lunedì 27 marzo 2017

La lotta di classe dei ricchi e dei loro vassalli nella sua essenza

















Il chiodo fisso dei prenditori italiani e della piccola borghesia bottegaia al loro seguito, cioè il blocco sociale dell'evasione fiscale legalizzata che si è mangiato il paese.
La cosiddetta "casta" politica, finanziaria e giornalistica, che è al centro delle denunce populiste-sovraniste, non è che funzionariato al servizio del banditismo sovversivo di questi presunti ceti dirigenti.
Tuttavia, in queste faccende tutto il mondo è paese [SGA].

Mnuchin e la ricetta per l’America: giù le tasse per una crescita al 3% Il segretario al Tesoro prepara la riforma fiscale: aliquote al 25 per cento Sul protezionismo: arma di riserva se qualcuno gioca sporco nei commerci Paolo Mastrolilli Stampa 27 3 2017
Il nuovo segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin vive al Trump International Hotel, ha già preparato la sua nuova firma più leggibile da mettere sulle banconote verdi, ma soprattutto punta ad una crescita del 3% e una riforma fiscale che riduca le aliquote verso il 25%. Quanto al protezionismo, lo considera come un’arma di riserva da usare se qualcuno giocasse sporco nei commerci globali. Sono commenti riportati da fonti che hanno partecipato a una riunione privata con lui avvenuta a Washington il giorno dopo la bocciatura della riforma sanitaria.
Mnuchin ha spiegato che l’amministrazione è partita dal «Trumpcare» per tre ragioni: «Una procedura parlamentare chiamata reconciliation consentiva di farla approvare al Senato con soli 51 voti; per la Camera questa legge era la priorità; e toccava alcuni aspetti fiscali che ora dovremo inserire nella riforma delle tasse». Il segretario venerdì era a pranzo col presidente, «quando è diventato chiaro che non c’erano i voti, e non so dire se la sanità tornerà in agenda tra uno o sei mesi». Di sicuro, però, la priorità ora diventa la riforma fiscale, che potrebbe far scendere l’aliquota massima dal 35 al 25%: «Gli obiettivi del presidente sono semplificare le dichiarazioni dei redditi personali, tagliare le tasse alla classe media, e rendere il sistema più competitivo per le aziende. Gli Usa sono l’unico paese che opera su base mondiale, e non territoriale. Così compagnie come la Apple accumulano profitti all’estero, e li lascino là a causa delle tasse troppo alte. Se il nostro sistema diventerà più competitivo, le aziende riporteranno indietro diversi trilioni di dollari». Per le tasse sulle persone, «l’obiettivo è semplificarle riducendo le aliquote da 7 a 3 o 4, abbassandole, e diminuendo le detrazioni. Vogliamo che la classe media riceva un taglio delle imposte, e intendiamo abbassare le aliquote per favorire gli investimenti». 
Mnuchin pensa che sia possibile centrare questo obiettivo senza gonfiare il debito: «Noi crediamo nel dynamic scoring, la riforma fiscale può avere un effetto sui comportamenti per favorire la crescita. Così sarà neutrale, o potrà anche aumentare il gettito». Per garantire la copertura potrebbe essere necessaria una «border adjustment tax», cioè una specie di Iva. Alcuni analisti temono che avrebbe un impatto negativo sui commerci, ma secondo il segretario tutto dipende dalla reazione delle monete: «Se produrrà un aggiustamento dei cambi, ci sarà un certo effetto; se questo non succederà, esiste la possibilità che abbia un impatto sui costi per i consumatori». Munchin è convinto che l’obiettivo di rilanciare la crescita sia realistico: «È il tema più importante per l’amminstrazione, insieme alla sicurezza. Non c’è ragione per cui gli Usa non possano crescere al 3%. Il presidente pensa al 4 o 5%, e forse è un po’ troppo aggressivo, ma la differenza tra il 3% e l’1,8% è enorme, ed è buona per noi e per il mondo. Credo che con la combinazione della riforma fiscale e la riduzione delle regole possiamo liberare queste forze». 
Nel frattempo bisognerà rialzare il tetto del debito: «Le attività dello stato sono coperte fino a settembre. Poi dovremo intervenire». Mnuchin però spera che questa pratica venga eliminata: «É un concetto ridicolo, anche perché si tratta di soldi che abbiamo già speso. Sarebbe più utile concentrarci prima su come li spendiamo». Il segretario vuole poi rivedere la legge Dodd-Frank e la Volcker Rule, che hanno posto limiti alle banche dopo la crisi del 2008: «Serve una definizione migliore. Possiamo avere regole sicure, ma insieme consentire alle banche di fare prestiti».
Mnuchin ha confermato che «nel lungo termine credo alla politica del dollaro forte, ma nel breve bisogna valutare se una sua forza eccessiva ha un impatto sui commerci». Quanto alla globalizzazione, «il presidente è preoccupato per il deficit commerciale, e per il fatto che alcuni di questi trattati per il libero scambio non sono buoni per gli Usa. Preferisce accordi bilaterali, ma in generale vuole essere sicuro che siano equi». Da qui le pressioni sul G20 affinché togliesse dal comunicato finale l’abituale impegno ad evitare ogni forma di protezionismo, che hanno fatto scalpore al vertice preparatorio di Baden Baden: «La ragione per cui abbiamo voluto togliere questo linguaggio è che se non potremo avere il commercio equo, se qualcuno violerà le regole della Wto, e se ci sono parti di questi accordi commerciali negative per gli Usa, ci riserviamo il diritto di essere protezionisti».  BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

1 commento:

Blogger ha detto...

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