domenica 19 settembre 2021

20 anni dal G8 di Genova: un bilancio storico-politico



MicroMega

Nell’estate del 2001 un altro mondo sembrava davvero possibile. Oggi, venti anni dopo, di quell’entusiasmo rivoluzionario non è rimasto più nulla. La globalizzazione è andata avanti inarrestabile e l’intero quadro politico è slittato a destra. Una gigantesca regressione che ha mutato in peggio le condizioni della politica nei paesi capitalistici.  


Jacobin Magazine

The Genoa G8 Was the Beginning of the Italian Left’s Long Defeat

Twenty years ago, protests at the Genoa G8 summit proclaimed that “Another World is Possible.” But today, Italy’s weak and divided left lacks a vision for a real alternative to capitalism.



Junge Welt Ausgabe vom 17.07.2021, Seite 12 / Thema
Die Globalisierung und ihre Gegner

Der Anfang vom Ende

Als die Macht sich nicht in Harmonie auflösen wollte: Die Proteste von Genua 2001 und ihr Nachhall
Von Stefano G. Azzarà

No Pass & Scientisti, Cacciari & Barberi, Afghanistan, Cina, Gino Strada...: miscellanea estiva

11 9 2021
Una catastrofe culturale
Il venir meno di una visione del mondo fondata sulla critica razionale, dialettica e scientifica della società capitalistica e dei rapporti di produzione, e proiettata in un progetto politico complessivo e inclusivo di emancipazione e trasformazione, ha facilitato la naturale e assai cospicua propensione umana al pensiero magico, al feticismo e alle piu improbabili bizzarrie, che è trasversale a tutte le classi e a tutti i livelli di scolarizzazione.
È una considerazione che vale sia per gli sciroccati No Vax o No Pass con il loro bicarbonato con il limone e i fiori di Bach, sia per i fanatici dello scientismo positivista convinti che la scienza che non sia democratica.
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10 9 2021
E così dopo Barbero è caduto anche Canfora. Il quale riesce a sintetizzare economicismo, populismo e complottismo in sole 4 brevi frasi, tutte sbagliate, mettendosi nei panni di Don Minico che si beve le peggiori bufale dei social network e commenta al bar la politica quotidiana come un Agamben o un Cacciari qualsiasi.
Si può dire in questo senso, per rimandare a un'altra delle sue uscite più discutibili, che il Green Pass sia per Canfora la prosecuzione della ricerca Quaderno Mancante con altri mezzi...
E' significativo, comunque, che ciò avvenga da parte di un intellettuale che pure ha una notevole esperienza politica e che sino a qualche tempo fa aveva saputo mantenersi organico a una tradizione culturale.
Senza più progettualità politica condivisa, sconfitti e dispersi, tutti noi siamo ormai tante navicelle in un mare in tempesta, ognuna delle quali è sempre sull'orlo di fare naufragio e di perdersi verso destra, e questo processo di degradazione è molto più avanti di quanto si potesse temere. E i grandi intellettuali non sono diversi dagli altri.
Anche in questo caso, poi, nessunissima attenzione al comportamento dei paesi socialisti, tutti impegnati allo strenuo nella lotta contro il virus.
E nessunissima attenzione, soprattutto, alla tragedia del mondo ex coloniale. Il quale - troppo povero e senza vaccini per potersi lamentare della fantomatica "discriminazione" del Green Pass - sarebbe a questo punto e in questa prospettiva, per i compagni Canfora e Barbero, un vero paradiso della libertà.
Della libertà di morire per Covid 19...
“La guerra dei vaccini è uno dei peggiori capitoli della storia del profitto capitalistico. Perciò è vergognoso il tentativo coercitivo in atto. Per giunta si tratta per ora di prodotti sperimentali. Il che rende ridicolo il paragone con altri episodi (obbligo di vaccinazione contro il vaiolo). Ma l’orchestra giornalistica è tutta addomesticata o attonita.”
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6 9 2021
E anche Barbero l'abbiamo perduto, travolto dal torrente del populismo e della comunicazione social.
Si pensa sempre di poter dominare il mezzo e l'epoca, ma alla fine sono il mezzo e l'epoca a prenderci la mano e dominarci.
Anche le persone più razionali ed equilibrate quando entrano in un negozio di caramelle tornano bambine.
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1 9 2021
Elezioni di Roma: è qui la festa?
Se siete rimasti sconcertati per la divisione suicida della sinistra a Bologna, dove la lista di PAP e quella di Rifondazione-PCI andranno l'una contro l'altra contendendosi il medesimo 1% di elettorato, aspettate di vedere cosa succede a Roma, dove per una percentuale non superiore si presentano, ciascuna con il proprio candidato sindaco, ben 5 liste: quella di PAP, quella di Rifondazione, quella del Pci, quella del pcl e quella di Rizzo, se vogliamo considerare di sinistra anche questa.
Perché rendersi ridicoli e umiliarsi in questo modo? Nessuno tra i dirigenti di queste organizzazioni ha conservato un minimo di dignità? Nessuno si vergogna nemmeno un po'?
Non c'è ragione che potrebbe giustificare questa situazione. Meglio sparire subito.
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28 8 2021
A Bologna il meritato suicidio di una sinistra incomprensibilmente e inutilmente divisa tra PAP e i comunisti
Se capisco bene e se queste previsioni saranno confermate, avremo una messa in pratica esemplare della nostra gratuita cazzoneria.
Sia la lista dei comunisti che PAP avrebbero un buon risultato, per quel che i sondaggi contano. Ma, se ricordo bene la legge elettorale, nessuna delle due entrerà in consiglio comunale.
Unite supererebbero la soglia, in teoria, ma per qualche arcano motivo devono andare divise pur condividendo il 90% del programma.
Non conosco le ragioni di questa divisione, ma di qualunque tipo esse siano sono sbagliate e dimostrano la sostanziale estraneità alla politica di chi le ha prese, da una parte come dall'altra. Ragione vorrebbe che si guardi sempre alla contraddizione principale e all'elemento prevalente.
È chiaro invece che in questo caso il nemico principale e da battere non è né la destra né il Pd ma proprio quello più vicino a te, sul quale fai la corsa e dalla cui sconfitta dipende il tuo successo.
Qui non si tratta di fare una coalizione con il Pd, che sarebbe una divaricazione strategica, e nemmeno di mescolarsi ai vassalli fratoianni del pd; ma semplicemente di unire le sinistre, in una situazione in cui le persone normali non percepiscono tra questi soggetti la minima differenza.
Non siamo più o non siamo ancora in grado di fare nemmeno la cosa più elementare. Qui è venuto meno anche l'istinto di sopravvivenza.
Mi piacerebbe sapere come spiegano questa sconcertante divisione i dirigenti di PAP, Rifondazione e Pci.
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26 8 2021
"Ci riuniremo intorno al fuoco": l'incubo No Vax
L'incubo distopico e antimoderno dell'ala "di sinistra" dei No Vax o No Pass, che in realtà è una destra.
Il mito delle piccole comunità ancestrali e l'equivoco naturalistico proprio del romanticismo economico e dei Wandervogel si sposa con la decrescita presunta felice che pone limiti al capitalismo, promuove l'esodo di isole di autonomia con i loro GAS e le loro scuole parentali, esalta l'orgoglio anarcoide e libertario del Signore che non accetta regole fuori dal proprio Io e dalla sua cerchia e, nel dichiararsi superiore alla ragione universale, non riconosce lo Stato e nessuna dimensione o responsabilità pubblica.
Cosa abbiamo fatto nei 40 anni precedenti per arrivare a questo?

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22 8 2021
Wu Ming, il Gabibbo di sinistra, contro il pericolosissimo Green Pass
Da Q in avanti e cioè praticamente da sempre, l'influenza del collettivo bolognese Wu Ming sulla sinistra italiana è stata negativa in termini di deculturazione, analfabetismo di ritorno, confusione ideologica, velleitarismo anarcoide, complottismo paranoico volgare, percezione postmoderna del tempo e della storia. Pensiamo anche al loro contributo alla trasmissione del mito della Resistenza tradita dal PCI o alla lettura cospirazionista della vita della prima Repubblica, secondo un atteggiamento indifferente alla realtà e ai rapporti di forza e completamente ignaro di quel mistero che si chiama egemonia.
Va notata in questo senso la comune discendenza - anzi, genealogia, che fa più Nietzsche, Foucault o Deleuze a piacimento - di Wu Ming e del Gabibbo, il pupazzo rosso di Striscia la Notizia, dal vasto alveo della approssimativa lettura italiana del situazionismo debordiano, attestata a suo tempo dal marchio Luther Blisset, al quale appunto si deve l'operazione deculturale chiamata Q e sponsorizzata dal Manifesto.
Questa deriva si salda oggi con la classica rozzezza ruspante di Antifa.
I complotti vanno bene come trama per i romanzi storici, quando sono ben congegnati e messi in scena con abilità. La realtà funziona diversamente.

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21 8 2021
Ricolonizzazione e misconoscimento del genere umano
Dopo tre decenni di aggressione imperialista che hanno in parte interrotto il processo di decolonizzazione, anche il più morto di fame e servo dei servi tra i bianchi occidentali - che fino agli anni ottanta, in sintonia con quel processo di lotte e anche grazie all'esperienza comunista e socialista, aveva maturato una minimale coscienza del genere umano - è spontaneamente portato oggi a considerare il mondo come roba propria per interposta civiltà, i dividendi coloniali come diritti inalienabili e le popolazioni lontane come esseri viventi insignificanti e inevitabilmente a disposizione.
Al di fuori di questo quadro predatorio, che accomuna dominanti e dominati in un solido blocco storico nel quale qualcuno si arricchisce e qualcun altro raccoglie miserabile le briciole, ben poco si capisce delle trasformazioni politiche e culturali nello stesso Occidente, del populismo come dell'epistocrazia, dell'indifferenza alla totalità e alla verità del reale (vero è ciò che la volontà di potenza impone), della reazione alle migrazioni e alle catastrofi umanitarie e così via, sino ad arrivare anche al negazionismo della questione ambientale.
Si tratta di una forma religiosa blasfema che presto o tardi porterà inevitabilmente alla guerra e con tutta probabilità alla rovina generalizzata.
Oggi come nei primi decenni del XX secolo, risvegliare i subalterni al conflitto per spezzare le loro catene e saldarli alla lotta di chi in tutto il mondo ha spezzato o spezza le proprie catene nazionali dal giogo imperialistico è difficilissimo ma è l'unica prospettiva sensata e realistica.

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20 8 2021
Vaccino. Obbligo o lealtà repubblicana e democratica?
No Vax e No Pass, che si dicono perseguitati per una blanda misura di protezione della salute pubblica, evocano provocatoriamente e a parole l'obbligo di Stato per poter poi fare le vittime e gridare al lager.
Ma soprattutto per non essere costretti a pensare e per scaricarsi di ogni responsabilità morale e civile nei confronti di quella società che, pur tra mille contraddizioni, li assiste dalla culla alla bara, o alla quale comunque richiedono giustamente assistenza.
Troppo facile.
A questa responsabilità invece la democrazia, che è un patto e un impegno di natura pubblica e non un contratto privato, li deve inchiodare, affinché dimostrino se e quanto sono affidabili e leali nel momento del bisogno.
La libertà non è arbitrio.
Sbagliano in questo senso anche i vaccinati che vorrebbero imporre il vaccino agli altri.
La democrazia è sempre un problema irrisolto e non ci sono scorciatoie. Se una comunità non c'è, non la si inventa per decreto.

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18 8 2021
Uno spettro s'aggira per il mondo - lo spettro del socialismo del XXI secolo, della Cina e di Xi Jinping.
Tutte le potenze del vecchio Occidente capitalistico si sono alleate in una santa battuta di caccia contro questo spettro: USA e UE, Biden, Trump e von der Leyen, Soros e Bannon, Salvini e Letta, Meloni e Fratoianni, Paragone e Saviano, mainstream e populisti anticonformisti, complottari e diplomatici, liberaldemocratici progressisti e liberalconservatori, idealisti e realisti, universalisti astratti e particolaristi, cosmopoliti e sovranisti, nemici dei migranti e amici dei migranti, grande borghesia industrial finanziaria e ceto medio bottegaio evasore.
Tutti divisi per contendersi il bottino, tutti uniti per conservare la supremazia complessiva dell'Occidente, le colonie e il Mondo Vecchio e per respingere la Grande Convergenza e il Mondo Nuovo.
Tutti insieme ci porteranno prima o poi alla guerra e tutti insieme finiranno - speriamo - per cadere.

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17 8 2021
Afghanistan: grande confusione sotto il cielo, sempre la solita dal 1914. Talebani occidentali del liberalismo e dei "diritti umani" , idealisti e puristi di sinistra, assieme alle destre contro il popolo afghano, per una nuova guerra e una nuova occupazione in nome dei diritti umani
Compagni anche in buona fede hanno assorbito per intero l'egemonia liberale e la sua ideologia di fondo.
Ex comunisti o sedicenti comunisti parlano come un Fratoianni o un Gramellini.
Refrattari ad apprendere dalla prassi, piangono lacrime sincere per la sorte del popolo afghano, ma in nome dei suoi diritti umani - secondo lo standard occidentale e secondo i loro desideri e la loro immaginazione di uomini e donne buoni e puri - ne chiedono l'occupazione perpetua e la persistente colonizzazione. Perché sotto sotto e di fatto non li riconoscono capaci di intendere e di volere e dunque li considerano non in grado di esercitare i diritti politici, primo tra tutti il diritto all'autodeterminazione.
Ancora di più, non riconoscono autodeterminazione possibile al di fuori del consensus liberale ossia al di fuori delle regole definite da noi bianchi occidentali.
La mentalità coloniale è condivisa dai suprematisti dell'Occidente come dai sedicenti difensori dell'umanità.
La fedeltà atlantica ai valori americani è condivisa da chi appoggia sempre gli USA e da chi li critica ma solo perché vorrebbe più USA, stile Riotta o Molinari.
Non c'è solo il socialsciovinismo volgare dei rozzobruni che vogliono chiudere le frontiere e parlano di dumping dei migranti ma anche il socialsciovinismo più raffinato dei rossobruni e cioè dei progressisti e dei manifestini, in questo assai simili ai repubblichini, convinti di fare attraverso la guerra o il protettorato coloniale una rivoluzione democratica internazionale, ovvero di esportare la democrazia tramite i sogni (loro).
Siamo sotto questo aspetto in una situazione ancora peggiore di quella che ha lacerato le sinistre durante la guerra del golfo e poi quella alla Jugoslavia e nel ciclo post 11 settembre. Una divisione che alla lunga ha ucciso Rifondazione Comunista - che non a caso non esiste più oggi come partito politico - e che ha le sue radici teoriche più profonde nel 1914.
Qualcuno è contento della vittoria dei talebani? Nessuno. Come però nessuno poteva essere contento dell'occupazione americana, un'occupazione che tra l'altro ha saputo stroncare ogni autonomia e dignità della piccola società civile afghana modernizzata come della sua tradizionale struttura tribale.
Qualcuno pensa che la vittoria dei talebani sia la rivoluzione socialista e si identifica con essa? Nessuno. Ma allo stesso modo nessuno poteva pensare che l'occupazione fosse sinonimo di democrazia e protezione del popolo afghano.
Qualcuno potrebbe mai preferire la sharia alla legge positiva? Ma questa legge è stata scritta dagli afghani o dagli occidentali?
In realtà, per quanto non ci piacciano - e ci piacciono altrettanto poco degli Yankees -, i talebani sono stati in grado di sbaragliare gli avversari non solo perché ben armati ma anche perché godono di un vasto consenso in Afghanistan, perché hanno combattuto l'occupazione straniera, e dell'assenza di una opposizione reale legata ai bisogni popolari, stroncata dall occupazione.
Non si prende il potere in questo modo senza una vasta base di consenso, anche passivo e dovuto alla mancanza di alternative e al bisogno di sicurezza e pace.
Non si perde il potere in questo modo se la popolazione non è ostile all occupazione e ai suoi valori.
Purtroppo è la realtà. A suo tempo, gli americani erano gli aggressori e i talebani erano gli aggrediti. Ci piacciono gli aggrediti solo se non sono brutti sporchi e cattivi? Solo se rispondono al nostro stereotipo del subalterno coloniale? Se l'aggredito puzza di fondamentalismo, cessa per questo di essere aggredito e il suo è un essere aggredito veniale? Meritava forse di essere aggredito?
Non è negando la sovranità afghana con le più diverse forme di ingerenza né con nuove guerre o protettorati che si affronta il problema della pacificazione del paese e della stabilizzazione dell'area, ma con la politica e la diplomazia, con quel realismo che rifugge ogni idealismo astratto e si cura non di salvare il mondo ma della riduzione del danno.
Non è inchiodandoli alla definizione di tagliagole che si favorisce una presa di responsabilità dei talebani, ma confrontandosi con loro muovendo dal riconoscimento della loro legittimità politica ossia della realtà.
Proprio come fa la Cina, perché costretta dai fatti e perché può contribuire a normalizzare la situazione nel quadro del realismo.
I talebani non ci piacciono, certo. Ma esistono. Chi non lo riconosce, ammetta che vuole la guerra senza riempirsi la bocca con la parola pace svuotando tale parola di ogni senso.
Una domanda finale. Fondamentalisti sono solo i talebani o anche coloro che reputano i talebani incapaci di evolvere perché naturalisticamente barbari?
Non è che forse il principale fondamentalismo è quello della coscienza e della pretesa di distinzione occidentale?
Forse siamo noi, i primi talebani?

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16 8 2021

Nei momenti di crisi più acuta dell'ordine imperiale liberale, non esiste nessuna centrale informativa autonoma di sinistra che sia seria, attendibile e in grado di fornire un'agenda e una analisi alternativa raggiungendo un vasto pubblico.
Informazione e cultura di massa sono in mano ai bufalari atlantici di RAI, giornali e portali GEDI da un lato, ai bufalari eurasiatisti o variamente zuzzurelloni di Byoblu e Antidiplomatico dall'altro.
Colpa nostra e della nostra inutile e incomprensibile frantumazione in gruppuscoli egoisti e litigiosi e nicchie autoreferenziali.

Logica occidentale: qualunque cosa fai
Se la Cina collabora con i talebani per stabilizzare l'area è la conferma della presenza di un asse autoritario antiliberale e antidemocratico che fomenta il terrorismo e minaccia l'occidente.
Se la Cina passa paro sui talebani e i jihadisti spargendo il sale, invece, pure, con l'aggravante che non rispetta i diritti umani.

Sinistra Imperiale americana contro rozzobruni talebani
Come sempre si passa da un eccesso all'altro senza equilibrio né negazione determinata.
Alla sinistra imperiale coloniale rispondono i rozzobruni - quelli che non sono occidentalisti a loro volta ma propendono per l'eurasiatismo - i quali non si limitano a riconoscere la legittima riconquista della sovranità nazionale, che ha dato base di consenso di massa ai talebani, ma finiscono per esaltare i talebani stessi per la loro mentalità purista e fondamentalista scambiata per tradizionalismo dei sani valori.
La lezione di Lenin ripresa da losurdo, e cioè critica dell'universalismo imperiale coniugata con l'eredità dei punti alti della modernità dell'Occidente stesso, questione nazionale coniugata con emancipazione, rimane incompresa e ignorata perché troppo complessa per le menti semplici e binarie.
Basti però dire che le donne cinesi ai talebani taglierebbero gli zebedei nel giro di due giorni, se avessero ancora in mente certe idee e cercassero di metterle in pratica.

Curiose affinità occidentali
La Sinistra Imperiale con Molinari e amici, tradita nei suoi valori più sacri - Dollaro, Intelligence & Colonia -, invoca la continuazione dell'occupazione americana arrivando persino all'obbrobrio di farlo nel nome di Gino Strada "paladino dei diritti umani".
Nel frattempo, l'indomita Destra Sovranista che si sente invasa dai migranti grida alla catastrofe di civiltà per la riconquista della sovranità di un paese e la cacciata degli invasori.
I liberali si dividono alla bisogna ma poi si riuniscono quando si tratta di spartirsi il bottino dell'ordine mondiale o di affermare la superiorità dell'Occidente.


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15 8 2021
Più realista del re e incapace di apprendere, la Sinistra Imperiale italiana - indifferente alla tragedia di un popolo ritenuto incapace di intendere e di volere - invoca gli Stati Uniti affinché proseguano l'occupazione e la spoliazione dell'Afghanistan, in nome della democrazia liberale occidentale e richiamandosi oscenamente a Gino Strada.
Anche alcuni di coloro che 20 anni fa si erano opposti alla guerra sembrano ormai completamente vinti e conquistati dall'ideologia dirittumanista.

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15 8 2021
Afghanistan: non un Vietnam ma una Caporetto per l'internazionalismo imperialista liberale e per la Sinistra Imperiale
20 anni di aggressione imperialista statunitense in Asia, con le potenze vassalle occidentali al seguito, finiscono in barzelletta con un fuggi fuggi generale tra le pernacchie di mezzo mondo e le lacrime di Repubblica.
20 anni di devastazione e massacri sostenuti da tutte le frazioni delle classi dominanti e finalizzati a impedire la Grande Convergenza, che hanno fomentato la parte peggiore della rivolta islamista e rafforzato la tesi dello scontro di civiltà.
Lasciando una situazione peggiore di quella precedente sul campo - che ora altri, la Cina in primis, dovranno fronteggiare a caro prezzo, avendo una bomba a orologeria alle frontiere uigure - e provocando un gigantesco slittamento a destra nei sistemi politici occidentali (perché è il contesto di guerra e aggressione che fornisce la cornice delle stesse dinamiche di politica interna e manipola gli umori reattivi della folla, stimolando xenofobia e populismo tutt'altro che difensivi).
È la conferma che la dottrina del cosiddetto "internazionalismo liberale" condivisa dalle classi dirigenti del mondo capitalistico, fondata su dirittumanismo e universalismo astratto, esportazione della democrazia in stile occidentale, rivoluzioni colorate, regime change e nation building, e sbagliata e irrealistica.
E che un diverso approccio, fondato sul multilateralismo, il riconoscimento di sistemi politici e sociali diversi, la coesistenza armoniosa a somma positiva e la cooperazione, è necessario e urgente.
Aveva ragione chi, all'epoca, aveva dato vita alle manifestazioni pacifiste più imponenti della storia.
Per l'oggi, manca ancora, purtroppo, un fronte globale della pace che possa esercitare egemonia anche all'interno delle nazioni, nel segno di un universalismo concreto, e risvegliare quel movimento e una nuova ondata di democratizzazione ad ogni livello.
Non si tratta di un Vietnam - magari! - ma di una Caporetto.


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14 8 2021
"Come è morto". Che fine hanno fatto i nostri ex compagni
La plebaglia reattiva e l'esercito dei bot e dei troll contrappongono Gino Strada, ex katanga ora perfido taxista del mare e artefice della sostituzione etnica e dunque traditore della patria e nemico del popolo, al fantomatico martire De Donno, eroe italiano No Vax "suicidato dai poteri forti".
Insinuano inoltre che Strada sia morto proprio a causa della vaccinazione.
Che molti ex compagni e compagne siano finiti in balia di questo delirio complottista e lo alimentino anzi attivamente, rivendicando con piacere vendicativo la compagnia dell'estrema destra e gridando ai complotti più inverosimili, è una vergogna che ricade sul nostro stesso passato.
Ben altra cosa è la critica marxista dell'industria della salute e del neoliberalismo sanitario, che chiede proprietà pubblica, accesso universale e controllo sociale delle pratiche di cura, più ospedali e servizi, e non certo, come fanno i no pass o no vax, libertà di cura secondo i propri bizzarri capricci.
È vero, per certi aspetti: Gino Strada già dalla scelta del nome Emergency era l'anti-Agamben e cioè un critico di fatto del paradigma biopolitico e dell'uso spregiudicato dello spauracchio dello stato d'eccezione.
Così come era un anti-Agamben per la sua rivendicazione dello jus soli, che Agamben invece disprezza in odio al principio di nazionalità.
Anche per questo verrà ricordato come uno che ha saputo scegliere la parte giusta.


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13 8 2021
Gino Strada era stato uno dei pochi che sono stati capaci di uscire dal ciclo 68-77 in maniera dignitosa e di conservare per quanto possibile quel nucleo di dimensione politica che poteva sopravvivere anche nel riflusso.
Occasione di disimpegno e carriera e a volte persino di declino irrazionale e misticheggiante per gran parte dei protagonisti di quella stagione, la forma associazionistica, concentrata sulla cura della comune umanità e non su quella di sé, è stata per lui una via di salvaguardia minimale di un'esperienza e di una comunità di progetto in un contesto di sconfitta e di rapporti di forza terribili.
Perdiamo uno dei compagni migliori, che nella lotta contro le guerre americane ha saputo rinnovare il suo antimperialismo.
Se ne siamo capaci, difendiamone la memoria dagli insulti delle destre e della plebe reattiva, già scatenata, come dai prevedibili tentativi di appropriarsene e di farne un filantropo liberale dirittumanista e un innocuo santino ecumenico da parte di quei bombaroli NATO del gruppo GEDI e del PD, già all'opera.
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13 8 2021
Gratta gratta l'uomo di destra, il comunitarista, il sedicente anticonformista che si atteggia a demoniaco trasfiguratore di valori, il bizzarro anarcoide, persino il fascista, e viene fuori il liberale conservatore, aristocratico immaginario convinto di essere un individuo eccezionale degno di quei privilegi che gli uomini comuni non meritano.
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12 8 2021
"Me ne frego"
Pretendere che la società si prenda cura di te dalla culla alla bara passando per la scuola e l'ospedale - e si assuma anche il tuo rischio d'impresa rimborsandoti per le calamità naturali e le pandemie -, ma non accettare di assumersi la minima responsabilità nei confronti della società e rigettarle tutte, semmai, come forme di dispotismo e discriminazione che reprimono l'individuo libero e migliore.
A partire dalle tasse sino alle più blande misure di protezione della salute pubblica.
Particolarismo, corporativismo, miope furbizia del fregare gli altri come carattere della miserabile borghesia nazionale italiana e della sua storica e inscalfibile egemonia.
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11 8 2021
Comunitarismo o egoismo a geometria variabile?
Già problematico di suo nella misura in cui trasfigura la feroce Gemeinschaft artigiana e bottegaia di contro alla libertà moderna, il presunto comunitarismo in voga in questi ultimi anni e rivendicato in odio ai globalisti e all homo oeconomicus dai populisti sovranisti finto-polanyiani non è nemmeno individualismo - che ha una sua nobiltà - ma è semplicemente una forma di egoismo del più forte, elevato alla cerchia della parentela o delle simpatie del momento dell'Io Unico.
Esso non presuppone in realtà nessuna cura della comunità, al contrario di quanto affermano le sue retoriche lamentose, ma una semplice espansione a geometria variabile del soggetto desiderante.
È il tema dell'ultima parte del mio "Il Virus dell'Occidente".
Un'analisi e una facile previsione che l'adesione dei campioni di Strapaese al capriccio No Pass ha confermato, confermando al contempo la contraddittorietà interna e la debolezza del loro impianto.
Il liberalismo è un problema ma è sempre meglio del feudalesimo, tant'è che il socialismo è la sua Aufhebung.
Il dominio astratto, impersonale, quantitativo ma imparziale del denaro è preferibile al dominio personale e paternalistico del Signore, i cui variopinti legami sono sinonimo di servitù.
Quando però pretende di passare per anticapitalismo e assume la forma del romanticismo economico che suscitava le ironie più perfide di Marx come di Lenin, quel liberalismo conservatore con i suoi valori ributtanti e la sua dimensione culturale micragnosa non ha più nulla di ereditabile.

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7 8 2021
Green pass, fantasia e realtà
Nel nobile e poetico mondo della fantasia, nel quale esiste solo l'Io che è unico nelle sue proprietà e sovranamente indifferente alla situazione concreta, alla storia, alla vile materia, all'oggetto e a quei fastidiosi rapporti di forza che in altre circostanze mai nessuno mette in discussione tramite l'organizzazione e la lotta (che è fatica), è possibile sognare uno scenario paradisiaco. Nel quale magicamente ci saranno 6 alunni o studenti per aula e verranno assunti 3 milioni di insegnanti, mentre ognuno verrà recapitato al servizio scolastico quotidiano di baby sitting da un autobus personale climatizzato, così da poter garantire quella presenza che da un anno e più viene pretesa come una necessità imprescindibile.
Nel triste e volgare mondo della realtà, nel quale ci sono poche certezze se non il fatto che bisogna in qualche modo abbassare il rischio generale, al netto delle buone intenzioni - delle quali come è noto son piene le fosse -, le cose sono diverse.
Opporsi al Green pass ma più in generale a qualsiasi misura di salute pubblica (perché di questo si tratta) senza aver mai mosso un dito prima e sopratutto senza essere in grado di proporre alcuna alternativa concreta praticabile, ma continuando a pretendere le lezioni in presenza come il ritorno a una vita normale di consumi, significa di fatto due sole cose possibili.
Rifiutare ogni regolazione statale e ogni limitazione in nome di una concezione aristocratica e faustiana della libertà come arbitrio assoluto dei liberi e migliori che si fa beffe delle paure del gregge meccanico.
Oppure - ancora più a fondo - negare che queste paure abbiano un fondamento, perché non esiste in effetti alcun pericolo e siamo di fronte a una sostanziale messa in scena che risponde a interessi occulti, ai fini di un disciplinamento sociale la cui utilità è incomprensibile e che nella società del desiderio scatenato è assai improbabile.
Più senso avrebbe avuto questa protesta se si fosse concentrata sul rafforzamento della campagna vaccinale, sul miglioramento delle modalità di erogazione e sull'accesso ai tamponi per la minoranza che preferisce non vaccinarsi, legandosi poi a una più generale mobilitazione per affrontare i problemi storici della scuola italiana e quelli più recenti.
In queste forme, invece, siamo di fronte al solito tentativo egoistico degli interessi particolari in una società polverizzata di sopraffare l’interesse generale di una vastissima maggioranza. Senza cura per le conseguenze sulla sua vita, la quale viene considerata di poco o nessun valore.

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5 8 2021
Q come Qanon
"... i grossi nuclei di verità – che queste mobilitazioni contengono...".
I compagni Wu Ming da No Tav a No Pass, nel nome del veterofoucaultismo e di Giorgio Gambe.

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3 8 2021
Sovranisti italiani da Marx a Foucault ma sempre nel nome dell'egoismo sociale e della reazione
Dopo aver cercato di trascinare nel fango del socialsciovinismo Hegel, Marx e Gramsci, i populisti sovranisti italiani si dedicano adesso a praticare il medesimo offensivo servizio al povero Foucault e al foucaultismo, con i suoi annessi e connessi nella controcultura e nelle sue propaggini basagliane.
Non ho mai considerato come un punto di riferimento questo intellettuale, che ho sempre ritenuto in fondo un liberale di stampo nietzscheano (Jan Rehmann) e che, pur continuando incredibilmente a orientare molti studiosi e militanti, è stato a mio avviso tra i fondatori del postmodernismo reale (cosa che spiega in parte la lunga deriva anarcoide della sinistra italiana, la sua infantile teoria del potere, la sua confusione tra destra e sinistra e tante sue bizzarrie).
Ma ho sempre pensato che fosse comunque un autore decisivo, soprattutto per capire la genesi di quel neoliberalismo in cui pure è avviluppato (Daniel Zamora).
Sta adesso ai foucaultiani salvarlo, come in precedenza è toccato ai marxisti salvare la propria tradizione.
Operazione per nulla indolore, però, perché come questi ultimi hanno dovuto e devono fare i conti con il "marxismo occidentale" e i suoi molteplici danni, anche i primi non potranno limitarsi alla difesa del padre e a una semplice restaurazione filologica, ma dovranno confrontarsi con quei buchi teorici che hanno reso possibile questa estrema oscena operazione di appropriazione.
Con questa mossa che insegue il libertarismo No Vax sul suo terreno dell'arbitrio assoluto, va infine detto, i sovranisti svelano nuovamente il loro volto opportunista.
Confermando di saper dire un attimo dopo l'opposto di ciò che dicevano un attimo prima e di appartenere integralmente - per quanto in veste caricaturale - all'ambito di quel liberalismo che, nelle sue molteplici varianti, è in grado di dare soddisfazione a tutti bisogni ideologici.
Da quelli comunitari a quelli individualistici, da quelli progressisti a quelli conservatori, da quelli protezionisti a quelli ultraliberisti, ma sempre nel nome dei mille volti del particolarismo, dell'egoismo assoluto, dell'odio verso l'universale concreto, la trasformazione e la rivoluzione.
Si spera comunque che alla Libera Università Michel Foucault, che non pare essere una cosa troppo seria, potremo almeno seguire i corsi di Massimo Cacciari, professor Katechon, e di Giorgio Gambe, unico e solo Homo Sacer...
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30 7 2021
Agamben e Cacciari: immiserimento e disumanizzazione della filosofia
Miliardi di persone nei paesi ex colonie dell'Europa non possono accedere al vaccino.
Anche nella metropoli capitalistica, terrorizzata dalla Grande Convergenza, la pandemia e le conseguenze della pandemia hanno accresciuto disuguaglianze già clamorose e intollerabili.
Nonostante l'auspicio di un cambiamento generale di politica economica, un anno dopo la catastrofe rimontano quelle stesse dissennate politiche che smantellano il welfare e concentrano ricchezza e potere nelle mani di chi è già ricco e potente, mentre la democrazia moderna è dissolta nella tecnocrazia epistocratica da un lato, nella demagogia populista della soddisfazione immediata dall'altro.
Questa è la contraddizione principale, questo è lo scandalo, questo è il livello principale al quale si dispiega il potere.
Invece di gridarlo più forte possibile e di battere giorno per giorno su questo tasto finché il problema non entri realmente nella consapevolezza generale, i due più noti filosofi italiani - noti perché non conosciuti e perché sin dagli anni Settanta in sintonia con lo spirito peggiore di questi tempi di egoismo e con le sue mode, non certo i pensatori più rilevanti - lisciano il pelo a una minoranza privilegiata che nel ricco Occidente il vaccino si permette di rifiutarlo e fa storie su una blanda misura di protezione pubblica. Scambiata per disciplinamento in nome del rigetto di ogni regolazione statale e di una concezione assoluta della libertà individuale dei migliori e ben nati che viene elevata ad arbitrio e volontà di potenza.
Ma a cosa mai e a chi servirebbe il disciplinamento oggi, nella società del desiderio sovrano?
Poco contano qui la volontà soggettiva e la bontà delle intenzioni. Molto contano la situazione concreta e la lotta di egemonia nel contesto dato, quella lotta che, sola, fornisce significato alle parole.
La morte possibile dei sottouomini è considerata di fatto di nessun rilievo di fronte ai capricci dei Liberi e nel quadro di un'ontologia postmoderna e di un'epistemologia per le quali la realtà stessa e la sua comprensione sono dissolte, perché tutto è convenzione e retorica sulla base dei rapporti di forza. Sino al punto che un semplice regolamento è oscenamente equiparato alla despecificazione e alla discriminazione naturalistica, alla persecuzione delle minoranze, al "totalitarismo" e persino al lager.
È l'ennesima negazione reazionaria dell'universale e della comune umanità, nel nome della distinzione primordiale del Signore che non accetta limitazioni e disprezza il Servo pauroso e nel segno del particolarismo più appagato.
Ed è una forma di pensiero magico consolatorio - il pensare come decorazione dell'esistente e cura di sé - che vive in solidarietà antitetico-polare con il pensiero altrettanto magico della fazione scientista e neoliberale dei dominanti.
Davvero un modo miserabile di immiserire e disumanizzare la filosofia, che pure per un breve tratto volle criticare e cambiare il mondo.

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28 7 2021
Stato d'eccezione diabolico o banalissima e ripetitiva normalità?
La teoria oggi tanto in voga dello stato d'eccezione, presentato come quella diabolica trovata che da qualche anno o decennio creerebbe l'occasione per le peggiori nefandezze neoliberali consentendo ai poteri forti di manipolarci e che sarebbe stata improvvisamente scoperta, sulla scorta di qualche oracolo del passato, da qualche genio filosofico con il quale abbiamo il privilegio di condividere quest'epoca altrimenti triste, non mi ha mai convinto più di tanto.
Sarà che da quando sono nato, nel 1970, sino ad oggi, non ho sentito parlare d'altro, in politica, che di stati d'eccezione continui...
La crisi energetica. Seveso. Il terremoto. I colonnelli. I golpe. Le stragi. La crisi dei missili. Il terrorismo. La mafia. L'inflazione. La stagnazione. Il serpente monetario. I parametri di Maastricht. Il buco dell'ozono. Il riscaldamento globale. Il calo demografico...
E sospetto che lo stesso sia accaduto anche per le generazioni precedenti e così via, forse da 150.000 anni a questa parte.
Lo stato d'eccezione è probabilmente la normalità della politica e forse della stessa vita, oltre che un normalissimo espediente retorico.
Più che agli occhiuti governanti, per i quali è un modus operandi scontato già nella gestione del più pulcioso dei condomini - ma non pretende ciascuno di noi sempre un'eccezione per sé, quando parcheggia in doppia fila? Non abbiamo sempre ragioni particolari e straordinarie? - temo che faccia comodo anzitutto ai suoi sedicenti scopritori e interpreti.
Soprattutto perché questa teoria ha sempre un grande appeal di massa, fornendo spiegazioni semplici ad ogni fenomeno nella forma di un sempre possibile complotto.

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27 7 2021
Obbligo di vaccinazione nei servizi pubblici?
Molti compagni e molte compagne ritengono perfettamente legittimo vietare l'obiezione di coscienza per i medici del servizio pubblico e vorrebbero introdurre dunque l'obbligo di praticare gli aborti per chi lavora nel ssn ospedaliero. Se non vogliono farlo, dicono, vadano a lavorare nel privato.
Ammettono dunque delle limitazioni alla libertà di autodeterminazione individuale in presenza di un interesse generale prevalente e pretendono un ruolo regolatore dello stato, declinandolo opportunamente in termini di giustizia sociale ed eguaglianza.
Sono d'accordo.
Noto però che molti e molte di questi molti e molte ritengono invece assolutamente illegittimo e sinonimo di dittatura totalitaria l'obbligo di vaccinazione per gli e le insegnanti.
Soprattutto se riguarda loro.
Qualcosa non torna...

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26 7 2021
Homo Sacer e Professor Katechon, il Marione e il Ghisberto della filosofia italiana
Gli autori di questo sconcertante intervento tardofoucaultiano No Pass non sono Don Minico e Mastro Peppino al tavolino del bar mentre giocano a patruni e sutta e nemmeno due bottegai infoiati, come pure sembrerebbe a giudicare dalle castronerie, dalle banalità e dai luoghi comuni ideologici, ma i due più rinomati e celebrati filosofi italiani.
Va notato come al fondo delle ideologie più reazionarie ci siano sempre e comunque l'anticomunismo e il suprematismo occidentale (il socialismo reale, la Cina totalitaria e così via), ma soprattutto il particolarismo e il rifiuto della comune umanità in nome del privilegio di chi si ritiene eccezionale.
Cosa pensino dei licenziamenti che stanno esplodendo in tutto il paese, invece, temo che non lo sapremo mai.

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25 7 2021
La distinzione dell'Homo Sacer, il reietto straordinario, contro la nuda vita del gregge dei sottouomini comuni destinati alla cura del metabolismo sociale.
Lo stato d'eccezione non è solo l'occasione per contrapporre lo iustitium al tumultus, ma anche quella in cui la filosofia si incrocia con la realtà e svela il proprio significato politico più profondo.
Giorgio Agamben filosofo nazionale della parodia dell'ethos guerriero, aristocratico, nietzschean-dannunziano, liberale, in sintonia spontanea con i mille particolarismi della folla.
È Marione la verità della sua certezza.
Ma più di Agamben e Marione potrà lo spritz italico.
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24 7 2021
Nostalgici del socialismo reale denunciano la dittatura sanitaria del Green pass quando in URSS gli avrebbero fatto il vaccino obbligatorio incaprettandoli e mandandoglielo su per l'apparato digerente lubrificando con due gocce di uranio 235.
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23 7 2021
Su Micromega la versione in italiano del mio articolo di bilancio sul ventennale di Genova.
Genova 2001. L'inizio della fine.
Contro la retorica autoconsolatoria del reducismo nostalgico e dell'"avevamo ragione ma non siamo stati capiti", una memoria e un bilancio di Genova 2001, delle intuizioni ma soprattutto delle sconfitte e degli errori di analisi di un movimento che sognando un altro mondo possibile non ha saputo vedere il mondo reale.
La catastrofe di Rifondazione e di Bertinotti. I colpi di scena di una globalizzazione che scatena la Grande Convergenza e la conseguente reazione populista. La miseria di un'analisi del potere subalterna al liberalismo.

"Vent’anni fa, nell’estate del 2001 e alla vigilia del G8 di Genova, il futuro in Italia - e visto dall’Italia il futuro del mondo - sembrava appena cominciato. “Un altro mondo è possibile” era la parola d’ordine...
Oggi, di quel quadro, di quell’entusiasmo e di quella scommessa non è rimasto letteralmente più nulla...".

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21 7 2021
No Global
Siamo partiti con Agnoletto e Latouche, ci siamo ridotti con Marione e Fusaro.
Unica costante, basta che qualcuno gli chieda un parere su qualcosa e lo faccia parlare ogni tanto, Fausto Bertinotti.
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20 72 2021
Jeff Bezos, miliardario bambinone ed evasore fiscale legalizzato, è andato nello spazio a spese dei suoi schiavi lavoratori e di tutti noi.
Purtroppo è pure tornato, dopo essersi divertito
per qualche minuto, anche pensando ai coglioni morti di fame che lo invidiano e gli battono le mani.
Bizzarrie di questi tempi maledetti?
La privatizzazione dello spazio, elemento della strategia imperialistica statunitense secondo l'esempio del mercantilismo piratesco protocapitalistico, dovrebbe preoccupare perché è garanzia di disuguaglianze e guerra.
È dunque l'ideale per procurare un orgasmo alla redazione tecnomane e neoliberalissima di Repubblica.
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16 7 2021
Patria y vida? Il conflitto delle libertà
Non esiste un'opposizione binaria tra libertà e oppressione, per cui tutte le cause buone stanno da una parte e si incastrano e tutti i cattivi sono riconoscibili dalla stessa faccia.
C'è sempre un conflitto tra libertà diverse di soggetti diversi in situazioni diverse, senza posizioni fisse.
E così chi rivendica l'emancipazione e magari diventa un meme vivente della richiesta di riconoscimento - un migrante, una donna, un gay, un operaio, un rider - può benissimo in altre circostanze contribuire alla sottomissione altrui e legittimare la più bieca prepotenza del più forte.
È per questo che la moltiplicazione dei particolarismi e delle domande specifiche (ciascuno per sé e il proprio gruppo, ognuno che vede solo il proprio problema e il proprio interesse) è reazionaria mentre il partito politico, l'organizzazione, la propaganda, il giornale nazionale, il programma generale, sono necessari ai subalterni, affinché imparino a ragionare con la loro testa, a ricucire i loro bisogni e a unirsi.
(notare la raffinata e sapiente operazione di detournement, sia per lo slogan, sia per l'immagine usata: il pugno chiuso più volte impiegato da Lotta Continua a Otpor è l'ideale per fare abboccare all'amo gli adolescenti ma anche gli idealisti, i puristi e i poveri di spirito).
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16 7 2021
Democrazia è "fidarsi di chi sa"? Epistocrazia liberale con il culo degli altri
Al pensiero magico dei mentecatti anarcopopulisti che si affidano alle alghe e ai fiori di neve, l'establishment liberale che non rutta a tavola - spesso composto da figli e figlie di papà che ereditano soldi e relazioni e si sposano tra loro - risponde con il pensiero non meno magico della religione capitalistica e di un positivismo altrettanto irrazionale.
Mentre i no vax e i cultori dell'omeopatia e della biodinamica, fortunatamente, sono una minoranza folcloristica sparuta e scrivono su Byoblu o Catenaumana, gli autoproclamati epistocratici e gli sciamani dello scientismo industriale borghese sono però legione e fanno gli editorialisti presso gli organi ufficiali di manipolazione delle forme di coscienza, tipo Corriere Repubblica e Stampa, considerati attendibili dai più.
Noi, invece, nemmeno uno straccio di portale di informazione e cultura che sia minimamente dignitoso. Sempre e solo commentare l'agenda altrui.