La strategia del segretario democratico per frenare l’avanzata dei grillini e intercettare il voto in uscita dal centrodestra
martedì 22 maggio 2012
Un paese di santi, navigatori, mafiologi, esperti di intelligence e vincitori di elezioni
L’ultimo avviso
La strategia del segretario democratico per frenare l’avanzata dei grillini e intercettare il voto in uscita dal centrodestra
di Massimo Franco Corriere 22.5.12
«Ora dobbiamo fare le riforme»
di Maria Teresa Meli Corriere 22.5.12
La strategia del segretario democratico per frenare l’avanzata dei grillini e intercettare il voto in uscita dal centrodestra
I democratici temono che Berlusconi faccia saltare il banco sfiduciando Monti Una parte del Pd ha paura che l’alleanza con dipiestristi e Sel non sia sufficiente
di Goffredo De Marchis Repubblica 22.5.12
Il rischio: soli nel mirino dell’antipolitica
di Carlo Bertini La Stampa 22.5.12
Nuova sfida per Bersani
di Michele Prospero l’Unità 22.5.12
Come la Prima, finisce nel sangue anche la Seconda repubblica
Le analogie col ’93: i partiti crollano e arrivano le bombe
di Gianni Barbacetto
il Fatto 22.5.12 da Segnalazioni
Milano
Quando un sistema crolla, grande è il caos sotto il cielo. C’è chi si
mette il cuore in pace pensando che sia tutta colpa dei Maya e spiegando
in un colpo solo terrorismo e terremoto, bombole esplosive e incidenti
stradali. Tutto decifrato a suon di piramidi precolombiane, fattori
astrali e serpenti piumati.
Dall’altra parte, c’è chi fa dell’ironia
sul “grande complotto”, sulle “fantasticherie” e “dietrologie” degli
“orfani della mafia” (titolo del Giornale di ieri, pagina 2). Ora, per
avere degli orfani, la mafia dovrebbe essere morta: una buona notizia
che evidentemente hanno in esclusiva solo quelli del Giornale. E allora,
che cosa c’è da festeggiare, se anche si scoprisse che l’attentato di
Brindisi lo ha realizzato un cane sciolto e non una cosca mafiosa? Resta
grande il caos sotto il cielo. La crisi economica non è affatto
risolta. La crescita non c’è. Uno su tre dei ragazzi italiani non ha
alcuna prospettiva di lavoro. In questo contesto, il sistema politico si
sfalda. Tramonta il berlusconismo, dopo un triste naufragio a base di
barzellette e bunga-bunga. La Lega non riesce più neppure a riempire il
“sacro pratone” di Pontida, dopo gli investimenti in Tanzania e le
vacanze del Trota in Marocco. Le alternative (centrosinistra o terzi
poli) non sanno occupare la scena abbandonata dai loro avversari, se è
vero quello che sostengono alcuni sondaggi, per i quali addirittura il
96 per cento degli italiani non ha più alcuna fiducia nei partiti.
Dei
tre ballottaggi cruciali (Genova, Parma, Palermo), non uno è stato
vinto dal candidato previsto dalle segreterie romane. C’è il governo
tecnico, d’accordo, che aveva goduto di una buona apertura di credito da
parte dei cittadini. Ma ora anche il suo gradimento è in caduta libera.
In questa situazione liquida, ognuno può cercare di costruirsi una sua
ipotesi di transizione. Le nuove Brigate rosse lanciano a Milano, da
un’aula del Palazzo di giustizia, proclami per tornare a costruire il
partito comunista combattente. A Genova gli anarchici informali
scavalcano i cugini e li anticipano: passano ai fatti, sparando alle
gambe al manager dell’Ansaldo nucleare Roberto Adinolfi; poi diffondono
un documento furbo e post-ideologico che fa proseliti nell’area.
QUANDO
poi una strana bomba fatta in casa semina il terrore nel Paese,
uccidendo una ragazza che stava per entrare a scuola e ferendo le sue
compagne, non è poi così fuori dal mondo interrogarsi su che cosa stia
succedendo in questi mesi in Italia. Saranno le indagini a spiegare chi è
entrato in azione a Brindisi, se un pazzo o una mente raffinatissima,
un solitario o un’organizzazione. Ma intanto è bene chiedersi chi si
stia muovendo per orientare, ancora una volta, l’eterna transizione
italiana. Chi non è senza memoria ricorda il biennio di fuoco 1992-’93.
Anche allora la crisi economica prostrava il Paese. Anche allora la
corruzione politica bruciava risorse e lasciava le istituzioni allo
sbando. Anche allora tramontava un sistema dei partiti e si aprivano
spazi per nuove avventure. Furono i boati delle bombe e il sangue delle
stragi (a Palermo, a Firenze, a Milano, a Roma) a tenere a battesimo il
nuovo sistema politico, nato nel fuoco di una trattativa tra apparati
dello Stato, boss mafiosi, imprenditori intraprendenti. Cosa nostra ci
mise il tritolo, ma altri soggetti tentarono di giocare le loro carte,
lanciando segnali, intorbidando le acque, accettando ricatti,
rivendicando presenze, in un complesso intreccio di sistemi criminali. E
quella trattativa non è mai finita. Si può ridicolizzare tutto,
sostenendo che è solo complottismo, paranoia dietro-logica. Ma se invece
si allineano pazientemente i fatti e s’incrociano scelte politiche e
azioni mafiose, allora ci si convince che la strategia della tensione è
una costante della storia italiana, che si dispiega, poi s’inabissa, poi
torna ancora a seminare paura e incertezza. Chi questa storia la
conosce non ritiene affatto fuori luogo le dichiarazioni di Antonio
Ingroia: “Siamo in una fase di passaggio politico e istituzionale molto
delicato, con la formazione di nuovi partiti politici, di nuove
maggioranze e coalizioni. Siccome, come sappiamo, la mafia non riesce a
fare a meno di rapporti con la politica, come dire, si mette sul
mercato... ”.
BISOGNA ascoltare i fatti. Sempre e comunque. Anche
quando smentiscono le proprie teorie. Ma senza lettura d’insieme e
memoria storica non si riesce a vedere le connessioni e si resta miopi
davanti ai fatti. “Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è
eccellente”, diceva Mao Tsetung. Ora il caos è davvero tanto, in questa
nuova svolta dell’interminabile transizione italiana. E la situazione è
proprio eccellente, per chiunque, pazzo o raffinatissimo, solo o in
compagnia, voglia seminare paure o tentare nuove avventure.
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