domenica 4 novembre 2018
venerdì 2 novembre 2018
mercoledì 31 ottobre 2018
Disponibile sul sito di Mimesis "Comunisti, fascisti e questione nazionale"

Stefano G. Azzarà
Comunisti, fascisti e questione nazionale. Germania 1923: fronte rossobruno o guerra d'egemonia?
€ 17,00
DESCRIZIONE BREVE
Dopo decenni di entusiasmo per la globalizzazione e l’unificazione
europea, l’emergere dei movimenti sovranisti e populisti in un’epoca di
crisi organica sembra rendere di nuovo attuale la questione nazionale ed
evoca la suggestione di un blocco trasversale di contestazione del
capitalismo neoliberale e apolide che unisca tutti i “ribelli” della
società borghese, lasciandosi alle spalle l’alternativa tra destra e
sinistra.
Anche nella Germania degli anni Venti, ai tempi delle
riparazioni di guerra e dell’occupazione della Ruhr, questi temi erano
all’ordine del giorno. L’appello di Karl Radek per un fronte unito dei
lavoratori, aperto ai ceti medi e alla piccola borghesia patriottica e
capace di difendere l’indipendenza del paese dall’imperialismo
straniero, non era però la proposta di un’alleanza totalitaria degli
opposti radicalismi estremistici ma la dichiarazione di una furibonda
guerra d’egemonia. Uno scontro ideologico che puntava semmai a bruciare
il terreno sotto i piedi al fascismo nascente e a candidare la classe
operaia tedesca, sulla scorta dell’esperienza bolscevica e del dibattito
aperto nel Komintern da Lenin, alla guida della nazione e della sua
rinascita. La disputa dei comunisti con Arthur Moeller van den Bruck e
la Rivoluzione conservatrice tedesca sfata il mito dell’estraneità del
materialismo storico agli interessi nazionali. Tuttavia, al contrario
degli odierni equivoci eurasiatisti e socialsciovinisti, attesta
l’insuperabile incompatibilità filosofica – prima ancora che politica e
morale – tra il particolarismo naturalistico delle destre, con le loro
persistenti pulsioni discriminatorie di stampo coloniale, e
l’universalismo concreto del marxismo e del suo sogno di un mondo senza
guerre.
Stefano G. Azzarà (Messina, 1970), insegna Storia della filosofia politica all’Università di Urbino. È segretario alla presidenza della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx e dirige la rivista “Materialismo Storico”. Il suo lavoro si concentra sul confronto delle grandi tradizioni filosofiche e politiche degli ultimi due secoli: conservatorismo, liberalismo, marxismo. Ha pubblicato numerosi articoli e libri, tra i quali Democrazia cercasi, Friedrich Nietzsche dal radicalismo aristocratico alla Rivoluzione conservatrice, Nonostante Laclau.
Stefano G. Azzarà (Messina, 1970), insegna Storia della filosofia politica all’Università di Urbino. È segretario alla presidenza della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx e dirige la rivista “Materialismo Storico”. Il suo lavoro si concentra sul confronto delle grandi tradizioni filosofiche e politiche degli ultimi due secoli: conservatorismo, liberalismo, marxismo. Ha pubblicato numerosi articoli e libri, tra i quali Democrazia cercasi, Friedrich Nietzsche dal radicalismo aristocratico alla Rivoluzione conservatrice, Nonostante Laclau.
Il libro di Francesco Germinario su Casa Pound e la "destra proletaria"
Francesco Germinario
Casa Pound. La destra proletaria e la "Comunità di lotta", Asterios
Nell’ultimo ventennio in Italia
sono emerse nuove sigle politiche del radicalismo di destra. Si tratta
di organizzazioni, la più importante delle quali, CasaPound, è
caratterizzata dall’impegno sul territorio, in particolare nelle
periferie metropolitane, e dall’individuazione degli esclusi dal
Welfare (disoccupati, lavoratori precari ecc.) come nuovi soggetti
antagonisti. In questo modo, il radicalismo di destra ha superato il
precedente nichilismo politico, che lo aveva connotato lungo un’intera
fase della sua vicenda storica apertasi con la fine della seconda guerra
mondiale, presentandosi come una destra proletaria. Le origini culturali dell’attuale destra proletaria sono
da individuare nella riflessione di Giano Accame, trascurato teorico
negli anni Novanta della «destra sociale», e nella sua rilettura del
fascismo come una forma di socialismo eretico. Dell’attuale destra proletaria viene
analizzata soprattutto la tendenza al movimentismo, privilegiato
rispetto alla forma-partito - una vocazione della destra estrema fin dai
tempi del fascismo -, nonché il tentativo di ridefinire il rapporto
vita-politica: un aspetto sottovalutato, ma che ha caratterizzato la
cultura di destra nel corso del Novecento.
Leggi qui per il libro di Rosati
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