martedì 17 aprile 2012
Emancipazione e discriminazione nel monachesimo femminile
Siliva Evangelisti: Storie delle monache (1450-1700), Il Mulino
«Un’anima pura consacrata a Dio non dovrebbe essere esposta al costante contatto con gli esterni, neppure se si tratta dei parenti, né loro dovrebbero recarsi presso di lei o lei presso di loro; né dovrebbe udire ciò che non è appropriato, dire ciò che non le si confà, o vedere ciò che potrebbe offendere la castità»
Cesario di Arles, Regula Sanctarum Virginum
Fra Cinque e Ottocento, molto spesso per ragioni economiche, le figlie della nobiltà finivano in convento. Se la storia della monaca di Monza ci ha consegnato un’immagine nera della monacazione, è anche vero che nel convento le donne trovavano un’alternativa al matrimonio, e una vita forse migliore di quella che avrebbero avuto nel mondo. Il libro racconta con chiarezza, attraverso la voce stessa delle monache, com’era vivere in quel luogo protetto: «repubblica» femminile, occasione di educazione e di fioritura artistica e letteraria, il convento ha potuto essere contemporaneamente una prigione e un’esperienza di emancipazione e libertà.
Silvia Evangelisti insegna Storia moderna nell’University of East Anglia. Tra i suoi libri «Domestic Institutional Interiors in Early Modern Europe» (2009) e «The Cultural History of Childhood and the Family in the Renaissance» (2010), curati con S. Cavallo.
Storia delle monache
Dal 1450 al 1700, un panorama grandioso tra avvelenamenti, ricatti, autoflagellazioni, ribellioni vere o sognate
MIRELLA APPIOTTI La Stampa 17/04/2012
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento