mercoledì 17 marzo 2010
Riforma universitaria: gli emendamenti Valditara peggiorano ulteriormente il testo
Vincendo in questo modo una sfida che sembrava impossibile. Subito sotto, il comunicato di Marco Merafina, portavoce del Coordinamento Nazionale dei Ricercatori Universitari, nel quale si prende atto della necessità di rinunciare agli affidamenti e di bloccare l'anno accademico 2010/11 [SGA].
GIANNI TROVATI, SOLE 24 ORE del 16/3/2010 a pag. 35
Cari colleghi, il relatore del DDL Gelmini al Senato, Sen. Valditara, ha pubblicato le sue proposte di emendamento alla legge attualmente in discussione. Il fatto che tali emendamenti provengano dal relatore della legge conferisce agli stessi un'importanza particolare, visto che saranno sicuramenti presi in seria considerazione. Detto questo, credo sia importante fare alcune considerazioni sul contenuto dei questo documento che trovate sul sito del CNRU all'indirizzo http://w3.uniroma1.it/cnru/wp-content/uploads/2010/03/emendamenti.pdf.
Un primo punto riguarda l'articolo 5-bis (comma 1): si parla di obbligo della didattica, tuttavia questo obbligo c'è e non c'è. In questo emendamento si sancisce il passaggio dalla definizione di un massimo di ore a un minimo di ore di attività che ovviamente stravolge lo stato giuridico del ricercatore universitario. Tuttavia non si parla esplicitamente di attività didattica frontale ma, è questa la novità, da ora in poi potranno essere emanati regolamenti didattici di ateneo che possono obbligare i ricercatori a un minimo di didattica frontale senza che il CUN possa rimandarli indietro perché illegali e contrari alla legge 382/80.
Un secondo punto (articolo 5-bis, comma 9) riguarda gli scatti che da biennali diventano triennali e per ottenerli bisogna fare una domanda corredata da documentazione dull'attività didattica, scientifica e gestionale che ulteriormente stravolge lo stato giuridico sul piano della dinamica retributiva e per di più in forma retroattiva, perché manca la norma dell'opzione per coloro che sono inquadrati nel ruolo secondo il regime previgente: di fatto siamo tutti (ordinari, associati e ricercatori) costretti ad accettare la nuova normativa anche se inquadrati precedentemente con un'altra legge). Questa cosa potrebbe avere profili di incostituzionalità.
Insomma, una terza fascia dei doveri senza alcun diritto e senza il riconoscimento del ruolo effettivamente svolto che potrà diventare da adesso in poi un obbligo peraltro nemmeno retribuito.
Rispetto alla questione dei ricercatori da più parti sollevata, la risposta di Valditara è l'ennesimo schiaffo alla categoria per di più di fronte ad atteggiamenti costruttivi e a proposte per risolvere il problema. Resta da capire il peso effettivo che Valditara ha o avrà nell'iter complessivo del DDL e quali risposte verranno dalla CRUI, dal CUN e dalla comunità accademica.
Noi ricercatori dovremo come al solito fare la nostra parte: ormai non c'è più nulla da perdere, anzi forse tutto potrebbe essere già perduto. E comunque continueremo a perseguire la battaglia per la nostra proposta già il 24 marzo al Ministero. Ma, vista la situazione, la via della protesta diventa sempre più l'unica strada percorribile.
Marco Merafina
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