domenica 1 aprile 2012

Dal premier golpista un inatteso elogio del comunismo

E il Professore ammette i guai del capitalismo
Alla scuola del partito comunista: vengono i brividi, ma è così
Ha detto: «Il sistema capitalistico come principio di organizzazione delle attività economiche ha molti punti di vantaggio rispetto al sistema dell’Urss. Ma quando è diventato monopolista si è rilassato.
I difetti nel sistema capitalistico sono cresciuti quando ha vinto sul comunismo sovietico Ora la Cina è basata sul mercato vissuto integralmente senza le caratteristiche di democrazia necessarie»
di Fabio Martini  La Stampa 1.4.12 da Segnalazioni


Un piano sequenza strepitoso, da film sovietico degli anni Trenta: in un grandissimo anfiteatro alla periferia di Pechino, millecinquecento quadri della Scuola Centrale del Partito comunista cinese attendono, in giacca e cravatta e in silenzio, l’imminente arrivo del presidente del Consiglio italiano, che sarà accompagnato dal compagno Li Jingtiam, vicepresidente della Scuola.
Finalmente, i due compaiono, sono salutati da un cortese applauso e vanno a collocarsi " dentro" una scenografia che oramai esiste soltanto qui: Monti e il vicepresidente si siedono su un tavolo piccolissimo, dietro al quale campeggiano due bandiere di Cina ed Italia, stese in verticale, affiancate, appena stirate, mentre alle loro spalle scorre una lunghissima tenda. Color verde acqua. In questa scenografia da realismo socialista, il professor Monti si produce in uno " numero" spiazzante, la provocazione intellettuale che non ti aspetti.
Accade quando uno degli " studenti" cinesi chiede al Professore se non creda che il sistema capitalistico sia entrato in crisi e Monti risponde così: «In crisi? In parte sì... e vengono i brividi a dire queste cose .... Ma oramai siamo tutti privi di pregiudizi ideologici. Credo che il sistema capitalistico come principio di organizzazione delle attività economiche, abbia molti, molti, molti punti di vantaggio, comprovati dalla storia, rispetto al sistema all' epoca instaurato nell'Unione sovietica... ». Poi si ferma e dice all’interprete: «Forse possiamo far tradurre fin qui... ». Monti, cui non fa difetto la piena consapevolezza della sua intelligenza, pregusta il colpo di scena e infatti non appena l’interprete racconta in cinese la frase appena pronunciata, tra i millecinquecento si diffonde un brusio di piacere.
Ma Monti è Monti e la sua affabulazione, ormai si sa, si scandisce sempre in due tempi, il primo è sempre accattivante, il secondo di solito è più secco. E infatti il presidente del Consiglio completa così il suo pensiero: «Tuttavia credo che ogni sistema evolve e migliora, se è sostenuto da qualche sfida competitiva. Il sistema capitalistico è stato sotto sfida fino al 1989, credo che abbia vinto perché era migliore e quando è diventato monopolista, si è rilassato». E più tardi, oramai tornato in territorio italiano, in ambasciata, Monti spiegherà ancora: «Non ho affatto detto che il modello comunista è vincente ma l’esatto contrario cioè che i difetti che abbiamo visto nel sistema capitalistico, tipo un eccesso di briglie sciolte nel campo finanziario, o una disattenzione grande ai temi della distribuzione del reddito, sono difetti che si sono sviluppati soprattutto quando il capitalismo, aggiungo per fortuna, è uscito vincitore col comunismo di stampo sovietico. Ora la Cina è un sistema basato sul mercato vissuto integralmente, senza le caratteristiche di democrazia necessarie».
Naturalmente non è da credere che l’esternazione di Monti sia avvenuta in un luogo naif. Di antico alla Scuola Centrale del Partito comunista cinese ci sono la liturgia e la scenografia, ma tutto il resto, a cominciare dai corsi, cerca di essere al passo con i tempi: questa è una sorta di Ena, l’alta scuola della pubblica amministrazione francese che ha formato gran parte della classe dirigente transalpina. E infatti più tardi Monti lo dirà: «E’ stato un piacere intellettuale e un’emozione parlare davanti ad alti dirigenti dello Stato e delle Province». E infatti in questo anfiteatro avevano già parlato Romano Prodi e Giorgio Napolitano. Naturalmente l’Ena è più che altro una suggestione, perché in queste palazzine tristi, a due, tre piani in stile sovietico, i quadri del partito sono costretti a tornare a cadenze biennali per corsi di aggiornamento che sono anche un modo per tenerli sotto controllo politico. Ma è pur vero che le domande che sono state poste al premier dagli " studenti" sono state quasi tutte pragmatiche e non ideologiche, ben argomentate. La conferenza di Monti e le successive domande degli allievi erano stati preceduti da un breve incontro tra il presidente del Consiglio e il vicepresidente della Scuola, che aveva rispolverato dalla sua memoria un dettaglio davvero inatteso in un alto burocrate comunista: «Nell’ottobre del 2009 ero stato ospite della Università Bocconi: ricordo una calorosa accoglienza e una cena abbondante».



Il Professore al campus dove si formano gli alti funzionari del partito cinese confessa la sua emozione: "Vengono i brividi"

La lezione del bocconiano alla scuola del Pc "Senza comunismo, capitalismo in crisi"

"Dopo il 1989 c´è stato un eccessivo predominio dell´impresa e del capitale"


Repubblica 1.4.12 da Segnalazioni


PECHINO - «Emozionato». Il liberista consulente di Goldman Sachs, membro di circoli del capitalismo internazionale come la Trilateral (fondata da un certo Rockefeller), ha la voce che incespica quando prende la parola davanti a cinquecento apparatchik della Scuola centrale del partito comunista cinese. Sarebbe riduttivo pensare a questo gigantesco edificio in stile sovietico come a una Frattocchie asiatica. Molto di più: è in questo campus, l´equivalente di un´Ena francese, che (obbligatoriamente) si vengono ad aggiornare tutti i funzionari di medio-alto livello del partito. Burocrati che guidano città di milioni di abitanti, manager di aziende di Stato con migliaia di operai. Sono riuniti davanti a lui per ascoltare la lezione di questo strano premier-professore. Ma è Monti che appare quasi sotto esame, anche per la precisione chirurgica delle domande che gli vengono rivolte dagli "studenti". Che certo tutto si aspettano tranne che ascoltare una critica del capitalismo occidentale dal premier italiano. Gli fanno una domanda a bruciapelo: c´è la crisi finanziaria in America, non parliamo dell´euro, non sarà il vostro stesso modello di capitalismo che è andato in crisi? «Vengono un po´ i brividi a dire questo che sto per dire nella scuola del partito comunista cinese – premette Monti - ma ormai siamo tutti liberi da pregiudizi ideologici…». La battuta genera ilarità nella platea, scuote l´atmosfera gelida da congresso maoista. Monti rinfrancato prosegue: «Credo che il sistema capitalistico abbia molti, molti punti di vantaggio, comprovati dalla storia, rispetto al sistema all´epoca instaurato nell´Unione sovietica. Tuttavia credo anche che ogni sistema riesca a mantenersi nel tempo e a migliorare se tenuto sotto pressione da qualche sfida competitiva». E invece no, questo non accade più da tempo. «Il sistema capitalistico – ricorda - era tenuto sotto pressione fino all´89, ma poi è stato il sistema dominante. Io credo che abbia vinto il migliore, ma quando il migliore è diventato monopolista si è un po´ rilassato e certamente negli anni novanta e nel primo decennio di questo secolo il pendolo storico ha visto un eccessivo predominio dell´impresa, del capitale, a scapito dei poteri pubblici e del lavoro, della deregolazione a scapito della regolazione e così via». Ecco, l´ha detto. Il capitale ha vinto troppo: «Non si è fatta la necessaria manutenzione» al modello di sviluppo occidentale.
La lezione è finita, gli studenti scendono le scale animando capannelli sulle parole del premier. Monti più tardi confesserà «il piacere intellettuale» e «quasi l´emozione di parlare anche di capitalismo, di alternative al capitalismo, nella scuola del partito comunista cinese». Il discorso alla Scuola del Pcc – dove, di tanto in tanto, chiamano anche Romano Prodi – suggella una visita che, pensata più in sordina dagli stessi cinesi, si è trasformata strada facendo in una vera visita di Stato, con tutti gli annessi. Tanto che piazza Tienanmen ieri era impavesata con decine di tricolori italiani. Mischiati alle bandiere rosse.
(f.bei)

Nessun commento: