mercoledì 18 gennaio 2012
Il secondo volume del Corpus Hermeticum
La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto, vol. 2, a cura di P. Scarpi, Mondadori-Fondazione Valla, Milano
Giordano Bruno bacchettato a Oxford
Esoterico. Pubblicato il secondo volume de ”La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto”, da cui il filosofo nolano si ispirò per dimostrare la teoria eliocentrica
di Errico Buonanno il Riformista 18.1.12
Quando Poimandres, il Nous del dominio assoluto, appare in forma di essere gigantesco a un uomo tutto teso col pensiero verso l'essere e gli domanda cosa voglia "udire e vedere e poi apprendere e conoscere grazie alla contemplazione", il suo interlocutore gli risponde: "Voglio essere istruito intorno agli esseri, comprenderne la natura e conoscere dio". E così che inizia il primo Trattato, il Poimandres, del Corpus Hermeticum: e subito a quell'uomo si svela tutto, trasformandosi in luce serena e gioiosa della quale egli si innamora. La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto - il "Corpus Hermeticum" - è una delle raccolte di testi più fortunate e influenti che la tarda antichità ci abbia lasciato. Ed è certo difficile resistere al fascino che viene dalla sua singolare miscela di teologia e cosmologia, di studio dell'uomo e dottrina dell'anima, demonologia e astrologia. È un libro, questo, che parla del Principio e della Fine, e adombra una via di Salvezza. Ha, inoltre, una storia del tutto romanzesca. Già attribuito al "tre volte grande" ("trismegistos", appunto) Ermes - il dio della scrittura, dell'astrologia e dell'alchimia che risulta dall'associazione della divinità greca con l'egizio Thoth - esso è ritenuto antico quanto se non più di Mosè, e interpretato come prefigurazione del Cristianesimo. Redatto, in realtà, tra il I e il IV secolo della nostra èra, nel 1460 l'originale greco giunge nelle mani di Cosimo de' Medici, che ordina subito a Marsilio Ficino di dimenticare Platone...
Il secondo volume de La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto, appena uscito per la Fondazione Lorenzo Valla e Mondadori, è un libro prezioso di cui vale la pena di conoscere la storia. Completa in maniera impeccabile la più curata delle edizioni di un complesso di scritti, il Corpus Hermeticum, che, come pochi, riuscirono letteralmente a cambiare le sorti del mondo; e, ancora più curiosamente, lo fecero per una serie di eventi fortuiti, incidenti, malintesi, così come, d’altra parte, succede spesso per le grandi svolte.
Quando nel 1463 Leonardo da Pistoia tornò a Firenze con delle opere provenienti dall’Egitto, in molti restarono stupiti: dei testi mistici attribuiti al mitico Ermete Trismegisto, profeta contemporaneo di Mosè se non persino più antico. La sua era una saggezza che aveva attraversato le epoche in forma segreta e per questo incorrotta fin dagli albori dell’umanità. Ermete era in grado di anticipare tutte le vette più alte del pensiero a lui successivo: la filosofia greca, il platonismo, e addirittura il cristianesimo. Bene. Tutta questa “preveggenza” altro non era che il frutto banale di un errore di datazione storica: gli scritti non erano più antichi del II e III secolo, successivi perciò a tutto ciò che “anticipavano”. Eppure fu questa confusione a rendere il Corpus Hermeticum un testo straordinariamente affascinante. Cosimo de’ Medici ordinò a Ficino di eseguire una traduzione lampo, la cui fortuna fu inaudita. L’immagine dell’universo come organismo vivente, il senso di un significato nascosto dietro l’apparenza del mondo furono gli elementi base di quella magia naturale a cui si dedicarono Pico della Mirandola e Cornelio Agrippa. Ma soprattutto il culto del Sole proposto da Ermete avrebbe ispirato utopie sociali come quella di Tommaso Campanella ed intuizioni fulminanti.
Come anni fa raccontò Frances Yates, non fu ben chiara l’avversione di Giordano Bruno nei confronti dei «pedanti» professori di Oxford (contro cui se la prendeva nella sua Cena delle ceneri) finché non venne rinvenuto lo scritto di uno di essi, Abbot. Quest’ultimo aveva assistito al ciclo di conferenze sulla teoria copernicana tenuto dallo stesso Bruno nella storica università inglese nel 1583, e ne aveva rivelato un incidente piuttosto increscioso. «Quando quell’omicciattolo italiano, che si autodefiniva magis elaborata Theologiae Doctor ecc... visitò la nostra università, non stava nei panni per il desiderio di divenire famoso. Quando ebbe occupato il posto più alto della nostra più famosa scuola, rimboccandosi le maniche come un giocoliere e facendoci un gran parlare di chenturm & chirculus & circumferenchia (tale è infatti la pronuncia del suo paese), egli intraprese il tentativo di far stare in piedi l’opinione di Copernico, per cui la terra gira, e i cieli stanno fermi; mentre, in verità, era piuttosto la sua testa che girava». Fin qui Abbot si limita, senza troppo gusto, a criticare la teoria eliocentrica e a prendere in giro l’italianità di Bruno. Ma il peggio, per il nolano, doveva ancora arrivare: «Un uomo grave, che occupava una posizione eminente in quella università, ebbe l’impressione di aver letto da qualche parte quelle stesse cose che il dottore stava esponendoci. Recatosi nel suo studio, trovò che sia la prima sia la seconda lettura erano state tratte, quasi parola per parola, dalle opere di Marsilius Ficinus». Colto in fallo, Giordano Bruno venne invitato dagli inglesi a prendere subito armi e bagagli e a porre fine al ciclo delle conferenze.
Senza alcun dubbio una figura barbina, ma non è questo che può interessarci, perché, senza rendersene conto, il professor Abbot ci sta fornendo un’indicazione preziosissima. Bruno stava sì difendendo la teoria copernicana, ma con qualche decennio d’anticipo rispetto al metodo empirico non lo stava facendo (e non avrebbe potuto farlo) con le armi della razionalità. Il filosofo difendeva Copernico ripetendo «quasi parola per parola» un’opera di Marsilio Ficino, il De vita coelitus comparanda. Un testo magico, un testo esoterico. Un testo impostato sul culto di un Sole come centro mistico dell’universo preso di peso dal Corpus Hermeticum. Ovvero: una verità scientifica, compresa attraverso la passione di un testo frutto di un malinteso storico. La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto è l’ennesima dimostrazione di come non ci sia nulla di meno razionale e più accidentale del progresso del mondo, e di come il Sole della verità sia spesso nascosto dietro le nebbie dell’equivoco.
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