mercoledì 9 maggio 2012

I flussi elettorali spiegano la reale portata del voto


E il PD corre subito ai ripari architettando un nuovo marchingegno elettorale per trasformare una minoranza in una maggioranza. Del resto, se le analisi sono quelle di Ciliberto e Reichlin, la dissoluzione è assicurata [SGA].

Paolo Natale (Ipsos)

“Chi ha scelto Grillo in passato si asteneva o votava a sinistra”

di M. Cast.  La Stampa 9.5.12 da Segnalazioni


Il Professor Paolo Natale insegna a Milano Sociologia politica, analizza i flussi elettorali ed è consulente di Ipsos di Nando Pagnoncelli. Ha studiato a lungo il fenomeno dei «grillini».
Professore, visto il calo dei voti per Pdl e Lega è possibile ritenere che i voti di Grillo vengono dal centrodestra?
«No, se non in minima parte. In base agli studi che abbiamo fatto, il forte incremento del Movimento di Beppe Grillo è dovuto per una quota consistente a ex astensionisti e a ex elettori del centrosinistra».
Si possono quantificare?
«Ritengo che un 10% di ex elettori del Pd abbiano votato per Grillo. E un 20% di chi nel passato ha votato per Di Pietro e per l’area a sinistra del Partito democratico».
Ma chi non votava e ha scelto Grillo, l’ha fatto perché il voto al Movimento Cinque Stelle è un’altra forma di protesta?
«No. È un’offerta politica nuova. Ci siamo concentrati sul dato dell’astensione che è in aumento rispetto alle comunali di cinque anni fa. Ma va detto c’è un’inversione di tendenza rispetto alle regionali del 2010. E questo è dovuto essenzialmente a chi poi ha votato per Grillo».
Come mai il Movimento cinque stelle va meglio al Nord?
«Perché la nascita e la proliferazione del movimento sono avvenute principalmente sulla Rete e al Nord ci sono più fruitori di internet, mentre al Sud nella scelta del voto persiste il passaparola».
E perché conquista più voti nelle città intermedie e non nelle metropoli?
«Grillo non penetra allo stesso modo in tutto il Nord. I maggiori successi li ha ottenuti nelle città medio-grandi di Liguria, Emilia, Veneto e parte del Piemonte. Per ora non ha funzionato in Lombardia».
Per via della Lega?
«Probabile. È infatti possibile che un ipotetico tramonto dell’appeal leghista possa finire ai “grillini”. Ma per ora solo il 3-4% di chi ha votato Lega è passato Grillo. In fondo circa il 70% di chi dichiara di votare Grillo dice di essere di sinistra».

ELEZIONI - Il flusso dei consensi, I DATI DELL'ISTITUTO CATTANEO
Stravincono i grillini e «tiene» l'Udc
Dino Martirano Corriere della Sera 9 maggio 2012 

Un terzo degli astenuti votava centrodestra
Cinque stelle pesca soprattutto a sinistra: un quarto dal Pd e il 10% dalle altre sigle
di Renato Mannheimer Corriere 9.5.12

Con il proporzionale la Grecia si avvicina, meglio la Francia. Però il rischio è tenerci il Porcellum

Mario Lavia  Europa 9 maggio 2012
Bersani lavora a un «patto di legislatura» con l'Udc e vedrà Di Pietro
di M. Gu. Corriere 9.5.12
Bersani apre il pressing sul governo "Ora la fase due con la patrimoniale"

"Grillo? Abituiamoci al suo partito. Pd perno della riscossa"
Il Pd non vuole più una legge elettorale proporzionale e torna al doppio turno di collegio

di Giovanna Casadio Repubblica 9.5.12


di Michele Ciliberto l’Unità 9.5.12 da dirittiglobali.it
di Alfredo Reichlin l’Unità 9.5.12
di Guido Crainz Repubblica 9.5.12

La Terza Repubblica che non sa dove andare
Pdl e Lega senza leader e identità il Pd tiene, Grillo forte sul territorio Nell´analisi elaborata dall´Osservatorio elettorale LaPolis-Demos la valenza "politica" del Movimento a 5 Stelle Il Carroccio resiste ma a fatica. Il risultato di Verona si deve esclusivamente al sindaco Tosi È un voto "personale" di Ilvo Diamanti 
Repubblica 9.5.12

Il vuoto delle urne

di  Dante Barontini Contropiano.org Martedì 08 Maggio 2012

Le elezioni amministrative italiane, in contemporanea a molte scadenze europee che hanno avuto sostanzialmente lo stesso segno, rivelano soprattutto una  cosa: lo spappolamento della rappresentanza politica “classica”.
Intendiamo dire quel modo di organizzare il consenso instauratosi dopo “Tangentopoli”, tra partiti “leggeri”, raggruppamenti etnico-localisti, speculatori identitari. Tutti accomunati da un leaderismo esasperato, quasi sempre estremizzato come “partito personale” (Berlusconi, Bossi, Vendola, Di Pietro, Casini, Fini).
L'esplosione della crisi economica e soprattutto le scelte politiche per affrontarla – sostanzialmente avocate a una governance continentale elettoralmente irresponsabile – hanno raso al suolo le forze che hanno dato aperto sostegno al governo Monti. Di particolare evidenza il fallimento dei centristi: nemmeno la distruzione simultanea dei berlusconiani e della lega li ha fatti emergere dal quasi nulla che hanno rappresentato finora. Il Pd, dal canto suo, aveva già fallito nella scelta dei candidati e le urne hanno confermato la sentenza. Clamoroso il caso di Palermo, dove neppure l'alleanza con Vendola ha permesso a Ferrandelli di arrivare a un misero 20%. Resta l'unico partito non personale in piedi, forse più per debolezza altrui che per forza di convincimento propria.
Ma lo spappolamento è totale perché non emerge nessuna alternativa chiara, nessuna “nuova offerta politica”. Diciamolo così; nessuna idea su come affrontare la crisi in modo abbastanza realistico da risultare convincente. Non “socialista”, solo appena convincente.
Il “fenomeno Grillo” è un altro puro orrore mediatico, un impasto di parole risentite che scaldano il cuore e offuscano la mente di chi è già abbastanza offuscato di suo e cerca una soluzione alla propria altezza per problemi enormi. Soluzioni “semplici” e semplificate al massimo. Ovvero cose che non esistono in tempi di crisi globale. Pensare di arrivare in Parlamento cavalcando l'odio per i politici ladri è naturalmente una genialata all'italiana piuttosto classica – l'aveva già fatto Bossi, e a suo modo anche Berlusconi – che funziona finché nel Palazzo non ci sei entrato. Poi bisogna aver programmi, cultura, competenze d'alto livello nei settori strategici. Altrimenti sei solo una formazione di scappati di casa che vengono immediatamente fagocitati dalle lobby che stazionano intorno a Montecitorio. Chiedere a Bossi e allo stesso Di Pietro per assicurarsene.

Il “fenomeno astensione” è il contraltare necessario del leaderismo mugugnante. Tutto il malessere o il rifiuto che non può tradursi in voto convinto o “di prova” resta a guardare gli eventi, non vede “rappresentanza”. È un fenomeno interclassista, reazione di chiusura, non un avanzamento della “coscienza antagonista”. Non siamo negli anni '70, quando l'astensionismo poteva in parte esser letto come rifiuto del parlamentarismo e appoggio silenzioso ai movimenti rivoluzionari che non partecipavano al gioco. Per il buon motivo che oggi non c'è alcuna “alternativa rivoluzionaria” che sia anche nota alle masse. Quindi, non c'è e basta.

Un quadro spappolato è un problema e un'occasione. Per tutti.
Se ne preoccupano improvvisamente anche i consigliori del “governo tecnico”, con editoriali tutti a metà strada tra l'addebitare la sola crisi ai “partiti” salvando un presunto consenso al governo e il minacciare preventivamente i membri dell'ABC dal rifiutare la tentazione di cavalcare l'aperto rifiuto delle politiche governative che questo voto – in modo confuso – mette in luce. Invito rivolto soprattutto a destra, visto che Pd e Casini non sanno che altro fare, se non appoggiare Monti. Vendola scalpitava prima del voto, ma le percentuali – tranne Genova e qualche altro posto minore - non lo differenziano molto dal livello della Federazione della Sinistra. Anche il suo momento, insomma, è finito.
Paradossalmente, “i mercati” si sono immediatamente resi conto che Hollande e la sinistra moderata francese erano perfetti per l'equilibrio del sistema. Si è infatti dimostrata la necessità di avere un canalizzatore “controllato” del malessere sociale. Altrimenti c'è l'ingovernabilità greca o italiana.

Gli spazi politici si fanno immensi. Tanto per la destra più pericolosa che per i comunisti. Come in Grecia, insomma, ma con un Pd che grazie a Sel e Idv riesce ancora a contenere l'”antipolitica” di sinistra dentro i limiti del gestibile.
È però tempo di uscire dalle ridotte in cui ognuno si era rinchiuso e riprendere parola tra la gente, nei quartieri, sui posti di lavoro, nelle piazze. Il movimento No Debito è l'occasione per farlo. Non l'unica, ovviamente. Ma quella che ha già dato prova pratica di poter raccogliere le molte e sacrosante ragioni della protesta popolare.

Francesco Verderami CORRIERE DELLA SERA  Martedì 8 Maggio, 2012


E D’Alema rilancia l’alleanza a sinistra: è una realtà
I timori per i rivali grillini, «nuovi populisti»
di Maria Teresa Meli Corriere 8.5.12

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