SULLE GINOCCHIA DEL TIRANNO. È UN CUPO LESSICO FAMILIARE QUELLO TRACCIATO NELL’ULTIMO NUMERO di El Pais Semanal da Clara Uson, scrittrice catalana che ha abbandonato la carriera legale per dedicarsi a tempo pieno alla letteratura. Nel lungo articolo apparso sul domenicale del principale quotidiano spagnolo Uson ha passato in rassegna una piccola e densa galleria, dedicata al lato privato di cinque dittatori che hanno attraversato il 900. In particolare, a essere indagato è il più complesso dei rapporti inter-familiari: quello fra padre e figlia. Una dinamica che, nella sua complessità e nella diversità dei casi specifici, viene confermata dai cinque profili biografici passati in rassegna da Uson: quelli di Svetlana Stalina, Carmen Franco, Alina Fernandez, Gudrun Himmler e Ana Mladic. Figlie di dittatori e/o spietati carnefici, protagoniste di parabole esistenziali molto diverse sia rispetto al rapporto coi padri che ai destini personali. Con un denominatore comune: l’impossibilità di vivere una vita normale.
domenica 20 maggio 2012
Il terzo carcere di Gramsci: l'Unità dalla storiografia al gossip psicopatologico
Svetlana, Carmen Alina: figlie di tiranni tra devozione e odio
SULLE GINOCCHIA DEL TIRANNO. È UN CUPO LESSICO FAMILIARE QUELLO TRACCIATO NELL’ULTIMO NUMERO di El Pais Semanal da Clara Uson, scrittrice catalana che ha abbandonato la carriera legale per dedicarsi a tempo pieno alla letteratura. Nel lungo articolo apparso sul domenicale del principale quotidiano spagnolo Uson ha passato in rassegna una piccola e densa galleria, dedicata al lato privato di cinque dittatori che hanno attraversato il 900. In particolare, a essere indagato è il più complesso dei rapporti inter-familiari: quello fra padre e figlia. Una dinamica che, nella sua complessità e nella diversità dei casi specifici, viene confermata dai cinque profili biografici passati in rassegna da Uson: quelli di Svetlana Stalina, Carmen Franco, Alina Fernandez, Gudrun Himmler e Ana Mladic. Figlie di dittatori e/o spietati carnefici, protagoniste di parabole esistenziali molto diverse sia rispetto al rapporto coi padri che ai destini personali. Con un denominatore comune: l’impossibilità di vivere una vita normale.
La paternità secondo Stalin, Franco, Castro, Himmler e Mladic
Esiti diversi ma lontani da ogni normalità
di Pippo Russo l’Unità 20.5.12 da Segnalazioni
SULLE GINOCCHIA DEL TIRANNO. È UN CUPO LESSICO FAMILIARE QUELLO TRACCIATO NELL’ULTIMO NUMERO di El Pais Semanal da Clara Uson, scrittrice catalana che ha abbandonato la carriera legale per dedicarsi a tempo pieno alla letteratura. Nel lungo articolo apparso sul domenicale del principale quotidiano spagnolo Uson ha passato in rassegna una piccola e densa galleria, dedicata al lato privato di cinque dittatori che hanno attraversato il 900. In particolare, a essere indagato è il più complesso dei rapporti inter-familiari: quello fra padre e figlia. Una dinamica che, nella sua complessità e nella diversità dei casi specifici, viene confermata dai cinque profili biografici passati in rassegna da Uson: quelli di Svetlana Stalina, Carmen Franco, Alina Fernandez, Gudrun Himmler e Ana Mladic. Figlie di dittatori e/o spietati carnefici, protagoniste di parabole esistenziali molto diverse sia rispetto al rapporto coi padri che ai destini personali. Con un denominatore comune: l’impossibilità di vivere una vita normale.
Cinque figlie diversamente devote ai padri, cinque padri diversamente attenti alla sfera familiare e all’esercizio del ruolo genitoriale come estensione dell’esercizio d’un potere totalitario. Messa in questi termini, è proprio quello che fra i cinque risulta essere il rapporto meno traumatico a farsi paradigmatico. Esso dimostra infatti quanto senso dell’irrealtà sia necessario per condurre lungo un binario d’equilibrio emotivo-affettivo le relazioni fra una figlia e un padre capace di esercitare un potere tirannico non soltanto sulla propria famiglia, ma anche su un popolo intero. Il rapporto in questione è quello fra il caudillo spagnolo Francisco Franco e la figlia Carmen. Cresciuta, quest’ultima, come una principessina in un contesto familiare ultra-protettivo. Una sorta di bolla entro la quale la realtà di un Paese che vedeva soffocata ogni libertà giungeva filtrata e manipolata, come se appartenesse all’ordine delle cose necessarie per affermare un’idea di Bene. Agli occhi della figlia del dittatore, l’esercizio paternalistico dell’autorità non poteva avere una soluzione di continuità lungo il confine che separava la soglia di casa e il mondo.
Di segno opposto il rapporto fra Svetlana e il padre Iosip Stalin. Un rapporto segnato dalla continua oscillazione fra attaccamento morboso e scontro frontale, e fra l’adesione cieca della figlia al sistema di terrore politico edificato dal padre e il suo spettacolare rinnegamento. Delle cinque figure di tiranni, Stalin è quella che più delle altre ha esteso anche alla vita familiare un uso terroristico del potere personale. Lo testimonia il suicidio per disperazione della moglie Nadya, e il tentato suicidio del figlio Yakov che in seguito sarebbe stato giustiziato in guerra dai tedeschi dopo un tentativo di scambio di prigionieri rifiutato dallo stesso Stalin. Svetlana dovette subire la pesante intromissione del padre nelle relazioni sentimentali, e anche dopo la morte del genitore il suo equilibrio personale rimase profondamente segnato. Fughe all’estero e inattesi ritorni in patria si susseguirono, a raccontare una personalità che aveva ormai perso definitivamente il proprio centro. La morte l’ha colta lo scorso 22 novembre in Wisconsin. Di Svetlana non rimaneva più nemmeno il nome. Per chi l’ha conosciuta negli ultimi anni, il suo nome era Lana Peters.
Rapporto non meno tumultuoso è quello tra Fidel Castro e la figlia illegittima Alina Fernández, sempre tenuta a distanza dal padre. Fra le cinque figure tiranniche selezionate Castro è quella più anaffettiva dal punto di vista del ruolo paterno. Ciò che certo ha avuto conseguenze nello spingere Alina tra i ranghi della roccaforte dei dissidenti anti-castristi a Miami.
DALLA GERMANIA AI BALCANI
La galleria delle personalità tiranniche è completata da due personaggi che non sono stati a capo di regimi politici dei relativi Paesi, ma che piuttosto sono stati architetti di genocidi: il capo delle Ss, Heinrich Himmler, e il capo dell’esercito serbo-bosniaco negli anni della guerra civile dell’ex Jugoslavia, Ratko Mladic (a carico del quale si è aperto proprio in questi giorni il processo presso il Tribunale penale internazionale dell’Aja). Diversi i destini delle due figlie. Gudrun Himmler ha speso tutta la propria vita in una campagna per la tutela dell’immagine del padre, vittima a suo dire di una gigantesca campagna propagandistica. Ana Mladic, invece, si tolse la vita a 23 anni nel 1994, in piena guerra civile. Sul fatto che si sia trattato davvero di suicidio circolano versioni contrastanti. Ma ciò nulla toglie alla dimensione di tragedia personale.
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