
sabato 24 febbraio 2018
I concetti di sviluppo e progresso nella tradizione occidentale e nella modernità: la critica liberale "antiteleologica" di Robert Nisbet. Entusiasmo carioto

Robert Nisbet: Storia e cambiamento sociale. Il concetto di sviluppo nella tradizione occidentale, IBL Libri, pagg. 334, euro 22
Risvolto
"Storia e cambiamento sociale" è la biografia di una metafora. Per più
di due millenni il pensiero occidentale ha spiegato l'evoluzione sociale
attraverso un'immagine presa in prestito dal mondo degli organismi
viventi: la metafora della crescita. Così come una pianta nasce, cresce e
muore secondo una sua dinamica interna, lo stesso accade per i fenomeni
sociali. Questa impostazione è alla base di quella che Nisbet chiama la
teoria "sviluppista", che ha caratterizzato gran parte delle
riflessioni di filosofi, storici, letterati e sociologi, dai greci fino
ai giorni nostri. Esiste infatti un nesso molto stretto tra la teoria
greca dei cicli e quella moderna del progresso, entrambe figlie della
stessa metafora e della medesima concezione della storia come sviluppo
verso un fine. Prefazione di Sergio Belardinelli.
I "barbari" e la civiltà greco-romana: Bruno Dumézil e altri

Bruno Dumézil (a cura di): I barbari, Leg, pagg. 106, euro 14
Risvolto
Il concetto di barbarie è di difficile definizione: esso infatti è
mutevole perché cambia in base a chi osserva un modo di vita e lo
qualifica come differente e inferiore. Differenze climatiche,
geografiche e comportamentali hanno concorso nel mondo antico alla
costruzione di barriere, di scissioni che frequentemente avevano una
base etnica e talvolta razzista. Sono tuttavia numerose le sfumature con
cui i greci prima e poi i romani si relazionarono con questi popoli
posti al di fuori del mondo considerato civile: al disprezzo spesso si
alterna l'ammirazione, per il vigore fisico e il coraggio, la supposta
assenza di vizi e l'attitudine alla libertà. Si trattava di realtà che
dunque percepivano con forza una reciproca alterità ma che non furono
mai davvero impermeabili in nessun momento della loro storia, e
particolarmente in quei secoli complessi e affascinanti che
costituiscono la tarda antichità e l'alto medioevo. Bruno Dumézil,
insieme a Sylvie Joye, Charlotte Lerouge-Cohen e Liza Mér, percorre
l'avvincente storia dei rapporti tra la civiltà greco-romana e "i
barbari", proseguendo con la caduta dell'Impero Romano e l'alto
medioevo, per arrivare poi alle interpretazioni moderne e contemporanee
in pagine che ricordano ipotesi e spunti dei grandi storici e presentano
le più recenti prospettive della storiografia.
"Da Evola a Mao": rozzobrunismo e fronte trasversale "oltre destra e sinistra" nel dopoguerra italiano
Alfredo Villano: Da Evola a Mao. La destra radicale dal neofascismo ai nazimaoisti, Luni, pagg. 376 euro 25
Risvolto
Sinistra
Nazionale e Ordine Nuovo, Nuova Repubblica di Pacciardi e i suoi
ragazzi di Primula Goliardica: quale il filo rosso che accomuna gruppi
così diversi per estrazione e provenienza ideologica, aspirazioni e
ambizioni?
Se negli anni Cinquanta tale ribellismo abbraccia inevitabilmente le
radici sociali del fascismo e della Rsi o lo spiritualismo di stampo
evoliano, evocando prospettive e soluzioni tra loro accomunate da un
forte intransigentismo nei confronti della linea politica della Fiamma,
gli anni Sessanta non necessariamente portano ad analoghe conclusioni e a
sbocchi della stessa natura. I temi di politica estera dividono e
infiammano i giovani estremisti i quali, a partire dalle riflessioni
antimperialiste in chiave europea di Jean Thiriart e la sua Giovane
Europa avviano e per certi versi continuano un percorso
politico-culturale che, passando per l’esperienza di Primula Goliardica,
il gruppo giovanile di Nuova Repubblica, porterà alla nascita del
movimento più controverso della contestazione studentesca: Lotta di
Popolo.
Sono in buona parte i giovani provenienti dalle file del ribellismo di destra che, nell’ottica del superamento
della polemica fascismo-antifascismo, furono attratti dalla battaglia
antipartitocratica e presidenzialista del movimento capitanato
dall’antifascista Randolfo Pacciardi. Sui giovani in generale ma su
quelli di Primula in particolare, Pacciardi punta fortemente per
riuscire a dimostrare la forza e la vitalità del suo movimento; tra di
essi molti non si riconoscono nelle posizioni atlantiche e
filoisraeliane del suo leader e si immergono nella contestazione
studentesca sin da Valle Giulia. Tale gruppo, la cui genesi non può
prescindere dall’esperienza del Movimento Studentesco di Giurisprudenza
romano, nell’ottica antiborghese e antimperialista, elaborerà un
originale mix di idee in cui l’Europa diventa il faro dei movimenti di
liberazione nazionale e i nemici assoluti sono l’Urss, gli Usa e i suoi
fedeli alleati come Israele.
È il popolo che irrompe sulla scena, diventando il perno della storia e
di tale cambiamento: i “nazimaoisti” di Olp, nella loro audace
elaborazione di stampo profondamente antiborghese, evocano, rivisti e
corretti, temi già cari al socialismo nazionale, e richiamano la visione
geopolitica della Giovane Europa, che non può non prescindere
dall’esperienza antisistema di Primula per andare a formare un bagaglio
culturale e di valori il quale, dopo aver trovato ascolto nel corso
degli anni in ambienti trasversali, ancora oggi, ottiene spazio in
significativi movimenti, riviste e giornali.
L’Autore:
Alfredo Villano, laureatosi a Pisa con una tesi sulle origini del
Movimento Sociale Italiano, pubblica nel 2008 L’ultima legione nera. Il
movimento “Ordine Nuovo” tra tradizione e rivoluzione (1954-1973), prima
analisi del movimento di estrema destra Ordine Nuovo al quale segue,
nel 2011 Rodolfo Graziani fascista conteso. Il difficile rapporto con il
Msi, gli sfuggenti contatti con il Pci, l’evoluzione del combattentismo
“nero” (1947-1962). Nel 2015 è autore di un saggio intitolato Il
fascino di Pacciardi sui giovani neofascisti.
"Una donna alla finestra" di Pierre Drieu la Rochelle
Risvolto
Romanzo
della maturità, Una donna alla finestra, pubblicato nel 1930, narra le
schermaglie di un ménage à trois che ha fatto la fortuna, nel 1976,
della versione cinematografica dal mirabile cast composto tra gli altri
da Romi Schneider e Philippe Noiret. Lo scenario è quello di una Atene
moderna e già cosmopolita, crocevia di italiani e inglesi, fascisti e
comunisti. Qui un rivoluzionario comunista in rivolta contro un mondo
amorfo, decadente e privo di passione è braccato dalla polizia. Seduce
la donna che gli dà rifugio, e con lei arriverà a Delfi, luogo mistico
in cui il dramma si condensa trasformandosi in una grande riflessione
sulla passione per la vita, l'amore, la solitudine e la necessità di un
rinnovamento. Drieu si rivela un maestro dell'introspezione psicologica,
prossimo alle migliori opere di D. H. Lawrence: L'amante di Lady
Chatterley e Il serpente piumato.
Una biografia intellettuale di Isaiah Berlin. E una barzelletta porra e desiderante
Risvolto
Frutto di un decennio di ricerche, il libro ricostruisce per la prima
volta integralmente l’itinerario biografico e intellettuale del filosofo
e storico delle idee Isaiah Berlin (1909-1997) e svela, grazie anche a
fonti inedite, l’importanza che vi ebbero gli eventi e i confronti con
alcune tra le maggiori personalità del Novecento: da Weizmann a
Ben-Gurion, da Churchill a Thatcher, da T.S. Eliot a Wittgenstein.
Emergono così l’attenzione verso la dimensione dell’appartenenza e
l’impegno sionista, la critica ai nazionalismi aggressivi e l’interesse
per il pluralismo culturale, che rendono ancora attuale la proposta
filosofica berliniana. La rilettura finale delle riflessioni di Berlin
sul liberalismo e sul pluralismo fa dell’opera una rigorosa, ma
accessibile, introduzione al suo pensiero.
"Invidia": la Russia della NEP nel romanzo di Olesa
Risvolto
Invidia è un grande affresco delle illusioni di un'epoca segnata da
speranze e tragedie, di una transizione storica, di uomini vecchi e
nuovi; un'opera d'arte che non rientrava negli schemi fissati
dall'ideologia al potere, e per questo costata cara al suo autore. Un
libro unico nel suo genere, una storia a volte grottesca, a volte
divertente e spesso patetica: la storia sarcastica di una favolosa lotta
di classe e di una non meno favolosa rivoluzione. Siamo a Mosca negli
anni Venti, subito dopo la Rivoluzione d'Ottobre. È in corso la nuova
politica promossa da Lenin nell'economia, la NEP, dopo gli anni di
ristrettezze causate dalla carestia e dalla guerra civile. Il
"salsicciaio" Babiev, con la sua idea di mensa collettiva, il etvertak
(letteralmente un quarto di rublo), fulcro della socializzazione
post-rivoluzionaria, incarna l'"uomo nuovo" in contrapposizione al
sognatore-poeta fallito e mantenuto Kavalerov, l'invidioso io narrante
che non vuole trovare una collocazione nella nuova società e per questo è
condannato a restarne ai margini e a non goderne i frutti.
Simenon in America
I panni sporchi si lavano in famiglia. Ma a volte gli scrittori li lavano scrivendo, soprattutto nel tentativo di purificare se stessi, di togliersi di dosso rimpianti e sensi di colpa Giornale Daniele Abbiati - Sab, 07/04/2018
Whisky, pioggia e torrenti: tensione biblica in Arizona per Simenon
Narrativa francese. Scritta nel ’48 a Tumacacori, «Il fondo della bottiglia» (Adelphi) è una storia cupa, resa più lacerante dal riflesso della recente morte del fratello minore di Simenon
Cecilia Bello Minciacchi Alias Domenica 6.5.2018, 0:05
Ma anche alcune narrazioni «alimentari» (escono ora i pur diversi, garbatissimi racconti su un investigatore dilettante, Il fiuto del dottor Jean, traduzione di Marina Di Leo, «gli Adelphi», pp. 163, € 12,00) e tante inchieste di Maigret si aprono e si chiudono su orli di sponde, si sviluppano in un’atmosfera d’acquario o in mezzo a dense filacce di bruma che ottundono e ritardano le percezioni rendendole più inaspettate: il corpo senza testa ripescato a pezzi imballati dal canale Saint-Martin; certe piogge mattutine che al commissario mostrano «una Parigi in bianco e nero, come nei vecchi film muti»; Il porto delle nebbie con la sua oscurità inquietante e malsana e con quel persistente odore di lana bagnata che sale dai cappotti, memoria biografica degli appendiabiti in aule scolastiche, stando all’infanzia di Roger Mamelin raccontata in Pedigree.
Nel Fondo della bottiglia l’acqua è barriera smisurata e mezzo della tragedia, attante reale e allegorico. A farne uno dei romanzi più intensi e laceranti di Simenon è un sostrato personale, un rendiconto intimo compiuto insieme alla sua stesura nel 1948, a pochi mesi dalla morte del fratello minore riparato nella Legione straniera su consiglio dello stesso Georges.
L’ambientazione, la medesima in cui il romanzo è stato scritto, Tumacacori in Arizona, certo distrae dall’Europa centrale nella quale il fratello Christian, aderente al fascismo belga, era stato condannato a morte in contumacia per aver collaborato alla rappresaglia delle SS a Courcelles. Alcune spie narrative, però, non permettono di ignorarne i riflessi biografici: il maggiore, proprio come l’affermato Georges, è un uomo produttivo che vuole difendere la sua posizione sociale, il minore invece, è stato condannato per omicidio ed è appena evaso. Come l’arruolamento nella Legione straniera aveva permesso, attraverso il cambiamento del nome, di indebolire i legami tra i due Simenon, così nell’invenzione il fratello «scrupoloso», per salvarsi la reputazione, decide di nascondere a tutti, moglie e vicini, l’identità del fuggitivo che gli piomba in casa.
In questo romanzo grave, oppressivo e viscoso, la tensione crescente non permette di sottrarsi né a un vis-à-vis fisico e morale tra i due fratelli né al recondito, graduale esame di coscienza condotto dal maggiore attraverso affondi memoriali e indispettiti giudizi sul minore capace di muovere immediata sintonia sentimentale, grazie a una sorta di tristezza che alcuni colgono in lui. E che però non convince il maggiore, Patrick Martin, all’americana P.M., che di Donald ha sempre invidiato «il petto forte e muscoloso» e fors’anche la chiusura egotica con cui attraversa la vita: «Triste? Ma che triste e triste! semplicemente non si prendeva mai la briga di sorridere o di mostrarsi affabile». I confini delle colpe – impossibile vederne una sola – sono sfumati e si confondono, sebbene non manchino dicotomie: negli Stati Uniti tutto appare pulito, «calmo, rassicurante», mentre il Messico limitrofo, e agognato dal fuggiasco, è un «mondo strano, equivoco, proibito».
Nulla è a tutto tondo: P.M. si è fatto una posizione, ha «lavorato sodo tutta la vita» e ha sposato una vedova ricca, seduttiva e intelligente, Donald è un fallito, è povero, ha sposato una «mammina bionda e snella», piangente e tremebonda, eppure le prospettive slittano e P.M. inizia a guardare le cose come crede possa vederle Donald, da povero sbalzato in un mondo di ricchi. I nodi familiari risalgono la superficie, dalla «mediocrità della casa natale» alla madre alcolista e tuttavia «dolce, umile e generosa», dalla tinozza in cui bambini facevano il bagno insieme, alle lettere della sorella Emily affiorate in un accurato montaggio di brevi e serrati flashback.
Il senso biblico del romanzo, all’inizio cupo, alla fine liberatorio, non è tanto nel contrasto tra Caino e Abele quanto in quello tra Esaù e Giacobbe, tra forza e debolezza, tra figli prediletti e figli che non lo sono, tra quelli che – con qualunque mezzo – ricevono la benedizione del padre e quelli che se la vedono sottrarre.
Mentre l’evaso inizia a mostrarsi «arrogante», «disinvolto e sarcastico», lo zelante prende «quasi un’aria da colpevole». Il malessere cresce insieme al rombo del fiume che s’ingrossa, la casa e la vita di P.M. cominciano a ondeggiare, «a tremare dalle fondamenta». Il fondo della bottiglia si rivela, allora, come il fondo di un amaro calice. Di un fatale redde rationem capovolto in sacrificio. P.M., che nella sua vita aveva saputo sempre «fermarsi in tempo», stavolta invece beve, volente, fino all’ultima goccia. L’inconscio, intanto, slarga gli argini e trascina detriti come il fiume Santa Cruz, «massa giallo scuro che scorreva densa e vischiosa, si sollevava a tratti e ansimava come una bestia».
venerdì 23 febbraio 2018
Le pitture rupestri dei Neanderthal e la loro estinzione
"Il Neanderthal? (Ri)vive nei geni di tutti gli europei"La paleoantropologa e le nuove scoperte sull’antenato: "Avevano un linguaggio, ce lo dicono i loro manufatti"
giovedì 22 febbraio 2018
Guttuso e il Sessantotto
Le idiozie del Giornale non meritano commento [SGA].
Se Guttuso fosse vivo, voterebbe a destra
Se fosse ancora vivo alle prossime elezioni Renato Guttuso voterebbe Forza Italia. O comunque un partito moderato di centro destra, in spregio allo scherzetto che la cultura di sinistra gli ha tirato da quando non c'è più
Luca Beatrice Giornale - Gio, 22/02/2018

Se Guttuso fosse vivo, voterebbe a destra
Se fosse ancora vivo alle prossime elezioni Renato Guttuso voterebbe Forza Italia. O comunque un partito moderato di centro destra, in spregio allo scherzetto che la cultura di sinistra gli ha tirato da quando non c'è più
Luca Beatrice Giornale - Gio, 22/02/2018

Liberalismo senza freni: Brennan e la limitazione del suffragio universale in nome della "epistocrazia" dei colti, cioè dei ricchi
"La ricerca scelga i più bravi. E faccia parlare soltanto loro"Trent'anni al Cnr e idee chiare sull'utilizzo delle eccellenze: "Elenchi per distinguere i capaci da chi parla a vanvera" Stefania Vitulli Giornale - Mer, 21/02/2018
Iscriviti a:
Post (Atom)


































