mercoledì 6 aprile 2016

Ancora sul Manoscritto Voynich



Leggi anche qui


Il mistero dell'indecifrabile manoscritto di Voynich. "E' stato scritto da un italiano"Da cento anni in migliaia provano a risolvere l'enigma del libro dall'alfabeto sconosciuto. Ora l'esperto Stephen Skinner è convinto che la chiave sia l'Italia

“Ho svelato la lingua segreta del manoscritto Voynich”Mentre esce in tiratura limitata a Burgos, un ricercatore italiano dice di avere la chiave per svelare un enigma che resiste da secoli Fabio Sindici Busiarda 6 4 2016
«Reverendo Padre… dal momento che ho nella mia biblioteca una sorta di indovinello della Sfinge, uno scritto in caratteri ignoti, ho pensato che non sarebbe stato fuori luogo spedire questo enigma all’Edipo di Egitto per una soluzione». Nel 1639, quando Georgius Barschius, alchimista di Praga, invia questa lettera al dotto gesuita Athanasius Kircher a Roma, i segni e i simboli di quello che molto più tardi sarà conosciuto come manoscritto Voynich, sono già un mistero impenetrabile.
L’indovinello ha resistito nei secoli successivi ai ripetuti tentativi di linguisti, crittografi, paleografi, studiosi di iconologia. Dagli alchimisti della corte di Rodolfo d’Asburgo agli scienziati della Nasa, nessuno è riuscito a trovare la chiave per interpretarlo. Anche l’autore è ignoto: Wilfred Voynich, il libraio antiquario e patriota polacco che nel 1912 acquistò il manoscritto in un archivio della villa Mondragone di Frascati, lo aveva attribuito a Roger Bacon, il filosofo inglese del XIII secolo. Era in errore. Un recente esame al radiocarbonio ha datato il codice tra il 1404 e il 1438. 
Ora le 240 pagine in pergamena di vitello scritte in un alfabeto sconosciuto, illustrate con diagrammi astrologici e cosmologici, erbari, disegni di ninfe che reggono stelle, attraversano tubi e si bagnano in ampolle bizzarre, stanno per essere pubblicate in facsimile dall’Editorial Siloé, azienda di Burgos, in Spagna, specializzata nella riproduzione di libri antichi e manoscritti. La pubblicazione sarà finanziata attraverso un sistema di sottoscrizione con una tiratura limitata a 898 esemplari e un prezzo intorno agli ottomila euro.
«Ad aprile saremo alla Beinecke Library dell’Università di Yale, negli Stati Uniti, dove il manoscritto è custodito, per fare le fotografie. Il libro dovrebbe essere pronto nel 2017», dice Juan José Garcia, direttore della casa editrice. Ad attenderlo con ansia c’è un pubblico molto più ampio dei futuri proprietari del prezioso volume. Dal 2014, dopo un’esposizione alla Folger Library di Washington e la decisione di Yale di mettere integralmente online il documento, il Voynich è diventato un «mistero di massa». I video su YouTube sono virali, con centinaia di migliaia di visualizzazioni. E le teorie invadono i forum dedicati.
Una delle ultime, tra le più intriganti, viene dal video di un appassionato di enigmi storici, Giuseppe Bianchi di Arquata Scrivia, geometra dell’Agenzia per il Po. Che è certo di aver individuato il metodo di codifica dell’elusivo alfabeto. E di avere dei riscontri oggettivi. «Le chiavi per leggere il Voynich sono nel primo foglio - afferma -. Insieme con l’ex Libris di Jacobus de Tepenec, farmacista alla corte di Rodolfo II a Praga e primo possessore certo del codice, si notano tre capoversi che non hanno corrispondenze nei glifi del cosiddetto alfabeto Voynich. Più un altro, quasi del tutto cancellato». Bianchi ha ingrandito i caratteri alfabetici e i fregi della prima pagina, li ha sovrapposti grazie a un programma Cad, software di solito utilizzato per i disegni in campo ingegneristico. «Ho scoperto che alcuni tratti delle lettere combaciavano perfettamente con i bordi dei capoversi. Ho concluso che i fregi della prima pagina rappresentavano dei normografi, impiegati per tracciare i veri caratteri del Voynich, nascosti all’interno delle lettere visibili». I caratteri alfabetici sarebbero quindi delle lettere-contenitore, lontane parenti degli ideogrammi cinesi: ognuna formerebbe una parola e ogni parola, una frase. Il manoscritto non sarebbe tale, ma un esperimento di prototipografia, eseguito con degli stencils, di solito usati per riempire di colore le figure nei libri rinascimentali. 
L’ipotesi avvicina il Voynich all’altrettanto misterioso e indecifrato disco di Festo, trovato a Creta da una spedizione archeologica italiana nel 1908. I suoi simboli sconosciuti sono stati impressi sull’argilla con dei sigilli più di 3500 anni fa. È stato definito il più antico esempio di stampa a caratteri mobili. 
Sul Voynich i dubbi restano però. La sua pergamena è stata setacciata da microscopi e analisi spettrografiche. Possibile che siano sfuggite le giunture tra i caratteri all’interno delle lettere contenitore? «Forse non sapevano dove guardare. Una maggiore definizione delle immagini potrebbe fornire la prova definitiva» replica Bianchi. Il documento continua a eludere i suoi detective. Non solo nell’alfabeto. Nulla si sa del suo primo secolo di esistenza, prima dell’apparizione a Praga. Il brillante storico dell’arte Erwin Panofsky ipotizzò prima una provenienza franco-spagnola con influenze arabe ed ebraiche. Poi optò per l’origine tedesca. Tra le illustrazioni, un castello ricorda la fortezza medievale di Villalta in Friuli, dai tipici merli ghibellini. 
La pergamena delle pagine è pregiata, gli inchiostri sono comuni. E se fosse il diario di un viaggiatore dal sapere enciclopedico, curioso di medicina e di alchimia? «È concepibile che un uomo di qualità abbia viaggiato verso l’oriente in cerca della vera medicina», scrisse speranzoso Barschius a Kircher. Ma neppure l’«Edipo d’Egitto» che si era appena cimentato, finendo fuori strada, con i geroglifici, ebbe fortuna nello svelare i segreti del manoscritto. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

1 commento:

Wolfgang452 ha detto...

per chi volesse approfondire...

https://www.youtube.com/watch?v=J4E3BgWiqtk