venerdì 26 marzo 2010

Università: il Corriere continua a fiancheggiare la controriforma Gelmini

Intanto la protesta dei ricercatori costringe la CRUI a prendere posizione. La nota della CRUI non è completamente condivisibile perché si colloca in una logica emendativa del DDL Gelmini e cerca semplicemente di ridurre il danno. Ma comunque è un passo avanti rispetto al sostegno acritico dato sino a questo momento. Più sotto, il commento negativo dell'ANDU alla nota della CRUI [SGA].

UNA "GOVERNANCE" MIGLIORE PER DARE RESPONSABILITA' AGLI ATENEI"
GIANFELICE ROCCA, CORRIERE DELLA SERA del 24/3/2010 a pag. 10


Comunicato ANDU

La CRUI con la sua “Mozione approvata all’unanimità (naturalmente, ndr) di fatto:
1. ribadisce il suo sostegno al DDL governativo (l’”indispensabile intervento riformatore”) che, tra l’altro, assegna poteri ‘dittatoriali’ ai Rettori e consente il prolungamento del mandato per molti degli attuali;
2. conferma di volere la messa a esaurimento del ruolo dei ricercatori, senza alcuna modifica e quindi senza il riconoscimento delle “funzioni essenziali per la vita universitaria” da loro svolte (che la stessa CRUI riconosce), funzioni che sono le stesse di quelle svolte dai professori associati e dai professori ordinari;
3. richiede “un idoneo finanziamento MIUR “per consentire, “per i primi sei anni”, “l’immissione ogni anno” “di non meno di 2000 abilitati alla posizione di professore associato”. Tali posti potranno essere ‘occupati’ da chi avrà conseguita l’abilitazione nazionale che, ovviamente, potrà essere conseguita da qualsiasi cittadino, compresi gli attuali circa 50.000 precari e 25.000 ricercatori di ruolo. Di conseguenza, di fatto, la maggior parte degli attuali precari sarà espulsa dall’Università e per gli altri si prospetta un ulteriore lungo periodo di precariato. Per gli attuali ricercatori di ruolo, gli Atenei decideranno se e quanti di questi posti utilizzare per il loro passaggio ad associato, per “chiamata diretta”. Le richieste della CRUI sono antitetiche a quelle dell’ANDU che invece chiede il bando, su fondi MIUR, di almeno 20.000 posti di ricercatori di ruolo e l’immissione automatica nella fascia degli associati di quei ricercatori di ruolo che avranno conseguito l’abilitazione nazionale ad associato. Analogamente, deve essere prevista l’immissione automatica nella fascia degli ordinari degli associati che avranno conseguito l’abilitazione nazionale a ordinario (v. proposta in calce);
4. si unisce al coro di coloro che spacciano per “tenure track” un meccanismo di reclutamento che, come previsto dal DDL governativo, non lo è affatto;
5. richiedendo “di riequilibrare la numerosità delle diverse fasce di docenza”, vuole la riorganizzazione a piramide della docenza (più associati degli ordinari, con una amplissima ‘base’ di precari), in una logica di accentuazione della differenziazione gerarchica tra le fasce.

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