martedì 12 gennaio 2010

La lotta per il riconoscimento e per la dignità umana: "Se questa è stata una guerra, noi l'abbiamo fatta perché volevamo essere uguali"


Non abbiamo che da ascoltare e imparare [SGA].

Un capo della rivolta africana

«Abbiamo perso. Ora molti di noi andranno al Nord»
Quei ragazzi a Rosarno che raccolgono arance al freddo fanno una vita da schiavi, sono chiamati da tutti "negri" e lasciati senza nulla Mimmo Calopresti regista
dal Corriere della Sera di domenica 10 gennaio 2009

ROSARNO - «Se questa è stata una guerra, noi l' abbiamo fatta perché volevamo la parità: volevamo essere uguali, essere come loro, gli italiani. È finita con la polizia che ci diceva "ve ne dovete andare altrimenti rischiate che vi uccidano". Vuol dire che abbiamo perso. Siamo gli sconfitti. Da questa guerra usciamo con la testa bassa». Ahmed R. parla dal centro di accoglienza di Crotone. È stato uno dei primi a lasciare Rosarno. La polizia l' ha trasportato lì venerdì notte, assieme ad altri duecento cittadini africani. Fra gli abitanti dell' ex fabbrica chiamata Rognetta la sua voce era una delle più ascoltate. Ahmed ha studiato, parla cinque lingue, è stato in Spagna, Francia e Austria, ha i capelli brizzolati. È una specie di saggio di 34 anni. Viene da Safi, sulla costa occidentale del Marocco, a 130 chilometri da Marrakech. Non ha la pelle scura, ma negli ultimi quattro anni ha diviso la vita con tanti giovani dell' Africa sub-sahariana chiamandoli fratelli. «Perché oggi nel mirino ci sono loro - dice - ma domani toccherà a me. E allora sarebbe stato ingiusto cercare di salvarsi, bisognava battersi tutti assieme»...

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