mercoledì 10 febbraio 2010

Paolo Mieli legge Di Nolfo e minimizza la svolta di Salerno, offrendo però importanti spunti di riflessione

Il saggio. La politica degli Alleati ricostruita da Di Nolfo e Serra. Il tema . Attraverso il Patto atlantico si rinsaldò un legame già molto forte
La svolta di Togliatti aprì la strada agli Usa
L' ingresso del Pci nel governo Badoglio del 1944 convinse gli americani a impegnarsi per l' Italia
di Paolo Mieli, Corriere della Sera, 9 febbraio 2010 Pagina 038/039

Altro che discontinuità. Quando, nella seconda metà degli Anni Quaranta, l' Italia divenne una potenza amica degli Stati Uniti, in realtà non fece che portare a compimento una politica sotterranea che, a dispetto (ma forse non del tutto) di quella mussoliniana, si era sviluppata sotto traccia già nel corso dei due decenni precedenti. Del resto, come scrisse Giuseppe Prezzolini, «uno Stato può essere democratico o totalitario, monarchico o repubblicano nella politica interna; ma in politica estera è soltanto uno Stato». E nel libro La gabbia infranta. Gli Alleati e l' Italia dal 1943 al 1945, che uscirà il 18 febbraio da Laterza (pp. 320, 20), Ennio Di Nolfo e Maurizio Serra sostengono che la storia del nostro Paese dalla caduta del regime fascista alla liberazione e alla resa tedesca sembra confermare che la politica estera fu il motore della continuità dello Stato nazionale. Nel senso che tutto quello che venne alla luce dopo, nell' Italia liberata, era stato già ampiamente preparato prima nell' Italia fascista. «Il mancato equilibrio tra emozioni e realismo - altro paradosso nella patria di Machiavelli - conduce a vedere nelle "catastrofi" come nelle "vittorie" (con una preferenza mediatica soprattutto per le prime) più di quanto esse non contengano», scrivono Di Nolfo e Serra...

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