mercoledì 30 maggio 2012

Carlo Jean: il Samuel Huntington di casa nostra ovvero il ragioniere della guerra umanitaria


L'importantissimo libro di Danilo Zolo uscito alcuni anni fa condannava l'uso strumentale dell'universalismo interventista e l'ipocrisia occidentocentrica in nome di un universalismo autentico. L'approccio del generale Jean - lo  Spengler all'amatriciana - nega ogni universalità e rivendica con vigliacco cinismo il particolarismo dell'egoismo "nazionale" o "di civiltà" [SGA].

Carlo Jean, con Germano Dottori: Guerre umanitarie. La militarizzazione dei diritti umani, Dalai editore, pagg. 256, euro 17,50


Scheda editoriale
Impiegare la forza della comunità internazionale per proteggere i più deboli: è questa una delle tendenze emergenti sul palcoscenico della grande politica. In realtà, tuttavia, l'umanitarismo serve interessi politici. Ricostruendo le guerre in cui, negli ultimi vent'anni, il movente umanitario è stato maggiormente utilizzato, gli autori dimostrano a quale logica ubbidisca questa tipologia di guerra caratteristica della nostra epoca, evidenziandone gli elementi più controversi. L'intervento militare internazionale trasforma spesso i deboli in forti e le vittime in carnefici. Non è quindi uno strumento perfetto per affermare il regno del diritto su scala universale. E invece un mezzo duttile per perseguire altri obiettivi, sfruttato tanto da attori locali quanto dalle grandi potenze. Di fronte alla sfida dell'umanitarismo bellico, gli autori invocano l'adozione di un approccio "laico", che tenga conto, caso per caso, tanto dei valori non negoziabili quanto degli interessi in gioco. 



Un saggio di Carlo Jean svela i retroscena d’una formula abusata

Molti Stati ricorrono a un falso ideologico per rendere accettabile l´intervento armato

di Pietro Veronese Repubblica 30.5.12 da ilmiolibro

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