lunedì 8 febbraio 2010
La Cina e l'Occidente. Matteo Ricci e ancora prima
Il confronto La brutalità degli spagnoli verso gli indios contrasta con il comportamento del gesuita
Dalla «conquista» all' integrazione
Due strategie opposte dell' Europa nei rapporti con i mondi lontani
di NUCCIO ORDINE, Corriere della Sera, 7 febbraio 2010 Pagina 37
Pistole e archibugi da una parte, manoscritti e teoremi dall' altra; la certezza di essere a contatto con esseri bestiali degni di schiavitù o la convinzione di avere a che fare con uomini degni di rispetto? Voler imporre la propria lingua e la propria cultura o parlare la loro lingua e adeguarsi ai loro costumi? Rapinare ricchezze o condividere la geometria euclidea e fare tesoro dei loro classici? : Due concezioni diametralmente opposte di rapporto con l' «altro» si incarnano nelle esperienze compiute dai conquistadores nel Nuovo Mondo (1492) e da Matteo Ricci in Cina (1583)...
L'arte del rispetto reciproco
di Sergio Romano, Corriere della Sera, 7 febbraio 2010 Pagina 36
Quando Matteo Ricci mise piede sul continente cinese nel 1582, l' Europa conosceva la Cina appena un po' meglio di quanto la Cina conoscesse l' Europa. Ricci, quindi, fu per certi aspetti un doppio Cristoforo Colombo: rivelò la Cina agli europei e l' Europa ai suoi ospiti. E lo fece, per meglio raggiungere il suo scopo, assumendo per quanto possibile una identità cinese. È giusto quindi che la mostra organizzata in suo nome cerchi di dare un ritratto culturale dei due mondi fra cui Ricci divenne mediatore e interprete. Le opere d' arte italiane e cinesi riunite in occasione della mostra non sono semplici decorazioni e illustrazioni. Sono la migliore prova della straordinaria differenza che esisteva fra i due continenti e della complessità dell' opera che Ricci si era proposto. Il pensiero corre allora a un altro gesuita che affrontò lo stesso problema nella prima metà del Settecento...
Ritorno a Pechino
L' «ambasciatore» Matteo Ricci Cina e Italia lo celebrano come il ponte tra due civiltà
Gli ultimi momenti di Matteo Ricci furono attraversati da una serenità quasi ilare, come dopo un lavoro ben fatto. Il gesuita marchigiano moriva ma gli anni in Cina non erano trascorsi invano. Unico rimpianto: non aver potuto mai incontrare l' imperatore. La Cina. Ai confratelli Ricci confidò: «Una porta aperta ha grandi meriti ma non è senza molti pericoli e tribolazioni». Quasi una profezia. La porta era aperta, Cina ed Europa avevano cominciato a conoscersi grazie a lui, che aveva tradotto Confucio in latino...
di FRANCESCO SISCI, STAMPA del 7/2/2010 a pag. 28/29
du RAFFAELE ALLIEGRO, EMILIO LAGUARDIA, MESSAGGERO del 7/2/2010 a pag. 16
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