mercoledì 9 maggio 2012

Galasso sulle guerre di Cesare



Cesare contro Pompeo duello senza quartiere

La guerra civile nel racconto del vincitore

di Giuseppe Galasso  Corriere 9.5.12 da Segnalazioni


È famoso il giudizio di Cicerone sui Commentarii di Cesare: «Nudi, schietti, belli sono; svestiti di ogni ornamento. Egli voleva provvedere ad altri il materiale storico, ma soltanto sciocchi senza gusto potrebbero accogliere una tale offerta per fare i ricciolini a quelle pagine. In realtà egli tolse a ogni persona assennata ogni intenzione di scrivere» di quelle materie. Molti vedono qui la sottile ironia dell'iperbole, dell'enfasi del giudizio; e pensano che Cicerone si riferisse ai Commentarii de bello gallico, o Bellum gallicum, non a quelli de bello civili, o Bellum civile. Il secondo punto appare più persuasivo del primo. È difficile che Cicerone riconoscesse un tale merito al racconto della guerra civile in cui egli aveva osteggiato Cesare. Il primo punto è molto discutibile: Cicerone non poteva esprimere un giudizio, sia pure velatamente, ironico quando era vivo ancora, quasi certamente, Cesare, che non era facile da ingannare.
Gli studiosi distinguono, comunque, gli uni e gli altri Commentarii. Della guerra gallica Cesare dà un racconto certo non scevro di senso politico. Egli vuole mettere in rilievo che non una premeditata volontà di conquista lo guida in Gallia, ma la necessità di difendere il territorio romano minacciato dai Galli e da altri. Tuttavia, l'accento batte qui sulla vicenda militare della conquista. Nella guerra civile risalta, invece, il fine di giustificare Cesare insorto in armi contro il Senato, massima istituzione della Repubblica. La ribellione diventa una difesa dei suoi diritti conculcati dal Senato, che mira a rovinarlo, e della stessa legalità repubblicana, offesa proprio dal Senato e dalla fazione dei suoi nemici.
Perciò nel Bellum gallicum Cesare spicca come figura superiore al di là e al di sopra delle vicende belliche, anche le più difficili; nel Bellum civile egli è, invece, parte in causa, e talora eccede pure nel tono del racconto (così quando narra delle contese fra i pompeiani per rivendicare in anticipo onori e vantaggi una volta ottenuta la vittoria ritenuta sicura). Non per ciò il Bellum civile è, però, meno attendibile ed efficace del Gallicum. C'è in tutti i commentari una certa deformazione del racconto. I primi dovevano servire a mostrare la giusta e lungimirante condotta di Cesare in Gallia e la grandiosità dei suoi successi. I secondi erano ancor più impegnati nel promuoverne ed esaltarne l'opera e la figura. Ma negli uni e negli altri l'effettiva attendibilità del racconto, una volta depurato dei suoi elementi di deformazione, è sicura, e dà alle due opere un solido valore di fonte storica. Tanto più che Cesare non li scrisse a memoria, ma nel corso stesso della sua azione, servendosi dei suoi personali ricordi e appunti, delle relazioni dei suoi comandanti, di quelle da lui periodicamente inviate al Senato e di una serie di altri documenti.
Perciò la convinzione per la quale il Bellum gallicum sarebbe superiore al Bellum civile non è molto fondata né sul piano letterario, né sul piano storiografico; e l'elogio di Cicerone ai Commentarii, se rivolto al Bellum gallicum, si può certo estendere anche al Bellum civile.
Per commentarii si intendevano testi memorialistici e documentari da servire anche come materiale per gli storici futuri: il che nel caso di Cesare, e come fu detto da Cicerone, è superato dal valore storico proprio dei testi cesariani. Essi erano divisi per anno. Gli otto libri del Bellum gallicum corrispondono agli otto anni di quell'impresa, dal 59 al 52 a. C.. Anche per il Bellum civile è, in effetti, così, poiché il primo e secondo libro erano certo in origine un solo testo, dedicato all'anno 49 a. C., poi mal diviso in due. Il terzo libro è dedicato al seguente anno 48 a. C.: il più drammatico, forse, di tutta la vita di Cesare. Fu l'anno in cui sbarcò a Durazzo per raggiungere Pompeo e vincerlo, come accadde a Farsalo, in Tessaglia, il 9 agosto, dopo, però, molte incertezze, e anche successi pompeiani.
Segue la narrazione della fuga di Pompeo fino in Egitto, dove è ucciso, e dell'arrivo di Cesare ad Alessandria, dove egli si volge contro gli uccisori del suo nemico, e inizia la «guerra alessandrina». Questo terzo libro fu pubblicato nel 46 o nel 45 a. C., non molto prima che il 15 marzo del 44 l'autore cadesse nel Senato sotto i pugnali dei congiurati. Il Bellum civile concluse, così, l'attività letteraria di Cesare, mentre la sua azione politica, dei cui fini egli non dice qui nulla, sarebbe, come si sa, tanto sopravvissuta a lui.

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