domenica 14 febbraio 2010

Sergio Romano sul colonialismo e l'universo concentrazionario negli USA ma soprattutto sulla giornata della memoria

Tre interessanti interventi di Sergio Romano sul Corriere [SGA].

I cittadini nemici negli Usa durante la grande guerra
di Sergio Romano, Corriere della sera, Domenica 14 Febbraio 2010

Cari lettori, le vostre lettere affrontano problemi diversi, ma si prestano, come vedrete, a un risposta comune. A Pravettoni rispondo che il numero dei soldati americani reclutati dopo l’introduzione del servizio selettivo ma obbligatorio, superò di molto le esigenze della guerra. La macchina, una volta avviata, non venne fermata anche perché una parte importante del contingente fu utilizzata per il fronte interno, vale a dire il presidio della frontiera messicana e il controllo dei residenti americani che erano, al momento dello scoppio del conflitto, cittadini di un Paese nemico...

COLONIALISMO E TERZO MONDO L'AVVOCATO DELL'ACCUSA
di Sergio Romano, Corriere della sera, Sabato 13 Febbraio 2010

Caro Anselmi, la bibliografia sul Terzo Mondo (o, più semplicemente, «Sud del mondo», come viene spesso definito) è letteralmente sterminata. Esistono migliaia di libri sul colonialismo ed esiste una letteratura altrettanto abbondante sulla decolonizzazione che cominciò nel 1964 con un profetico ammonimento di René Dumont intitolato «L’Afrique noire est mal partie», l’Africa nera è partita male. L’opera più recente apparsa in Italia abbraccia con un solo sguardo le due fasi — coloniale e post-coloniale — e s’intitola per l’appunto «Il sud del mondo, tre continenti fra storia e attualità»...

I GIORNI DELLA MEMORIA LA STORIA GIUSTIZIERA
di Sergio Romano, Corriere della sera, Giovedi' 11 Febbraio 2010

Caro Cortese de Bosis, Lei stesso osserva che la  morte dei soldati alleati viene ricordata l’8 maggio e che quella degli 87 mila italiani dovrebbe essere ricordata il 25 aprile. Nel calendario europeo e americano esistono giorni diversi anche per meglio sottolineare che non tutti morirono allo stesso modo, sullo stesso fronte e per le stesse ragioni. Un grande giorno della memoria valido per tutti sarebbe in realtà il giorno di nessuno.
Che esista un problema e che non tutti siano soddisfatti è dimostrato, tuttavia, dalla frequenza con cui nelle scorse settimane abbiamo ricevuto lettere di persone che rappresentano gruppi trascurati, dimenticati o non sufficientemente commemorati. Forse dovremmo chiederci se questa rispettabile iniziativa — il «giorno della memoria»—non abbia prodotto effetti imprevisti e qualche inconveniente. Ne vedo almeno due. In primo luogo ha creato una sorta di gerarchia delle memorie con tutti i sentimenti di invidia e gelosia che questo comporta. Il criterio dominante, naturalmente, è il numero delle vittime: un dato che colloca il massacro degli ebrei, in Occidente, al primo posto...

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