Louis-Ferdinand Céline: Saggi, interviste, ricordi e lettere, a cura di Andrea Lombardi e con la collaborazione di Gilberto Tura
Risvolto
Negli ultimi anni Louis-Ferdinand Céline è tornato prepotentemente alla
ribalta nell'attenzione del pubblico e della critica, in Francia e non
solo, con una fitta produzione editoriale comprendente la pubblicazione
di inedite testimonianze, epistolari e anche scritti autografi.
Purtroppo, in Italia – paese che in passato si era distinto negli studi
céliniani – ben poco di questo prezioso materiale è stato tradotto e
presentato al pubblico degli amanti di Céline e della grande letteratura
in generale, ma, anzi, diverse delle recenti uscite editoriali italiane
a lui dedicate rientrano più nella sfera della critica letteraria
autoreferenziale, per di più spesso basata su tesi preconcette, e non
nella ricerca spassionata della divulgazione dell'opera dell'autore
tramite la condivisione con i lettori di nuovi elementi bibliografici
primari e secondari.
Questo libro cerca di coprire questa lacuna, pubblicando numerose
testimonianze, saggi, lettere e interviste di Louis-Ferdinand Céline
inedite in italiano, assieme ad altri articoli e interventi editi degni
di nota ma difficilmente reperibili.
Tra le testimonianze, quelle di Georges Geoffroy, compagno di
scorribande di un giovane Louis Destouches a Londra nel 1915,
dell’artista e bohémien Eric Mahé, l’esclusiva intervista di David
Alliot alla figlia di Céline Colette Destouches Turpin, dell’amica di
famiglia Eliane Bonabel, dell’amico-nemico Gen Paul, di Robert Debré e
Sylvain Malouvier rievocanti il Céline medico negli anni ’30,
dell’incontro in Russia nel 1935 con l’antifascista Lucie Mazauric,
dell’amante Erika Irrgang, di Frédéric Empeytaz, prefetto della “rossa”
banlieue di Clichy, di Karl Epting e Gerhard Heller dell'Istituto di
cultura tedesco nella Parigi dell’Occupazione, del colonnello SS Hermann
Bickler, di Robert Brasillach, dell’affascinante libertina Maud de
Belleroche, del giornalista Ole Vinding nell’esilio danese, di Pierre
Duverger a Meudon…
Nei saggi, il corazziere Destouches tra gli orrori della Grande Guerra,
l'avventurosa storia del manoscritto originale del Viaggio al termine
della notte e la sua prima traduzione italiana, le traduzioni comparate
di Morte a credito di Giorgio Caproni e Giuseppe Guglielmi, le
considerazioni controcorrente su Mea Culpa e Bagatelle per un massacro
dei critici letterari Éric Mazet e Pol Vandromme, tra i maggiori esperti
di Céline, La bella rogna e la polemica anticristiana secondo Dominique
Venner, Da un castello all'altro nel commento di Francesco Biamonti e
Pantomima per un'altra volta in quello di Alberto Carrara, l'opera
letteraria e la vicenda umana di Céline secondo il suo maggiore biografo
François Gibault, e i commenti di Cesare Cases, Emilio Tadini e Alberto
Arbasino, Ezra Pound, Drieu la Rochelle, Adrien Arcand e Benito
Mussolini, Kurt Vonnegut, Henri Guillemin, Paul Lévy, Nicole Debrie,
Henry Miller, Saul Bellow, Will Self, António Lobo Antunes, William S.
Burroughs, Charles Bukowski e Gilles Deleuze.
Quindi, le lettere a Élie Faure, a Gallimard, alla stampa
collaborazionista francese, a Alexandre Gentil, Henri Mondor, Roger
Nimier, un’inedita introduzione ad un articolo del 1929 scritto dal
dottor Destouches per la rivista medica della Società delle Nazioni, le
interviste di Robert Sadoul per la Radio suisse romande nel 1955 e di
Madeleine Chapsal per “L’Express”, l’autointervista incisa su vinile da
Festival nel 1957, Céline sulla TV e sulla pubblicità per “Télé
Programme Magazine” nel 1958, e l'ultima, profetica intervista al
critico letterario Robert Stromberg del 1961.
Completa il testo una sezione iconografica presentante fotografie e
documenti in gran parte inediti per il pubblico italiano, provenienti da
archivi pubblici e collezioni private.
Alessandro Gnocchi GIornale - Dom, 19/06/2016
- Dom, 16/11/2014
I romanzi con un messaggio sono l'apice della volgarità
Lo scrittore francese, già nel 1958, distrugge i colleghi narcisisti che credono di avere idee "importanti". I romanzi di oggi sono inutili: vogliono informare. Ma le idee al massimo riempiono le enciclopedie
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