lunedì 21 maggio 2018

Una raccolta di lettere di Vilfredo Pareto


Francesco Magris ha scoperto che la disuguaglianza produce populismo ma chiama totalitarismo ciò che è liberalismo puro


Immergut: smantellare il Welfare e piangere minestra




Decadenza di Agnes Heller





Ricercatrici geniali e liberali equiparano islamismo radicale e neonazismo




Stalin chiese a Pio XII di aprire l'Ambasciata sovietica in Vaticano


Berlinguer nei ricordi di Del Prete


Richard Pipes. La borghesia, grata, ricorda


L'Enchiridion di Alcuino di York


Giorello discute con Jim Al Khalili




Un libro su Filippo II



Due saggi di Armando Saitta sull'Europa


Un'altra storia delle Crociate di Tyerman


Tradurre Dostoevskij


Le Alpi dal mondo antico al medioevo


Kronos di Gombrowicz

Leggi anche qui

Gombrowicz, il tempo è fatto di vite paralleleEsce "Kronos", raccolta di testi autobiografici dello scrittore polacco: dove raccontò la verità... Andrea Caterini Giornale - Dom, 20/05/2018

L'estratto dal libro Kronos, di Witold Gombrowicz


Un viaggio in autostop per celebrare l'importanza della Siberia nella storia universale


Un inedito di Luca Ronconi del 1944




sabato 19 maggio 2018

Altri due scienziati digitali reinventano il capitalismo

Viktor Mayer-Schönberger e Thomas Ramge: Reinventare il capitalismo nell'era dei big data, Egea 


Risvolto
Il capitalismo sta morendo. I profitti crescono mentre la disuguaglianza aumenta e l’innovazione rallenta. Qualcosa deve succedere. La fusione tra big data e intelligenza artificiale porterà, secondo gli Autori, a un nuovo tipo di capitalismo: quello fondato sui dati. Nel corso dell’ultimo secolo la storia del capitalismo è stata la storia di un mercato dominato da denaro e imprese. Usiamo il prezzo per valutare i beni e la cifra che siamo disposti a pagare indica fino a che punto riteniamo valido un prodotto. Le imprese, dal canto loro, coordinano attività complesse, come la produzione di massa delle automobili, controllando il flusso delle informazioni e centralizzando il processo decisionale, e garantendo al tempo stesso un livello di occupazione stabile. Ma il capitalismo dei dati è un’altra cosa: i dati che noi generiamo su noi stessi e quelli che le imprese generano relativamente ai loro prodotti permettono ad appositi algoritmi di collegare acquirenti e venditori in modo molto più efficiente rispetto ai mercati basati sul sistema dei prezzi. Queste stesse forze rendono superfluo il controllo rigido delle informazioni, consentendo a gruppi di persone di dimensioni sempre più ridotte di coordinarsi efficacemente senza dover ricorrere a un’infrastruttura elaborata. In definitiva, le grandi imprese centralizzate potrebbero ridursi a nulla più che un individuo e il suo computer. Un capitalismo incentrato sui dati potrebbe significare un’economia più sostenibile e più equa, ma la fine dell’impresa – e, con essa, la fine del lavoro stabile – comporta anche grossi rischi. Reinventare il capitalismo nell’era dei big data ci spiega come il cambiamento tecnologico in corso stia uccidendo il capitalismo che siamo abituati a conoscere e che cosa lo rimpiazzerà.

Un libro di Raul Mordenti sul ciclo 1968-1977

Raul Mordenti: La grande rimozione, Bordeaux edizioni

Risvolto
Il ’68-’77 (“decennio rosso”) non è stato affatto quello che hanno raccontato le ricostruzioni giornalistiche e televisive: una simpatica lotta per la libertà sessuale e per i diritti civili, nonché la preparazione del terrorismo di sinistra. Il Movimento è stato invece un tentativo, per quanto politicamente primitivo e insufficiente, di riproporre il problema della rivoluzione in Occidente. Né più né meno. A partire dalla riflessione sulla novità teorica di quel ciclo di lotte (il concetto di “movimento politico di massa”), il libro ricostruisce la vitale realtà di un decennio di lotte che hanno fecondato e arricchito la democrazia italiana e si interroga in particolare sulle ragioni della sconfitta del movimento del ’77 («una sconfitta che si poteva e doveva evitare») attribuendone la principale responsabilità alla micidiale tenaglia costituita dal Governo Andreotti-Cossiga (sostenuto dal Pci della “solidarietà nazionale”) e dall’estremismo dell’autonomia. Schiacciato fra questi due elementi, diversi ma convergenti, si trovava una realtà ben diversa, cioè il movimento stesso: diffuso e duraturo, complesso e ricco di potenzialità, fatto di decine di migliaia di compagni/e, è stato ieri represso così come oggi è fatto oggetto di una inaccettabile cancellazione (“la Grande Rimozione”). Il libro argomenta questa tesi con documenti votati dalle assemblee del movimento e con brani scritti mentre gli avvenimenti si svolgevano intrecciati con osservazioni dell’oggi. Una posizione tanto convinta e appassionata quanto polemica e controcorrente, da cui non può prescindere il dibattito che si riapre in occasione del quarantennale del ’77 e del cinquantennale del ’68.