martedì 28 febbraio 2012

Nella consueta lezione settimanale di liberalismo, Ostellino individua un problema reale

E cioè che senza conflitto la democrazia finisce per deperire [SGA].

lo scenario
La Grande Coalizione: un fantasma italiano (poco) democratico
Integralismo, unanimismo e culto del capo 
Il rischio di adottare il modello «tedesco»
Piero Ostellino Corriere della Sera 27 febbraio 2012

Nell'Inghilterra del XVII secolo (1600) - dilaniata dalle guerre fra anglicani, cattolici e puritani, e oppressa dal dispotismo regio - stava nascendo lo Stato moderno: la guerra era la «levatrice della storia». La violenza rivoluzionaria in Francia, fra realisti e repubblicani, giacobini e girondini, durante il Terrore, avrebbe dato vita in prospettiva - come aveva previsto Edmund Burke nelle Riflessioni sulla Rivoluzione francese - a una democrazia illiberale. Nel 1835-40, Alexis de Tocqueville avrebbe scritto: «La democrazia è stata dunque abbandonata ai suoi istinti selvaggi; essa è cresciuta come quei bambini che, privi delle cure paterne, crescono da soli nelle strade delle nostre città non conoscendo della società i vizi e le miserie. (...) Il risultato è stato che la rivoluzione democratica si è effettuata nella materia della società senza che si operasse nelle leggi, nelle idee, nelle abitudini e nei costumi il cambiamento a renderla utile. Così, abbiamo la democrazia senza avere tutto ciò che dovrebbe attenuarne i vizi e farne risaltare i naturali vantaggi; e alla vista dei mali da essa prodotti non ci rendiamo conto dei beni che può darci» (La democrazia in America). Sempre nei primi anni del XIX secolo, Benjamin Constant...

Nessun commento: