MARZIO BREDA, CORRIERE DELLA SERA del 4/5/2011 a pag. 53
venerdì 6 maggio 2011
Il nuovo libro di Gotor sul caso Moro
Miguel Gotor: Il memoriale della Repubblica, Einaudi, Torino 2011
Miguel Gotor ritorna sui documenti del rapimento Moro, con l’attenzione filologica che pubblico e critica hanno apprezzato nelle “Lettere della prigionia”; un’attenzione quanto mai necessaria, visto che il “Memoriale” costituisce un corpus unitario soltanto nelle intenzioni dello scrivente, ma fu reso pubblico in momenti affatto diversi ed è giunto a noi in differenti stati di conservazione (manoscritti, fotocopie di manoscritti, dattiloscritti). Un libro che vuol essere un passo necessario per avviare un’operazione di “igiene storiografica” che restituisca l’intera vicenda alla logica intrinseca della lotta politica italiana degli anni Settanta e oltre.
Scritto e riscritto a mano dal prigioniero, fotocopiato e battuto a macchina dai brigatisti, il memoriale che Aldo Moro produsse durante il suo rapimento per rispondere agli interrogatori delle BR è stato al centro di una rete di delitti, ricatti, conflitti tra poteri legittimi e non, che ha coinvolto alcuni tra i protagonisti della storia repubblicana e molti dei suoi snodi più inquietanti: dal generale Dalla Chiesa ad Andreotti, da Gladio alla P2, dai servizi segreti alla banda della Magliana, dall'omicidio del giornalista Pecorelli ai brigatisti Moretti, Gallinari, Senzani e Fenzi.
Lo stesso memoriale è incompleto, lacerato, avvolto dal mistero: perché le BR non lo resero mai pubblico come invece avevano promesso? I dattiloscritti rinvenuti nel covo brigatista di via Monte Nevoso nel 1978 furono censurati e da chi? Perché dovettero passare dodici anni prima che nel medesimo covo fosse scoperto un nascondiglio da cui emersero numerose fotocopie degli autografi di Moro? E dove è finito il manoscritto originale? E cosa vi era scritto?
Le risposte a tali domande si trovano in questo libro, dove Miguel Gotor dimostra, come già nella sua fortunata edizione delle lettere dalla prigionia, che è possibile sottrarre le carte di Aldo Moro alle dietrologie e ai sospetti, per consegnarli al rigore del metodo storico. Vengono così decifrati, finalmente, i segni di una sanguinosa e decennale lotta di potere, in cui la politica, le ambizioni personali, la criminalità e gli affari si intrecciano con la crisi della Repubblica. Un enigma italiano, e la sua soluzione.
BENEDETTA TOBAGI, LA REPUBBLICA del 4/5/2011 a pag. 59
I SEGRETI D'ITALIA NELLE PAROLE DI MOROMARZIO BREDA, CORRIERE DELLA SERA del 4/5/2011 a pag. 53
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