lunedì 10 maggio 2010

Unità nazionale: interviene Nunzio Dell'Erba

Ricevo questo intervento, a commento dell'articolo di Angelo d'Orsi precedentemente segnalato, dal collega dell'Università di Torino Nunzio Dell'Erba. Ringraziandolo, segnalo anche il suo recente libro su Mazzini, del quale troverete più sotto una recensione da "Il giornale di Brescia" [SGA].

Ha ragione Angelo d'Orsi ("il Manifesto", 6 maggio, p. 10) nel deprecare l'atteggiamento antiunitario della Lega e dei suoi rappresentanti, che denigrano il Risorgimento e ignorano il vivace dibattito (e il sacrificio di tante vite umane) che portò all'Unita d'Italia. La formazione di uno stato nazionale fu un grande evento rivoluzionario, il cui esito fu il risultato di un lungo processo culturale e politico che prese avvio alla fine del XVIII secolo e che precisò la sua fisionomia nei primi decenni del secolo successivo.
Da Melchiorre Gioia, contrario nel 1796 ad una federazione di repubbliche autonome e favorevole a una repubblica unitaria italiana, fino a Giuseppe Mazzini e alla sua battaglia per il "Risorgimento d'Italia" fu un susseguirsi di iniziative che portarono alla formazione di uno stato unitario nato nel 1860 e completato nel 1870. Esso, nonostante i limiti strutturali denunciati da Merlino e da Gramsci come attuazione di una "conquista regia" a carattere moderato, lasciò insoluti molti problemi come lo squilibrio tra Nord e Sud, ma - come giustamente sostiene d'Orsi - costituì "un dato di progresso" da salvaguardare e da valorizzare nella coscienza democratica del Paese.
Nunzio Dell'Erba

Nunzio Dell'Erba: Giuseppe Mazzini. Unità nazionale e critica storica, Grasso, Padova 2010
 
Un'esigenza sempre viva della ricerca storiografica è quella di studiare un personaggio nel contesto delle vicende politiche e sociali del suo tempo, ma per alcuni diventa essenziale la critica storica al loro pensiero e alla loro azione politica. Il caso di Giuseppe Mazzini (1805-1872), considerato il più fervente fautore dell'Unità d'Italia, è significativo per i giudizi disparati della sua opera nell'età liberale e in quella fascista e repubblicana. L'autore, dopo aver esposto il pensiero e l'azione politica dello scrittore genovese, analizza i molteplici e contraddittori giudizi espressi nel corso della storia d'Italia, cercando di valutare la figura di Mazzini su un piano strettamente storico per sottrarla al ricatto delle agiografiche e opposte memorie.

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