lunedì 12 maggio 2014
Editorialisti milionari del Corriere e di Repubblica criticano le oligarchie e il potere!
Il dominio delle oligarchie nel confronto tra Ezio Mauro Zagrebelsky, Canfora e Stella
di Simonetta Fiori la Repubblica 10.5.14
TORINO
NEI giorni della vergogna dell’Expo, il tema dell’intreccio tra danaro e
potere richiama il pubblico del Salone. In una gremita sala gialla si
discute delle “oligarchie” e della minaccia che rappresentano per la
democrazia. L’occasione è la pubblicazione di un dialogo tra Luciano
Canfora e Gustavo Zagrebelsky, curato dallo studioso di filosofia
Geminello Preterossi (La maschera democratica della democrazia,
Laterza). Ma cosa s’intende per “oligarchia”? Ezio Mauro propone una
sintesi delle definizioni suggerite dai due studiosi. Il governo dei
pochi a danno dei molti, «un esercizio del potere che toglie la potestà
ad alcuni a vantaggio di altri». Un meccanismo che produce «esclusione» e
«diseguaglianza». Qual è la materia della politica oligarchica del
nostro tempo? Essa è costituita dal danaro e dal potere, e dal loro
reciproco collegamento. «Ma con una differenza fondamentale rispetto al
passato. Un tempo potere e denaro erano mezzi, non fini. Oggi potere e
denaro sono diventati i fini, da qui lo sconfinamento nell’epoca del
nichilismo». Ma per potere esistere — questa la tesi di Zagrebelsky e
Canfora — l’oligarchia si deve fingere democratica, finendo per
intaccare il cuore stesso della democrazia. «L’organismo democratico
viene dato per morto», dice il direttore di Repubblica , «ma io non sono
d’accordo. È sbagliato liquidare l’intero sistema politico come un
blocco unico. Lo scandalo dell’Expo e la decapitazione della destra
berlusconiana per motivi penali — Previti, Dell’Utri, Scajola — ci
impongono di dare giudizi motivati, non di prendere a calci l’intero
sistema».
La democrazia appare ormai come «un guscio vuoto», replica
Zagrebelsky, «ma non è detto che non si possa nuovamente riempire». Il
guscio comunque resta. «Oggi vedo proliferare un meccanismo oligarchico
che crea consenso chiedendo fedeltà. Ma questo sistema è condannato
presto a incepparsi. Con esiti che possono essere di segno opposto: una
soluzione autoritaria oppure una ripresa democratica, grazie alla
reazione degli “esclusi”». È meno ottimista Canfora, che si definisce un
“iperdemocratico” che non può stare sereno «in un mondo segnato
dall’omogeneità finanziaria ed economica tra Stati Uniti ed Europa».
Secondo lo storico la società italiana è segnata da una rete di
“oligarchie concentriche” che dai “clan di paese” salgono alle élite più
colte. Quello che lo colpisce «non è tanto il loro potere perverso ma
la reticenza con cui vengono coperte anche dai giornali». Sorprende
l’intreccio tra danaro e potere? Gian Antonio Stella, inventore
giornalistico della “casta”, evoca addirittura una caso di “Expo
postunitario” avvenuto nel 1862. Come a dire nihil sub sole novi.
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