domenica 5 marzo 2017

Banski in Palestina, contro il furto di terra e dignità umana



























Hotel con vista sul muro Nella Betlemme divisa l’ultima sfida di Banksy 

Camere dipinte dall’artista davanti alla “visuale più brutta del mondo”: israeliani e palestinesi così dialogano
ENRICO FRANCESCHINI Rep 4 3 2017
Camera con vista, titolo di un famoso romanzo di E. M. Forster e del film di James Ivory che ne è stato tratto, è diventato un modo di dire: un motto proverbiale per alludere a uno scenario stupefacente. Adesso un altro inglese introduce una variazione sul tema: la camera “con la vista più brutta del mondo”. In effetti è difficile trovare alberghi con una visuale più deprimente di quella del Walled Off Hotel di Betlemme, affacciato al controverso muro divisorio costruito da Israele per separarsi dai Territori Palestinesi e impedire l’ingresso a potenziali terroristi. Ma anche la bruttezza in certi casi può diventare attraente, perlomeno se si sposa con l’immaginazione di un artista, e l’arte è per l’appunto l’obiettivo del piccolo Bed & Breakfast aperto nel luogo di nascita di Gesù. Ideatore dell’iniziativa, preannunciata ieri dal Guardian di Londra, è Banksy, il graffitaro d’Inghilterra senza nome, indirizzo o telefonino, il Robin Hood della “street art” che cerca ostinatamente di rimanere anonimo allo scopo di far riflettere più sulle opere che sul loro autore.
L’hotel davanti al muro è la sua ultima creazione: ognuna delle dieci stanze è firmata da lui, con il suo abituale stile provocatorio. Una camera ha un murales di un israeliano e un palestinese, proprio sopra il letto, che si affrontano a cuscinate. L’ingresso di un’altra è sormontato dalla nuvola di un candelotto lacrimogeno. La suite “presidenziale” è contornata di filo spinato. E nella hall c’è il manichino di Arthur Balfour, ministro degli Esteri britannico, autore dell’omonima “dichiarazione” del 1917 (di fatto una lettera), primo riconoscimento del diritto di creare una nazione per il popolo ebraico in Palestina.

Banksy era stato a Betlemme per la prima volta un decennio fa ed è tornato più volte nella regione: alcuni dei suoi graffiti più famosi adornano il muro che separa lo Stato ebraico dalla Cisgiordania e quello analogo della striscia di Gaza. Per quanto fortemente critico della politica di Israele, tuttavia, il suo intento dichiarato è facilitare il dialogo fra le due parti, come ha fatto invitando tre artisti israeliani e tre palestinesi a partecipare a Dismaland, la sua parodia di un parco divertimenti. Un impegno rilanciato dall’hotel di Betlemme, che organizzerà eventi culturali per artisti di tutto il mondo, inclusi quelli dei due paesi in conflitto, e mira a invitare gli israeliani, per familiarizzarsi con la controparte, a trascorrere un week-end nella cittadina palestinese. Cosa in teoria possibile, perché l’albergo sorge appena al di fuori del territorio controllato dall’Autorità Palestinese (una legge dello Stato ebraico vieta ai propri cittadini, per ragioni di sicurezza, di entrare in territorio palestinese). Il Walled Off Hotel (alla lettera, l’hotel fuori dal muro) accetta prenotazioni dall’11 marzo. La camera più economica costa appena 30 dollari a notte. La vista sul muro è assicurata. Potrebbe piacere a Donald Trump. ©RIPRODUZIONE RISERVATA


Stanza con vista sul muro: Banksy tra arte e politica 
Palestina. L’albergo voluto dall’artista denuncia una barriera ormai dimenticata dalla comunità internazionale. Tra gli strumenti dell’occupazione israeliana c’è la distruzione dell’economia palestinese 
Michele Giorgio Manifesto BETLEMME 5.3.2017, 23:57 
Una signora porta una pianta, suo marito saluta cordialmente il manager dell’hotel, Wassim Salsaa, che dispensa il benvenuto agli invitati che accedono al “The Walled Off Hotel”, l’hotel dello street artist britannico Banksy. 
Tutti sorridono lasciandosi alle spalle i lastroni di cemento armato, decorati con slogan politici, manifesti, imprecazioni e frasi di speranza, che compongono questa sezione del Muro israeliano che circonda Betlemme. 
Proprio all’ingresso, una nicchia ricorda Lord Balfour mentre nel 1917 promette la Palestina al popolo ebraico. Nella hall di stile vario, con alle pareti riproduzioni e originali di opere di Banksy, tra le decine di persone presenti gira una domanda: mescolato tra di noi c’è anche il famoso graffitaro? 
La lente di ingrandimento è su un paio di uomini, alti e con uno spiccato accento british. Ma il mistero resterà irrisolto per tutta la sera. Banksy sa custodire il suo anonimato e i suoi collaboratori palestinesi hanno lavorato per oltre un anno all’hotel lontano dagli occhi dei media. 
Al secondo piano, in una sala ampia e ben illuminata, sono esposti i lavori di pittori palestinesi: Tayseer Barakat, Khaled Hourani, Slyman Mansour e altri ancora. Alcuni di loro sono giù nella hall. Poi comincia un breve intrattenimento artistico, utile a spiegare il “The Walled off Hotel”. 
Ad un certo punto, su di uno schermo, appare Elton John live da Los Angeles. Wassim Salsaa sostiene che il cantante britannico si esibisce anche in onore di questo piccolo albergo in Palestina. Scattano gli applausi. 
Eppure le attrazioni della serata restano la stanza decorata dallo stesso Banksy e il murales che ritrae un palestinese e un poliziotto israeliano che si prendono a cuscinate. 
Una delle stanze dell’hotel di Banksy a Betlemme (Foto: Reuters) 
Si provano sentimenti contrastanti girando per questo hotel che, come ha ripetuto Wassim Salsaa in questi giorni, «ha la vista più brutta del mondo». Come dargli torto. I lastroni del Muro sono a pochi metri dalle finestre del “The Walled Off Hotel”. 
Inevitabile porsi degli interrogativi. Questo albergo è una iniziativa artistica o commerciale? Ha un significato politico o è figlio di quella superficialità occidentale che sempre più spesso avvolge la questione palestinese? È una denuncia sincera della barriera israeliana o proprio quei lastroni di cemento finiscono per renderlo trendy? 
Probabilmente è tutto questo e anche altro, con gli amministratori palestinesi che appaiono un po’ meno interessati ai contenuti rispetto allo stesso Banksy che a Betlemme ha donato la sua guerrilla art per condannare l’orrore del Muro. 
Lo street artist un paio d’anni fa è stato anche a Gaza, per lasciare i suoi graffiti sui ruderi delle case abbattute dai raid israeliani. E non passa inosservato, accanto all’hotel, il negozio dove è possibile acquistare magliette, poster, souvenir con le immagini dei lavori del graffitaro iconoclasta. 
Si dice che l’hotel voglia favorire il dialogo fra israeliani e palestinesi e riportare i riflettori su Betlemme, la città della Natività che, soffocata dal Muro, non riesce a sfruttare il suo potenziale turistico e le capacità dei suoi noti artigiani del legno d’olivo. 
Sarebbe già tanto se riuscisse a persuadere i giornalisti italiani a non definire il Muro che divide Betlemme da Gerusalemme e dalle campagne circostanti, sempre e soltanto come una «barriera anti-terroristi» e a considerare quanta terra questa “opera” ha sottratto alla Cisgiordania per annetterla di fatto a Israele e i danni che ha causato a decine di migliaia di palestinesi, specie gli agricoltori, spesso riducendoli alla fame.  L’interno dell’albergo dell’artista di strada britannico (Foto: Reuters) 
Gli abitanti di Betlemme non hanno un giudizio unico del “The Walled Off Hotel”. Molti lo apprezzano, altri alzano le spalle, altri ancora lo ignorano. A Banksy comunque tutti i palestinesi dovranno dire grazie per aver riportato attenzione sul Muro. 
Quei 700 km di cemento e reticolati che dal 2002, come un serpente, si incuneano nella Cisgiordania restano per i palestinesi il jidar al fasl al unsuri, il muro della separazione razziale. Ormai non se ne parla più, non fanno più notizia le manifestazioni settimanali che a Bi’lin e in altri villaggi contro quel mostro di cemento. 
Negli anni passati, oltre a Banksy, altri artisti, come Roger Waters dei Pink Floyd, hanno denunciato il Muro. Poi più nulla o quasi. 
Ed è caduto nell’oblio il parere emesso il 9 luglio 2004 dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia: «L’edificazione del Muro che Israele, potenza occupante, è in procinto di costruire nel territorio palestinese occupato, ivi compreso l’interno e intorno a Gerusalemme Est, e il regime che gli è associato, sono contrari al diritto internazionale». Nel 2017 un piccolo hotel e un artista di strada riaprono il caso.

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