giovedì 18 febbraio 2010
Fondi pubblici all'editoria. E' davvero il caso per giornali come questi?
Da tempo giornali come "il manifesto" e "Liberazione" stanno cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica sui tagli dei finanziamenti pubblici all'editoria di partito e ai giornali-cooperative. Il tema è complesso e in generale è giusto che lo Stato finanzi i giornali per garantire il pluralismo dell'informazione (tralascio ogni considerazione sulle finte cooperative o sui grandi quotidiani nazionali, essi stessi sovvenzionati).
Il manifesto, Liberazione e altre piccole testate, tuttavia, dovrebbero anche fare i conti con la realtà. Quante copie vende il manifesto? Forse diecimila? Quante copie vende Liberazione? Forse tremila?
Perché non se li fila nessuno e non sono in grado di reggersi da soli? Evidentemente c'è più di un problema se nel corso degli anni si sono ridotti a giornali parrocchiali. Ed è giusto che vengano finanziati con i soldi pubblici dei giornali fatti malissimo, che non riscuotono un interesse significativo tra i lettori e che, oltretutto, funzionano al loro interno in maniera opaca e familistica?
Ecco, allora: di questo titolo che trovate qui sotto, la verità sta nel secondo corno. Più che un attacco alla democrazia si tratta anzitutto di un attacco all'occupazione. La loro [SGA].
di FULVIO FAMMONI, MANIFESTO del 16/2/2010 a pag. 10
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