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giovedì 26 gennaio 2012

Un'antologia di testi di Marx ed Enegls sulla Comune di Parigi

L'impressione è quella dell'ennesimo tentativo di "trotzkistizzare" Marx. E questa volta anche Engels... [SGA].

Karl Marx e Friedrich Engels: Inventare l'ignoto. Testi e corrispondenze sulla Comune a Parigi. Con un saggio di Daniel Bensaïd. Edizioni Alegre, Roma

A 140 anni dalla Comune di Parigi (1871), Inventare l’ignoto raccoglie i testi più compiuti di Marx e Engels sulla guerra franco-prussiana e sulla Comune (gli indirizzi all’Ait – l’Associazione Internazionale dei lavoratori – tra cui l’opuscolo pubblicato con il titolo La guerra civile in Francia, e l’importante introduzione di Engels alla sua riedizione del 1891) e un dossier di lettere e documenti inediti o poco conosciuti che rischiarano soprattutto i dibattiti all’interno del movimento socialista dell’epoca.

Questi testi stupiscono inevitabilmente i critici di Marx, coloro che parlano di un Marx volgare determinista e che conoscono poco il suo modo di concepire la politica. Gli scritti sulle crisi rivoluzionarie in Francia ne svelano la complessità, accompagnata – come scrive Bensaïd nel suo lungo saggio introduttivo – dalla «tragica consapevolezza del sempre-troppo-presto/sempre-troppo-tardi nella quale s’inscrive la scommessa dell’azione politica».
Che si tratti della dialettica tra guerre e rivoluzioni, tra questione nazionale e questione sociale, tra repubblica e democrazia sostanziale, o ancora dell’analisi dello Stato e del bonapartismo, la Comune di Parigi costituisce per Marx un potente indice rivelatore. Essa sperimenta nella pratica una forma inedita di democrazia che permette di intravedere il superamento della scissione tra l’uomo e il cittadino, il produttore e il consumatore, lo scioperante e l’utente.

Saggi/ «INVENTARE L'IGNOTO», GLI SCRITTI SULLA COMUNE DI PARIGI PER ALEGRE EDIZIONI
La missione impossibile di una teoria della trasformazione. Saggi, lettere e riflessioni postume presentate con un denso saggio dello studioso francese Daniel Bensaïd dedicato ai movimeti sociali contemporaneiARTICOLO - Benedetto Vecchi il manifesto 2012.01.26 - 10 CULTURA

Ancora il libro di Marcello Musto su Marx

KARL MARX
Un teorico ribelle alla gabbia della realtà
Il volume di Marcello Musto da poco pubblicato da Carocci è una cartografia puntuale sulla riflessione e il progetto di ripubblicare tutte le opere di Karl Marx. Con l'obiettivo di sottrarre l'autore del «Capitale» a una lettura accademica

Roberto Ciccarelli il manifesto 2012.01.26 - 10 CULTURA

SCAFFALI
Il teorico liberale di Attali e il laboratorio teorico di Harvey
il manifesto 2012.01.26 - 11

Il timido dibattito sulla crisi del capitalismo

Capitalismo
Dal mercato alle diseguaglianze la crisi di un modello globale
La recessione, i guasti della finanza, la ricerca di alternative: ecco perché anche i teorici del sistema economico dominante lo mettono in discussione. Cinque anni dopo il disastro del 2008 non ne siamo ancora usciti. Tramonta l´illusione di essere di fronte a un normale evento ciclico. La concorrenza tra paesi rischia di incoraggiare una competizione verso il peggio, dove tutti si adeguano al livello più basso
di Federico Rampini Repubblica 26.1.12 da Cgil
Come ricostruire il consenso sociale. Quell’avidità senza più freni
È Mefistofele a illustrare a Faust che dal desiderio individuale di arricchimento può nascere la prosperità per tutti. Ma ora il meccanismo si è inceppato e il circolo è diventato vizioso
di Giorgio Ruffolo Repubblica 26.1.11 da dirittiglobali.it
Sfiducia. I dubbi etici dei giovani americani Ma la banca non è il Male
Nella fascia di età tra 18 e 29 anni coloro che non hanno fiducia nel mercato sono più numerosi E si inverte la tendenza dei neolaureati a trovare lavoro nelle società di investimento

di Nicholas D. Kristof Repubblica 26.1.12 da Segnalazioni
Discorso sullo stato dell’Unione. «Uguali opportunità, più equità: chiamatela lotta di classe»
Il ruolo dello Stato Più tasse per i ricchi, puntare sul lavoro e sull’istruzione: «È buon senso»
Obama all’attacco: un’economia per tutti questa è l’American
Più tasse ai ricchi, per «costruire un’economia durevole» meno ingiusta. Nel discorso sullo stato dell’Unione Obama lancia la campagna elettorale sui temi dell’equità. E punta il dito contro la finanza irresponsabile.
di Marina Mastroluca l’Unità 26.1.11 da Segnalazioni
«Discorso coraggioso al cuore della crisi globale»
Le opinioni degli scrittori James Grady (quello dei «Sei giorni del Condor») e Joe Lansdale e dello studioso William Farris: «È stato commovente: ha colto il tema cruciale della nostra epoca, quello del divario economico»
di Ock Reynolds l’Unità 26.1.11 da Segnalazioni

La sinistra e la mancanza di una alternativa alla società capitalistica

ANTICAPITALISMO
Anche il mercato ha le sue virtù. L'ultima scoperta della sinistra
Giuseppe Bedeschi Corriere della Sera 25 gennaio 2012

Incomprensioni tra Asor Rosa e Rossanda

Asor Rosa si rifugia nel "paradosso" [SGA].

UNA DOVEROSA PRECISAZIONE
Rossana Rossanda il manifesto 2012.01.25 - 01

Università

Michel Martone: il verbale del concorso perfetto
da QuintoStato

Scribi al servizio delle multinazionali della ricerca

di Carlo Penco – mercoledì Sole 24 Ore on line 25 gennaio 2012

LAUREA TRIENNALE ABBANDONATA

LUIGI BERLINGUER, IL SOLE 24 ORE del 25/1/2012 a pag. 24
UNIVERSITA', SI RIPARTA DALLA RIFORMA FALLITA
TALAMANCA FIGA' LAURENCE, IL RIFORMISTA del 25/1/2012 a pag. 2

Editoria

Francesco Prisco: Bomba carta. Processo al Sistema delle concentrazioni editoriali, Guida Editore

Bomba carta. Processo al Sistema delle concentrazioni editoriali


di Alen Custovic Sole 24 Ore 16 gennaio 2012

QUELLA SOTTILE LINEA CHE SEPARA SUL WEB LIBERTA' D'ESPRESSIONE E DIRITTI D'AUTORE
VIETTI PIERO, IL FOGLIO del 25/1/2012 a pag. I
IL COPYRIGHT E' UN FURTO
BOLDRIN MICHELE, LEVINE DAVID K., IL FOGLIO del 25/1/2012 a pag. I

Il Bulletin of the Atomic Scientists conferma la crescita del rischio nucleare globale

Sorpresa, siamo un po' più vicini all'apocalisse nucleare
Sole 24 Ore on line 21 gennaio 2012

Rivoluzioni arabe?

Francesca M. Corrao: Le rivoluzioni arabe. La transizione mediterranea, Mondadori Università

Il mondo arabo è in grande trasformazione: dal dicembre del 2010 le coste del Nord Africa, seguite da altri Paesi in Medio Oriente, sono state scosse da rivoluzioni, salutate nel mondo come la "Primavera araba". I giovani reclamano il diritto di potersi esprimere liberamente. Dove e quando nasce la libertà di pensiero nella storia moderna del mondo arabo, quando e perché è iniziata la repressione politica? In questi Paesi è emerso quanto maturava da anni: il bisogno di libertà politica ed economica, l'esigenza del rispetto dei diritti umani e le richieste di una nuova classe politica più attenta e competente che non coincidesse con i figli della vecchia guardia. Questo lavoro vuole indirizzare il lettore su sentieri nuovi per completare il quadro di conoscenze già diffuse da altri esperti del settore. Al racconto e alle analisi degli eventi militari, economici e politici talvolta sfugge "l'humanitas" e le ragioni profonde di questi popoli che invece sono emerse alla ribalta negli ultimi mesi. Per comprendere tali eventi oggi è necessario affiancare la specificità di uno studio storico di settore con la visione più complessa e dinamica di una società articolata in continuo divenire, anche perché questa interagisce con fattori culturali determinanti dei processi storici, ed anzi spesso artisti e letterati, esprimendo tensioni, angosce, speranze fanno intravedere possibili evoluzioni.

di Sebastiano Maffettone Sole 24 Ore 22 gennaio 2012

L'affaire Galileo nel saggio di Beltrán Marí

Antonio Beltrán Marí: Talento e potere. Storia delle relazioni fra Galileo e la Chiesa cattolica, Tropea

Il padre della scienza italiana rappresenta il perfetto paradigma del nostro Paese: il genio di Galileo contro il potere sordo al cambiamento, i suoi sforzi dediti alla scoperta scientifica e alla divulgazione contro le ansie controriformiste onnipresenti e amplificate. Il tutto calato nella vicenda storica e umana di un caso che, ancora oggi, rappresenta una ferita aperta della civiltà occidentale e nel percorso di emancipazione del libero pensiero. Non solo, il libro affronta anche il reiterato atteggiamento della storiografia apologetica, e ne smaschera punto su punto i tentativi più o meno coscienti di insabbiare, attenuare, quando non giustificare, le responsabilità storiche del Vaticano fino alle più recenti posizioni. Ma l’ampiezza, il carattere scientifico di questo saggio definitivo e “per tutti” trova espressione in uno stile sapiente e godibile che restituisce, ora con ironia ora con trasporto, i toni tragici o grotteschi della vicenda umana e dei suoi protagonisti, ricostruendo attraverso carteggi e documenti originali, quei lunghi e decisivi anni dell’episodio simbolo della lotta tra talento e potete, noto al mondo come il Caso Galileo.


Massimo Bucciantini Sole 24 ore 22 gennaio 2012

Ristampata la biografia di Cavour di Rosario Romeo

Rosario Romeo: Vita di Cavour, Laterza

"Una biografia diversa. Nessun isolamento dell"eroe', ma, anzi, una premura costante di leggerlo per intero entro la trama storica del suo tempo. È la storia dell'Europa romantica, coi suoi ideali religiosi e morali; l'Europa della progrediente rivoluzione industriale e borghese; l'Europa dei movimenti liberali e nazionali, e anche, già, della lotta di classe imminente; l'Europa che Romeo rievoca in pagine magistrali su Ginevra, Londra, Parigi di allora e che richiama a tante questioni dell'Europa di oggi. Si dissolve la visione tradizionale di un Cavour miracoloso demiurgo dell'unità italiana e altrettanto abile e spregiudicato curatore degli interessi sabaudi e di quelli della borghesia." (Giuseppe Galasso)

Ristampato da Laterza in chiusura delle celebrazioni dei centocinquant’anni dell’Unità, da ieri è tornato in libreria il grande affresco in tre volumi di Rosario Romeo
Federico Orlando Europa 26 gennaio 2012


Ancora Franco Della Peruta

RICORDI La scomparsa dello studioso Franco Della Peruta
La paziente passione di uno storico di parte
Militante ma rigoroso nell'uso delle fonti e attento a cogliere i legami tra economia, politica e consuetudini per spiegare le cose del passato. E del presente
ARTICOLO - Paolo Favilli il manifesto 2012.01.26 - 11 CULTURA

Ancora il libro di Miccoli sul tradizionalismo cattolico

Lefebvre perdonato

Massimo Firpo Sole 24 Ore 22 gennaio 2012

Ritratto del genetista Cavalli-Sforza

Studiando le razze ha distrutto il razzismo
di Giorgio Israel - il Giornale 25 gennaio 2012
Il genio rinascimentale di Luigi Cavalli-Sforza

di Redazione - il Giornale 25 gennaio 2012, 08:00

Frank Lloyd Wright e l'arte giapponese

Frank Lloyd Wright: Le stampe giapponesi. Una interpretazione, Mondadori Electa 2008

Nel 1893 venne inaugurata a Chicago l'Esposizione Colombiana. Si concludeva il secolo che aveva visto il formarsi della nazione americana e ne iniziava un altro durante il quale gli Stati Uniti erano destinati a conquistare la supremazia mondiale. L'Esposizione mobilitò risorse enormi e segnò una tappa fondamentale anche per la storia dell'architettura americana. Tra gli artefici di secondo piano della costruzione dell'Esposizione vi fu Frank Lloyd Wright (1867-1959).

Wright era destinato, come il Paese in cui era nato, a diventare una figura dominante nella scena dell'architettura mondiale del Novecento. Se ebbe un ruolo marginale nella costruzione dell'Esposizione, Wright fu però uno dei visitatori più attenti dei Padiglioni che la costituivano. Tra questi ve ne era uno di modeste dimensioni, l'Ho-o-den, un tempio giapponese ricostruito su un'isola artificiale. L'impressione che l'Ho-o-den esercitò sul giovane architetto fu enorme e l'accompagnò per tutta la vita. Wright aveva già avuto modo di conoscere l'arte e la cultura giapponesi grazie al suo primo datore di lavoro, Joseph L. Silsbee, collezionista di stampe giapponesi e frequentando le conferenze tenute dal grande iamatologo Ernst Fenellosa.

Da allora Wright non soltanto compì diversi viaggi in Giappone, ma divenne anche uno dei più autorevoli tra i collezionisti americani di stampe giapponesi. Nel 1912 pubblicò The Japanese Print. An Interpretation, un testo da allora imprescindibile per tutti gli studiosi e i cultori dell'arte giapponese, ma non meno fondamentale per comprendere il significato dell'opera che Wright realizzò.

Questo testo viene ora tradotto per la prima volta in italiano e proposto in una preziosa edizione in facsimile, accompagnato da un saggio che ne spiega l'importanza, di Margo Stipe, una studiosa che ai legami che Wright venne tessendo con la cultura giapponese ha dedicato studi accurati e preziosi. Che il precoce incontro con l'Ho-o-den abbia segnato l'intera opera di Wright lo conferma questa confessione che l'architetto fece ai suoi allievi negli ultimi anni della sua vita, nel 1954: "Non vi ho mai confessato in che misura le stampe giapponesi mi abbiano ispirato. Non ho mai cancellato quella mia prima esperienza e mai lo farò. È stato per me il grande Vangelo della semplificazione, quello che porta all'eliminazione del superfluo".
di Luciana Baldrighi - il Giornale 25 gennaio 2012

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Un romanzo storico su Isaac Newton

Jean Pierre Luminet: La parrucca di Newton, la Lepre Edizioni

Cosa si nasconde sotto l'alta e pesante parrucca di Isaac Newton? Senza dubbio una mente d'eccezione, che ha scoperto le leggi della gravitazione universale e concepito il più importante libro scientifico della storia. Ma anche una testa calva, sia per effetto dei vapori di zolfo e di mercurio generati dalle sue esperienze alchemiche, sia a causa delle lunghe notti insonni, passate a rileggere le Scritture per calcolare la data dell'Apocalisse. Il fondatore della scienza moderna ha, in effetti, consacrato più tempo a condurre esperienze alchemiche e a studiare teologia che a praticare le scienze naturali. "La parrucca di Newton" traccia il ritratto di un uomo straordinariamente complesso che, dopo un'infanzia solitaria, è divenuto ombroso, collerico, vendicativo e profondamente ossessionato da Dio. Questo personaggio, acclamato dal secolo dei Lumi e tuttavia dedito a ricerche esoteriche, verrà sepolto con gli onori tributati a un re dopo una vita lunga, 85 anni, durante i quali non si accostò mai a una donna. Un romanzo storico che svela il volto nascosto di un genio.

Gilberto Corbellini Sole 24 Ore 22 gennaio 2012

E' morto Gustav Maria Leonhardt, tra i più importanti interpreti di Bach

L'uomo che cambiò Bach
Quirino Principe Sole 24 Ore 22 gennaio 2012

Arte contemporanea?

Il vecchio Hockney rinnova la tradizione con i quadri su iPad
di Luca Beatrice - il Giornale 26 gennaio 2012

mercoledì 25 gennaio 2012

Pubblicate le lezioni di Lucio Colletti su Marx dei primi anni Settanta

Lucio Colletti: Il paradosso del Capitale. Marx e il primo libro in tredici lezioni inedite, Fondazione Liberal

Il libro raccoglie tredici lezioni inedite di Lucio Colletti, risalenti ai primi anni Settanta, sul I libro del Capitale di Marx. Colletti era ancora marxista, e comunque nulla in queste lezioni lascia prevedere la svolta del ’74, quando il filosofo entrò in Parlamento nelle file di Forza Italia. L’analisi è condotta dal punto di vista marxista, e per di più di un marxismo di sinistra e antirevisionista, che ancora risente dell’impostazione dei suoi due libri più famosi, Il marxismo e Hegel, e Ideologia e società. Tuttavia la lucidità e la nettezza dell’analisi del testo di Marx ne mette in luce, involontariamente, anche le crepe, nel momento stesso in cui ne esalta, come sotto una lente di ingrandimento, l’aspetto «messianico».

LUCIO COLLETTI, è nato a Roma nel 1924 ed è stato uno dei maggiori teorici del marxismo italiano e internazionale fino al ’74, anno in cui avviò una sostanziale opera di revisione critica e autocritica dei fondamenti filosofici del pensiero di Marx. Allievo di Pilo Albertelli, partecipò alla Resistenza nelle file del Partito d’Azione. Militante comunista fino al ’64, diresse «La Sinistra» mensile dal ’66 al ’67. Professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Roma-La Sapienza, vi insegnò fino al ‘95. Eletto deputato tra le file di Forza Italia, esercitò il mandato dal ‘96 al 3 novembre 2001, data della sua morte improvvisa. Tra le sue opere, tradotte in moltissime lingue, ricordiamo Il marxismo e Hegel, Ideologia e società, Tra marxismo e no, Fine della filosofia e altri saggi. Liberal Edizioni ha pubblicato nel 2008 le inedite Lezioni tedesche. Con Kant, alla ricerca di un’etica laica.
STEFANINI MAURIZIO, LIBERAL del 24/1/2012 a pag. 8/9


Una storia dell'antifascismo militante in Europa

Valerio Gentili: Bastardi senza storia, Castelvecchi

 È opinione comune, figlia di un’opera trasversale di rimozione, che la marcia di avvicinamento al potere dei fascismi europei non abbia trovato, sul terreno della violenza politica, nemici in grado di fronteggiare la situazione. Per motivi diversi si è preferito elidere il ruolo giocato, negli anni a cavallo tra le due guerre, da quei movimenti «irregolari» che contesero ai fascisti non solo il mero monopolio della violenza di strada, ma un intero immaginario fatto di simboli, liturgie, marce, divise, slogan taglienti e affilati. Dagli italiani Arditi del Popolo ai tedeschi della Lega dei Combattenti Rossi di Prima Linea, passando per le organizzazioni del combattentismo progressista attive in Spagna, Francia e Inghilterra, Valerio Gentili scrive i capitoli di una vicenda dimenticata. Una guerra combattuta da uomini e da simboli che si opposero strenuamente alle forze della reazione, costruendo con le lacrime e con il sangue i primi nuclei di oppositori al fascismo: eroi destinati a essere dimenticati alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando le esigenze della politica – nel nome di una frettolosa pacificazione – rimossero un patrimonio di esperienze divenute scomode per la storiografia ufficiale.
 
da terranullius
 
da tecalibri.info

Pellicani replica a Eco su Pericle e la democrazia ateniese

ECO SI SBAGLIA PERICLE NON ERA UN POPULISTA
LUCIANO PELLICANI, IL RIFORMISTA del 24/1/2012 a pag. 2

Giovanni Gentile tra Kant e Hegel

Rosella Faraone: Gentile e Kant, Le Lettere 2011

Questo volume propone una lettura dell'attualismo come di una "riforma" della dialettica hegeliana, realizzata tramite l'innesto nell'idealismo di esigenze e di strumenti concettuali desunti dal pensiero kantiano. Gentile riconduce il movimento dialettico, generatore del reale, nell'atto del pensiero, radicalizzando il significato dei concetti kantiani della sintesi a priori e dell'Io trascendentale. Il volume segue il formarsi della prospettiva "kantiana" di Gentile dagli anni degli studi universitari, attraverso l'influenza di Jaja, Spaventa e De Sanctis e nei lavori storiografici giovanili, fino alla maturazione dell'attualismo; la ritrova come premessa fondamentale della concezione gentiliana dell'insegnamento della filosofia; ne sottolinea l'efficacia nella definizione del peculiare significato etico della religione nell'ambito del pensiero attualista; infine, discute il concetto gentiliano di tradizione nazionale mettendone in evidenza il significato spiritualistico, che deriva dal particolare canone trascendentale dal quale risulta determinato.

Università e scuola

L'UNIVERSITA' CHE VOGLIAMO
PIERO BEVILACQUA, ANGELO D'ORSI, IL MANIFESTO del 24/1/2012 a pag. 1

PIU' LAUREATI E IN TEMPI BREVI MA PRECARI O CON SALARI RIDOTTI
SALVIA LORENZO, CORRIERE DELLA SERA del 24/1/2012 a pag. 26
NUOVA LAUREA, 12 ANNI DOPO L'UNIVERSITA' E' MENO ELITARIA
AMABILE FLAVIA, LA STAMPA del 24/1/2012 a pag. 22
LA NUOVA LAUREA ORA VALE QUANTO IL DIPLOMA
FIORI SIMONETTA, LA REPUBBLICA del 24/1/2012 a pag. 21
"MA SE IL TITOLO E' SVALUTATO E' ANCHE COLPA DELLE AZIENDE"
LA REPUBBLICA del 24/1/2012 Int. a DE MASI DOMENICO di S.FIO. a pag. 21
LA LAUREA DEL 3+2 PERDE APPEAL
MICUCCI EMANUELA, ITALIA OGGI del 24/1/2012 a pag. 44
MA RESTA UN OTTIMO INVESTIMENTO
ITALIA OGGI del 24/1/2012 Int. a GAVOSTO ANDREA a pag. 44
LA BATTAGLIA SULL'ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE
MICUCCI EMANUELA, ITALIA OGGI del 24/1/2012 a pag. 42
IL BLUFF DELLE ISCRIZIONI ON LINE: VANNO INTEGRATE A MANO
D'ADAMO MARIO, ITALIA OGGI del 24/1/2012 a pag. 41
IL BOOMERANG LAUREA BREVE
ANTONIOLI FRANCESCO, IL SOLE 24 ORE del 24/1/2012 a pag. 25
A FUNZIONE PUBBLICA E MIUR IL GIUDIZIO SUI TITOLI DI STUDIO
EU.B., IL SOLE 24 ORE del 24/1/2012 a pag. 14

LE GRADUATORIE TORNANO A VIVERE

FORTE CARLO, ITALIA OGGI del 24/1/2012 a pag. 43
COSI' SI STABILIZZANO 55 MILA PROF
RICCIARDI ALESSANDRA, ITALIA OGGI del 24/1/2012 a pag. 41
QUANTI ERRORI, IL CONCORSO A PRESIDE RISCHIA ORA DI ESSERE ANNULLATO
D'ADAMO MARIO, ITALIA OGGI del 24/1/2012 a pag. 42
PER UNA VERA COMPETIZIONE
CAPANO GILBERTO, EUROPA del 24/1/2012 a pag. 1

Arte e fisiognomica

Caroli Flavio: Storia della fisiognomica. Arte e psicologia da Leonardo a Freud, Mondadori Electa

La Fisiognomica, scienza antichissima che ha conosciuto un'ininterrotta evoluzione da Aristotele ai nostri giorni, deve il suo ingresso nell'Era moderna all'opera di Leonardo da Vinci, presunto autore di un vero e proprio Trattato di Fisiognomica. Il grande artista scienziato anticipa, con la straordinaria chiarezza critica dello studio dei moti dell'animo a partire dai tratti del volto, un fondamentale cammino di idee e di teorizzazioni, che ha accompagnato da un lato lo sviluppo della scienza psicologica e dall'altro il lavoro dei maggiori artisti della pittura occidentale.

Il volume, ripetutamente ristampato e riedito dopo il successo della mostra "L'Anima e il Volto" di Palazzo Reale a Milano, curata dallo stesso autore, è la storia compiuta del rapporto fra arte e psicologia, l'asse portante e distintivo della cultura occidentale.
 
IL FOGLIO del 24/1/2012 LIBRI a pag. 3


Il diavolo dopo Girard

Claudio Tarditi: Il diavolo, probabilmente. Ripensare Satana oggi, Lindau

Interrogarsi oggi su Satana non significa tout court occuparsi di satanismo. Non bisogna infatti pensare che Satana nuoccia esclusivamente a coloro che, per vari motivi, decidono di adorarlo esplicitamente. La sua figura rappresenta uno dei simboli più densi della storia della cristianità, e chiede - dopo secoli di esegesi e di teologia - di essere ripensata da un punto di vista strettamente antropologico e filosofico. Nel panorama contemporaneo, una delle prospettive teoriche che con più rigore è riuscita a pensare insieme religione e violenza, rileggendo in modo originale anche Satana, è senz'altro quella proposta da René Girard. Da più di un decennio - interpretando i simboli che attraversano le Sacre Scritture, dalla Genesi all'Apocalisse -, Girard ha iniziato a denotare il processo mimetico - secondo cui tutti gli uomini desiderano ciò che suggerisce loro un modello, che si trasforma così in rivale - come processo satanico. Lasciato libero di agire, Satana crea quel meccanismo sacrificale su cui tutte le comunità umane si fondano, e innesca quella tensione violenta che porta al sacrificio di un capro espiatorio innocente. Nella lettura girardiana, solo l'opera demistificatrice del logos di Cristo, rivelando il segreto di ogni meccanismo espiatorio, dà origine a una battaglia con le forze del male destinata a durare fino alla fine dei tempi, quando la menzogna del sistema satanico sarà del tutto svelata e l'uomo completamente redento.

INTERVISTA
Intervista a Claudio Tarditi di Roberto Beretta Avvenire 25 gennaio 2012



Gramsci e l'eredità culturale italiana

Il nostro Gramsci. Antonio Gramsci a colloquio con i protagonisti della storia d’Italia. A cura di Angelo d’Orsi, Viella

Partendo dagli scritti giovanili per arrivare alle riflessioni mature del carcere, il pensiero di Antonio Gramsci – oggi uno degli autori italiani più tradotti e studiati nel mondo – viene qui messo a confronto con alcuni dei protagonisti della storia nazionale, in “medaglioni” che costituiscono altrettanti tasselli del “mosaico Italia”: Dante e Machiavelli, Guicciardini e Foscolo, Garibaldi e Vittorio Emanuele II, De Sanctis e Verdi, Carducci e Pascoli, Croce e Gentile, D’Annunzio e Pirandello, Mussolini e Gobetti…

Nel “colloquio” critico con letterati, pensatori, politici, giornalisti di ogni epoca, si conferma l’eccezionale cultura e perspicacia dell’intellettuale sardo, nei cui scritti dimensione storiografica e analisi politica dialogano fecondamente: i ritratti costruiti in questo originale volume vanno così a compiere una ricognizione della molteplice e multiforme identità di quell’Italia frammentata che da secoli tenta di raggiungere una vera dimensione unitaria.



Profili di letterati e politici attraverso gli occhi di Gramsci
Un volume curato da una trentina di giovani studiosi e un convegno a Torino per discutere dell’identità dell’Italia
di Leonardo Pompeo D’Alessandro l’Unità 25.1.12 da Segnalazioni

L’identità italiana con gli occhi di Antonio Gramsci. È stato il tema di un incontro svoltosi a Torino, organizzato da Angelo d’Orsi e promosso dall’Istituto Gramsci piemontese. Occasione del convegno è stata la pubblicazione del volume Il nostro Gramsci. Antonio Gramsci a colloquio con i protagonisti della storia d’Italia, curato dallo stesso d’Orsi ed edito da Viella.
Il volume contribuisce a una messa a punto sul pensiero di Gramsci e consente di rivisitare, attraverso il suo pensiero, i processi che hanno condotto alla formazione dello Stato nazionale.
LA NAZIONE ITALIANA
Il progetto che ha portato al volume e all’incontro di Torino muove dall’idea che il tema fondamentale di tutto il pensiero di Gramsci sia il problema storico della nazione italiana. I 31 giovani studiosi che hanno contribuito alla sua realizzazione si sono confrontati sia con gli scritti giornalistici e politici che con la riflessione dei Quaderni del carcere, ricostruendo 52 profili di protagonisti della storia d’Italia (letterati, filosofi, politici) con i quali Gramsci ha dialogato dal 1915 al 1935. Si tratta infatti di quasi tutti gli autori italiani presenti nei suoi scritti.
Questi stessi personaggi sono stati al centro della giornata torinese, evocati dalla voce degli autori secondo il profilo tracciatone da Gramsci nei suoi scritti. Così, Petrarca, «l’intellettuale cosmopolita», ha potuto rivivere accanto ad un Foscolo «icona della retorica nazionale». Il «grande statista» Cavour accanto a Verdi, che ha saputo mettere in musica il «nazionale-popolare», e al letterato e «uomo di Stato» De Sanctis. Crispi, il giacobino «deteriore», accanto a Giolitti, «Machiavelli in sessantaquattresimo», e al meridionalista Fortunato, «conservatore», ma «illuminato». Il casto socialista e «colonialista di programma» Pascoli, col «fenomeno sociale» D’Annunzio; la «faciloneria di un linguista» come Panzini, con l’«ardito del teatro» Pirandello. E ancora, la riflessione sull’egemonia attraverso la figura di Croce, sui limiti dell’antigiolittismo attraverso Salvemini, e sul fallimento della classe politica liberale, attraverso Nitti, hanno potuto rivivere accanto alla figura del «geniale pagliaccio» Marinetti e dell’«onesto massimalista» Serrati. E, infine, il «gladiatorismo gaglioffo» di Gentile con un «intellettuale che non prende parte» come Prezzolini, col «capopopolo» Mussolini e col «camaleonte snob» Malaparte.
L’iniziativa si inserisce a pieno titolo nel dibattito sull’identità italiana sviluppatosi attraverso le innumerevoli iniziative che hanno caratterizzato le celebrazioni per il 150o anniversario dell’unità. L’individualità della figura di Gramsci viene così illuminata dalla sua riflessione su questi protagonisti e simboli della storia lunga della politica e della cultura italiana.
L’orizzonte concettuale entro cui ha preso corpo l’incontro torinese si individua nell’interesse che il Gramsci dirigente politico mostrava per la storia. Ciò è più evidente nelle note sul Risorgimento, in cui egli avvertiva che le sue ricerche erano finalizzate a un programma politico ed erano concepite «col fine di distruggere concezioni antiquate, scolastiche, retoriche, assorbite passivamente per le idee diffuse in un dato ambiente di cultura popolaresca», e suscitare «un interesse scientifico per le questioni trattate».
È quanto emerso nel corso della stessa presentazione del volume, per la quale sono stati chiamati a discutere, col curatore, Vera Schiavazzi e Giuseppe Vacca. Quest’ultimo, pur rimarcando l’assenza nel volume della riflessione di Gramsci sul ruolo dei cattolici nella storia d’Italia (emblematica la mancanza di una voce dedicata a Sturzo, fondatore del Partito popolare, la cui nascita Gramsci considerava «il fatto più grande della storia italiana dopo il Risorgimento») ha sottolineato l’originalità del contributo offerto dai giovani studiosi, che colloca il loro lavoro tra le migliori iniziative su Gramsci realizzate in questi anni.
RINNOVATO INTERESSE
Anche questo volume e questa iniziativa documentano l’ampiezza e la vivacità di una nuova stagione di studi gramsciani favorita anche dalla preparazione della Edizione nazionale degli scritti. Una stagione che ha riportato in Italia il centro propulsore degli studi dedicati a un classico del Novecento, uno dei pochi autori italiani sempre più letti, tradotti e studiati in tutto il mondo.
Grazie ai profili dei numerosi protagonisti della storia risorgimentale presenti nel volume, è possibile rileggere nella sua vera luce anche il dibattito sull’interpretazione del Risorgimento sviluppatosi nel secondo dopoguerra.
Lo stereotipo che ha attribuito a Gramsci la visione del Risorgimento come «rivoluzione agraria mancata», tuttora presente in volumi di carattere sia scientifico che divulgativo, fa risalire a Gramsci un’idea del Risorgimento che non fu sua e che, se mai, ha avuto come principale interprete in campo marxista Emilio Sereni.
La manifestazione è stata intervallata da musiche medievali e rinascimentali suonate da Antonio Gramsci Jr. e conclusa da un suo intervento che raccontava la scoperta del nonno cominciata venti anni fa in Italia quando, insieme a suo padre Giuliano, venne da noi per alcuni mesi e cominciò ad impadronirsi della nostra lingua.

La breve vita di Napoleone II

Alessandra Necci: Il prigioniero degli Asburgo. Storia di Napoleone II re di Roma, Marsilio

Questo libro narra la storia del figlio di Napoleone Bonaparte e della sua seconda moglie, Maria Luisa d'Austria. Nato nella porpora il 20 marzo 1811 e destinato a essere l'erede e il continuatore del padre, il piccolo Napoleone II diventa invece, all'età di soli tre anni, ostaggio delle potenze ostili alla Francia. Con la caduta dell'impero napoleonico infatti, viene condotto dalla madre in Austria, alla corte del nonno Francesco I Imperatore, e lì abbandonato, sacrificato alla "ragion di stato" e costretto a una forzata germanizzazione. Un destino doloroso lo attende, perché il bambino non rivedrà mai più il padre, oramai esule a Sant'Elena, né potrà, una volta cresciuto, regnare. Una vicenda che si apre con grandi aspettative e prosegue con tremende disillusioni, nella quale il re di Roma (che sarà anche noto nella storia come Aiglon) è solo uno strumento di forze molto maggiori della sua, a cui deve costantemente piegarsi, sino a morire a soli ventun'anni di tisi. Alessandra Necci ricostruisce questa storia con una precisione al tempo stesso fedele e appassionata mettendo in evidenza le difficoltà incontrate nel percorso di vita di un bambino, e del suo complesso rapporto con i genitori, ma soprattutto le leggi spietate che regolano la politica, di fronte alla quale la vita dei singoli esseri umani conta poco o nulla.

MEUCCI EMANUELA, LIBERO del 24/1/2012 a pag. 28

Giulio Einaudi e le politiche editoriali delle case editrici

IL "TORTO" DI EINAUDI GUARDARE AL FUTURO
PAOLO DI STEFANO, CORRIERE DELLA SERA del 24/1/2012 a pag. 43

L'Asia che cresce

Intervista
“E adesso Cina e India preparano il sorpasso”
Ricerca/1. Il direttore della Sissa di Trieste: perché l’Asia sta investendo in mega-progetti “Una strategia globale per attirare i cervelli migliori. E l’Italia soffoca nella burocrazia”
di Stefano Rizzato La Stampa TuttoScienze

Un'esperienza antropologica nella foresta equatoriale

Luis Devin: La foresta ti ha. Storia di un'iniziazione, Castelvecchi

Africa centrale. Jenghi, il misterioso e potente spirito della foresta, è pronto a uccidere i giovani pigmei di un accampamento durante un antico rito d'iniziazione. Tra i ragazzi che giacciono a terra nella radura, nudi, con i corpi dipinti e cosparsi di sangue, c'è per la prima volta anche un bianco, uno studente di antropologia arrivato nella foresta da pochi mesi. Comincia così il racconto autobiografico di Luis Devin, scandito dai rituali a cui i pigmei Baka l'hanno sottoposto per farne un membro del gruppo e consentirgli di condividere con loro i segreti della foresta. Ma il rito di passaggio, con le sue prove da superare e i suoi insegnamenti, è anche il filo conduttore di una vicenda più ampia, che si sviluppa in un mondo naturale (la grande foresta africana) e culturale (gli accampamenti pigmei) mantenutosi fino a tempi abbastanza recenti in relativo equilibrio, un mondo che purtroppo sta velocemente scomparendo. Spedizioni per la raccolta del cibo, battute di caccia con la balestra, canti propiziatori, strumenti musicali fatti di foglie e di acqua, ma anche deforestazione, conflitti con i popoli Bantu, stregoneria, alcolismo, prostituzione e commercio illegale di selvaggina: sono questi alcuni dei temi che fanno da sottofondo alla storia principale, che Luis Devin ci narra con uno stile asciutto e coinvolgente.





Come sono diventato un pigmeo
Luis Devin racconta in un libro la sua straordinaria esperienza tra i Baka nella foresta equatoriale
MARIA GIULIA MINETTI La Stampa 25/01/2012 - intervista

Verso la "realtà aumentata"

Se il computer ci ruba la memoria
Da Petrarca al fantascientifico iPhone 50: il ricordo affettivo e quello artificiale
di Joshua Foer Corriere della Sera 25.1.12

martedì 24 gennaio 2012

Pierre Bourdieu, 10 anni dopo

PIERRE BOURDIEU
Il campo del dominio
A dieci anni dalla morte, l'opera dello studioso francese continua ad offrire raffinati strumenti di comprensione del presente. E a fornire elementi per una critica dello status quo

Marco d'Eramo il manifesto 2012.01.24 - 10
PIERRE BOURDIEU
Un pensiero combattente
Il potere costituito che si riflette nelle diverse discipline del sapere Dalla provincia a Parigi, dalla filosofia alla sociologia, dall'Algeria all'analisi critica della globalizzazione. Diario di un percorso teorico

m. d'e. il manifesto 2012.01.24 - 10 CULTURA

SCAFFALI
Pratica della scienza e movimento noglobal
il manifesto 2012.01.24 - 10
BOURDIEU
Indisponibile al pensiero di Stato
Un classico ignorato nella provincia italiana Eterodosso e non accademico. Uno studioso ai margini nelle scienze sociali del nostro paese

Gabriella Paolucci il manifesto 2012.01.24 - 11

"Rossobruni": un libro sulle SA e l'ala sinistra del nazismo

Michelangelo Ingrassia: La sinistra nazionalsocialista. Una mancata alternativa a Hitler, Cantagalli

Come in Italia, anche in Germania la Grande guerra alimentò forti tensioni, frantumò gli schemi politici del passato, produsse nuove contrapposizioni. Si è ormai stratificata nella storiografia l'idea che Hitler e il nazionalsocialismo siano stati il risultato di particolari circostanze: la Prima guerra mondiale, le ritorsioni di Versailles, la gracile democrazia nata dalle ceneri dell'Impero guglielmino. In realtà nella Germania del primo dopoguerra si agitarono forze culturali e politiche contrapposte alla repubblica di Weimar e alternative a Hitler, come la Rivoluzione conservatrice, il nazionalbolscevismo, il prussianesimo. Furono correnti di pensiero che tutte, in qualche modo, trassero linfa dalla grande tradizione del socialismo tedesco, nazionale e antimarxista. Cadute le barriere di destra e di sinistra, la linea di confine corse fra la multiforme sinistra nazionale e il nazionalsocialismo. Hitler fu l'esito finale di una storia che avrebbe potuto seguire anche altre direttrici; un dramma nel dramma della Germania nel Novecento. Questo libro disegna una mappa che guida lungo le vie seguite da uomini d'azione e uomini d'arme, filosofi e cattedratici, la cui avventura, talvolta velleitaria, risultò perdente nel confronto con il realismo politico del machiavellico Hitler.

GIUSEPPE PARLATO, LIBERO del 22/1/2012 a pag. 29

Franco Cardini contro la verità storiografica di Stato

NEGAZIONISMI LA MAPPA DELLE LEGGI CHE DIVIDONO L'OCCIDENTE
CASTAGNA EDOARDO, AVVENIRE del 22/1/2012 a pag. 2/3

CARDINI: "QUESTA E' MALATTIA MORALE, NON SANO REVISIONISMO"
FRANCO CARDINI, AVVENIRE del 22/1/2012 a pag. 3

FOA: "MENTANO PURE. MA NON DA UNA CATTEDRA"
ANNA FOA, AVVENIRE del 22/1/2012 a pag. 2

Tronti sulla crisi italiana e su Asor Rosa

IL GIGANTE CHE DORME
Mario Tronti il manifesto 2012.01.24 - 01

Università e scuola

E questo è il 'giovane' al governo
Definisce 'Sfigato' chi non si laurea entro i 28 anni. Ma lui è figlio di un potente amico di Previti. Raccomandato da Sacconi, Brunetta e Montezemolo. Storia vera del rampante viceministro Michel Martone

di Susanna Turco l'Espresso 24 gennaio 2012


ESECUTIVO DIVISO SULL'ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DELLA LAUREA
AMABILE FLAVIA, LA STAMPA del 23/1/2012 a pag. 7
SALVIA LORENZO, CORRIERE DELLA SERA del 23/1/2012 a pag. 9
UNIVERSITA', IL PROBLEMA NON E' LA FUGA DEI CERVELLI MA L'INCAPACITA' DI ATTRARLI
BENIGNO FRANCESCO, L'UNITA' del 22/1/2012 a pag. 20/21
MARTINELLI ENZO, GIORNO/RESTO/NAZIONE del 22/1/2012 a pag. 16
SEGANTINI EDOARDO, CORRIERE DELLA SERA del 22/1/2012 a pag. 34
VERTECCHI BENEDETTO, L'UNITA' del 23/1/2012 a pag. 13

I popoli europei più in crisi cercano altre terre promesse a Berlino, Sydney, Rio
Giuseppe Sarcina Corriere La Lettura 22 gennaio 2012

La percezione del mondo naturale nelle diverse culture

Philippe Descola: Diversità di natura, diversità di cultura, Book Time
Ovunque nel mondo, noi vediamo e consideriamo i luoghi e gli esseri che li popolano, in funzione delle nostre proprie abitudini - derivanti dall'educazione ricevuta -, dei paesaggi ai quali siamo avvezzi e dei modi di vita che ci sono familiari sin dall'infanzia. Questa diversità è senza dubbio un patrimonio inestimabile, ma essa rende la coesistenza più difficile: popoli diversi per lingua, costumi, ambienti che occupano e modi di percepirli vivono in un mondo comune e possono davvero comprendersi?

La mobile prospettiva di un mondo unico
Michele Spanò il manifesto 2012.01.24 - 11 CULTURA

La ridondanza dell'informazione nel mondo digitale


David Weinberger: Too big to know. Rethinking Knowledge Now That the Facts Aren't the Facts, Experts Are Everywhere, and the Smartest Person in the Room Is the Room, Basic Books

We used to know how to know. We got our answers from books or experts. We’d nail down the facts and move on. But in the Internet age, knowledge has moved onto networks. There’s more knowledge than ever, of course, but it’s different. Topics have no boundaries, and nobody agrees on anything.Yet this is the greatest time in history to be a knowledge seeker . . . if you know how. In Too Big to Know, Internet philosopher David Weinberger shows how business, science, education, and the government are learning to use networked knowledge to understand more than ever and to make smarter decisions than they could when they had to rely on mere books and experts.
This groundbreaking book shakes the foundations of our concept of knowledge—from the role of facts to the value of books and the authority of experts—providing a compelling vision of the future of knowledge in a connected world.



Sappiamo tutto capiamo poco
Ci sono troppe informazioni. La soluzione? Aumentarle
Il saggio del filosofo americano David Weinberger
di Serena Danna Corriere La Lettura 22 gennaio 2012

Ancora sul concetto di "totalitarismo"

SFUMATURE DEI REGIMI
BRUNO BONGIOVANNI, L'UNITA' del 22/1/2012 a pag. 45

Postdemocrazia e resistenza del neoliberismo nella crisi globale

Colin Crouch: Il potere dei giganti. Perché la crisi non ha sconfitto il neoliberismo, Laterza

C'è un giallo da risolvere: spiegare la 'strana' mancata morte del neoliberismo. "Al cuore dell'enigma c'è il fatto che il neoliberismo realmente esistente è meno favorevole, di quanto dica di essere, alla libertà dei mercati. Esso, al contrario, promuove il predominio delle imprese giganti nell'ambito della vita pubblica. La contrapposizione tra Stato e mercato, che in molte società sembra essere il tema di fondo del conflitto politico, occulta resistenza di questa terza forza, più potente delle altre due e capace di modificarne il funzionamento. Agli inizi del ventunesimo secolo la politica, proseguendo una tendenza iniziata già nel Novecento e accentuata dalla crisi, non è affatto imperniata sullo scontro tra questi tre soggetti, ma su una serie di confortevoli accomodamenti tra di loro".

Due saggi di Colin Crouch e John Cassidy sulla capacità della società civile di arginare il potere delle grandi imprese e continuare a difendere il paradigma pluralistico e poliarchico
Massimiliano Panarari La Stampa 24 gennaio 2012

Capitalismo in crisi
All’origine del sisma c’è l’indebolimento della democrazia
Lo scacco del modello liberista getta luce sulle radici materiali della crisi dei sistemi rappresentativi. Non se ne esce rivolgendosi ai buoni sentimenti
di Michele Ciliberto l’Unità 24.1.12

Eguaglianza e individualismo competitivo: Massimiliano Panarari sul libro di Ronsavallon

La rivincita dell'égalité
Dalla Francia, il politologo riformista Rosanvallon rilancia un valore rimosso negli anni del neoliberismo trionfante. Anche a sinistra
MASSIMILIANO PANARARI La Stampa 24/01/2012

Leggi anche qui

La produzione simbolica della tribù e dello straniero nel mondo globale

Un estratto dell´intervento dell’antropologo nell’ultimo numero di MicroMega
Ogni società produce il suo straniero
C´è un "noi" regionale oggi definito in termini etnoculturali, che si intrecciano a specifici interessi economici
di Marco Aime Repubblica 24.1.12 da dirittiglobali

Identità, storia, conflitto: il ilbro di Maurizio Bettini

Maurizio Bettini: Contro le radici. Tradizione, identità, memoria, Il Mulino

Una lucida requisitoria contro i miti dell’identità
Si può appartenere a una tradizione senza esserne prigionieri? E si può immaginare la propria identità senza ricorrere alla metafora delle radici? La risposta è sì, basta riflettere su che cosa significa, propriamente, ciascuna di queste parole: per rendersi conto che l’identità, oggetto indefinibile, proprio per questo ha un disperato bisogno di metafore per essere maneggiato; che la tradizione non è qualcosa che si eredita per via genetica – o che la memoria trasmette meccanicamente da una generazione all’altra – ma la si costruisce e la si insegna passo dopo passo, che le radici, infine, sono un’immagine ingannevole ed escludente.

Maurizio Bettini, classicista e scrittore, insegna Filologia classica all’Università di Siena, dove dirige il Centro Antropologia e Mondo Antico. Tra i suoi libri: «C’era una volta il mito» (Sellerio, 2007), «Voci. Antropologia sonora del mondo antico» (Einaudi, 2008), «Alle porte dei sogni» (Sellerio, 2009), «Affari di famiglia. La parentela nella letteratura e nella cultura antica» (Il Mulino, 2009), «Per vedere se» (Il melangolo, 2011). Per Einaudi dirige la collana «Mythologica».

Contro il mito delle radici Quella falsa metafora biologica che lega tradizione e identità
L’ultimo saggio di Maurizio Bettini è sull’invenzione delle origini Qui lo studioso ci spiega perché queste tesi sono pericolose
di Maurizio Bettini Repubblica 24.1.12 da micciacorta




Usi e abusi del Medioevo

STORIA
Mi scusi, dov’è il Medioevo?
Franco Cardini Avvenire 24 gennaio 2012

Carlo Magno tra mito e storia

Georges Minois: Carlo Magno. I mille volti del potere, Salerno Editrice

CARLO MAGNO, UN MITO PER TUTTE LE STAGIONI
Esaltato da laicisti e clericali, democratici e nazisti
di Paolo Mieli Corriere della Sera 24.1.12

Ancora De Rita-Galdo

Chi ha ucciso la cara vecchia borghesia?
di Vittorio Macioce - il Giornale 24 gennaio 2012

Politica spenta e terza élite
di Giuseppe De Rita Corriere della Sera 23.1.12

Tradizione e misticismo esoterico

Eduardo Ciampi: Gli esegeti della tradizione, Ass. Terre Sommerse

Filosofia perenne
Antonello Colimberti  La Stampa 24 gennaio 2012

Il santo del capitale

LA CHIESA, WOJTYLA E LA LUNGA LOTTA CONTRO IL COMUNISMO
GEORGE WEIGEL, IL GIORNALE del 23/1/2012 a pag. 21

Problemi del cattolicesimo contemporaneo

INTERVISTA
Il Gesù vero oltre i neo-modernisti
Andrea Galli Avvenire 24 gennaio 2012

Un nuovo romanzo sulla strategia della tensione

Alberto Garlini: La legge dell´odio, Einaudi Stile libero

Maggio 1985, Tribunale di Milano. Il neofascista Franco Revel, capo di Lotta Nazionale, accusato di aver ucciso il camerata Stefano Guerra, subisce un interrogatorio. È seguendo la sua deposizione che ripercorriamo l'epopea di Stefano Guerra, a partire dal giorno in cui i due si conoscono: il 16 marzo 1968, durante gli scontri di Valle Giulia. Quel giorno, Franco e i suoi camerati marciano insieme ai «cinesi» e, quando la polizia attacca, sono proprio loro a condurre la lotta, nonostante la cronaca del tempo lo ignori e la storia lo abbia dimenticato. Stefano è alto, biondo, magro «come un fenicottero». Ha l'aria di chi è sempre pronto a spaccarti la faccia, di chi non aspetta altro che combattere. A Revel è subito chiaro che quel ventenne «si porta dentro la rivoluzione e i rumori della provincia e il calore pulsante dei pugni», e quando Stefano, per scappare dalla polizia che ha sfondato Giurisprudenza, finisce per caso in un'aula di Lettere, dove per paura ammazza un giovane comunista, è proprio Franco a salvarlo. Da quel momento in poi è deciso a sfruttare l'istinto omicida del giovane per gli interessi dell'organizzazione che guida.
Alberto Garlini ci consegna il romanzo definitivo sugli anni Settanta, adottando per la prima volta nella letteratura italiana la scandalosa prospettiva di un terrorista neofascista. E come solo i grandi libri possono fare, cambia per sempre il nostro punto di vista.
Con pietas per le vittime del terrore ma anche per la crudeltà di un'illusione che si consuma bruciando vite umane, lontano da qualsiasi intenzione cronachista, nonostante la vastissima documentazione e ricostruzione storica, La legge dell'odio - epico come Romanzo criminale e carico di forza tragica come Le benevole - racconta il momento esatto in cui nessun orizzonte politico è piú riuscito a trasformare la rabbia e il senso di ingiustizia in un progetto di lunga durata. Il momento esatto in cui la violenza ha trovato ragioni immediate per sfogarsi.
Leggendo questo romanzo sentiamo di aver trovato finalmente una chiave per capire la fine delle speranze, il nichilismo diffuso che ci pervade, il fondo oscuro e violento che sta sotto il discorso politico.

Per il ventenne Stefano Guerra la violenza è bellezza e l'odio una legge nuovissima e antica.
C'erano anche lui e i suoi camerati a combattere contro la polizia in un lontano giorno del 1968, in Italia, a Roma, a Valle Giulia. Da quel giorno la vita del giovanissimo neofascista coincide con l'illusione della rivoluzione e l'asservimento reale a ogni potere, fino alla strage. E mentre prosegue il suo percorso di carnefice, sempre piú disilluso, intorno a lui si snoda una storia che non avevamo mai letto. La storia segreta delle trame nere in Italia negli anni dal 1969 al 1972.
Una storia che si apre oggi a prospettive sconfinate e inquietanti. Perché mai un romanzo aveva saputo ritrarre con tanta forza il fiume selvaggio che scorre sotto la storia, le credenze, la politica.
Ed è sempre sul punto di tornare, sotto i nomi piú nuovi. E il suo cuore è sempre quello, batte anche in ciascuno di noi.
Alberto Garlini ne circoscrive, con precisione chirurgica, la sfuggente forma, raccontando il destino di personaggi umanissimi e veri, travolti come pagliuzze nella corrente, dall'Italia al Sudamerica e al mondo.

Viaggio nella psiche di uno stragista
"Azioni eroiche" e "violenza purificatrice": il libro di Garlini racconta l´antropologia della destra eversiva
di Benedetta Tobagi Repubblica 24.1.12

Mentre le cronache portano in primo piano episodi di inquietanti reviviscenze di una destra xenofoba e violenta, in Italia e in Europa, La legge dell´odio (Einaudi Stile libero, pagg. 816, euro 22; Gallimard ne ha già acquistato i diritti per la Francia) ci riporta all´orizzonte angoscioso della strategia della tensione, precipitandoci nella testa di un giovane terrorista neofascista, per raccontare il groviglio di ideologia, frustrazioni sociali, vicende personali e passioni prepolitiche che dà origine a una "vita violenta". Il romanzo interseca due piani narrativi. Tribunale di Milano, 1985: al banco degli imputati siede Franco, un leader di Lotta Nazionale (che nella fiction adombra Avanguardia Nazionale). Arrogante, provocatorio, reticente – come tanti personaggi reali visti sui banchi dei processi-monstre per le stragi – nella sua testa ripercorre l´infernale romanzo di formazione del giovane camerata friulano Stefano Guerra, dagli scontri di Valle Giulia nel ´68 al 1971, quando il folle volo del "lupo azzurro" si arresta alle estreme propaggini della Terra del Fuoco, che occupa gran parte della narrazione. Nonostante la mole, la lettura corre veloce. L´intreccio serrato e la storia d´amore tra il terrorista Stefano e la giovane archeologa Antonella, miraggio di un´altra vita possibile, fatta di bellezza, libertà, cultura, che ama appassionatamente, senza saperlo, il carnefice del proprio fratello, tengono alto il ritmo del racconto, nonostante alcune cadute: decisamente troppo lungo, ad esempio, l´excursus in Afghanistan, appesantito dall´artificio kitsch di un incontro con Bruce Chatwin che incrina le certezze di Stefano.
Alberto Garlini affronta in forma di romanzo l´antropologia della destra eversiva, un mondo che ha segnato profondamente la nostra storia, ma resta opaco, rispetto alla galassia del terrorismo di sinistra: pochi e molto contestati i pentiti "neri", rari anche memoir e interviste: sul terrorismo di destra perdura la coltre di omertà. Fuori dai recinti del noir o del giallo, il tema latita anche in letteratura: ricordiamo Avene selvatiche, l´autobiografia romanzata del sanbabilino Danieletti, in arte Preisner, o il "Nero" di Romanzo Criminale, ma era dal (bellissimo) Occidente di Ferdinando Camon, che già nel 1975 osò calarsi nella mente di uno stragista, che un romanzo non affrontava con questa intensità il mondo del terrorismo nero. Alberto Garlini contribuisce a colmare un vuoto di conoscenza e comprensione. La legge dell´odio racconta con linguaggio vivido i bagliori di esaltazione e la quotidianità asfittica di "soldati" giovanissimi e sbandati, tra alcol, sesso e bravate, ragazzi che vogliono abbattere il sistema e vedono nell´"azione eroica" e nella "violenza purificatrice" l´unica possibilità di trovare un senso. Sentiamo pulsare la rabbia, l´ebbrezza quasi erotica della distruzione, la fascinazione per le armi e la morte (Stefano e i suoi fedelissimi stingono il "patto di sangue" durante un picnic nella spettrale desolazione del Vajont). Per le loro stanze squallide passano gli intrecci con la criminalità comune e con apparati di sicurezza che "lasciano fare" (i Carabinieri che tante volte chiudono un occhio davanti ai traffici d´armi di Stefano), i finanziamenti di dubbia origine (chi paga davvero l´appartamento regalato a Stefano?), le ambiguità dei leader missini, la sovrapposizione di progetti eversivi diversi che rende così difficile da decifrare la trama esatta di un´azione stragista (nel romanzo è "piazza del Monumento", un calco di piazza Fontana), azione che non è chiara nemmeno alla stessa "manovalanza" coinvolta.
Verità e menzogne si confondono in un sottobosco in cui si mescolano complotti golpisti, ambizioni personali, vizi e debolezze, governato dalla legge onnipresente della vendetta e del ricatto, a tutti i livelli, che finisce per minare anche i rapporti d´amicizia, in un crescendo di desolazione umana. Confusa la percezione delle strumentalizzazioni da parte dell´intelligence: alcuni sono convinti di governare il gioco, altri, come Stefano, tentano l´estrema ribellione. Il romanzo fotografa bene anche i forti conflitti generazionali tra uomini d´ordine e giovani rivoluzionari, tra vecchi reduci di Salò e i giovani "lupi azzurri", adepti del guru dell´esoterismo nazifascista Evola che vogliono mostrarsi migliori dei vecchi nostalgici, nel culto di un ideale perverso di virilità. «Forse l´intera stagione di volontà rivoluzionaria, di violenza, nasce da una mancanza di scappellotti dei padri sui figli» pensa Stefano in un passaggio-chiave: la mancanza, o la patetica inadeguatezza, dei "padri" – a destra come a sinistra – percorre tutto il libro, fino alla scoperta del trauma originario di Stefano, colpo di scena rivelato nel finale.
Il nesso tra finzione e vicende storiche è forse l´aspetto più problematico del romanzo, al contempo rende più intrigante la lettura: chi s´interessa a quel periodo storico potrà giocare a tracciare una tabella di corrispondenze. Garlini, nella premessa, prende le distanze, ma resta sospeso a metà strada: nomi reali, da Pasolini a Feltrinelli, si mescolano a caratteri fittizi, e molto preciso è il calco di tanti personaggi ed eventi reali; in un quadro complessivo fedele ai dati storici e giudiziari disponibili, l´autore a tratti non resiste alla tentazione di interpretazioni, talora discutibili (come la presenza di una pluralità di ordigni nella strage di piazza del Monumento/Fontana). Ma è il dato umano, osceno e talvolta struggente, il cuore del romanzo, la sua forza. Garlini ci immerge negli aspetti più sconcertanti della psiche del protagonista. Stefano, pur combattuto, è incapace di arrestare la sua caduta in una spirale di violenza, per un´atroce perversione del senso d´onore e d´integrità. Ancora più disturbante, il giovane pluriomicida e complice in strage si sente un combattente, un puro, quasi un innocente. Solo nel grembo di infinita compassione della poetessa cilena Cesarea, amica, amante e madre (non a caso una vittima del golpe cileno), ricompone la scissione, assume le proprie responsabilità e consegna la sua autobiografia-confessione a un notaio: un accenno di lieto fine che nella realtà, purtroppo, non è mai dato.