martedì 9 gennaio 2018

Programmi elettorali e Potere al Popolo: un consiglio da amico

Bisogna sostenere Potere al Popolo - senza aspettarsi troppo - semplicemente perché è già tanto aver ottenuto una lista autonoma.

In questo momento il posizionamento politico (aver sottratto un pezzo di sinistra e i comunisti alle solite alleanze subalterne di centrosinistra) è l'unica cosa che conti. Anche perché - per fortuna - non sarà Potere al Popolo a governare e probabilmente non piglia nemmeno il necessario per eleggerne uno.

Poiché poi Liberali & Disuguali - la simpatica Lista D'Alema-Boldrini - si scioglierà un minuto dopo le elezioni, bisogna anche evitare che qualche brioscino abbia un ritorno di fiamma per Fratoianni e rendere irreversibile la scelta di autonomia dei soggetti coinvolti.

E in questo contesto bisogna soprattutto cogliere l'occasione per avviare un percorso di convergenza di quei comunisti che, pensandola grossomodo alla stessa maniera, possono unirsi nelle cose al di là delle appartenenze del momento.

Altrimenti abbiamo solo perso tempo.

Se evitate di parlare del programma, perciò - anzi se non lo presentate affatto - è meglio e evitiamo di perdere voti [SGA].

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Nel nome di Allah, storie millenarie scalzate da regimi 

SAGGI. Nel libro per Neri Pozza, l’algerino Boualem Sansal indaga l’islamismo radicale 

Chiara Cruciati Manifesto 18.1.2018, 0:01 
L’ascesa vorticosa dell’islamismo nel mondo arabo è fonte di dibattito da Occidente a Oriente. Il dissolvimento di Stati nazione, le «primavere arabe» – rivoluzioni popolari e spontanee da molti considerati parentesi conclusa, ma la cui spinta propulsiva cova sotto la cenere della repressione –, il terrorismo jihadista in Medio Oriente, Africa e Europa hanno aperto a descrizioni del fenomeno spesso limitate.
Cos’è l’islam, cos’è il jihadismo: domande a cui cerca di dare una risposta lo scrittore algerino Boualem Sansal in Nel nome di Allah. Origine e storia del totalitarismo islamista (Neri Pozza, pp. 160, euro 15). Critico dell’islamismo radicale, allontanato dal suo posto di lavoro al ministero dell’Industria di Algeri per la disapprovazione verso il regime, è autore di numerosi libri tra cui 2084, romanzo distopico che gli è valso il Grand Prix du roman 2015 dell’Académie française. 
NELLA SUA ULTIMA OPERA, Sansal parte dal suo paese, esempio dell’avanzata dell’islamismo radicale nelle stanze dei bottoni e tra le masse, all’indomani della crisi dello Stato dell’indipendenza: uno scontro brutale che ha trascinato l’Algeria in una sanguinosa guerra civile, una stagione di attentati che ha costellato gli anni Novanta e i primi Duemila e sotterrata sotto una coltre di falsa amnistia mai tradotta in reale pacificazione.
Le stesse dinamiche si sono sviluppate nel resto del mondo arabo e Sansal ne dà resoconto accurato. Tra i meriti del libro, l’attenzione storica e il fine didattico: la descrizione delle correnti dell’islam, dalle principali (sunnismo e sciismo) alle minoritarie (dagli alawiti ai sufi), permette di dare le coordinate e tracciare i confini di una realtà variegata. Il tutto all’interno di un percorso storico dall’Islam dalle origini all’opera ideologica dei più influenti intellettuali e imam. 
Fino all’oggi: Sansal entra nella questione statuale dell’Islam politico, a partire dall’analisi dei paesi (Iran e Arabia saudita) che sono spartiacque tra le epoche antica e moderna ricche di fedi e correnti – per gran parte in grado di convivere – e una contemporaneità in cui la religione è strumento di strategia politica e interesse economico. In tale contesto le masse scompaiono nel mare magnum delle ragioni di Stato, schiacciate dai regimi laici o religiosi che siano, nazionalisti e socialisti prima e islamisti poi. Una marginalizzazione che è narrativa oltre che socio-economica, una trappola in cui lo stesso Sansal cade.
Se l’autore tocca il ruolo progressista di giovani e donne e quello dirimente della miseria e dell’esclusione come humus su cui l’islamismo fa crescere un consenso di fatto estorto, finisce poi per imboccare la stessa via senza uscita: nella sua analisi le società arabe diventano un monolite, un unicum indefinito, succube passivo di profeti e visioni unilaterali e naturalmente votato al jihad, che sia questo obiettivo da realizzare con mezzi pacifici e di conversione o con strumenti di morte e imposizione. 
SCOMPARE LA QUOTIDIANITÀ pacifica e assolutamente maggioritaria della religiosità musulmana e il ruolo incontrovertibile della colonizzazione europea che ha provocato un ritorno alla religione come forma di affermazione dell’identità. Scompare la differenziazione – assolutamente necessaria per non cadere in stereotipi islamofobi – tra il jihadismo radicale del Fis algerino, di al Qaeda o dell’Isis e l’Islam politico (e nonviolento per la quasi totalità della loro attività) dei Fratelli Musulmani. E scompare il massiccio intervento di Arabia saudita e Golfo in termini di finanziamento di gruppi estremisti e di diffusione di teorie radicali (il wahhabismo su tutti) tramite la capillare apertura di scuole e moschee di ispirazione salafita.
L’appiattimento non rende giustizia al composito mondo musulmano e alle spinte naturali dei popoli verso la laicità. E non rende giustizia al lavoro stesso dell’autore, capace di fornire al lettore gli spunti per approfondire la storia millenaria di popoli che hanno regalato al mondo cultura, arte e scienza, quei «lumi» cari a Sansal oggi soffocati da regimi sostenuti dalla comunità internazionale e da falsi profeti di una prigione travestita da liberazione.

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Tom Wolfe: “I radical chic hanno tradito il popolo”

L’inventore del New Journalism e la sua definizione degli anni 70 applicata all’oggi: “La sinistra si è liberata dell’empatia per la classe operaia. Per molti americani, il partito democratico era così impegnato a sedurre le minoranze da trascurare una parte considerevole della popolazione”

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Maria Maddalena tra antichità e postmoderno












Maria Maddalena, l’icona che ha trafitto la Storia 
SCAFFALE. «Una sposa per Gesù», un volume di saggi curato da Edmondo Lupieri e pubblicato per Carocci. Tra antichità e post-modernità, dalle Scritture alla lettura femminista e queer 
Alessandro Santagata Manifesto 23.2.2018, 0:03 
La figura di Maria Maddalena ha catturato per secoli l’interesse delle società occidentali e non ha smesso di esercitare il suo fascino. Discepola prediletta venerata come santa dalla Chiesa cattolica, ma anche prostituta redenta e sposa di Gesù, il personaggio della Maddalena ha acquistato sempre più visibilità e rilevanza nel corso dei secoli. Nell’immaginario veicolato dalle Scritture e dalla tradizione a Maria di Magdala è stata affidato un ruolo di grande rilevanza: aver scoperto il sepolcro vuoto di Gesù e aver annunciato la notizia della risurrezione ai discepoli (questo naturalmente in un processo di continuo arricchimento della trama già nei quattro vangeli canonici). Cerca di fare chiarezza sulle origini e sullo sviluppo del mito Una sposa per Gesù. Maria Maddalena tra antichità e post-modernità (Carocci, 2017, pp. 342, euro 39), curato da Edmondo Lupieri e, per quanto riguarda il lavoro editoriale e le traduzioni, da Ludovica Eugenio della rivista Adista. 
SI TRATTA di una ricca raccolta di saggi che spaziano dalla storia del cristianesimo antico all’età contemporanea. Gli autori sono esperti di vario titolo del settore storico e teologico. Nell’introduzione a firma di Lupieri vengono fornite le coordinate generali del volume. Scrive il curatore: «l’intento è stato quello di produrre un libro diverso dai numerosi, spesso anche seri, contributi che sono giunti sul mercato editoriale in anni recenti, in qualche modo sull’onda di altri successi editoriali e cinematografici ; un libro che presentasse non il personaggio storico di quella Maria che a quanto pare aveva, con altre donne, seguito Gesù fin dalla Galilea, per poi forse scoprire che il suo cadavere di crocifisso era scomparso, ma un lavoro che facesse vedere come la sua figura fu costruita letterariamente agli inizi e come quindi sia transitata attraverso quasi venti secoli di storia più o meno cristiana, per approdare alle sue molteplici immagini di oggi». Se dunque «la Maddalena storica è forse perduta per sempre», nondimeno essa ha continuato a vivere assumendo profili sempre diversi e diversamente funzionali. 
Nella prima parte del volume viene indagata la tradizione di Maddalena nelle Scritture e più in generale nella tradizione cristiana, canonizzata e apocrifa. Iniziò allora a prendere forma il mito della prostituta redenta dal Messia funzionale a costruire un personaggio più forte e utile dal punto di vista pastorale.
Tale ricostruzione – sanzionata da papa Gregorio Magno, che aveva fuso la Maddalena con altre figure, compresa quella dell’ex-prostituta Maria di Betania – sarebbe arrivata fino ai nostri giorni, cioè fino a quando nel 1969 il personaggio di Maria di Magdala è stato sganciato della altre. Parallelamente prendevano forma altre storie, destinate a creare nel tempo numerose filiazioni. 
A PARTIRE dall’età del Barocco si sarebbe sviluppata anche un’iconografia volta a esaltarne la bellezza: sempre più nuda e sensuale, come l’immagine di un pentimento che mostra il peccato appena trascorso. La raffigurazione della redenta sarebbe così rimasta nell’immaginario occidentale fino alle rappresentazioni più recenti: da Kazantzakis a Dan Brown. 
Come si è detto, anche a livello dell’indagine storiografica è stata accolta l’idea di un personaggio figlio della fusione di molti altri. Era stato Samuel Reimarus già nel Settecento a iniziare l’opera di decostruzione. Poi sarebbe arrivata la prima interpretazione femminista anglosassone (Cady Stanton, per citare una delle principali) indirizzata a liberare i testi religiosi, e la Maddalena stessa, dalla tirannia misogina dei teologi, che la subordinavano agli apostoli. D 
AGLI ANNI SETTANTA le studiose hanno calcato ulteriormente la mano sul ruolo di discepola al pari degli altri, ma c’è anche chi ha fornito un’interpretazione queer di un personaggio che avrebbe assunto un profilo maschile elevandosi in una prospettiva soteriologica. L’ultimo saggio del volume, a firma di Mary Setterholm, polemizza apertamente con la versione femminista tradizionale rivendicando quel legame storico di solidarietà tra la Maddalena e il mondo della prostituzione che la rispettabilità borghese di stampo progressista ha cercato di recidere. Negli studi più recenti sono ancora in campo ipotesi diverse, ma il mito continua a vivere di vite proprie e ha assunto nuovi tratti nei movimenti religiosi fino alla New Age. Una storia che continua a unire, a dividere e ad appassionare.

L'Elogio dell'ombra di Borges nell'edizione Adelphi


Ecco un "altro" Borges Quello del GiornaleUna raccolta degli articoli più belli scritti dal grande maestro argentino per il nostro quotidiano Giornale Vittorio Macioce - Mer, 10/01/2018

Una storia della musica europea


Gnoli intervista Paolo Isotta



Franco Fortini lettore di Kafka