lunedì 7 maggio 2012
Nell'essenziale, è difficile smentire Sergio Romano
La morte del comunismo e la nostalgia degli epigoni
Sergio Romano
Corriere 7.5.12 da Segnalazioni
Nella storia
degli ultimi due secoli la parola comunismo ha avuto sfumature e
significati diversi. Furono comunisti gli «eguali» che cospirarono a
Parigi nel 1795 sotto la direzione di Babeuf per rovesciare il
Direttorio. Furono comunisti molti dei comunardi che insorsero a Parigi
nel marzo 1871 e resistettero per due mesi nella città assediata dalle
truppe del governo di Versailles. Sono stati comunisti in Unione
Sovietica Trotskij, Bucharin, Kamenev, Zinovev, vale a dire persone che
hanno adottato posizioni diverse e hanno condiviso una stessa sorte: la
morte, decisa da Stalin. Sono stati comunisti in Italia Togliatti,
Gramsci, Bordiga, Valiani, Tasca, Silone: personalità che hanno percorso
strade politiche e sentieri ideologici alquanto diversi. Quando parlo
di «morte del comunismo» penso a quello dell'Unione Sovietica e dei
partiti per cui Mosca era «patria del socialismo», custode e garante di
un sistema politico che era considerato, pur con qualche variante da un
Paese all'altro, il «modello di riferimento». Quel comunismo, caro
Frappa, era già morto da parecchio tempo, ma è formalmente defunto nel
momento in cui il fallimento della Perestrojka di Gorbaciov e la
dissoluzione dell'Urss ne hanno ufficialmente proclamato la scomparsa.
Esistono,
è vero, alcuni regimi e partiti che continuano a proclamarsi comunisti.
Ma la parola in questo caso è soltanto una etichetta conservata per
puntiglio o convenienza politica. La Corea del Nord non è un Paese
comunista: è un regime totalitario governato da una oligarchia
politico-militare. Cuba non è un Paese comunista. È una famiglia — i
fratelli Castro — disperatamente alla ricerca di un modello
politico-economico. Cina e Vietnam sono forse comunisti? La Cina, in
particolare, ha un partito unico che si definisce comunista e una
struttura istituzionale che conferisce al partito più poteri di quanti
ne abbia il governo: due caratteristiche che appartengono al marxismo di
stampo sovietico. Ma può definirsi comunista un Paese in cui la
crescita economica ha avuto l'effetto di allargare enormemente il
divario tra i ricchi e i poveri?
Esistono nel mondo, è vero, alcuni
milioni di persone che continuano a proclamarsi comuniste. Ma ogni
ideologia defunta lascia dietro di sé una scia di tenaci fedeli e
inguaribili nostalgici di un paradiso immaginario. Questo è un fenomeno
umano, non un fattore politico. La storia del comunismo realizzato o
realizzabile è finita. I suoi epigoni sono soltanto note in coda
all'ultimo capitolo.
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1 commento:
molto facile smentire Sergio Romano. articolo che puzza di rancido, sembra scritto 20 anni fa. Cina e Vietnam sono forse comunisti? certo, oggi più che mai: marxisti. non ha un partito unico e così via. un sacco di sciocchezze insomma.
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