giovedì 11 marzo 2010

Postmodernismi: Luigi Cavallaro, il '68 e Berlusconi

Luigi Cavallaro, in un intervento sul "manifesto", ha osato infrangere un tabù della sinistra radicale individuando nell'ondata sessantottina le radici di un individualismo culturale postmoderno che ha fatto da cavallo di troia per la deregulation, il neoliberalismo e infine il berlusconismo. Sono completamente d'accordo con lui: è ora, per rovesciare una volgarità del passato, di sputare sul '68 e sui suoi catastrofici equivoci ed è bene che sia anzitutto chi ancora si riconosce nel materialismo storico a farlo.
La replica di Dominijanni è sintomatica della mentalità radical-chic dei manifestini. Ma ancora peggio è l'autoassoluzione di Rina Gagliardi, ex ferocissima sacerdotessa del bertinottismo rampante, il più cinico e vacuo fenomeno di degenerazione della sinistra in tutto il mondo occidentale [SGA].

Berlusconi, il «Grande Altro» e il Sessantotto
di Luigi Cavallaro, il manifesto, 2 marzo 2010
«C'era una volta la Repubblica, la Costituzione, lo Stato: era l'epoca della politica moderna. Poi venne il Cavaliere postmoderno e cominciò l'opera di smontaggio»: così ha scritto Ida Dominijanni («Il Medioevo prossimo venturo») sul «manifesto» del 26 febbraio scorso. C'è molto di vero, ma manca l'essenziale. Facendo carico a Berlusconi dello smontaggio dell'immaginario e del linguaggio istituzionale del moderno si rischia infatti di scambiare l'effetto con la causa [...]
Si tratta di un ordine simbolico che può essere racchiuso nella più celebre delle parole d'ordine che trionfarono nella rivoluzione mondiale del '68: «Vietato vietare!». E di cui Berlusconi mostra l'unica possibilità d'inveramento in un'economia periferica quanto alla struttura produttiva, in cui le tanto glorificate «piccole imprese» possono campare solo grazie all'evasione fiscale e contributiva. In cui i lavoratori, divisi fra precari e garantiti, cercano di spuntare salario con tutti i mezzi possibili. E in cui le rendite prosperano grazie alla speculazione edilizia e finanziaria, mentre lo Stato ha cessato ogni velleità di pianificazione o programmazione per farsi distributore di sussidi e prebende...

La risposta di Ida Dominijanni:
Ringrazio Luigi Cavallaro della sua attenzione e gli replico volentieri, perché il suo intervento esplicita un'idea che circola, spesso in modo meno esplicito, a destra e a sinistra, e sulla quale vale la pena a mio avviso di tentare di fare chiarezza. L'idea è questa, che la concezione individual-liberista della libertà berlusconiana affondi le sue radici nella rivoluzione libertaria del Sessantotto e seguenti, e che dunque la rivoluzione libertaria del Sesantotto bebba farsi - colpevolmente - carico di questo suo nefasto esito, con - immagino - conseguente abiura...

RINA GAGLIARDI, MANIFESTO del 10/3/2010 a pag. 10

2 commenti:

federico.grendine ha detto...

Non è la prima volta che Cavallaro si muove su questo terreno, a mio modo di vedere estremamente fruttuoso. Se non ci libereremo dello spettro del 68, non riusciremo a ricostruire in alcun modo un discorso che rifiuti integralmente le premesse metodologiche del neoliberismo.

materialismostorico ha detto...

Concordo.