domenica 11 marzo 2012
Il punto sulla querelle-Gramsci
BRUNO GRAVAGNUOLO, L'UNITA' del 10/3/2012 a pag. 39
Gramsci e Turati. Le due sinistre
di Gianfranco Sabattini e Lorenzo Bona il Riformista 10.3.12 da Segnalazioni
Chi è stato tra Filippo Turati e Antonio Gramsci il portatore maggiore di valori democratici e riformisti?. A questa domanda si propone di dare risposta il sociologo Alessandro Orsini, in un volume uscito di recente intitolato Gramsci e Turati. Le due sinistre.
Orsini ripercorrendo i principali “modelli pedagogici” alla base delle due maggiori anime della sinistra, ricostruisce i valori politico-culturali dei due personaggi più rappresentativi della sinistra italiana: principalmente attraverso atti congressuali per Turati e, per Gramsci, attraverso numerosi scritti che vanno dal 1916 sino ai celebri Quaderni del carcere.
Dal confronto Orsini ricava l’idea che Turati sia stato autentico difensore dei principi a fondamento della cultura politica dei socialisti democratici e riformisti. Mentre di Gramsci, sin tanto che è stato uomo libero, il sociologo ricava l’immagine di uno strenuo difensore di principi antidemocratici ed antiriformisti propri del “modello bolscevico”.
Orsini, inoltre, invita a rilevare due circostanze. Una è che, malgrado la diversità dei principi professati, la figura di Turati è stata coperta da discredito e messa in ombra, soprattutto a causa dei giudizi negativi mossi sul suo conto da esponenti del partito di Gramsci. La seconda circostanza è che Gramsci, contrariamente a Turati, verrà celebrato e ricordato come uno dei padri nobili della sinistra democratica italiana.
Il materiale documentario proveniente da fonti congressuali indurrebbe, cioè, senza troppi dubbi a ricavare che la cultura politica turatiana è sempre stata aperta ai principi del relativismo culturale, del rispetto degli avversari, del pluralismo politico, dell’elogio del dissenso, della difesa del diritto all’errore e dell’amore dell’eresia. Principi questi ai quali Turati è sempre stato fedele e, per questo motivo, riconoscibile “campione” di democrazia e di riformismo.
Più complesso, sempre per Orsini, sarebbe il discorso su Gramsci. Nel senso che dagli scritti del pensatore sardo prima del suo arresto e dai Quaderni del carcere, emergono aperture ai valori della democrazia e del riformismo diametralmente opposte. Mentre, nel periodo anteriore all’arresto, la cultua politica gramsciana appare sostanzialmente chiusa ai principi della democrazia e del riformismo, nel periodo successivo, la stessa cultura sembra rivelare una nuova “carica vitale” in una revisione profonda dei principi precedentemente condivisi.
Si tratta di un passaggio critico che, nel lavoro di Orsini, viene sminuito in importanza. Nel senso che, nello stesso lavoro, tale passaggio è associato al fatto che Gramsci in carcere avrà uno spazio tanto ristretto da risultare totalmente sottomesso «alle regole dell’istituzione carceraria» e, completamente isolato dal partito comunista, propenso ad evitare «ogni gesto sgradito all’autorità». L’isolamento e la sottomissione avrebbero così determinato un affievolimento della chiusura di Gramsci ai principi democratici e riformisti.
Questa interpretazione sembra però riflettere un eccesso di wishful thinking di natura ideologica. Ovvero, sembra riflettere il desiderio di poter giustificare l’esclusione di Gramsci dal novero dei pensatori di sinistra democratici e riformisti. Sennonché, lo studio dei Quaderni del carcere, sottratti alle strumentalizzazioni politicoideologiche, ha potuto suggerire che in essi si è compiuto un reale superamento dell’originario pensiero politico di Gramsci. Basti pensare il ruolo assegnato al concetto di egemonia nella spiegazione del funzionamento delle istituzioni proprie di un sistema sociale democratico per il governo della società civile.
Come è noto, il pensatore sardo interpreta la democrazia come luogo di confronto tra gruppi sociali antagonisti. La sfida è per loro l’instaurazione di un rapporti egemonico. I gruppi stanno cioè in una contrapposizione sempre reciproca e dialettica. Il loro obiettivo è quello di stabilire uno “scambio equilibrato” tra tutti gli interessi presenti all’interno della società civile. E proprio questo scambio a legare in modo del tutto originale la democrazia al pluralismo della società politica. L’esercizio del rapporto egemonico si trasforma così in un «governo delle differenze» e non in una omologazione o dissoluzione delle differenze in una presunta visione superiore della società civile, come ipotizzato da Gramsci prima della carcerazione, quando pensava alla dittatura del proletariato.
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1 commento:
Ecco la risposta di Alessandro Orsini ai suoi critici: http://www.blog.rubbettinoeditore.it/cartabianca/
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