domenica 1 aprile 2012

La traducibilità transculturale delle situazioni emotive

Jacques Poulain,  Fathi Triki, Christoph Wulf: Emotionen in einer transkulturellen Welt. Paragrana. Internationale Zeitschrift für Historische Anthropologie. Bd. 20, 2, Akademie Verlag: 2011.

Il fattore patetico Un confronto tra culture diverse non deve trascurare le emozioni
di Gillo Dorfles Corriere della Sera 1.4.12

O ra che, sempre più spesso, ci accade di incrociare per la strada persone provenienti da Paesi extraeuropei, mi è accaduto talvolta di chiedermi: fino a che punto le loro emozioni, il loro modo di porsi rispetto al prossimo, sarà simile o dissimile dal nostro? (Intendo «nostro» di cittadini dei Paesi europei).

Ebbene, è proprio questo dilemma che ci induce a chiederci quanto conti, o possa contare una diversità emozionale (e non solo culturale o religiosa) come giustificazione di tanti conflitti micidiali e incomprensioni tra i popoli; infatti, si tiene poco conto del peso che costituiscono i sentimenti e le passioni, mentre si tende a dare ogni importanza agli aspetti culturali e cogitativi, anziché a quelli emotivi.
Il sorriso, le lacrime, la gentilezza, la cordialità sono spesso trascurati di fronte all'attenzione rivolta all'intelligenza, alla alacrità, al discernimento, e per contro è quasi sempre nell'aspetto patetico d'un individuo, d'una nazione, d'un popolo, che si rivelano quelle caratteristiche storiche, etniche, personali che permettono di giustificare l'effettiva identità di un popolo o di un singolo individuo spesso in concomitanza con gli atteggiamenti etici più tipici, a principiare da quelli religiosi e confessionali.
Basterebbe riflettere alla diversità tra un'impostazione etica della tradizione ebraico-cristiana e quella islamica per rendersi conto del perché di molte incomprensioni dovute al quoziente patetico piuttosto che a quello «noetico». Basterebbe por mente alle diverse reazioni, appunto emotive, per quanto si riferisce al fattore sessuale (sia nel vero e proprio rapporto corporeo, che nel rapporto sociologico tra i due sessi), per comprendere come molti dei dissensi, dei dissidi, delle lotte — anche armate — sono da ascrivere a fattori emozionali; ed è questa una delle ragioni per una incomprensione da parte delle relative popolazioni.
Un numero recente di quella che indubbiamente è la più importante rivista di antropologia culturale tedesca, «Paragrana» (pubblicata da Akademia Verlag a cura della Freie Universität di Berlino, sotto la direzione dei professori Christoph Wulf, Jacques Poulain e Fathi Teiki) tratta ampiamente di questo problema e dedica appunto un fascicolo al tema: Emotionen in einer Transkulturellen Welt (ossia Le emozioni in un mondo transculturale) e mi sembra opportuno diffonderne il contenuto tanto più che pochi nel nostro Paese, ne saranno a conoscenza. «Paragrana» ha spesso indagato i problemi storici, psicologici e antropologici posti alla base della società attuale; e anche in questo caso compie un'analisi molto acuta e mai partigiana del problema patetico, che così spesso sopravanza quello noetico e cognitivo.
Basterebbe a questo proposito l'analisi degli atteggiamenti emotivi presenti nelle due grandi culture, la giudaico-cristiana e l'islamica, per rendere evidente la pregnanza di questa base etica e patetica oltre che confessionale. Quello che oltretutto accresce e complica spesso la efficacia di tante situazioni emozionali va individuato spesso nella presenza di una componente rituale che molto sovente accompagna ogni nostra attività, tanto per quello che si riferisce alla situazione corporea che per i diversi altri processi esistenziali, ivi compresi a maggior ragione tutti quelli condizionati dalle nuove tecnologie, dai telefonini ai computer, e via dicendo.
Ogniqualvolta si evidenzia una situazione che assume le caratteristiche di un rituale, il problema si accentua, perché diventa un automatismo che spesso sfugge alla consapevolezza dell'individuo. Se si riflette al fatto di come sempre maggiormente la ritualizzazione di cui sopra tenda a generalizzarsi, sarà facile comprendere quanto la stessa incida sull'ambito emozionale. Non bisogna tuttavia scordarsi che quella globalizzazione delle emozioni, che in passato aveva contribuito a una maggiore «comprensione reciproca», è oggi così spesso in parte attenuata da una coeva globalizzazione economica e mediatica che ne inficia il primitivo valore etico.
La rivista «Paragrana» esplora i meandri ovviamente presenti anche in molti altri settori; così ad esempio nelle arti in genere e nella musica, tanto nelle composizioni più popolaresche e folcloristiche quanto nelle più solenni composizioni liturgiche e religiose. Ecco perché un'analisi della componente patetica finisce per essere una delle spie più sensibili delle situazioni in cui ci veniamo a trovare in un'epoca dove l'interferenza, sia positiva che negativa, fra i popoli e le nazioni ha più che mai l'urgenza di essere sempre di più globalizzata; non già nel senso di un appiattimento dei valori (stilistici o morali) ma in quello d'una (vogliamo dirlo?) «fraterna» globalità dei sentimenti.

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