domenica 6 maggio 2012
Yanukovich, butta via la chiave! Dirittumanismo e dirittanimalismo uniti per il regime change in Ucraina
Pensavo che non sarebbe passato molto tempo prima che qualche povero di spirito protestasse - che ne so - contro la vivisezione in Iran. Ebbene, il paese prescelto è un altro ma eccoci qua... [SGA].
L'ex ministro Brambilla: "L'Ucraina non fa nulla". Figc:"Stiamo sensibilizzando il mondo del pallone". Al corteo presenti Giorgio Panariello, Paolo Limiti e Massimo Wetmuller
di STEFANIA CARBONI Repubblica 05 maggio 2012
Lo strano caso Tymoshenko
di Furio Colombo
il Fatto 6.5.12
In una stanza di Montecitorio, il 19 aprile 2012, i deputati e
funzionari ucraini che hanno chiesto con urgenza un incontro con i
deputati italiani, sono già seduti intorno al tavolo del presidente
della Commissione Esteri. Sono dodici persone, uomini e donne, con la
faccia da film. Intendo dire: sono esattamente quelli che sceglieresti
se dovessi fare un film sulla gente che ha messo in prigione e tiene in
prigione e fa aggredire e picchiare di notte il loro ex Primo Ministro,
Julia Tymoshenko, che era capo della opposizione quando è stata
arrestata, ed è stata condannata in poche ore a sette anni di
reclusione. I deputati e funzionari (credo poliziotti) del governo che
hanno incarcerato la Tymoshenko sono incattiviti e non hanno alcuna
intenzione diplomatica di nasconderlo (il loro ambasciatore a Roma è di
pietra, solo un giovane funzionario è normale e gentile).
UNO DOPO l'altro sono qui a dirsi offesi (offeso il loro Paese) per
avere accolto e ascoltato al Parlamento italiano la figlia della loro
prigioniera. Lo dice con particolare acredine, con una fitta ripetizione
delle sue ragioni, la onorevole Olena Bondarenko. Ho guardato il
curriculum. Olena Bondarenko, oltre che deputato, è primo vicepresidente
della Commissione sulla libertà di espressione e di informazione, e
presidente della sottocommissione sulle trasmissioni radiotelevisive.
Chiedo alla onorevole Bondarenko di informarci sui delitti della prigioniera Tymoshenko.
Prontamente elenca un trattato “sbagliato” con la Russia e alcuni
accordi internazionali che avrebbero potuto recare danno alla Repubblica
ucraina. Ci chiede di unirci alla condanna della ex primo ministro
ucraino, ora capo dell’opposizione “traditrice e giustamente carcerata”.
Tocca a me fronteggiarla perché sono stato io, insieme ai deputati
Vernetti e Mecacci, a invitare Eugenya Tymoshenko, figlia di Julia, al
Comitato per i Diritti Umani della Camera dei Deputati.
Ho detto alla Bondarenko che la loro missione, e le sue parole, erano
imbarazzanti per noi. E che non ci saremmo prestati a fare da giuria
cieca disposta a confermare la loro condanna, di cui sappiamo solo che
impedisce l’opposizione e nega la democrazia. Le facce guardavano chiuse
e fedeli nella loro consegna, e non potevi sottrarti alla fastidiosa
suggestione lombrosiana di averli già visti, questi deputati-poliziotti,
non tanto in un film quanto in una vita precedente: disciplina e
fermezza, quasi un senso di rabbiosa dignità nel ripetere parola per
parola, inclusi i fremiti nervosi, la verità di Stato, quella inculcata
dal loro regime che adesso è al potere. L'interprete è precisa come un
assistente chirurgico. Esegue rapida la sua parte di intrusione, e si
ritira subito, come volendo mostrare che non è responsabile di quello
che ci racconta. Dico alla Bondarenko: " Non sto offrendole la mia
opinione personale o quella di un partito. So che tutti i miei colleghi
le direbbero ciò che le dico io: ci sentiamo imbarazzati e umiliati
dalla vostra pretesa di unirci alla vostra condanna. Gli altri deputati
italiani (Antonione, Pianetta, Tempestini, Maran), tutti, consentono.
Non ho tenuto conto, però, dei deputati della Lega. Si dissociano
subito. Dicono con energia che loro non vedono niente di sbagliato in
questa visita e vogliono che si sappia che sono d'accordo con gli
emissari della polizia e del Parlamento ucraino. Ma c'era un altro
ostaggio della Repubblica ucraina, quel giorno, oltre alla detenuta
Tymoshenko che ci veniva ingiunto di ignorare. Erano i Mondiali di
calcio che stanno per svolgersi in quel Paese, come se tutto fosse
perfettamente normale.
QUEL GIORNO non ne abbiamo parlato benché fosse certamente una delle
cause di quella minacciosa visita. Ma la discussione c'è stata il 2
maggio, alla commissione Esteri del Senato, quando il segretario
generale dell'Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione
europea) l'ambasciatore italiano Lamberto Zanner, è venuto ad annunciare
“basso profilo” verso l’Ucraina. Precisa: "La diplomazia non può
entrare in una vicenda così delicata. E poi l'Ucraina sta per assumere
la presidenza di turno dell'Organizzazione, dunque meglio non creare
problemi. ”
Mi è sembrato di rivedere, sul fondo di questo incontro, le facce dei
poliziotti-deputati ucraini incontrati quindici giorni prima, decisi a
governare senza libertà, a negare i diritti civili e umani e a godersi i
mondiali di calcio, dove si discuterà solo di calcio.
E improvvisamente ti viene in mente che mai nessuno, negli Anni Trenta ha parlato delle
leggi razziali in Germania e in Italia, mentre quelle leggi già
segnavano i due Paesi e annunciavano la tragedia. “Basso profilo",
doveva essere la parola d'ordine delle diplomazie di allora, come si
legge nella biografia dell'ambasciatore americano a Berlino nel 1939 (a
cura di Erik Larson, Neri Pozza). Solo dopo sono stati contati a milioni
i morti. Eppure quelle leggi erano l’annuncio di tutto. Possibile che
la parte peggiore della storia debba ripetersi in-disturbata, sia pure
con l'abilità di camuffarsi ogni volta?
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