mercoledì 23 maggio 2012
Le Goff sul processo di integrazione europea
«L'Europa prenda lezione dall'Unità d'Italia»
Le Goff: «Oltre gli steccati nazionali mantenendo la varietà culturale»
di Dino Messina
Corriere 23.5.12 da Segnalazioni
L'Europa
raccontata da Jacques Le Goff, erede della scuola delle Annales, il
maggiore storico francese vivente, non è un incubo, come le cronache
degli spread di questi mesi ci fanno pensare, né un'«orchestra senza
musica» come ha icasticamente sintetizzato Gian Arturo Ferrari nel suo
editoriale sul Corriere del 17 maggio. L'Europa per Jacques Le Goff,
sicuramente vicino alla visione «culturale» di Ferrari, è piuttosto una
«speranza». E la parola «espoir» contrapposta a «cauchemar» ha il suono
dell'ottimismo nel discorso di questo decano della storiografia, classe
1924, che ha dedicato la vita soprattutto agli studi sul Medioevo
(esemplari i suoi saggi sul Purgatorio, sul rapporto tra denaro e
religione, sul ruolo degli intellettuali) e che ha diretto per Laterza,
suo principale editore italiano, la collana «Fare l'Europa».
Dunque,
l'Europa, per Le Goff, appare a molti come un incubo, perché è stata
troppo «ipnotizzata dalla crisi economica, di cui non è la sola
responsabile, in quanto problema mondiale, e ha trascurato il suo punto
di forza, la sua ricchezza maggiore, che risiede nella cultura. Se
consideriamo il vecchio continente in rapporto alle altre aree del
mondo, vediamo che in nessuna è così forte il legame culturale tra le
nazioni. Solo in Europa le diversità nazionali si sono affermate, anche a
costo di guerre durate sino alla metà del XX secolo, in un processo di
unità culturale. La forza culturale europea viene da una serie
successiva di civilizzazioni che si sono progressivamente sovrapposte e
integrate».
La familiarità di Le Goff con il «lungo periodo» gli
consente di saltare in pochi giri di frase dall'era neolitica, dove è
già possibile individuare una caratteristica originale, ancora poco
studiata, all'antichità greca e latina che ha dato un imprinting al
vecchio continente non meno dei cosiddetti popoli barbari.
«È durante
il Medioevo — continua lo storico francese — che avviene l'integrazione
profonda tra la cultura greco-romana e le cosiddette civilizzazioni
barbare che si uniscono per dar vita alle nazioni europee. Fondamentale
per dare coerenza a questo processo è stato il cristianesimo. Su scala
continentale anche gli altri grandi momenti della civilizzazione
europea: il Rinascimento, partito dall'Italia e giunto sino alla
Scandinavia; l'Illuminismo, che dalla Francia ha irradiato a Ovest la
penisola iberica e a Est è arrivato sino alla Russia; per non parlare
infine del Romanticismo, altro grande movimento culturale su scala
europea».
L'Europa continente unita dalla cultura, dunque. E dalla
laicità. È questo il secondo punto importante del ragionamento
appassionato di Le Goff: «Quale che sia stata e sia l'importanza del
cristianesimo, e oggi l'influenza delle religioni praticate dai nuovi
immigrati — sostiene con forza lo storico — l'Europa è diventata un
continente laico. La laicità è il comun denominatore della sua cultura».
Un'altra
peculiarità europea che ad alcuni può sembrare un limite, è la
pluralità linguistica. «Scartando le soluzioni dell'inglese e delle
lingue inventate, tipo l'esperanto, la Commissione europea deve studiare
un sistema per potenziare la pratica di diverse lingue in tutti i Paesi
europei. Le letterature vernacolari rappresentano una ricchezza cui in
alcun modo bisogna rinunciare». Così al modello multiculturale canadese e
al melting pot nordamericano, Jacques Le Goff contrappone una
civilizzazione multilinguistica basata sulla comune cultura europea.
Le
Goff è convinto della bontà del progetto federale di Europa unita, la
più ampia possibile, che arrivi sino ai confini dell'Ucraina e della
Russia, ma il titolo di «europeo» ciascun Paese se lo deve meritare.
Così lo storico francese, pur restio a dare giudizi politici, ricorda
una risposta ricevuta da Jacques Delors, il primo commissario europeo,
sull'Europa allargata: «Durante una conferenza, credo a Salamanca,
ricordo che Delors mi espresse dubbi sulla Grecia. Quelle parole mi sono
tornate alla mente in questi giorni».
L'identità europea, secondo lo
studioso delle Annales, si accompagnerà sempre a un certo «patriottismo
nazionale», che non significa «sciovinismo» né «nazionalismo». Sono
questi rigurgiti del passato, dice Le Goff, i veri nemici del processo
di integrazione europeo, non la mondializzazione: «La globalizzazione
non è nemica dell'Europa, è un fattore neutro che può essere plasmato
dalla nostra capacità politica».
I funzionari di Bruxelles e i
rappresentanti di Strasburgo secondo Le Goff hanno in questo momento due
compiti principali: da un lato rilanciare l'identità europea anche
attraverso un «inventario della cultura», dall'altro quello di
«avvicinare le istituzioni comunitarie alla gente. Per rendere possibile
un processo simile a quello che ha portato gli italiani a passare dalle
identità regionali a quella nazionale».
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