Scalfari dà qui un esempio dell'atteggiamento conciliante e magnanimo che spesso i liberali democratici - che si sentono anche un po' aristocratici - si permettono di tenere verso coloro che ritengono di avere sconfitto. Ma il problema non è il suo narcisismo. Questo tono accondiscendente e persino affettuoso nasconde però una fondamentale incomprensione del pensiero di Marx, del quale Scalfari non coglie qui nemmeno un barlume. La sua lettura della modernità non può che uscirne inficiata e risultare perciò molto discutibile. E' tutto da vedere, poi, se il liberalismo democratico possa davvero considerarsi un vincitore della storia. Oppure se il suo tramonto non sia cominciato nel momento stesso in cui si è liberato dell'avversario, di quel conflitto politico-sociale e di quelle istanze di trasformazione della realtà che hanno costretto il liberalismo sulla strada della democrazia [SGA].
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