato dalla parete rocciosa disegnata dalle Lofoten, avesse visto in realtà che cosa giaceva nelle profondità del Mar di Norvegia, il suo stile sarebbe bruscamente mutato per fare di lui il primo surrealista della storia. Non può essere che così, scrive Morten Strøksnes, pescatore, giornalista, fotografo e scrittore norvegese classe 1965, in Il libro del mare (traduzione di Francesco Felici, Iperborea, pp. 352, euro 17,50), un brillante reportage letterario tradotto in oltre venti lingue, appena uscito in Italia e presentato dall’autore stesso in questi giorni al trentesimo Salone del Libro di Torino. E Morten Strøksnes, nato e cresciuto a Kirkenes, una cittadina affacciata sul Mare di Barents, il mare del Polo nord lo conosce bene e sa che cosa si agita al di sotto di quelle acque gelide.
«La vita sul fondo del mare è molto più ricca ed entusiasmante di quella sulla terraferma», dichiara, e per dimostrarcelo si imbarca – letteralmente – con l’amico Hugo, un artista originario di Engeløya nel Nordland, in un’impresa a dir poco straordinaria: pescare il grande squalo della Groenlandia, håkjerring in lingua norvegese, eqalussuaq in quella degli Inuit, che lo credono un animale magico capace di aiutare gli sciamani.
Il Somniosus microcephalus, nella lingua di Linneo, un animale che ha due milioni di anni di evoluzione alle spalle, è lo squalo carnivoro più grande del pianeta, è in grado di spingersi più a nord di qualsiasi altro suo simile ed è inoltre il vertebrato più longevo del pianeta: l’esemplare che Morten e Hugo inseguono potrebbe essere nato addirittura durante le guerre Napoleoniche.
Ma l’impresa dei due amici è anche occasione per riflettere sul rapporto viscerale che lega l’uomo al mare e per perdersi in una miriade di aneddoti che spaziano dalla storia naturale alla storia dell’umanità, dalla mitologia alla letteratura per arrivare addirittura alla teologia, allorché scopriamo che perfino Sant’Ambrogio, Isidoro di Siviglia e Alberto Magno nei loro dotti scritti si cimentarono in descrizioni dell’ambiente marino e dei suoi mostri, nonché nel confronto tra pesci e umani. E benché Hegel abbia sentenziato che anche un cielo stellato non è che un nugolo di mosche in confronto a qualsiasi opera prodotta dallo spirito umano, il dotto ma mai pedante racconto di Strøksnes ci mostra attraverso lo specchio della natura di «quali reali inverosimiglianze sia capace la vita», come avrebbe detto Pirandello.
Nel 2010 lei ha pubblicato un crudo reportage politico sul Congo, nel 2012 il racconto di un lungo viaggio tra le tribù indigene della Sierra Madre e la guerra tra i cartelli messicani della droga: come è arrivato al Vestfjord?
In realtà l’oceano mi ha sempre affascinato, ma finora non avevo mai realmente trovato l’angolatura giusta o la giusta scusa per occuparmene. Ho provato a fare anche qualche spedizione per mare con pescherecci che usavano reti a strascico sui fondali, ma non mi piaceva, è una pratica distruttiva. Allora ho abbandonato l’idea del mare e ho pensato: prima o poi verrà fuori l’occasione giusta. Cinque anni fa, infatti, il mio amico artista Hugo mi ha chiamato per spiegarmi la sua idea. Si trattava di un’impresa di cui avevamo già parlato diverse volte, ma quel giorno lui mi ha detto: «Ho deciso, io vado a cercare lo squalo groenlandese, vuoi seguirmi? Certo che vengo», ho risposto immediatamente. Così poi avrei raccontato questa avventura.
Qual è il suo metodo di lavoro? Il suo è un reportage in cui al resoconto del viaggio e delle sue avventure personali si unisce la narrazione di un’infinità di storie e di aneddoti che presuppongono una ricerca letteraria e documentale non indifferente…
Per prima cosa cerco di isolarmi a lungo, rifletto e scrivo finché non ne posso più, e allora torno nel mondo. Negli anni in cui ho pensato e scritto questo libro ho cercato di leggere quanto più possibile sull’oceano, trattati scientifici, ma anche poesie e romanzi. A volte mi capita anche di frequentare diverse biblioteche in giro per il mondo, ma non questa volta: il tema offriva veramente molta letteratura già presente in Norvegia e inoltre oggi è possibile consultare gran parte del materiale on-line. In altre occasioni, invece – ed è accaduto tra l’altro anche per il libro che sto scrivendo ora – mi sono dovuto recare di persona presso alcuni archivi: ad esempio, sono stato a lungo all’American Museum of Natural History di Manhattan.
Può dirci quale sarà l’argomento del suo prossimo libro?
Preferisco per ora non parlarne. Anticipo solo che si tratta del Borneo.
A proposito di mare e libertà, ne «Lo specchio del mare», del 1906, Conrad scriveva che l’oceano non ha compassione, non ha fede, non ha legge e non ha memoria: quale di questi tre aspetti, secondo lei, si contrappone maggiormente all’idea di libertà, se vi si oppone?
Non è una domanda semplice, in realtà non ho mai ragionato intorno al problema in questi termini, forse non è il modo giusto di pensare all’idea di libertà. Forse è a motivo di qualcosa di completamente diverso che noi siamo affascinati dall’oceano. Il nostro legame liberatorio con il mare è qualcosa di inconscio e ancestrale, che è presente in noi ancora prima di nascere: a ben guardare, un paio di miliardi di anni fa, la terra era completamente coperta d’acqua. Il mare esercita un richiamo, è come se l’uomo provenisse dal fondo del mare e avesse memoria del ventre materno, ove si stava immersi nell’acqua. Eppure abbiamo anche paura del mare, perché è imprevedibile, imperscrutabile, violento, e anche per questo ne siamo così affascinati. Non ci ha ancora rivelato tutto di se stesso e forse quel che ne conosciamo è soltanto un’infima parte.
Oggi il genere di scrittura che possiamo definire «reportage letterario», la docufiction insomma, sta godendo di un grandissimo successo. Come mai, secondo lei?
Io credo che al giorno d’oggi ci sia urgenza di incontrare quella che chiamiamo «realtà» e questo vale anche per la letteratura. Anche la letteratura quindi sta andando in questa direzione e uno degli esempi più emblematici in tal senso, in Norvegia, per esempio, è Karl Ove Knausgård con i suoi sei corposi volumi autobiografici intitolati La mia lotta.
Il suo progetto è iniziato proprio in seguito alla sfiducia nei confronti della finzione: «Voglio vedere le cose come sono esattamente», questo era il suo progetto. Il mio caso è un po’ diverso. A me piace raccontare le cose, anche quelle reali, in un modo che lasci un po’ di spazio sognare.
mercoledì 24 maggio 2017
L'etica cattolica e lo spirito del capitalismo: l'ossessione di Antiseri di tenere insieme parrìni, bacchettoni e prenditori
Banche etiche e investimenti produttivi Altro che reddito di cittadinanza. Dal XIII secolo, i frati sono stati quasi gli unici a elaborare una teologia economica
Dario Antiseri Giornale - Mar, 23/05/2017
Il capitalismo? Un'invenzione dei cistercensiSecondo lo studioso Michael Novak nei monasteri cistercensi ci furono i primi esperimenti di organizzazione autonoma e moderna del lavoro e dei mezzi necessari per produrre ricchezza Nicola Porro Giornale - Dom, 25/06/2017
Il capitalismo? Un'invenzione dei cistercensiSecondo lo studioso Michael Novak nei monasteri cistercensi ci furono i primi esperimenti di organizzazione autonoma e moderna del lavoro e dei mezzi necessari per produrre ricchezza Nicola Porro Giornale - Dom, 25/06/2017
martedì 23 maggio 2017
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